In Italia ha iniziato a farsi strada a partire dalla metà degli anni '80. La figura del team manager nel calcio è stata a lungo considerata, come quella che si occupava di consegnare la distinta, segnalare all'arbitro le sostituzioni con i relativi tagliandini e, prima del fischio d'inizio, di compilare correttamente la distinta ed organizzare i viaggi in pullman. Nel calcio minore la sua funzione è ancora questa, essenzialmente..

In quello professionistico e globalizzato, invece, il lavoro del team manager si è decisamente assortito, professionalizzato, sino a diventare l'entità "garante", la linea di raccordo tra squadra (comprensiva di staff tecnico) e dirigenza: pensiamo solo al caso dell'attenzione nel redigere la lista UEFA per i club che partecipano ai tornei continentali!

Un ruolo in cui la credibilità è essenziale su entrambi i fronti, sia a cospetto del giocatore che del presidente e degli eventuali azionisti.

Dagli albori pionieristici a figura "altamente professionalizzata"

Gavetta da ds, orizzonti da "mister" o ruolo permanente?

Un mestiere nato, in qualche modo, da una "costola" del direttore sportivo, un tempo "uomo di campo", oggi sempre più uomo di scrivania e concentrato "h. 24" sulle trattative di un mercato sempre più incessante e mondializzato. La squadra curata dai diesse è diventata, progressivamente, quella degli osservatori (o scout) e la comunicazione si è essenzialmente ridotta a quella attraverso il cellulare, per capire come chiudere gli affari in uscita.

Per tutte le esigenze della "squadra del presente", quella che si allena e scende in campo ogni weekend, ci pensa, per l'appunto, il team manager. Che, non a caso, come figura professionale, è universalmente riconosciuta come primo gradino da percorrere nella gavetta che dovrà portare proprio alla "promozione" a direttore sportivo. 

Manzini, una vita con la Lazio!

Dagli albori pionieristici a figura "altamente professionalizzata"

Sono in tanti, però, coloro i quali si innamorano di questo ruolo e non lo abbandoneranno più nel corso del tempo: è il caso, tanto per fare un esempio, di Giorgio Ajazzone alla Sampdoria: è stato nominato team manager ufficialmente all'inizio della stagione 1996-1997, ma in casa blucerchiata è entrato molto prima, nel 1978, quando la figura di TM non era nemmeno una "idea" ed esisteva una "formazione del dietro le quinte" composta da 5 figure tuttofare che si occupavano un po' di tutto, dalla biglietteria all'organizzazione delle trasferte.

Ecco, se c'è un ambito in cui un team manager diventa irrinunciabile (e a diverse latitudini calcistiche), è proprio l'organizzazione dei viaggi della squadra: biglietti aerei, sistemazione in hotel, spostamenti prepartita in pullman. Insomma, stiamo parlando di una vera e propria "agenda" per giocatori e staff tecnico.

Gavetta da ds, orizzonti da "mister" o ruolo permanente?

Si diceva degli sbocchi professionali di chi inizia da team manager: c'è - come detto - chi il ruolo non l'abbandona mai e, in questo senso, il nome più celebre e spendibile è quello di Lele Oriali che negli ultimi anni si è diviso tra Nazionale e Inter come braccio destro fidatissimo di mister Antonio Conte e Roberto Mancini.

Oriali tra Inter e Nazionale!

A Di Fra è utile l'esperienza come team manager

Chi, invece, si è trasformato in allenatore: è il caso, in questo senso, di Eusebio Di Francesco. Al termine della sua ultima stagione da calciatore al Perugia, nell'estate 2005 viene nominato team manager della Roma allenata da Luciano Spalletti (di cui sarà poi successore sulla panchina giallorossa nel 2017). Un incarico mantenuto un anno, prima di diventare direttore sportivo della Val di Sangro in Serie C2.

Dopodiché, il salto ad allenatore della Virtus Lanciano nell'estate 2008. L'inizio in panchina non è memorabile: arriva subito un esonero e, l'anno successivo, Di Francesco accetta la chiamata del Pescara in qualità di direttore tecnico del settore giovanile.

Ed è qui che scatta la svolta decisiva della carriera: il 12 gennaio 2010 subentra - da allenatore - ad Antonello Cuccureddu per poi ottenere, da outsider per le scommesse calcio, la promozione in Serie B attraverso i playoff.

Restando in casa Roma (e Pescara), ad agosto 2017 l'ex portiere Morgan De Sanctis viene nominato team manager giallorosso. Insomma: nella stragrande maggioranza dei casi, il team manager ha un passato da calciatore e, al tempo stesso, una buona parlantina e spiccate attitudini gestionali.

Morgan De Sanctis, ex Team Manager della Roma!

Fulgido esempio dell'attualità è rappresentato dalla nomina di Emiliano Moretti al Torino, squadra di cui è stato capitano nelle ultime stagioni di Serie A.

Dal 2020, la Figc ha avviato un corso online specifico che - proprio come accade per gli aspiranti allenatori e direttori sportivi - "forma" accademicamente la figura del team manager.

La figura del club manager

Che in questi ultimissimi anni ha assunto contorni ulteriormente ampi, sfociando in quello che viene definito "Club manager", attento cioè anche ad aspetti che esulano dalla prima squadra in sé: fu il caso - nel 2015 - dell'ex bomber Marco Di Vaio al Bologna o dell'ex team/club manager della Fiorentina Roberto Ripa, difensore - in campo - all'epoca della Florentia Viola.

*La prima e l'ultima immagine dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Alessandra Tarantino ed Ivan Sekretarev. Prima pubblicazione 1 luglio 2020.

March 14, 2024

Di Stefano Fonsato

Stefano Fonsato
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Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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Di calciatori brasiliani che sono arrivati in Italia per esplodere e che poi hanno deluso ce ne sono molti. Per tanti Kakà, Alisson o Julio Cesar ci sono altrettanti Fabio Junior, Athirson o Gilberto, nomi diventati di culto per un passaggio tanto breve quanto incomprensibile in Serie A. E poi c’è un’altra categoria, quella dei brasiliani che nel nostro campionato non si sono ambientati, ma che poi hanno dimostrato che forse avrebbero meritato un’altra chance.

Nel Flamengo campione in carica del Sudamerica ci sono tre ottimi esempi di questa tipologia di calciatore: Diego, rimasto alla Juventus una sola stagione, Gabigol, acquistato dall’Inter e poi rispedito in Sudamerica dove si è imposto a suon di reti, ma soprattutto Gerson.

La storia del brasiliano ex Roma e Fiorentina è davvero particolare, a cominciare dalle modalità del trasferimento in giallorosso, costato 17 milioni da versare nelle casse della Fluminense. I capitolini, si dice, lo strappano al Barcellona e promettono ai blaugrana un premio in denaro nel caso il verdeoro vinca il Pallone d’Oro con la maglia della Roma...

Una clausola contrattuale che, col senno di poi, diventa una vera e propria barzelletta nella Città Eterna. E a proposito di maglia, Gerson si ritrova inconsapevolmente invischiato in un altro problema non da poco. Il DS dell’epoca, Walter Sabatini, pensa di convincere il ragazzo a trasferirsi a Roma, spedendogli la maglia giallorosso numero 10 con il suo nome. Per una tifoseria che ha in Francesco Totti il suo punto di riferimento, è un atto di lesa maestà e il ragazzo arriva già accolto da una certa ostilità, non dopo aver passato un’altra stagione in prestito nel suo vecchio club.

Tanti ruoli, poche conferme

Anche il suo rendimento, però, contribuisce a creare scetticismo. Il suo calcio bailado è bello a vedersi, ma poco adatto alla Serie A. In un campionato in cui tutti vanno a mille all’ora, prendersi un secondo in più con il pallone tra i piedi è un rischio che pochi allenatori sono disposti a correre.  Spalletti lo fa esordire in Champions League nella sfortunata sfida con il Porto, ma poi lo impiega con il contagocce.

Per lui solo quattro presenze in Serie A e qualche spezzone di partita in Europa League con il tecnico di Certaldo, che pure, paradossalmente, potrebbe schierarlo nel ruolo che gli è più congeniale. Gerson arriva infatti con l’etichetta di centrocampista offensivo, ma dà il meglio di sé nella posizione classica del calcio brasiliano del “segundo volante”, che organizza il gioco da davanti alla difesa con accanto un compagno votato al contenimento. 

Quando sulla panchina della Roma arriva Eusebio Di Francesco, Gerson trova la fiducia del tecnico ma perde il ruolo. Da mezzala nel 4-3-3 dell’abruzzese il brasiliano è un po’ un pesce fuor d’acqua, non avendo di certo il passo del centrocampista che deve accompagnare l’attacco ma anche portare acqua in difesa. E dire che ci sono giornate in cui il classe 1997 dimostra che la classe non gli manca, come la partita contro la Fiorentina del novembre 2017, in cui, schierato nel tridente offensivo, segna due reti in un frizzante primo tempo per le scommesse calcio.

Gerson contro la Juve!

Ma non gli basta per la conferma da titolare, nonostante con Di Francesco trovi parecchio più spazio che con Spalletti. Al termine della stagione 2017/18 viene ceduto in prestito proprio alla Fiorentina, ma anche Pioli lo schiera come mezzala del 4-3-3. E pur giocando praticamente sempre (40 presenze tra campionato e coppe), la Viola decide di non provare neanche a riscattarlo.

Nell’estate 2019 punta su di lui il Flamengo, che versa alla Roma quasi 12 milioni di euro. L’aria di casa fa decisamente bene a Gerson, così come la presenza di Jorge Jesus sulla panchina rossonera. Il portoghese ci mette un po’ a trovargli una collocazione tattica, ma nel momento in cui lo piazza nei due di centrocampo del suo 4-2-3-1, con accanto un mediano puro come Arão, trova la formula magica.

E Gerson, da incompreso in Serie A, realizza una trasformazione sorprendente, diventando uno dei segreti del Mengão che in capo a pochi giorni si aggiudica il Brasileirão e la Copa Libertadores, nella rocambolesca, anche per le scommesse, finalissima contro il River Plate, decisa dall’altro oggetto misterioso (almeno nel campionato italiano) Gabigol. Una volta risolto l’equivoco tattico che lo attanagliava, Gerson ha ritrovato le caratteristiche che avevano convinto Sabatini a puntare su di lui: il sinistro vellutato e la capacità di vedere passaggi che agli altri sfuggono.

Futuro in Europa?

E ora? Cosa gli riserva il futuro? Il Brasile lo ha rigenerato al punto tale che sembra anche controproducente pensare a un ritorno in Europa, ma negli ultimi mesi le prestazioni di Gerson hanno attirato di nuovo gli sguardi di alcune big del Vecchio Continente. Più di qualcuno in Inghilterra gli ha messo gli occhi addosso: il Chelsea di Lampard, anche forse in previsione di un addio di Jorginho, e il Tottenham di Mourinho, alla ricerca di un centrocampista che dia un po’ di fosforo a una mediana certamente fisicamente prestante, ma che senza più l’estro di Eriksen ha perso in fantasia e geometrie.

Le voci che arrivano dal Brasile, però, suggeriscono che l’ex romanista non sia poi così intenzionato a lasciare di nuovo la madrepatria. Se dovesse farlo, una cosa è certa: meglio mettere subito in chiaro quali sono le caratteristiche del calciatore e il modo migliore per farlo rendere a pieno. Altrimenti il rischio di un’altra…incomprensione è alto.

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Leo Correa e Michael Dwyer.

July 1, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Se le vittorie dei tecnici europei in Sudamerica si possono contare quasi sulle dita di una mano, quelle degli allenatori sudamericani occupano uno spazio ben maggiore nella storia dei club europei. Il primo americano a conquistare un successo fu Conrad Ross, nel 1934, in Francia con il Sochaux. Nato in Uruguay, fu il primo calciatore straniero a essere ingaggiato nel campionato brasiliano dalla Portuguesa.

Dopo un breve periodo nella Juventude, si trasferì in Francia nel Club Français dove - leggenda racconta - abbia giocato per qualche mese con Helenio Herrera, altro personaggio del quale parleremo più avanti.

Prima di conoscere l’allenatore della grande Inter, il percorso temporale ci impone di raccontare la storia di Luis Carniglia, calciatore argentino di buon livello che cercò fortuna anche in Europa. Iniziò ad allenare il Nizza, medesimo club con il quale aveva concluso la propria carriera da giocatore. E vinse il titolo al primo colpo - nel 1957 - tanto da attirare l’attenzione del Real Madrid.

Nella capitale spagnola resta soltanto due anni, il tempo di conquistare una Liga e due Coppe dei Campioni; ciò non basta per placare l’ira del presidente Santiago Bernabeu che lo allontana dal club castigliano per aver lasciato in panchina Ferenc Puskas nella finale del 1959 contro i francesi dello Stade Reims. Approda in Italia, e vince una coppa delle Fiere con la Roma, ma non è la stessa cosa.

Quando - nel 1964 - arriva a Milano sulla panchina dei rossoneri, dall’altra parte c’è Helenio Herrera che ha appena conquistato la prima Coppa dei Campioni della storia dell’Inter; l’avvento dell’allenatore argentino rappresenta uno spartiacque per il ruolo di allenatore, c’è un prima, e un dopo: da quando c’è Herrera, la figura del tecnico diventerà primaria all’interno di un club.

Herrera è maniacale nella preparazione atletica, conosce alla perfezione pregi e difetti degli avversari, sa motivare i suoi uomini come pochi. “Classe+Preparazione, Atletica+Intelligenza=Scudetto”. I cartelli, appesi nello spogliatoio della squadra ebbero un loro effetto. Il doppio successo consecutivo in Coppa dei Campioni nel 1964 e nel 1965 hanno regalato imperitura gloria a un personaggio singolare, che aveva già incantato la Spagna vincendo per due volte la Lega con l’Atletico Madrid e altrettante con il Barcellona, aggiungendo alla bacheca catalana anche due Coppa del Re.

Nello stesso periodo, sulla panchina della Juventus arriva il paraguaiano Heriberto Herrera, subito etichettato come “Habla Habla” stravagante soprannome per gettare discredito sull’allenatore sudamericano rispetto a Helenio Herrera, identificato con la sigla vincente HH. La Juventus di quelle stagioni fu una squadra operaia, il tecnico - inviso alla piazza per aver avallato la cessione di Omar Sivori - riuscì in ogni modo a conquistare uno scudetto e una coppa Italia.

Dall'El Ingeniero al Cholo

Negli anni più recenti, un altro allenatore sudamericano ha scritto gloriose pagine di storia del calcio europeo: Manuel Pellegrini. Spende la propria carriera da calciatore come arcigno difensore dell’Universidad de Chile, e due anni dopo (1988) inizia con lo stesso club la sua avventura come tecnico. Il tecnico cileno - dopo aver vinto diversi titoli in Sudamerica, tra i quali spiccano quello con il San Lorenzo e il successivo con il River Plate - approda in Europa.

Nella Liga spagnola esalta le qualità del Villarreal e richiama l’attenzione del Real Madrid dove - tuttavia - non riesce a portare a casa alcun titolo. Vive l’apice della propria carriera al Manchester City dove in tre stagioni vince una Premier League (2014) da favorito per le scommesse calcio e due Coppe di Lega. Il cammino nelle coppe Europee invece non è esaltante, così i proprietari del City ingaggiano Pep Guardiola lasciando andare l’allenatore cileno.

Vincere in Europa non è affatto semplice, nel corso degli ultimi decenni gran parte dei tecnici sudamericani hanno speso parte delle loro carriere nel Vecchio Continente, senza raggiungere traguardi sportivi significativi: da Marcelo Bielsa a Felipe Scolari, da Vanderlei Luxemburgo al Real a Carlos Bianchi, hanno fallito tutti la loro missione.

Vanderlei Luxemburgo in Spagna!

A questo punto, l’Helenio Herrera del ventunesimo secolo non può che essere Diego Pablo Simeone; scovato da Romeo Anconetani nella cantera del Velez e acquistato dal Pisa per un miliardo e mezzo di vecchie lire. Il centrocampista sa farsi valere: va in Spagna e trionfa con l’Atletico Madrid, torna in Italia, gioca nell’Inter, vince nella Lazio. Poi torna in Argentina per chiudere la carriera da giocatore, iniziandone una altrettanto gloriosa da allenatore. Vince due titoli con l’Estudiantes e River Plate, fa la gavetta al Catania, torna in patria quando a chiamarlo è la squadra del cuore: il Racing.

Ma il richiamo dell’Europa è forte, e quando lo contatta l’Atletico Madrid, non esita a fare nuovamente la valigia. Sulla panchina dei colchoneros - dal 2012 - ha vinto una coppa de Re, una Supercoppa di Spagna, una straordinaria Liga nel 2014, due Europa League e due Supercoppe Europee. 

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Jon Super e Bernat Armangue.

June 29, 2020

Di Simone Pieretti

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Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

Simone Pieretti
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Pronta a partire l'appendice di torneo che sceglierà la quarta squadra che disputerà la prossima B dopo i successi in regular season di Monza, Vicenza e Reggina. Tante le rinunce per via dei costi eccessivi, post sospensione. Curioso il caso del Siena che, proprio per i forfait di Arezzo e Pontedera, passa direttamente dal primo al terzo turno (fase nazionale).

Dopo la promozione automatica in Serie B delle "big" Monza, Vicenza e Reggina, al primo posto delle rispettive graduatorie di Serie C al momento dell'interruzione dei campionati, resta da stabilire la quarta squadra che disputerà il prossimo campionato cadetto. In un primo tempo si era prospettato di individuarla senza playoff attraverso il famoso algoritmo, che avrebbe premiato il Carpi, terzo nella classifica del girone B con 56 punti conquistati su 26 realizzati.

In realtà, la media punti per partita si è poi utilizzata solo per definire le posizioni di graduatoria definitive di una regular season chiusa in anticipo: i playoff si disputeranno regolarmente. Anche se, va detto, con tante limitazioni. E con la vittoria della Coppa Italia di categoria da parte della Juventus Under 23 - primo trofeo alzato al cielo dalla formazione "B" bianconera - è stato ufficialmente completato il tabellone degli accoppiamenti che definiranno i destini delle squadre piazzatesi dal 2° al 10° posto dei rispettivi tornei.

Il format rompicapo

Non semplicissimo raccapezzarsi, viste le numerosi fasi e le rinunce che hanno interessato diverse società aventi diritto che, con tantissimi giocatori in scadenza di contratto al 30 giugno 2020, non se la sono sentita di prolungare la stagione. Agli spareggi promozione non parteciperanno, infatti, Arezzo, Modena, Piacenza e Pontedera, oltre alle due undicesime classificate, Vibonese e Pro Patria.

Proprio i tigrotti di Busto Arsizio, acquisito il diritto dopo la vittoria della Juve Under 23 (al 10° posto nel girone A) della competizione coccardata ai danni della Ternana, aveva superato nella classifica post-algoritmo la Pistoiese che, invece, avrebbe preso parte volentieri agli stessi playoff. Ricordiamo per gli attenti appassionati del blog e dei nostri social che, secondo le norme federali redatte dalla nostra Federazione, la seconda squadra bianconera può essere promossa in Serie B!

Le squadre accoppiate a quelle che hanno comunicato la rinuncia, passano automaticamente al turno successivo. Curioso il caso, in questo senso del Siena, che essendo abbinato prima all'Arezzo e poi al Pontedera, si ritroverà alle fase nazionali senza disputare nemmeno una partita...

Prima di scoprire gli accoppiamenti, subito una specifica: in casa gioca sempre la migliore classificata. In caso di parità, non sono previsti ritorno o tempi supplementari e rigori: al termine dei 90' si qualifica la migliore piazzata nella stagione "regolare". Nelle semifinali e nella finale, invece, in caso di parità, sono previsti tempi supplementari e rigori. Tutte le gare si disputeranno, ovviamente, a porte chiuse.

Si partirà con tre partite per ciascuno dei tre gironi; dopo il primo turno, con i passaggi per bye che abbiamo sopra descritto, entreranno in competizione le squadre classificatesi al quarto e al quinto posto della regular season di ciascun raggruppamento.

Il terzo incrocio, denominato "primo turno della fase nazionale" è previsto  giovedì 9 luglio, con l'esordio delle terze classificate nei rispettivi raggruppamenti, quindi Renate, Carpi, Monopoli e la Juventus B, vincitrice di coppa. 

Le cinque squadre che si qualificheranno per il secondo turno della fase nazionale, troveranno ad attenderle Bari, favorita per le scommesse calcio, Carrarese e Raggiana.

Le ultime quattro compagini in gioco si sfideranno, in gara unica, nelle due semifinali, con l'introduzione, come per la successiva finale, di eventuali tempi supplementari e calci di rigore, rispettivamente, venerdì 17 e, per l'atto conclusivo mercoledì 22 luglio.

L'esperienza del tridente offensivo dei biancorossi del Patron De Laurentiis rappresenterà un valore aggiunto in queste gare secche, nelle quali potrebbe bastare una giocata di Antenucci, Laribi o Simeri per proseguire la corsa promozione!

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Antonio Calanni (AP Photo).

June 28, 2020

Di Stefano Fonsato

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Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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Le contingenti difficoltà economico-finanziarie pongono, tra gli addetti ai lavori, una serie di quesiti, soprattutto in vista della nuova stagione sportiva. Da qui l’idea di analizzare anche per gli utenti del nostro profilo Twitter i 20 “salari” più onerosi per i club di Serie A. 

Al vertice di questa speciale classifica c’è (assolutamente non a sorpresa) Cristiano Ronaldo, pagato dalla Juventus 31 milioni di euro a stagione (l’intera operazione, al termine del periodo contrattuale, costerà alla squadra piemontese più di 360 milioni di euro lordi). Al secondo, ma molto più indietro c’è l’olandese Matthijs De Ligt (ex Ajax nella scorsa stagione). Incassa, sempre dalla Juve, 8 milioni di euro annui ed è una cifra record, per il mercato italiano, in considerazione del suo ruolo.

 

Sul gradino più basso troviamo 4 calciatori tutti a 7,5 milioni annui: l’interista belga Romelu Lukaku, il bianconero argentino Gonzalo Higuaìn, il nerazzurro danese Christian Eriksen e il giallorosso bosniaco Edin Dzeko. In settima posizione Paulo Dybala (Juve/7.3 milioni), in ottava, in coabitazione, altri due bianconeri: il francese Adrien Rabiot e il talento gallese Aaron Ramsey (entrambi a 7 milioni).

Ultima posizione della “Top10” della massima serie tricolore per il bosniaco Miralem Pjanic (sempre Juventus) fermo a 6.5 milioni di euro. In 11ima posizione altri 4 calciatori tutti a 6 milioni a stagione: il brasiliano Douglas Costa e il tedesco Sami Khedira per la Juve, il portiere Gianluigi Donnarumma per il Milan e il senegalese Kalidou Koulibaly per il Napoli Calcio.

In 15ima posizione un altro difensore di grande esperienza: Leonardo Bonucci (Juve) a 5.5 milioni. L’uruguaiano Diego Godin (FC Inter), il nazionale brasiliano Alex Sandro (Juve) e l’attaccante cileno Alexis Sanchez (sempre con la maglia nerazzurra), invece, sono insieme sul gradino n.16, con uno stipendio di ben 5 milioni su base annua. Ultime due posizioni (19ima e 20ima) per due giocatori del Napoli: Lorenzo Insigne (4.6 milioni) e l’attaccante messicano Hirving Lozano (4.5 milioni), ex PSV. Quest’ultimo gestisce l’ultima posizione in classifica con il centrocampista nerazzurro, di passaporto nigeriano (in prestito dal Chelsea FC), Victor Moses (sempre a 4.5 milioni di euro annui). 

“Miracolo” Lazio-Atalanta

In sintesi, sono ben 11 i calciatori della “rosa” della Juventus ad apparire nella Top20 dei salari della Serie A. Non a caso, con 137 milioni di euro “netti”, è la squadra più cara della massima divisione tricolore.

I due giocatori più pagati della A!

Subito dietro, a sorpresa è l’AS Roma con 90 milioni, ma con solo un giocatore presente in classifica (il centravanti Edin Dzeko). Al terzo posto l’FC Inter con 66 milioni di euro netti e 5 calciatori di grande respiro internazionale (Eriksen, R. Lukaku, Moses, Godin e Sanchez). Il Napoli è quarto con 55 milioni e 3 players (Koulibaly, Insigne e Lozano). Il Milan quinto ha in Donnarumma la “stella”, che pesa, però, sul monte-salari complessivo: 51,1 milioni di euro. 

Fa riflettere poi la bella stagione della S.S. Lazio di Claudio Lotito (6° nel ranking salari a 40 milioni) e dell’Atalanta (16ima a 14,5 milioni), la squadra più divertente ed imprevedibile per le scommesse live, rispettivamente seconda e quarta forza del campionato (in piena lotta per la Champions) e senza top player (per costo-salario) nel ranking appena descritto. Merito di un’attenta scelta dei calciatori, in fase di calciomercato, e della capacità dei rispettivi allenatori (Simone Inzaghi per la Lazio e Gian Piero Gasperini per l’Atalanta). 

CR7 gigante su social e adv

Discorso a parte merita il confronto salario-pubblicità a livello personale. Ad eccezione di poche presenze come Pjanic per Fisiocrem o Donnarumma per Nintendo Switch, o ancora di Insigne per Trivago (insieme al “collega” Mertens), la maggior parte delle pubblicità cui assistiamo fa parte degli accordi tra club e calciatori (relativamente ai loro diritti di immagine ceduti alle società di appartenenza) e nella stragrande maggioranza dei casi rientrano in immagini “collettive” (ovvero a rotazione assieme ad altri compagni).

Fuori quota è, ancora una volta, CR7: 85,8 milioni di follower su Twitter, 226 milioni su Instagram e più di 126 milioni di fans su Facebook. E’ una industria a livello marketing e questa tesi è confermata dall’attuale foto sul profilo FB: il suo volto di profilo con lo “swoosh” di Nike che passa in mezzo.

Basta scorrere la sua pagina e ci si imbatte in molti dei partner personali: Herbalife, Sixpad Uk, Clear, Yamamay (intimo uomo) e Dazn. Per un totale (per il momento) di 13 aziende-sponsor abbinate all’immagine di calciatore lusitano (per periodi contrattuali molto lunghi, come nel caso di Nike, o anche per operazioni “one shot”, come sta avvenendo sugli schermi tv italiani con l’università eCampus). 

Solo considerano il rapporto fans/follower tra CR7 e club c’è una sproporzione impressionante: in totale, su Facebook, Twitter e Instagram, i campioni d’Italia, sempre favoriti per il nono scudetto consecutivo per le scommesse calcio intercettano più di 90 milioni di tifosi-simpatizzanti, Cristiano Ronaldo oltre 453 milioni di utenti. Il Real Madrid, il club di calcio più social addicted (da cui proveniva la stella portoghese) non supera 239,4 milioni di persone.

Fa riflettere e molto: Cristiano Ronaldo è talmente forte da “cannibalizzare” i club con cui ha giocato o sta giocando. Una criticità che, nel futuro, avranno molti top player non loro rapporto con le squadre di appartenenza. 


*Il testo dell'articolo è stato curato da Marcel Vulpis, direttore di SportEconomy; l'immagine di apertura è di Sang Tan, la seconda di Antonio Calanni, entrambe distribuite da AP Photo.

June 28, 2020

Di 888sport

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The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

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Anche la Championship inglese, la Serie B d'Oltremanica è ripartita. Chiamarli cadetteria, tuttavia, è alquanto riduttivo dal momento che il giro economico a queste latitudini calcistiche si è gonfiato a dismisura nell'ultima decade. Non stupisca, allora, il fatto che si tratti di uno dei dieci tornei coi maggiori investimenti finanziari (stabile al settimo posto) di tutto il mondo: una seconda serie tra i campionati più ricchi, ebbene sì.

Il valore dei giocatori arriva a toccare quota 1,13 miliardi. La nostra Serie B, per fare un confronto, si ferma a 309 milioni di euro: il solo Fulham, con 113 milioni, vale più di un terzo di tutto il "nostro" movimento cadetto. E questo grazie, come sempre, agli introiti televisivi, che non solo hanno reso decisamente più sostanziosi i dividendi, ma hanno anche fatto conoscere il calcio inglese nelle zone più lontane del mondo rispetto a Greenwich,  tipo il sudest asiatico da cui oggi provengono numerosissimi investitori.

La stagione 2020 vede nella Championship League il duello testa a testa tra West Bromwich e Leeds United, appaiate nelle prime due posizioni, quelle che garantiscono l'accesso diretto alla Premier League.

Tornando al discorso investimenti, Marcelo Bielsa sarà pur "Loco", ma non avrebbe mai scelto (e pure di buon grado) una panchina di seconda divisione, seppur prestigiosa come quella del Leeds United, se non a fronte di ingenti investimenti finanziari: l'ex tecnico del Lilla, dopo il primo tentativo fallito ai playoff con i The Whites della scorsa stagione contro il Derby County di Frank Lampard (oggi tecnico del Chelsea), spera di potersi rifare senza passare dalla difficilissima lotteria degli spareggi.

Il Leeds in azione!

Dal terzo al sesto posto, si stanno dando battaglia Fulham, Brentford (autentica sorpresa della stagione, in cui milita peraltro l'ex centrocampista della Fiorentina Christian Nørgaard), Nottingham Forest più Preston North End e Cardiff City. La bagarre per la sesta piazza coinvolge però anche Blackburn Rovers, Swansea, Bristol City, Millwall e Derby County, tutte quante racchiuse in pochissimi punti.

Ricordiamo come già documentato ampiamente su questo blog che la finale dei playoff della Championship è la partita che distribuisce più denaro nel calcio moderno, più di una finale di Champions, con quasi 200 milioni di euro garantiti ai vincitori dalla partecipazione alla prossima Premier ed al valore del c.d. paracadute nel caso di retrocessione nel 2021!

Le stelle del torneo

A proposito dei Rams, non è stato evidentemente sufficiente l'ingaggio dell'ex Manchester United Wayne Rooney (a cui è stata promessa la panchina futura, attualmente occupata dall'olandese Phillip Cocu del team campione d'Inghilterra col mitico Brian Clough).

La sua però non è l'unica stella a brillare nel campionato di Championship: troviamo anche quella del giocatore con l'ingaggio più alto, l'esterno offensivo ghanese André Ayew dello Swansea (70mila sterline settimanali per il figlio dell'ex Toro Abedi Pelé e nipote dell'ex Lecce Kwame Ayew) o quella del giocatore dal cartellino più oneroso (oltre 20 milioni di euro), il bomber serbo del Fulham, Aleksandar Mitrovic, peraltro probabile capocannoniere del torneo per le scommesse calcio.

Gli addetti ai lavori tengano d'occhio il giovanissimo centrocampista metodista del Birmingham City Jude Bellingham, prodotto del vivaio classe 2003, il più giovane realizzatore di questa Championship col primo dei suoi quattro gol giunto a 16 anni e 62 giorni, nella sfida dello scorso 31 agosto allo Stoke City. Per lui il mercato si è già infiammato: lo vogliono Borussia Dortmund, Bayern Monaco e Manchester United con un'asta che, partita da 11 milioni come segnalato dal sito specializzato transfermarkt ha già superato i 35 milioni di euro.

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Rick Rycroft e Scott Heppell.

June 26, 2020

Di Stefano Fonsato

Stefano Fonsato
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Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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Il Bayern Monaco ha conquistato, nei giorni scorsi, l’ottavo titolo nazionale consecutivo (30° nella storia del club). Un risultato, per certi versi, atteso dalla maggioranza degli addetti ai lavori, anche se la ripartenza della stagione poteva nascondere delle possibili sorprese. Così, invece, non è stato: hanno vinto i bavaresi come da copione. C’è però da sottolineare la crescita del Borussia Dortmund e del RB Lipsia, possibili contendenti per il titolo e protagoniste di buone campagne europee. 

Sempre il Bayern è oggi il brand di punta e sta aprendo la strada, all’estero, per il prodotto calcio tedesco (considerato nel suo complesso). Secondo un recente report, i campioni di Germania in carica possono vantare più 120 milioni di fan/simpatizzanti solo in America Latina e hanno investito di recente soprattutto in Nord America (ha inaugurato il suo primo ufficio internazionale a New York). E' stata aperta così una prima struttura di rappresentanza in Nord America, per poi replicare il “modello” in America Latina, con l’obiettivo finale di coprire l'intero continente americano.


Cresce il valore dei diritti tv

La Bundesliga, primo campionato a ripartire nella primavera del 2020, aveva come obiettivo primario mettere in sicurezza, come in tutta Europa, un intero sistema economico-sportivo. Anche in questo caso a fare la “parte del leone” sono i diritti audiovisivi, che, nella stagione in corso, valgono più di 1,44 miliardi di euro, di cui 1,16 mld per i diritti “domestici” e 280 milioni di euro per la fetta della “torta” destinata ai mercati esteri. 

Se si analizza il mercato delle “Big Five” (le cinque più importanti serie calcistiche europee) la massima Bundesliga è al terzo posto complessivo dietro a Premier League (3,41 mld) e Liga (2,04 mld), ma davanti a Serie A (1,34 mld) e Ligue1 (806 milioni di euro). Oltre a ciò, se ci si concentra sull’analisi del valore dei diritti “domestici”, la Germania è al secondo posto (superata solo dall’Inghilterra). 

Ripartire, per i vertici del campionato tedesco, era imprescindibile. In caso di blocco definitivo, come avvenuto nella massima serie d’oltralpe, si stimavano 750 milioni di perdite. Circa 350 milioni di mancati guadagni da diritti tv, mentre le sponsorizzazioni e gli altri ricavi commerciali non avrebbero superato i 250 milioni. Più contenuti invece gli introiti da “ticketing”: circa 150 milioni di euro. In ogni caso al termine di questo campionato si stimano mancati guadagni per oltre 300 milioni di euro. 

Il titolo del Bayern nel 2013!

A differenza dell’Italia, in Germania non esistono solo i ricavi da diritti audiovisivi. Le sponsorizzazioni, infatti, sono una risorsa strategica per i club della Bundesliga1. Campionato che, sfruttando la presenza di stadi hi-tech e polifunzionali, intercetta aziende nazionali e multinazionali pronte ad investire.

Il football teutonico, nell'ultima stagione, ha chiuso 623 accordi di sponsorship, per complessivi 734 milioni di euro, contro, per esempio, i 439,3 milioni della Serie A tricolore. Il vantaggio competitivo di poter disporre di un'impiantistica moderna, oltre che idonea per attività di ospitalità, trova la sua declinazione nella possibilità di legarsi a realtà di alto profilo. 

A sorpresa è il VfL Wolfsburg al primo posto nella classifica delle partnership di maglia (jersey-sponsorship). ll marchio Volkswagen (il colosso automobilistico è nato e si è sviluppato proprio nel distretto di Wolfsburg) investe più di 53 milioni di euro per essere visibile durante le gare di campionato.

In seconda posizione i sempre campioni di Germania del Bayern Monaco, favoriti anche per la Champions 2020 per le scommesse calcio, sponsorizzati da Deutsche Telekom (attraverso il brand T-Mobile) per 45 milioni, e, a seguire, Il RB Lipsia sostenuto da Red Bull (per 35 milioni), sponsor-proprietario del club. Il Borussia Dortmund e il Bayer Leverkusen, rispettivamente in quarta e quinta posizione, con Evonik (20 milioni) e Barmenia (6 milioni), completano questa speciale classifica della Bundesliga. I cinque contratti in esame sviluppano investimenti complessivi per 159 milioni di euro.

*Il testo dell'articolo è stato curato da Marcel Vulpis, direttore di SportEconomy; l'immagine di apertura è di Thomas Schmidtutz, la seconda di Matthias Schrader, entrambe distribuite da AP Photo.

June 26, 2020

Di 888sport

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Fresco di approdo alla Fiorentina nell'estate 1984, un giornalista gli chiede: «Quale italiano stimi di più, Mazzola o Rivera?». La risposta di Socrates? 
«Non li conosco. Sono qui per leggere Gramsci in lingua originale e studiare la storia del movimento operaio». Inaspettato vero? Ma un episodio del genere è coerente a quello che è stato il brasiliano.

Tutto ciò è in linea con l’eredità morale che il dottore ha lasciato nel mondo del calcio. Per carpirne le origini infatti partiamo dalla nascita, quando suo padre, appassionato di letteratura greca, decide di chiamarlo Socrates proprio come il filosofo ellenico. 

Porterà con sé l’amore per la filosofia per tutta la vita, ma ad illuminare il centrocampista “Viola” per una stagione sarà la politica di sinistra e il movimento operaio. Sarà proprio questa sua attrazione a renderlo attraente (scusate il gioco di parole) per il Corinthians.

Socrates ci arriva nel 1978, vince subito un titolo paulista ma alla squadra serve una rivoluzione dopo la stagione deludente del 1980. L’anno successivo, quindi l’81, come direttore sportivo viene scelto un sociologo, tale Adìlson Monteiro Alves che fa una scelta precisa e singolare se contestualizzata ad oggi: sceglie i giocatori della rinascita in base alle proprie idee politiche, dando priorità a quelli che condividevano la sua stessa visione. 

Una persona, un voto!

Socrates ovviamente, socialista nell’anima, diventa perno centrale di una squadra che adotterà il modello dell’autogestione. Niente allenatore e quando c’è da prendere una scelta si va al voto, anche il magazziniere viene coinvolto ovviamente. Nasce così la “Democracia Corinthiana” di cui Socrates ne è il leader. 
L’Italia impara a conoscerlo prima del suo arrivo alla Fiorentina che si concretizzerà l’estate del 1984. 

O Doutor da bola, “il dottore del pallone”, ce lo troviamo come rivale al Mundial il 5 luglio dell’82 in una delle selezioni più forti del Brasile, squadra del ’70 permettendo. A noi e a Zoff segnerà il gol del momentaneo 1 a 1, poi per fortuna la storia l’abbiamo fatta noi quel pomeriggio, per quella che sarebbe la partita più incredibile in relazione anche alle scommesse live! 

Quando si intuisce che sta per perdere la vita, a 57 anni, il Corinthians vince il quinto campionato della propria storia con i giocatori che festeggeranno con il braccio destro alzato con il pugno chiuso. La dedica naturalmente è per O Doutor da bola

*Il testo dell'articolo è di Luigi Di Maso, responsabile editoriale di Social Media Soccer.

June 26, 2020

Di 888sport

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Può il costo di un cartellino mascherare il reale valore di un giocatore? Sì, basti analizzare la carriera di Philippe Coutinho. Il talento brasiliano, spesso condizionato da qualche infortunio di troppo, viene dato da tutti in parabola discendente dopo il suo arrivo al Barcellona nel gennaio del 2018. I suoi numeri, però, suggeriscono tutt’altro e vanno analizzati.

La sua crescita arriva, inevitabile, col trasferimento al Liverpool dove finalmente trova qualcuno che crede in lui. A Milano Benitez prima e Leonardo poi non sono riusciti a valorizzarlo nell'Inter, per questo il talento cresciuto nel Vasco passa al Liverpool per 13 milioni di euro. Dopo i primi sei mesi di ambientamento, Coutinho ha trovato la sua perfetta collocazione tattica grazie a Brendan Rodgers.

Il brasiliano da mezzala offensiva nel 4-3-3 dei Reds è diventato il centro del gioco della squadra di Rodgers, arrivando vicinissimo al titolo in Premier League. Regista offensivo dietro la S&S&S composta da Sterling, Suarez e Sturridge: ha chiuso quella stagione con cinque gol e sette assist. 

La svolta di Klopp

L’arrivo di Klopp a Liverpool ha nuovamente cambiato gli scenari per Coutinho. Con gli addii di Suarez e Sterling, i Reds avevano bisogno di rifare il loro attacco e per questo il tecnico tedesco ha deciso di avanzare Coutinho nel tridente. Non più mezzala offensiva, ma ala sinistra con ancor più libertà di movimento e il brasiliano ha risposto alla grande. Avvicinandosi alla porta, Coutinho ha chiuso la stagione 2015/16 per la prima volta in doppia cifra con 12 gol e 7 assist in 43 presenze.

Quell’annata è stata solamente un antipasto di quello che poi il Liverpool e Coutinho avrebbero fatto nella annata successiva. I Reds infatti tornano in Champions dopo tre anni grazie anche al brasiliano, che da ala sinistra nel tridente composto da Firmino e Mané ha segnato 13 gol e servito 7 assist in Premier League, numeri mai fatti registrare dall’ex Inter. Al termine di quella stagione di calcio sono arrivate le prime sirene da Barcellona, ma il Liverpool ha opposto resistenza rifiutando le prime offerte dei blaugrana.

Nel 2017/18 Coutinho ha dato spettacolo nei primi mesi con i Reds. In sole 19 partite giocate tra Premier League e Champions, il brasiliano ha realizzato dodici gol e servito otto assist, numeri che hanno spinto il Barcellona a presentare l’irrinunciabile offerta da 145 milioni di euro accettata dal Liverpool. 

L'impatto a Barcellona

Nel girone di ritorno giocato in Spagna, Coutinho ha leggermente abbassato le sue medie, mantenendo comunque numeri piuttosto importanti. Altre dieci reti realizzate in blaugrana con sei assist, che sommati ai numeri di Liverpool portano Coutinho a chiudere la stagione 2017/18 con 22 reti totali e 14 assist in 41 presenze tra Inghilterra e Spagna. Nonostante il suo impatto importante anche al Barcellona, i blaugrana pensano a un cambio di ruolo per Coutinho.

L’idea dei catalani è quella di riportarlo a centrocampo, come nella sua prima parte di carriera a Liverpool per fare spazio a Griezmann nel tridente con Messi e Suarez. Il francese decide di rimanere a Madrid, ma arrivano i primi dubbi su Coutinho e sul suo effettivo valore.

Nella stagione 2018/19 il brasiliano riesce comunque per il quarto anno consecutivo a chiudere in doppia cifra per gol realizzati, anche se le undici reti e i cinque assist totalizzati in oltre 50 presenze sono numeri deludenti rispetto alle annate precedenti. Per questo il Barcellona decide di tornare alla carica per Griezmann e scaricare, di fatto, Coutinho che viene mandato in prestito al Bayern Monaco. 

Il Bayern e la Nazionale

Trentadue presenze, nove gol e otto assist con la maglia del Bayern Monaco nell’ultima stagione hanno spinto i tedeschi a non esercitare il riscatto da 120 milioni per il cartellino di Coutinho. Il brasiliano ora tornerà a Barcellona, ma non è da escludere un nuovo prestito magari ancora al Bayern.

L’ultima estate è stata quella del suo definitivo salto di qualità in Nazionale, dove da protagonista per le scommesse sportive vista l’assenza per infortunio di Neymar ha guidato il Brasile alla vittoria della Copa America. Già al Mondiale del 2018 Coutinho era stato il miglior giocatore del Brasile, autore di due gol decisivi nelle prime due partite del girone con Svizzera e Costa Rica prima della deludente eliminazione ai quarti per mano del Belgio. Anche in Nazionale Coutinho ha dimostrato di poter guidare una squadra con obiettivi importanti.

Coutinho contro l'Argentina in Copa America

Essendo un ragazzo di soli 28 anni, Coutinho avrebbe bisogno di liberarsi dal peso dei 145 milioni investiti dal Barcellona due anni e mezzo fa e giocare senza pressioni come faceva ai tempi del Liverpool. Una soluzione ideale per rimetterlo al centro di un progetto potrebbe essere il passaggio a una squadra che vuole tornare ad alti livelli.

Per le scommesse serie A potrebbe non essere impossibile un prestito al Milan in Italia, o il ritorno in Premier League in una squadra che vuole tornare in Champions come l’Arsenal potrebbe essere la soluzione ideale per il rilancio ad altissimi livelli di Coutinho. 

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo sono di Frank Augstein e Victor R. Caivano.

June 24, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Se non avesse avuto la passione del calcio, avrebbe fatto l’esploratore. Ma la passione per il pallone, e una certa familiarità con lo strumento del mestiere lo portarono a fare il calciatore. Velibor Milutinović - per gli appassionati semplicemente Bora - è stato il primo tecnico europeo capace di vincere un titolo in un campionato americano.

Dopo aver speso una modesta carriera tra Jugoslavia e Francia, il centrocampista slavo conclude il suo cammino in Messico con la maglia dell’Unam Pumas. Tira avanti altri quattro anni, prima che i dirigenti gli offrano la panchina della squadra dell’acronimo universitario; Università Nazionale Autonoma Messico.

Il club è giovane, e la tradizione calcistica non appartiene all’ateneo che cerca principalmente la propria vetrina con la squadra di football americano. L’anno di grazia è il 1981, i Pumas affrontano in finale il Cruz Azul; sconfitta di misura nella sfida di andata, trionfo dilagante nella partita di ritorno: dopo undici minuti segna Hugo Sanchez Marquez, poi altri tre gol che certificano la conquista del titolo messicano accendendo la torcida gialloblù.

HugoGol farà parlare di sé e sarà l'elemento di spicco della nazionale messicana, guidata ai mondiali di casa nel 1986 naturalmente da... Milutinovic! 

Jozic e la generazione di fenomeni!

Bisognerà attendere la fine del decennio per assistere al trionfo di un altro allenatore europeo, questa volta nel campionato cileno. Il protagonista è Mirko Jozic, anche lui ex calciatore, anche lui slavo. Si mette in mostra come allenatore nel Mondiale Under 20 che si gioca proprio in Cile; lui allena la nazionale jugoslava, in campo ci sono Boban, Prosinečki, Mijatovic e Šuker: chi può vincere, se non loro?

Nel girone eliminatorio fanno 4 gol a tutti, ai quarti buttano fuori il Brasile, poi annientano la Germania in ogni sua declinazione: in semifinale battono i tedeschi dell’Est, in finale superano ai rigori quelli che stanno dall’altra parte del Muro.

Il Colo Colo affida la propria panchina a Mirko Jozic, e i risultati non tardano ad arrivare: vince per tre anni (1989-1990-1991) il campionato, e nella terza stagione si porta a casa anche la Copa Libertadores contro i paraguaiani dell’Olimpia.

Il Flamengo torna al successo!

Cronache più recenti celebrano il portoghese Jorge Jesus, capace di vincere il Brasilerao nel 2019, la Recopa e la Libertadores nel 2020; il portoghese è approdato al Flamengo nel 2019, dopo aver guidato - per cinque stagioni - il Benfica. La sua bacheca personale è carica d’argento e di gloria; tre campionati, sei coppe di Lega, una Coppa del Portogallo, due Supercoppe.

La rocambolesca conquista della Libertadores 2020 contro il River Plate grazie alla doppietta di Gabriel Jesus nei minuti di recupero è stato senza dubbio il traguardo più celebrato, anche perché atteso da quasi quarant’anni: l’ultima volta - nel 1981 - la vittoria arrivò grazie a una doppietta di Zico nella finale contro i cileni del Cobreloa. Jorge Jesus è un antidivo, un personaggio scostante - burbero - provocatorio. Ma la continua ricerca di sfide lo ha portato a vincere tutto nel giro di poco tempo in una delle squadre maggiormente celebrate del Mondo.

Gabriel Jesus trasforma il calcio di rigore nella semifinale di Liberta

Il Flamengo si è giocato alla grande anche la FIFA Club World Cup, costringendo il Liverpool, in quel momento della stagione praticamente imbattibile, ai supplementari. Il tecnico portoghese ha introdotto al Ninho do Urubu una metodologia di lavoro nuova, spiccatamente europea: la valorizzazione del parco giocatori e le future vendite di alcuni pezzi pregiati ai top club che partecipano costantemente alla Champions, consentirà alla Nação Rubro Negra di aprire un ciclo di successi, sempre con il manager di Amodora in panchina!

Nel prossimo articolo, analizzeremo le carriere dei tecnici sudamericani, protagonisti in Europa: da Herrera al Cholo, passando per Marcelo Bielsa e Scolari!

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Vincent Yu e Fabio Motta.

June 24, 2020

Di Simone Pieretti

simone pieretti
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Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

Simone Pieretti
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