Riparte il campionato in Serbia con le ultime 4 giornate da disputare: la Stella Rossa sul campo dell'FK Rad, in una delle tante stracittadine di Belgrado, punta a conquistare, già nel primo incontro dal rientro dopo la sospensione forzata, il quinto titolo consecutivo! La Serbia sarà la prima Nazione a consentire l'ingresso sugli spalti dei tifosi, dal weekend del 1 giugno.

Il Format

Rispetto allo schema tradizionale e a quanto stabilito da altre federazioni come quella polacca, in Serbia si è deciso di terminare la stagione con lo svolgimento delle trenta partite di stagione regolare, senza la coda finale della poule scudetto e di quella per evitare la retrocessione.

La Stella Rossa è già virtualmente campione con 11 punti di vantaggio sul Partizan e quattro turni di campionato, a partire dal 29 maggio, da disputare. Il titolo serbo dà diritto a partecipare ai preliminari di Champions, partendo dal primo turno e seguendo, in quelli successivi, il c.d. Champions Path, il percorso delle squadre campioni nei tornei organizzati dalle Nazioni con coefficiente UEFA, dopo le prime quindici in ranking (La Serbia è attualmente al diciannovesimo posto).

Sono 3 gli slot a disposizione della Serbia per l'Europa League: chi vince la Coppa locale parte dal secondo turno delle fase di qualificazione, la seconda e la terza della classifica finale del campionato, invece, cominciano la stagione europea dal primo turno.

Bandiere in panchina

Al termine delle sei gare del girone di Champions, si è dimesso, dalla panchina degli "Eroi" il tecnico Vladan Milojevic; la dirigenza ha deciso di puntare su una bandiera del club, forse la più grande degli ultimi 20 anni, Dejan Stankovic!

Stankovic con la maglia della Serbia!

La rosa è formata dai giovani del vivaio che si sono comportati alla grande in tutte le manifestazioni disputate, in patria e all'estero: in serie B la società satellite Graficar Belgrado è prima in classifica; la Primavera, con tutti 2002, è arrivata al Round of 16 nella Youth League, le Under 17, 18 e 19 hanno vinto i rispettivi campionati, senza mai perdere, complessivamente, neanche una partita!

L’ex tuttocampista di Lazio ed Inter, dopo una proficua gavetta tra Udine e Milano, alla quale si aggiunge la prestigiosa esperienza come consulente della UEFA dal 2017, è alla prima, vera occasione come allenatore e sembra orientato a schierare la squadra con un 1-4-2-3-1. Tra gli obiettivi della nuova guida tecnica, un double, quasi inedito dalle parti del Red Star Stadium Training Ground: i biancorossi, infatti, non vincono la coppa nazionale dal 2012!

In Europa, nella prossima stagione, la Stella Rossa dovrà dare continuità alle due partecipazioni consecutive ai gironi di Champions, l'ultima impreziosita da una convincente vittoria casalinga sull’Olympiacos per 3-1.

Un amico e compagno di quasi cento partite di Nazionale serba di Stankovic è l’allenatore dei rivali del Partizan: Savo Milosevic è subentrato alla guida dei Grobari a marzo 2019 con buoni risultati: nel girone L di Europa League 2019/2020, in particolare, il Partizan ha chiuso al terzo posto in un girone complesso con Manchester United e AZ, primi a pari punti in Olanda. 

Proprio nel doppio confronto con i ragazzi di Alkmaar, il Partizan è stato incredibilmente rimontato in entrambi gli incontri, per i due 2-2 finali che sono costati la qualificazione ai trentaduesimi, alla fase di eliminazione diretta: la Primavera Europea come la chiamano a Belgrado e dintorni!

Savo Milosevic ha a disposizione una squadra di livello sicuramente più basso, che non vince il campionato dal 2015. La buona campagna europea, affrontata con con una squadra giovane e la cessione del centrale difensivo Strahinja Pavlovic al Monaco, testimoniano il buon operato dell'ex centravanti del Parma! Milosovic dovrà guardarsi dall’attacco al secondo posto del FK Vojvodina squadra del Nord della Serbia, nella quale ha giocato anche Sinisa Mihajlovic.

Milan Rodic, difensore della Stella Rossa!

I giovani da seguire

Tra i talenti cresciuti in casa, occhi puntati su Zeljko Gavric, esterno funambolico che aveva iniziato la stagione con la squadra b e sul trequartista Veljko Nikolic!
Nel Partizan, oltre a Pavlovic, si è messo in luce anche il talentuoso 2002, Filip Stevanovic, jolly offensivo.

Nella coppa locale, la Kup, il Partizan è campione in carica: si riparte dal 2 giugno con quarti, semifinali e finale, tutte in gara secca; nell'atto conclusivo della scorsa stagione, l’esperto difensore Bojan Ostojic nel 2019 ha segnato il gol vittoria contro la Stella Rossa. Per i pronostici calcio, la finale più probabile è sempre Stella Rossa - Partizan Belgrado!

*Le immagini della guida, distribuite da AP Photo sono di Darko Vojinovic (2) e Marko Drobnjakovic.

May 28, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Lo sport come driver per garantire visibilità e reputazione al brand, così da accelerarne il business. E’ la strategia messa in atto, diversi anni fa, prima in Austria, poi in Europa, e, successivamente, a livello mondiale, da Dietrich Mateschitz, 74enne fondatore di “Red Bull GmbH”, molto più di un energy drink di successo. 

Una case history di marketing lanciata nel lontano 1984, partendo da sport spettacolari come il beach volley, i tuffi da grandi altezze o lo snowboard, prima di sbarcare, nelle ultime stagioni, nel football internazionale (puntando ad una strategia multi-brand in diversi continenti). 

Attualmente il marchio “RB” è presente in 15 team all’interno di 11 diverse discipline (con un forte “core” nel calcio e nei motorsports). 
Tra questi, in Bundesliga1, spicca il progetto di business globale costruito attorno al “RasenBallsport Leipzig”, meglio noto come “RB Lipsia” (nel 2009, è entrato nell’orbita della multinazionale austriaca). 

La casa austriaca ha costituito anche il Red Bull Salisburgo (in Austria nel 2005), il Fussballclub Liefering (nella seconda divisione austriaca), i New York Red Bull (negli Stati Uniti) e, recentemente, il Red Bull Bragantino, neopromosso nella serie A brasiliana.

L'ascesa del club della Sassonia

Il Lipsia è salito in prima divisione nell’estate del 2016 (dopo essere partito dalla quinta serie, la cosiddetta NOFV-Oberliga). La realtà di partenza era la “SSV Markranstädt”, tecnicamente trasferita all’interno di una newco creata dalla stessa Red Bull.

In Bundesliga, però, è vietato inserire (almeno sulla carta) riferimenti commerciali nel nome di un team. Da qui l’idea di superare l’ostacolo regolamentare presentando la squadra come “Rasenballsport Leipzig”. Tradotto letteralmente significa “gioco della palla sul prato”. Le iniziali del naming coincidono perfettamente con la sigla di Red Bull. 

Oggi il Lipsia è uno dei top team del football tedesco. La società non appartiene giuridicamente al colosso delle bevande energetiche, ma, di fatto, controlla tutte le scelte aziendali, dal progetto sportivo alle attività commerciali.  

In pochi anni è esploso anche il “market value” del club: il Bayern Monaco, che, dopo il meritato successo con i rivali del Dortmund, si appresta per le scommesse Bundesliga a conquistare il 30° titolo della sua storia, è al primo posto con 934 milioni di euro. Il Borussia Dortmund è in area 691 milioni, il RB Leipzig, sul gradino più basso del podio, si attesta attorno a 594 milioni. Un risultato eccezionale legato a filo doppio alla figura di Ralf Rangnick, manager ad ampio spettro (ribattezzato “The Professor” nell’ambiente). 

Lewa con l'ex compagno Hummels

Partito come allenatore all’Hoffenheim (2006-2010), il club del Baden-Württemberg è passato dalla terza divisione al “salotto buono” della Bundesliga in appena un triennio. Poi, nelle ultime due stagioni, il dirigente di Backnang ha preso in mano tutta la divisione calcio targata Red Bull (quindi non solo il Lipsia).

Per diversi anni si è presentato sul mercato come “Head of Sport & Development Soccer”. Oggi è consulente strategico anche se gli addetti ai lavori lo danno in “uscita” dall’orbita RB. Ha scoperto e cresciuto talenti del calibro Naby Keita e Sadio Mané (attualmente al Liverpool) o ancora Emil Forsberg e Timo Werner (punti di forza dell’attuale RB Lipsia). 

Il Lipsia è il 10° club del “Nike Elite Team”

La rapida crescita sportiva del RB Lipsia, che ha già raggiunto un secondo e terzo posto, e nell’ultimo campionato ha lottato per il titolo (oltre, almeno, ai quarti di  di Champions nella stagione in corso), ha destato l’interesse di Nike, che, oltre ad esserne il sponsor tecnico (6 milioni di euro annui fino al 2024, senza considerare la parte bonus per ulteriori 3 milioni) l’ha inserito nel progetto “Elite Team”, di cui fanno parte anche Atlético Madrid, FC Barcellona, Chelsea FC, Galatasaray, FC Inter, Liverpool, Paris Saint-Germain, AS Roma e Tottenham Hotspur.

E’ il 10° club ad entrare nel progetto paneuropeo a marchio Nike. 

Se ci si focalizza sul mercato della Bundesliga1 il brand dello “swoosh” firma le divise anche dell’Hertha Berlino, dell’Eintracht Francoforte, del Wolfsburg e dell’Augsburg. 

Più in generale la classifica degli sponsor tecnici è guidata dal Bayern Monaco con Adidas (60 milioni annui), seguito da Borussia Dortmund con il brand Puma e dal Borussia M’Gladbach sempre con la stessa casa tedesca di sportswear (10 milioni). Ancora più indietro Wolfsburg “firmato”, appunto, dal gigante Nike (8,5 milioni di euro). 

Dalla Champions una miniera d’oro 

Il club, in questa stagione di Champions League, prima della suddivisione dei ricavi televisivi per il mercato tedesco, ha già portato a casa 39,8 milioni di euro, tra posizione nel ranking storico (4,4 milioni), bonus partecipazione alla fase a gironi (uguale per tutti e pari a 15,3 milioni), bonus risultati (9,9 milioni), bonus redistribuito (0,8 milioni) e bonus ottavi di finale (9,5 milioni), superati con un perentorio risultato aggregato di 4-0 ai danni del Tottenham Hotspur, finalisti nel 2019. 
 

I successi del “Professor” Rangnick   

L’Head of Sport del progetto Red Bull, in questi ultimi anni, ha lavorato sapientemente sia nelle operazioni in entrata, sia in quelle in uscita. 
Timo Werner, attaccante 24 enne della nazionale tedesca (proveniente dallo Stoccarda), è arrivato a Lipsia per 14 milioni nella stagione 2016. Oggi si presenta sul mercato con una clausola rescissoria del valore di 60 milioni.

Dayot Upamecano, difensore centrale dell’Under21 francese (di origini guineensi) è arrivato dal Salisburgo (sempre di proprietà Red Bull), nel 2017, (con esperienze anche nel Liefering, altra società della galassia RB). Attualmente è valutato per 60 milioni di euro e mezza Europa vorrebbe acquistarlo nella prossima finestra di calciomercato. 

Sul fronte cessioni il centrocampista Naby Keita (25enne della nazionale guineana) è passato, nel 2018, dal RB Lipsia al Liverpool per 65 milioni di euro. Se ci si sposta poi da Lipsia a Salisburgo si notano, soprattutto, due operazioni: Sadio Mané, dal Salisburgo al Liverpool, per 43 milioni di euro (nel 2017) e, più di recente, Erling Braut Håland ceduto, sempre dal club austriaco al Borussia Dortmund, per 40-45 milioni di euro (inclusa la clausola da 20 milioni che legata il bomber norvegese alla società Red Bull). 

*Il testo dell'articolo è stato curato da Marcel Vulpis, direttore di SportEconomy; le immagini, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Michael Sohn e Matthias Schrader

May 28, 2020

Di 888sport

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The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

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Riparte il calcio in Polonia. Prima della sospensione, era stata completata la ventiseiesima giornata. Grandissimo equilibrio nella fascia centrale della classifica con ben sei squadre dal Lechia Gdansk al Gornik Zabrze divise da appena cinque punti.

Il calcio locale è in caduta libera come risultanti dei club nel ranking UEFA ed il campionato, che non rispecchia evidentemente l'attuale valore dei Biało-czerwoni della Nazionale, ha assoluto bisogno di rilanciarsi!

Il format

L'Ekstraklasa polacca ha una stagione regolare di trenta partite; le sedici squadre, con la formula del girone all'italiana, si affrontano due volte tra andata e ritorno. Al termine della trentesima giornata e quindi dei trentadue incontri mancanti al momento della ripresa, le formazioni saranno divise in due mini-campionati ulteriori, conservando i risultati ed i punti ottenuti nella prima fase. Le prime otto formeranno il c.d. Championship Group, le ultime il Relegation Group.

Si disputeranno ulteriori sette giornate e le prime quattro squadre di ogni gruppo, come da classifica della stagione regolare, giocheranno quattro partite in casa e tre in trasferta.

Dopo una partenza lenta, con una clamorosa sconfitta con il Wisla Plock a metà settembre, il Legia ha raggiunto un'ottima forma ed è la favoritissima per il titolo, conquistato nella scorsa stagione dal Piast Gliwice. Dietro la squadra di Aleksandar Vukovic regna l'assoluto equilibrio e quasi il 50% delle partecipanti non ha ancora certezza di quale sarà il Group finale! Anche le statistiche ci confermano che ogni squadra può battere le rivali; mentre il Legia ha +28 di differenza reti, gli attuali secondi del Piast hanno solo +3 di differenziale.

Giovani di talento

Per gli addetti ai lavori, la più grande scoperta della stagione è stata sicuramente Michal Karbownik, classe 2001, del Legia che si è guadagnato la maglia da titolare come terzino sinistro con l’impressionante numero di 6 assist in appena 19 presenze; Karbownik, calciatore molto offensivo e coraggioso, interpreta il ruolo come il fluidificante di fascia di un calcio di solida tradizione. Il suo contratto scadrà alla fine della stagione 2020/2021 e probabilmente il Legia, per non perderlo a zero, gli proporrà un rinnovo a cifre importanti.

Già è aperta l’asta ed il suo manager Mariusz Piekarski, ricordato in patria per il trasferimento in Brasile al Clube Atlético Paranaense con il più conosciuto Krzysztof Nowak, è molto attivo nel mercato polacco ed è già stato il regista dell’importante cessione di Sebastian Szymanski, attaccante di fascia nel giro della nazionale maggiore, dal Legia alla Dinamo Mosca.

L'agente ha recentemente confermato i colloqui con Barcellona, Siviglia, Betis. Negli ultimi giorni, l'esterno è stato accostato anche al Napoli per prendere il posto di Faouzi Ghoulam; con la cessione di Karbownik, il Legia potrebbe sfondare il tetto dei 10 milioni di euro di incasso da una singola operazione di mercato. 

Altri giocatori di talento, degni di nota provengono come sempre dal Lech Poznan, società sempre attiva nella valorizzazione dei giovani. Non a caso, con 23 anni e 7 mesi di media, i ragazzi di mister Dariusz Zuraw formano la rosa più giovane dell'intera più bassa dell’intera Ekstraklasa! Come ricorderanno i più attenti, dalle parti del Poznan Stadium hanno cresciuto Bereszynski, Linetty, Kownacki (Sampdoria) e Bednarek (ceduto a 6 milioni al Southampton).

I prossimi giocatori che partiranno da Lech per giocare all'estero potrebbero essere Robert Gumny, Kamil Jozwiak e Filip Marchwinski. 

Altro elemento di sicuro interesse è Przemyslaw Placheta dello Slask Wroclaw, fantasista classe ’98 con 3 gol e 4 assist all’attivo. 

La Polonia è terra di estremi difensori di altissimo profilo internazionale. Merita, quindi, nella grande tradizione dei numeri uno della nazionale allenata da Jerzy Brzeczek, una menzione anche il portiere del Legia, Radoslaw Majecki (1999) che ha già firmato con il Monaco per 7 milioni di euro, ma rimarrà con  fino al termine della stagione in prestito a Varsavia.

I consigli per le scommesse

Il Legia cercherà di vincere il titolo con largo anticipo. Gli incontri che decideranno chi andrà nel gruppo del playout per evitare le tre retrocessioni potrebbero essere molto chiusi nel punteggio: per le bet scommesse calcio probabili tanti Under 2.5! La fase finale è prevista dal 20 giugno 20202 e nell'altro girone, saranno interessantissime le sfide con in palio i due posti per i preliminari di Europa League.


*L'immagine di apertura della guida è di Czarek Sokolowski (AP Photo).

May 27, 2020

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Giocatori in campo, spettatori a casa. L’emergenza ha temporaneamente stravolto il rito pagano più popolare del mondo. Le emozioni viaggiano dalle arene ai salotti di casa dove - fra qualche settimana - anche gli italiani potrebbero tornare a guardare il proprio campionato. Il Ministro dello Sport Spadafora ha suggerito la trasmissione in chiaro delle partite: gli ostacoli non sono pochi, se ne sta discutendo.

Ma qual è stata la prima partita trasmessa in diretta tv nel nostro Paese? Juventus-Milan, del 5 febbraio 1950.

L’incontro fu doppiamente storico, sia per l’emissione televisiva, sia per il punteggio finale: 1-7! La Rai era ancora lontana dal coprire con il proprio segnale l’intero territorio nazionale: la sfida fu seguita soltanto dagli abbonati della zona di Torino perché i ripetitori di segnale erano stati installati soltanto sul territorio della provincia piemontese. In campo - insieme a Boniperti, Nordhal e Liedholm - anche Alberto Piccinini, padre di un futuro telecronista di successo. “Incredibileee! Proprio lui!”.

La Nazionale

La prima partita della Nazionale trasmessa in diretta televisiva fu Italia-Cecoslovacchia, valida per la Coppa Internazionale, disputata a Genova il 13 dicembre 1953 ma anche qui, non tutti gli italiani riuscirono ancora a vederla. Per vivere le emozioni azzurre, il Paese dovrà attendere fino al 24 gennaio 1954 quando - a San Siro - va in scena Italia-Egitto valevole per le qualificazioni ai Mondiali del 1954: finisce in goleada, i gol italiani sono cinque.

 

La televisione è un apparecchio che costa ancora molto, non è raro vedere "assembramenti"  degli sportivi nei bar del Paese. I dirigenti di calcio, e quelli della Rai, intuiscono che il binomio potrebbe essere vincente: dalla stagione 1955-56 vanno in scena i primi anticipi di campionato della storia; la Rai fa le prove generali con una partita di Serie B, Simmenthal Monza-Verona.

Sabato 15 ottobre 1955 tutto è pronto per il primo - storico - anticipo del campionato di Serie A: la partita scelta è Atalanta-Triestina. L’evento più clamoroso dell’anno solare avviene il giorno di San Silvestro quando la Rai - in accordo con la Figc - trasmette ben due incontri in diretta televisiva.

L’eccezionalità dell’evento - già di per sé straordinario - riguarda la scelta delle due partite che il 31 dicembre 1955 vengono disputate entrambe allo Stadio Olimpico; Roma-Atalanta alle 12.45, a seguire Napoli-Fiorentina con i partenopei costretti in campo neutro per la squalifica del Vomero.

Le Olimpiadi di Roma del 1960 sono un volano tecnologico incredibile, lo sport guadagna ampi spazi nel palinsesto della Prima Rete. Dall’anno successivo, la Rai trasmette in differita “un tempo di una partita di Serie A”.

Il 28 febbraio 1965 Enzo Tortora apre un nuovo sipario su “La Domenica Sportiva” che già va in onda dall’11 ottobre 1953: il rotocalco diventerà una delle trasmissioni più seguite nella storia della tv di Stato, anche perché, in assenza delle scommesse italiane, annuncia le quote vincenti della schedina del Totocalcio, il sogno proibito dei telespettatori!

La partite della Nazionale sono ormai un appuntamento consueto, la Rai ne ha il monopolio. Negli anni ’70, intorno al campionato fioriscono una serie di trasmissioni che rimarranno storiche; il 27 settembre 1970 parte 90°Minuto di Paolo Valenti, Maurizio Barendson e Remo Pascucci; è un programma snello, con i risultati e le immagini salienti delle partite del campionato.

 

Nell’ottobre del 1976 - su Rete Due - nasce Domenica Sprint, che offre i servizi completi delle partite della Serie A, e tutti i gol della Serie B.

Il primo incontro a colori

L’anno solare porta in dote l’emissione delle trasmissioni a colori: il 17 novembre 1976 c’è Italia-Inghilterra, ma il Governo Andreotti - per non incentivare l'assenteismo dai luoghi di lavoro - impone la trasmissione della partita in differita. Il 5 febbraio 1977 arriva anche la prima sintesi di una partita di Serie A trasmessa a colori: in differita - da Marassi - c’è Genoa-Torino.

Dal 1978 - sempre sulla Rete Due - va in onda Gol Flash, la rapida carrellata delle reti segnate in Serie A, su Rai Uno Mercoledì Sport - in tarda serata - propone tutti i gol delle partite infrasettimanali: nel mirino Coppe europee e Coppa Italia. L’orizzonte si allarga: il giovedì sulla Rete Due - c’è Eurogol, panorama delle Coppe europee.

Le partite della Coppa dei Campioni, della Coppa delle Coppe e della Coppa Uefa vengono solitamente trasmesse in diretta, talvolta con l’esclusione dell’intera provincia in cui si disputa l’incontro, un criterio imposto dai club per non perdere spettatori allo stadio.

Fino al 1980 i diritti televisivi in Italia non vengono commercializzati: a rompere l’egemonia della tv di Stato arrivano le televisioni private, ma nel 1981 Canale 5 soffia alla Rai i diritti di trasmissione per la “Copa de Oro”, competizione organizzata in Uruguay per celebrare il 50° anniversario del primo campionato del mondo, alla quale partecipa la Nazionale Italiana.

Gli anni ’80 sono un periodo di rinnovamento totale che ha come traguardo i Mondiali del 1990: la ristrutturazione degli impianti sportivi priva gli stadi dell’abituale capienza, la Rai supporta gli appassionati trasmettendo alcune partite su Rai Tre (a diffusione regionale): è una diretta supportata da motivi di ordine pubblico.

L’arrivo dei Mondiali stravolge i palinsesti delle reti tv nazionali; su Tmc c’è Galagol, le reti Fininvest vanno all’attacco della Domenica Sportiva con Pressing condotto da Raimondo Vianello che sottrarrà alla storica trasmissione molti spettatori.

Ma a cambiare le carte in tavola, arriveranno anche le pay-tv: nell’ottobre del 1990 nasce Tele+2, il primo canale monotematico che trasmette eventi sportivi in chiaro, ma che ha come obiettivo l’emissione riservata soltanto agli abbonati. Il colpo a sorpresa della nuova emittente arriva nel novembre 1992 quando Tele+2 si aggiudica i diritti di trasmissione della partita Scozia-Italia, valevole per le qualificazioni ai Mondiali 1994.

Durante l’estate, la tv satellitare chiude un accordo con la Lega Calcio per trasmettere una partita di Serie A in ogni giornata di campionato: domenica 29 agosto 1993, Tele+2 trasmette il primo anticipo del campionato italiano per quanto riguarda la tv via cavo: Lazio-Foggia è uno spettacolo per soli abbonati. Di qui in avanti, nulla sarà come prima.

May 27, 2020

Di Simone Pieretti

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Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

Simone Pieretti
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"Yo no soy Tito, yo te arranco la cabeza”. Questa frase vi ricorda qualcosa? Ecco a voi, El Mono Burgos. Germán Adrián Ramón Burgos è stato un portiere argentino di secondo livello, e come secondo oggi siede al fianco di Diego Pablo Simeone sulla panchina dell’Atletico Madrid. Il soprannome significa letteralmente scimmia, e gli fu affibbiato da uno dei suoi allenatori che passato che in maniera non del tutto appropriata, voleva indicarne l’imponenza fisica.

Che fine abbia fatto quel tecnico, non ci è dato sapere, sta di fatto che El Mono sta ancora lì, dopo aver iniziato la sua collaborazione con Simeone ai tempi del Catania. Burgos è un tecnico fuori dalle righe, i modi somigliano a quelli di un portuale ma al Cholo Simeone questo non interessa: “Mi basta sapere che è mio amico”. La frase è ricorrente, e basta per toglierlo dagli impicci ogni qual volta accade qualcosa di poco ortodosso che possa coinvolgere il suo secondo.

Simeone e Burgos sono sintonizzati sulle stesse frequenze, non hanno bisogno di parlare per trasmettere i loro stessi pensieri, come testimonia l'ultima straordinaria qualificazione ad Anfield per i pronostici calcio.

Hanno avuto modo di giocare insieme per quasi un decennio, sia in Nazionale che all’Atletico. E da un altro decennio condividono la quotidianità di campo. Hanno speso quasi metà della loro vita insieme: no, non è una semplice collaborazione. E neanche una convivenza. E’ un matrimonio senza clausola rescissoria.

Cognati... fidati!

Nel primo articolo abbiamo descritto tante partnership di successo, soprattutto di matrice anglosassone. Passiamo ai nostri... confini! Ci sono due vice allenatori italiani che sono entrambi passati per Bogliasco e Trigoria. Il nome di Narciso Pezzotti è legato alla Sampdoria di Boskov, ma anche ai successi della Juventus di Lippi, e al Mondiale vinto nel 2006 a Berlino. La sua storia inizia alla Solbiatese, come secondo di Osvaldo Bagnoli che nel 1978 lo porta con lui al Como. Prova a mettersi in proprio a Empoli, ma è una falsa partenza che gli costa la panchina.

Arriva in suo soccorso Mino Favini che lo consiglia a Eugenio Bersellini - i due erano cognati ndr - che accetta di buon grado l’indicazione portandolo prima al Torino, poi alla Sampdoria. Resta col club blucerchiato anche dopo l’arrivo di Boskov, segue il tecnico slavo alla Roma, dove lanciano Francesco Totti in prima squadra. Quando l’avventura di Boskov nella capitale si esaurisce, resta a spasso, ma torna utile il periodo doriano dove aveva avuto modo di conoscere Marcello Lippi, allora tecnico della Primavera.

Il viareggino ha fatto strada, e ora lo porta con lui alla Juventus. Poi in Nazionale che vince il Mondiale 2006, infine in Cina: il binomio con Lippi è inscindibile, e soprattutto vincente.

L’altro tecnico che ripercorre un percorso simile è Luciano Spinosi, da calciatore difensore di livello di Roma, Juventus e Milan. Da allenatore preserva il talento di Francesco Totti quando è alla guida della Primavera della Roma. Prova a mettersi in proprio, ma l’esperienza di Lecce non è fortunata. Va alla Sampdoria come assistente di Sven Goran Eriksson, un anno dopo si trasferisce alla Lazio con il tecnico svedese e riempie di trofei la bacheca di Formello: uno scudetto, tre Coppe Italia, due Supercoppe di Lega, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea.

Il più vincente

L’allenatore in seconda più titolato del calcio italiano è senza dubbio Italo Galbiati. Inizia la propria carriera da calciatore nell’Inter, ma trova le più grandi soddisfazioni tecniche sulla panchina del Milan, accanto ad Arrigo Sacchi e Fabio Capello. Nei primi anni ottanta è il vice di Gigi Radice, tra un cambio di panchina e l’altro guida la prima squadra nei momenti più difficili.

La presidenza Berlusconi cambia la storia del club rossonero. Dopo oltre quindici anni nel Milan, Italo Galbiati segue Fabio Capello alla Roma, poi al Real Madrid, infine nella Nazionale inglese.

Italo Galbiati durante un allenamento con la nazionale inglese!

E’ qui che il vice di Fabio Capello ha avuto modo di indottrinare e avviare al ruolo di allenatore in seconda Christian Lattanzio; il giovane tecnico romano ha già lavorato con Fabio Capello e Roberto Mancini, è ormai da tempo il vice di Patrick Vieira: prima nell’Under 23 del Manchester City, poi - in MLS - nei New York City, e oggi al Nizza.

Piccoli vice allenatori... crescono!

*Le immagini dell'artico, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Paul White e Matt Dunham.

May 25, 2020

Di Simone Pieretti

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Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

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Una presenza, un tiro, un gol in Serie A. Dopodiché, arrivederci e grazie. Meteore o, se preferite, eroi per un giorno. Nel calcio moderno, si possono citare sei esempi che detengono questo record tutto particolare.

Anche se c'è chi, addirittura, in questo senso, ha raggiunto un vero e proprio exploit: vi ricordate, ad esempio, dell'ex attaccante del Bari (classe 1992) Francesco Grandolfo? All'epoca 18enne, era già sceso in campo un paio di volte nel massimo campionato italiano sul finire di stagione ma, il 22 maggio 2011, in un Bologna-Bari 0-4 dell'ultima giornata, realizzò un'incredibile tripletta, diventando così il primo calciatore nella storia del Bari a segnare tre gol in trasferta in Serie A. Inoltre, quel 4-0 rifilato ai felsinei, risulta essere anche la vittoria esterna più larga dei biancorossi in massima serie.

Andando ancor più indietro nel tempo, ci si ricorda invece di un grande centrocampista, rimasto tuttavia una vera e propria meteora per la Serie A: il russo-moldavo Igor Dobrovolski, arrivato in pompa magna al Genoa nel 1991 (dalla Dinamo Mosca), ma in grado di totalizzare appena 4 presenze. Non tanto per un mancato ambientamento, quanto per il fatto che l'allora presidente rossoblù Spinelli fece male i suoi conti al momento del suo acquisto nel 1991, con già tre extracomunitari in rosa (Carlos Aguilera, Tomáš Skuhravý e Branco), il che costrinse Doborvolski a un peregrinare di prestiti.

Dopo una doppietta in Coppa italia contro l'Ancona a settembre, il gol lo segnò - in serpentina - il 25 ottobre 1992, all'esordio in campionato nella gara casalinga vinta 4-3 contro il Pescara. Era il momentaneo 3-0. La gara restò ben nota, tuttavia, non per quel gesto tecnico ma per il "giallo nel giallo": l'arbitro Massimo Chiesa, infatti, comminò due ammonizioni al sovietico, che tuttavia non venne espulso. L'avvicendamento in panchina Bruno Giorgi-Luigi Maifredi sancì il suo nuovo passaggio in prestito, questa volta all'Olympique Marsiglia. 

 

Torniamo ai "total one shot", quelli per l'appunto da una presenza, un tiro e un gol. Ecco, qui di seguito, la nostra selezione dei "magnifici 6":

GIOVANNI ARIOLI (PARMA)

Stagione 1995-1996, derby emiliano Piacenza-Parma: le stelle dei ducali Stochkov, Melli, Sensini, Crippa sono out, tra squalifiche ed infortuni. Mister Nevio Scala può comunque contare su Filippo Inzaghi, schierato al centro dell'attacco. Vince il Piacenza di Gigi Cagni 2-1: dopo la doppietta del biancorosso Nicola Caccia, il giovane Giovanni Arioli, subentrato al 65' per Roberto Mussi, va a segno al 71'. Come? Con una scivolata "alla garibaldina", giunta dopo un'incomprensione tra Massimo Taibi e Settimio Lucci.

E' il 10 marzo 1996. Da allora, il fantasista Arioli non scenderà più in campo in Serie A, diventando però nel tempo oggetto del desiderio di tante squadre di Serie C. Oggi ha intrapreso la carriera di allenatore, in Serie D. Lo scorso novembre è stato esonerato dalla panchina del Villafranca Veronese.
 

NELLO RUSSO (INTER)

E' nata una stella! Anzi no. L'attaccante Nello Russo, nato a Vimodrone (alle porte di Milano) nel 1981, dopo i primi calci alla Vimodronese, a partire dal 1991 percorre tutte le tappe delle giovanili dell'Inter. Con cui esordisce in Serie A il 5 dicembre 1999 a San Siro contro l'Udinese: la punta 18enne subentra al 77' al posto di Alvaro Recoba (autore del primo gol) e da Christian Vieri (che aveva segnato il momentaneo 2-0), riceve un assist involontario prima della deviazione vincente che vale il decisivo 3-0.

Da allora, però, Russo non viene più impiegato da Marcello Lippi, nella stagione che porta al quarto posto Champions dello squadrone nerazzurro ottenuto nello spareggio col Parma. Da qui, inizia una discesa continua, che porta Russo a indossare le maglie di Crotone, Albinoleffe, Spezia, Pescara, fino a quella, a fine carriera, del Mapello Bonate.

Il giocatore in questione è peraltro citato nel libro autobiografico scritto da Roberto Baggio, "Una porta nel cielo": il Divin Codino si lamentava di essere scarsamente considerato dall'allora allenatore dell'Inter Marcello Lippi "al punto da sentirsi riserva persino del giovane Russo".
 

HENOK GOITOM (UDINESE)

Di origine eritrea, nacque in Svezia nel 1984 e crebbe a livello giovanile in squadre del circondario di Stoccolma, tra cui - segnatevi il nome, è importante - l'FC Inter Orhoy, club no profit dai colori nerazzurri e che, proprio con l'Inter italiana aveva stretto, a metà anni Novanta, uno stretto rapporto di collaborazione.

Scoperto dall'Udinese nell'AIK Stoccolma, Goitom ha esordito in Serie A il 19 febbraio 2005 quando entrò in campo nelle battute finali di Udinese-Inter, gara pareggiata, dopo il vantaggio nerazzurro di Veron, dallo stesso Goitom con un colpo di testa al 90' a pochi minuti dal suo ingresso in campo che vale un inaspettato 1-1 per le scommesse serie A!

È stata quella l'unica presenza registrata con la squadra friulana, che lo ha poi girato in prestito per due anni agli spagnoli del Ciudad de Murcia, nel campionato di Segunda División: al suo secondo anno di permanenza ha realizzato 15 reti, arrivando quinto nella classifica marcatori. Poi Real Murcia, Valladolid, Almeria, il primo ritorno in patria all AIK, Getafe, San José Earthquakes (Usa) e di nuovo tra i gialloneri di Stoccolma. Segnò contro i colori che lo fecero crescere da calciatore: e per i tifosi dell'Inter, Goitom è rimasto un autentico spauracchio.
 

ANTONIO MORELLO (SIENA)

Attaccante calabrese classe 1977. Tornato a Siena (dove aveva già militato dal 2000 al 2002) nell'estate stagione 2003 dal Martina di Serie C1, l'11 gennaio 2004, nella sua unica apparizione in Serie A, va a segno col gol del definitivo 4-0 contro il Modena, al "Franchi", dopo pochi secondi dal suo ingresso in campo, avvenuto all'81' al posto di un certo Tore André Flo. Tutto questo prima di tornare qualche giorno dopo proprio in terza serie al Catanzaro.  

FABRIZIO GRILLO (SIENA)

Scegliamo un altro calciatore bianconere del Siena. Maggio 2013, stadio San Paolo. Il già retrocesso Siena di mister Beppe Iachini passa in vantaggio a sorpresa contro il Napoli di Edinson Cavani. E lo fa con il difensore classe 1987 Fabrizio Grillo, cresciuto tra Lazio e Roma, arrivato in Toscana a gennaio dopo la gavetta con le maglie di Sambenedettese, Arezzo, Crotone e CSKA Sofia: al minuto 38', punizione dalla destra e colpo da maestro di Grillo, che da centro area insacca sotto alla traversa con un esterno sinistro a giro.

Gol e giornata memorabili, anche se il Napoli vincerà poi 2-1 grazie alle reti dello stesso Cavani e di Hamsik. Grillo si fermerà col Siena anche in Serie B ma, in carriera, non calcò più i campi della massima divisione italiana.

MARCO VITTIGLIO (PESCARA)

É il 19 maggio 2013: allo stadio Adriatico va in scena Pescara-Fiorentina, ultima di campionato. Abruzzesi già retrocessi e sotto per 5 reti a 0 dopo un'ora di gioco. Al 68', mister Cristian Bucchi decide di concedere l'esordio tra i grandi per il terzino destro Marco Vittiglio, classe 1994, pescarese di nascita e proveniente da una stagione con più ombre che luci nella Primavera del delfino.

Minuto 77': la punizione del centrocampista italo-brasiliano Rômulo Eugênio Togni viene respinta da Cristiano Lupatelli. Ma sui piedi del ben appostato Vittiglio, che in tap in firma l'1-5 abbandonandosi ad un'esultanza senza freni, andando ad abbracciare l'allenatore che gli aveva concesso una chance che, in carriera, non gli ricapitò più. Dopo quell'esperienza, le casacche di Virus Entella, Lucchese, Fidelis Andria, Lavagnese, Savona e Chieti, quelt'ultima in Serie D.

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Roland Weihrauch (AP Photo).

May 24, 2020

Di Stefano Fonsato

Stefano Fonsato
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Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

Stefano Fonsato
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Un nome inglese, uno spirito che più basco non si può. L’Athletic Club, nato a Bilbao nel lontano 1898, è certamente una delle società calcistiche più particolari del panorama europeo. Una storia, quella dei biancorossi, che parla di identità e di una strenua lotta per mantenerla, di vittorie e di sconfitte. Il tutto in nome dei Paesi Baschi, di cui Bilbao è la città più popolosa.

Tanto è grande l’identità basca che il club ha una politica societaria tra le più restrittive al mondo. Il tesseramento è permesso solo a calciatori che siano baschi o di origini basche (indipendentemente che si parli di Paesi Baschi spagnoli o francesi).

Il referendum

Nel corso dei decenni si è posto un quesito: è giusto continuare con questa politica? I tifosi si sono espressi al riguardo con un referendum nel 2010, giusto una decina di anni fa. E il risultato non poteva essere più chiaro: il 93% ha confermato la volontà di continuare a schierare solo calciatori “fatti in casa”. Per quello che riguarda gli “oriundi”, un 57% dei supporter ha accettato che vengano tesserati, a patto però che la discendenza non sia troppo lontana.

A volte, infatti, dei nonni baschi non bastano. È il caso di Gonzalo Higuain, che è stato accostato all’Athletic Club nelle ultime settimane, salvo ricevere un secco no proprio dai rappresentanti della squadra biancorossa. Il suo acquisto non sarebbe in linea con i parametri della società, perché non è nato nei Paesi Baschi e non si è formato in un club locale.

A differenza di un altro sudamericano celebre da quelle parti, Fernando Amorebieta. Pur essendo nato in Venezuela e nonostante abbia rappresentato la Vinotinto a livello internazionale, il difensore è tornato nei Paesi Baschi, terra d’origine di suo padre, ed è cresciuto calcisticamente nel Collegio San Miguel de Yurreta, guadagnandosi così la chiamata dell’Athletic Club. L’unica eccezione alla regola è per gli allenatori. Spesso e volentieri, i grandi condottieri biancorossi sono stati degli stranieri.

E altrettanto spesso, si sono innamorati della città e del club, come nel caso dell’argentino Marcelo Bielsa.

Dunque, non tutti possono diventare Leones e giocare nella Catedral. Altri due punti che sottolineano il legame storico e culturale dell’Athletic Club con la città di Bilbao e con i Paesi Baschi. Il leggendario stadio del club, da poco ricostruito a pochi passi dalla sua incarnazione precedente, prende il nome dalla chiesa di San Mamés (Mamete di Cesarea), martire cristiano che ha trovato la morte sbranato proprio dai leoni.

E siccome per molti anni dopo la costruzione dell’impianto la città non ha avuto una vera e propria cattedrale, gli abitanti hanno sempre considerato lo stadio del loro Athletic come la vera chiesa principale di Bilbao: il San Mamés ospiterà le tre gare del girone della Spagna ad EURO 2020!

Valore aggiunto o problema?

Nel calcio attuale viene da pensare che la politica bascofila dell’Athletic possa rappresentare più una criticità che un punto di forza. Del resto, la globalizzazione ha trascinato anche il pallone in una nuova era e non è più semplice trovare calciatori di valore nel vivaio locale. Ciò nonostante, sia l’Athletic che la Real Sociedad (che però tessera anche spagnoli non baschi e stranieri) continuano a produrre calciatori di qualità.

E la storia dei biancorossi, colori scelti in onore del Sunderland, racconta che ci sono stati molti momenti in cui l’orgoglio basco ha saputo avere la meglio sui grandi club della Castiglia e della Catalogna. Una storia che parte, anzi, arriva, dalle navi inglesi che si fermano nel porto cittadino. Assieme ai marinai, arriva il gioco del calcio e a due anni dall’inizio del Novecento nasce l’Athletic Club, che si può ben configurare come la prima super potenza del calcio spagnolo. 

Quando nel 1928 nasce la Liga, l’Athletic è, infatti, subito tra i grandi protagonisti del neonato campionato, dopo aver a lungo dominato le competizioni locali basche e, soprattutto, la Coppa di Spagna, sollevata nove volte tra il 1901, anno di nascita del torneo, e, appunto, il 1928.

Gli anni che vanno dall’esordio in Liga alla guerra civile spagnola sono decisamente fruttuosi: quattro titoli di campioni di Spagna, due secondi posti e altre quattro Coppe del Re (anzi, della Repubblica) in bacheca, tutte consecutive. Il campionato riprende nel 1938 e tre anni dopo l’Athletic perde il suo nome, modificato in Atlético de Bilbao visto il divieto di usare termini stranieri.

Non che questo impedisca ai biancorossi di continuare a vincere. Fino al 1960 arrivano altre sette coppe nazionali (che ora si chiamano Copa del Generalissimo) e altri due campionati, con quello 1955/56 vinto davanti al Real Madrid pigliatutto di Alfredo Di Stefano.

Da quel momento in poi, la crescita esponenziale e mondiale del calcio ha creato qualche problema all’Athletic, che nel frattempo è tornato a chiamarsi con il suo nome alla fine della dittatura. Negli ultimi sessant’anni la bacheca è stata riempita sporadicamente, anche se ci sono state eccezioni importanti.

Negli anni Ottanta, mentre il Barcellona schiera Maradona e Schuster e il Real ha Camacho, Sanchis e un giovane Butragueño, i Leones vincono due campionati consecutivi (1982/83 e 1983/84) e nella seconda stagione ottengono il double per quella che è la ventitreesima e finora ultima Coppa di Spagna del club, che è secondo dietro solo al Barcellona (30) per vittorie nella competizione.

Sempre, ovviamente, in attesa di vedere, anche per i pronostici scommesse come finirà, dopo aver eliminato il Barcellona ai quarti con una rete di Inaki Williams in pieno recupero, il derby contro la Real Sociedad, nell’edizione 2019/20. Un match talmente importante per tutta la comunità basca che i due club hanno deciso di rinunciare al posto nelle coppe offerto dalla vittoria pur di rimandarlo a quando si potrà giocare con le tifoserie sugli spalti.

Insomma, nonostante la modernità faccia (involontariamente) di tutto per distruggere le tradizioni che rendono l’Athletic Club un club leggendario, dalle parti del San Mamés, ristrutturato con successo nel 2013, si continua a combattere in nome dell’orgoglio basco.

Un marchio distintivo, che ha portato anche alla nazionale spagnola (che pure rappresenta il potere centrale, poco apprezzato come dimostrano i fischi all’inno nazionale quando si gioca la finale di Copa del Rey) campioni del mondo e d’Europa come Javi Martinez o Llorente, o icone del calcio iberico come Rafael “Pichichi” Moreno Aranzadi, a cui è dedicato il titolo capocannonieri della Liga, Telmo Zarra, per sei volte massimo goleador del campionato, Julen Guerrero o Joseba Exteberria.

Tutte dimostrazioni che nel calcio vincere conta, ma fino a un certo punto. E che in un minuscolo angolo di mondo, affacciato sul golfo di Biscaglia, c’è ancora modo di vedere le cose in maniera diversa…

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Alvaro Barrientos (AP Photo).

May 23, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Da sempre il mondo delle quattro ruote è caratterizzato da storie di piloti che hanno “pagato” per poter correre in Formula Uno. E’ successo anche a Niki Lauda, ai tempi della Ferrari, come ben descritto nel film “Rush” del regista americano Ron Howard. In alternativa, come spesso avviene (da oltre un ventennio) nel Circus, è essenziale procurarsi uno sponsor, meglio se lo stesso diventa partner della scuderia.

E’ quanto potrebbe succedere proprio a Carlos Sainz Jr. (papà Carlos, conosciuto nell’ambiente dei rally come “El Matador”, ha vinto 2 mondiali rally) nuova guida della Ferrari nella prossima stagione (2021). 
Il pilota madrileno, cresciuto all’interno del programma “Red Bull Junior team” (con l’obbligo di guadagnarsi il rinnovo al termine di ogni stagione), adesso sogna il debutto con la “rossa” di Maranello. Come tutti i driver di talento ha iniziato nei kart, nella tradizionale classe “KF3”, conquistando il campionato Asia-Pacifico (2008) o ancora la Coppa Kart Monaco, nell’anno successivo (2009).

Carlos e la Estrella

Nel 2015 ha conquistato il titolo Formula Renault 3.5, prima di approdare in GP3. Poi il salto in Formula Uno. In appena 5 stagioni ha corso per 3 diversi team: Toro Rosso, Renault e, nell’ultima stagione, McLaren. Nei primi 5 anni di F.1 ha guadagnato complessivamente più di 10 milioni di euro.
Il 25enne campione madrileno, da diversi anni, è supportato dalla birra “Estrella Galicia 0.0%” (fondata nel 1906 è oggi di proprietà della Hijos de Rivera Brewery)
 
L’azienda galiziana sponsorizza nel mondo dello sport il Deportivo (Segunda Division) e il Celta Vigo (Primera Division), oltre alla squadra di basket dell’Obradoiro. Ma la sponsorship “individuale” più rinomata è quella che la lega al 5 volte campione ed assoluto favorito per le scommesse MotoGp Marc Màrquez. In Spagna la popolare birra analcolica si affida al volto del centauro iridato e a quello di Carlos Sainz Jr. 

Il figlio del “Matador” riceverà,, dalla scuderia di Maranello un assegno del valore di 7 milioni di euro annui per due stagioni (2021 e 2022), senza considerare i premi (si stima che possa superare gli 8 milioni stagionali). Un bel salto di qualità rispetto ai 3,67 milioni pagati dal team McLaren. 

Ci sono delle analogie tra Fernando Alonso (altro pilota iberico della Ferrari) e Carlos Sainz Jr., ma è chiaro che il primo è arrivato in Ferrari da campione titolato (due mondiali vinti nel 2005 e 2006 con il team Renaut), il secondo, pur avendo un grande talento, deve invece dimostrare il suo valore su una monoposto più competitiva. 

All’epoca Alonso fu sostenuto, nel “sogno” Ferrari, da Banco Santander (poi diventato partner della scuderia italiana). Il possibile abbinamento Estrella Galicia-Ferrari è tutto da studiare a tavolino (attualmente il settore merceologico in esame non è coperto da altre realtà della “rossa”). E’ assolutamente possibile però che il giovane driver di Madrid possa attrarre nuovi investitori iberici.

Sainz Jr. e Alonso sono molto legati da una profonda amicizia. La scelta di debuttare in F.1, infatti è stata sostenuta e seguita proprio dall’ex pilota Ferrari. Gli addetti ai lavori hanno valutato positivamente l’arrivo di Sainz Jr. alla “corte” della scuderia emiliana. Il figlio di Carlos Sainz non è un fenomeno naturale come Charles Leclerc (talento appena 22enne) o Max Verstappen, ma è un pilota con un’attenzione ai dettagli quasi maniacale (nell’ambiente molti lo paragonano a Niki Lauda).

Oltre a ciò collabora costantemente con i tecnici per migliorare l’assetto della monoposto e ha una capacità unica di “leggere” la gara (come nel caso del cambio gomme). Non è veloce come il compagno Leclerc nelle qualifiche, ma è pericolosissimo nei primi giri di ogni grand prix. 

Il "break even"

Già nel primo anno di F.1 con il team Ferrari, si prevede che Sainz Jr. possa raggiungere il “break even” rispetto alle spese sostenute fino ad oggi. 
Il suo primo anno nel campionato spagnolo “kart” gli è costato tra i 20 e 30 mila euro, mentre nella “GP3” ha corso investendo tra i 750mila e il milione di euro (ancora più oneroso l’impegno nella F2: tra 1,2 e oltre 2,0 milioni di euro a stagione).

Si stima che, prima di debuttare in F.1, un pilota di talento (come nel caso del giovane driver di Madrid) possa spendere anche più di 6-6.5 milioni di euro. Investimenti possibili solo grazie al supporto della famiglia (il padre lo ha sostenuto in tutti i diversi momenti della carriera) e delle aziende sponsor. 

*Il testo dell'articolo è stato curato da Marcel Vulpis, direttore di SportEconomy; l'immagine di apertura è di Manu Fernandez (AP Photo).

May 23, 2020

Di 888sport

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The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

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I riflettori illuminano il palcoscenico del calcio professionistico, attirando l’attenzione su gran parte dei protagonisti: giocatori, tecnici, dirigenti, fin anche massaggiatori. Ma c’è una figura che spesso appare invisibile, schermata dall’importanza del mister: l’allenatore in seconda. La storia del football è piena di questi uomini invisibili che risultano essere spesso decisivi per le sorti della squadra, ma che cadono spesso nel dimenticatoio.

Il nome di Peter Taylor in Inghilterra è leggendario e non potrebbe essere altrimenti. C’è una statua che lo raffigura nella Contea di Nottingham accanto a Brian Clough. E’ un omaggio del Derby County alla memorabile coppia che portò i Rams al titolo d’Inghilterra dopo aver vinto il campionato di Seconda Divisione. Quella del Baseball Ground è la prima delle due imprese che caratterizzò la carriera dei due amici.

La fruttuosa collaborazione professionale si infranse sulla bianca scogliera di Dover - a Brighton - dove i due scelsero di percorrere strade diverse. Si erano conosciuti a Middlesbrough - da giocatori - su un campo di calcio; Taylor era il portiere, Clough giocava come centravanti. Erano complementari, e lo sarebbero stati anche in panchina. Il film “Il maledetto United” narra in maniera sublime la loro  separazione e la successiva riappacificazione: l’esperienza di Clough sulla panchina del Leeds durò soltanto 44 giorni, ma i due seppero riconciliarsi, trovando riscatto nella foresta di Nottingham.

Questa, più che a una storia di calcio, somiglia alla favola di Robin Hood; rubare ai ricchi per donare ai poveri. Ed è quello che fanno Clough e Taylor alla guida del Forest; promozione in Prima Divisione nel 1977, vittoria del titolo di Campione d’Inghilterra nel 1978, vittoria della Coppa dei Campioni contro il Malmöe nel 1979 e nuovo successo in Coppa dei Campioni contro l’Amburgo nel 1980. Tra le due coppe, c’è anche il trionfo in Supercoppa Europea contro il Barcellona. What's else?

Kidd, meglio da assistente

La Terra di Albione è ricca di queste storie, e quella che stiamo per raccontare è contemporanea. Il nome di Brian Kidd è molto famoso tra gli addetti ai lavori, poco noto, invece, tra i calciofili meno preparati. La sua carriera da allenatore fa seguito a quella da giocatore, un percorso virtuoso trascorso con le maglie del Manchester United, dell’Arsenal, del City e dell’Everton.

Appesi gli scarpini al chiodo inizia a collaborare con Alex Ferguson. Il tecnico scozzese non è ancora stato nominato “Sir”: quando accadrà, gran parte del suo cammino professionale lo avrà percorso insieme a Brian Kidd. L’assistente di Ferguson proverà a mettersi in proprio nel 1998, ma ci sono tecnici nati per fare l’allenatore in seconda, e Kidd è uno di questi: prende il treno in corsa - la stagione è già compromessa - e si conclude con la retrocessione del Blackburn Rovers.

Tornato in seconda linea, Brian Kidd nel 2009 arriva al Manchester City come assistant coach. E vince tutto, tranne la Champions League: ha vinto titoli con Roberto Mancini e con il cileno Manuel Pellegrini. Ha continuato a ricoprire il ruolo di allenatore in seconda anche con l’arrivo di Pep Guardiola. E anche qui, i titoli non sono mancati.

Una figura simile, per quanto riguarda la Liga spagnola, è quella di Carlos Rexach, ex giocatore del Barcellona e assistente di Johan Cruijff nel Dream Team catalano. Anche qui, il connubio vincente nasce in campo; l’intesa non manca, Rexach è un discreto attaccante catalano, e quando nel 1973 si ritrova al fianco del giocatore più forte al mondo, non può che esserne felice: Johann Cruijff sbarca sul pianeta Barça, niente sarà più come prima.

Rexach e Cruijff giocano insieme per cinque anni, poi il Profeta del gol decide che la sua esperienza in Catalogna può finire lì, anche perché i dirigenti hanno deciso nuovamente di allontanare Rinus Michels, che per Johann Cruijff è come un padre. Cruijff sa che quello è solo un arrivederci, sa bene che tornerà in quel posto, e che scriverà in bella calligrafia altre pagine di storia.

Quando l’olandese riappare sulla porta dello spogliatoio del Non Camp, Rexach è lì: dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, è rimasto nei quadri tecnici del Barcellona; nella stagione 1987-88 ha affiancato Luis Aragones sulla panchina della prima squadra, e ha chiuso la stagione come primo allenatore. Durante l’estate sbocciano i tulipani ed i bonus scommesse: l’Olanda vince l’Europeo, Cruijff torna a Barcellona.

Negli otto anni alla guida degli azulgrana i catalani vincono per quattro anni consecutivi la Liga, una coppa delle Coppe e la prima storica Coppa dei Campioni, battendo in finale la Sampdoria di Mancini e Vialli. Rexach ha legato la sua lunga carriera di assistente al Barcellona fino al 1996 - quando - il nuovo tecnico Bobby Robson decise di estrometterlo dall’incarico per affidare il ruolo di assistant coach a un giovanissimo Josè Mourinho: cose che capitano, se hai davanti a te uno Special One.

Nel prossimo articolo, racconteremo le meravigliose storie di vita, ancor prima che professionali, di Narciso Pezzotti, El Mono Burgos, Italo Galbiati e Luca Gotti: uno su mille ce la fa!


*L'immagine di apertura dell'articolo è di Cesar Rangel (AP Photo).

May 22, 2020

Di Simone Pieretti

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Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

Simone Pieretti
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Ogni scommettitore che si rispetti deve lasciarsi guidare dalla propria passione, cercando così di modificare l'eventuale puntata a seconda dell'andamento della gara e delle proprie sensazioni. Scommettere, alla fine, è un po' come partecipare in modo intrinseco alla gara in corso. Quale miglior modo, dunque, che usare la propria passione per lo sport per effettuare le giuste puntate facendo leva sull'atmosfera del gioco in tempo reale?

Questo discorso vale per i più grandi tornei di calcio, le corse di Formula 1 o le partite di tennis in tempo reale che si seguono attraverso i principali siti di betting o di streaming online. Non c'è da stupirsi, dunque, se i grandi appassionati degli sport più importanti al mondo siano degli habitué delle scommesse live dedicate alle rispettive discipline: ogni evento presenta diverse caratteristiche di studio e di sviluppo, il che obbliga coloro che amano scommettere a dover tenere in considerazione una serie di dinamiche a seconda dello sport sul quale intendono puntare.

Andiamo a vedere dunque quali sono i metodi e i fattori da tenere in considerazione per effettuare le migliori scommesse live.

Come effettuare le scommesse live

Nel contesto attuale, è possibile avere un palinsesto di scommesse live davvero ampio e sempre in aggiornamento. Oltre alle migliori tecniche per riuscire ad avere successo in questo campo, ossia quelle che prevedono di informarsi in maniera esaustiva sulle tendenze di atleti e squadre prese in considerazione, è importante conoscere tutte le tipologie di scommesse contemplate dagli eventi live.

Prendendo come punto di riferimento le scommesse sul calcio, lo sport più popolare in assoluto, proponiamo di seguito le opzioni di puntate live, ovvero le scommesse piazzabili ad evento in corso.


•    1x2: si tratta della puntata più classica. Il giocatore deve scegliere se vincerà una squadra in particolare o se il match finirà in pareggio.
•    Risultato esatto: il nome dice tutto! Si gioca quando si intende guadagnare di più, indovinando il risultato esatto della partita in questione.
•    Under / Over: si punta su un numero totale di goal che sia inferiore o superiore a 2,5 per partita. Si tratta di un'alternativa piuttosto buona quando non si vuole rischiare con il risultato preciso dell'incontro stesso.
•    Goal / No Goal: si effettua puntando sulla realizzazione o meno di una o più reti. È una delle scommesse più rischiose: nel caso lo scommettitore puntasse sul "No Goal", l'esito della puntata potrebbe cambiare in un solo momento.
•    Somma goal: si tratta di una puntata sul numero esatto di reti totali che saranno segnate da entrambe le squadre durante l'evento.
•    Primo tempo / Secondo tempo: in questo caso, si punta a un risultato alla fine dei primi 45' e si può confermare o modificare lo stesso alla fine del secondo tempo.

In generale, è chiaro che sarà fondamentale, per chi intende scommettere, tracciare un'adeguata strategia personale da seguire nel medio-lungo periodo in modo da poter far leva sulle proprie conoscenze ma anche sui trend di una squadra chiamata spesso in causa.

2012, l'Atletico segna per primo a Barcellona che poi rimonta alla grande!

Scommesse Live Last Minute

Uno dei metodi più utilizzati per usare al meglio le scommesse online, secondo gli esperti, è sicuramente la tecnica "last minute". Come spiega il nome stesso, questa strategia prevede infatti di attendere le battute finali di una partita, dato che al termine della stessa le quote sono sempre più alte poiché rimane poco tempo di gara.

Puntare ad esempio sul prossimo goal o sull'Over o l'Under, sempre ovviamente a seconda di come sta andando la partita, è dunque un automatico esercizio d'istinto e di abilità nell'intendere ciò che sta per accadere. Del resto, così come accade proprio durante le vere partite, è nei momenti finali che un risultato assume più o meno importanza.

Trucchi per le scommesse live

Calcio


Nel video, i migliori goal all'ultimo minuto

Una delle strategie per le scommesse live, specialmente relativamente al calcio, consiste nel saper sfruttare i momenti salienti della partita, sia all'inizio o alla fine, come menzionato in precedenza.


•    Uno dei trucchi più classici è senza dubbio quello di cambiare la puntata durante l'incontro in corso nel momento in cui, ad esempio, una delle due squadre perda un giocatore per espulsione oppure per infortunio. Questo aumenta le probabilità di vittoria dell'altra squadra e di conseguenza ne diminuisce la quota di vincita rispetto a quanto pubblicato prima del match. In questo modo si riducono sia i rischi e al contempo si aumenta la quota sulla quale si decide di scommettere in tempo reale.


•    La seconda tecnica è invece volta ad aumentare l’affidabilità delle puntate in diretta e ridurre al minimo il fattore casuale. In questo caso si può puntare su una delle scommesse più convenienti, ossia quella della soglia totale di goal messi a segno da superare nel match giocato.

A livello statistico, infatti, è più facile indovinare la somma goal rispetto al risultato del match in questione, il che aumenta così le probabilità di indovinare più pronostici, sebbene l'importo sia minore rispetto alla puntata classica 1x2. In questo modo, però, la puntata globale sarà più affidabile e lo scommettitore avrà più possibilità di vincere in caso di un sistema di scommessa multipla.

Altri sport

La Mercedes di Bottas in Spagna!

Va ricordato che le indicazioni sopra menzionate si riferiscono principalmente al calcio perché in questo sport un goal è un evento poco frequente e, oltre a dare vita a una serie di record, tende a cambiare l'andamento di un incontro in maniera molto più netta e determinante.

In sport come il basket o il volley, dove i punteggi sono diversi, spesso molto più alti e l'azione di gioco è decisamente più intensa, il discorso è chiaramente diverso. Lo stesso succede per le scommesse live su eventi di Formula 1 e MotoGP: in questo caso, le sorprese nel contesto di una giocata in tempo reale sono rappresentate principalmente dai sorpassi o dai giri veloci, motivo per cui chi ci punta deve stare molto attento anche ai tempi registrati durante la gara in corso.

Per quanto riguarda il tennis, invece, è molto importante conoscere lo stato di forma di ogni giocatore al momento dell'incontro in questione, oltre ovviamente alla superficie sulla quale si gioca la partita o il torneo sul quale si intende puntare.

In generale, per puntare in maniera efficace e redditizia sugli eventi live bisogna non solo conoscere per bene il background delle competizioni in sé, quanto, e forse soprattutto, riuscire a mantenere la calma e il sangue freddo per effettuare puntate in modo concreto e senza mai esagerare.

È infatti inutile lasciarsi ingolosire da risultati troppo ovvi, soprattutto all'inizio dell'evento scelto. Meglio attendere gli sviluppi e cercare di essere risoluti al momento giusto, usando così in modo più concreto la cifra messa a disposizione per la giocata desiderata.

Dinamiche dei vari sport


Sia per quanto riguarda il calcio sia se parliamo di altri sport molto popolari, le scommesse online disponibili continuamente offrono un'enorme varietà di puntate. Tuttavia, chi vuole iniziare ad addentrarsi con criterio nel mondo delle scommesse live deve essere consapevole di una dinamica sempre valida, ossia quella dello stato di forma degli sportivi chiamati in causa, specialmente per quanto riguarda quegli sport dove lo sforzo umano è fondamentale, come ad esempio il calcio, il basket e il tennis, tra i più amati in assoluto.

Se parliamo invece di Formula 1 e MotoGP, ovvero gli sport dove i motori la fanno da padrone, allora le dinamiche da tenere in considerazione sono diverse: la scuderia, il team di preparazione atletica, ma anche i finanziamenti ricevuti per migliorare la moto o la vettura in questione diventano infatti dei fattori chiave.

Mentre, per quanto riguarda gli sport di squadra, in cui non si tratta di un solo individuo, ma spesso di un team di sportivi e sportive, ognuno con le proprie caratteristiche e personalità diverse, va detto che i pronostici possono subire variazioni dell'ultimo minuto per via degli infortuni dei migliori giocatori, i quali sono spesso essenziali per la propria squadra, per non parlare delle sanzioni, nonché delle espulsioni nel calcio e nel basket dopo il quinto fallo, le quali privano le squadre di alcuni dei loro migliori giocatori e possono così alterare l'andamento dell'incontro. 

In questo contesto di giocate veloci e rapide di pensiero, il calcio è lo sport più aleatorio in assoluto, come dimostrano grandi e storiche partite come ad esempio la finale di Champions League del 1999 tra Manchester United e Bayern Monaco, vinta per 2-1 dagli inglesi in rimonta con due goal nel finale di partita. Per ragioni come queste, le scommesse e quote per il calcio sono spesso un esercizio dedicato ai grandi esperti delle dinamiche di questo sport.

La delusione di Stefen Effenberg

In definitiva, si tratti di calcio, Formula 1 o tennis, gli appassionati delle scommesse live devono non solo conoscere bene le dinamiche di ogni sport o campionato in questione, ma principalmente puntare sul loro istinto e sulla loro passione di effettuare scommesse live, pensando bene prima di realizzare la puntata ma anche lasciandosi trascinare dall'intuizione del momento. 

*Le immagini dell'articolo, tutte distribuite da AP Photo, sono, in ordine di pubblicazione  di Camay Sungu, Manu Fernandez, Joan Monfort  e Camay Sungu.

 

May 20, 2020

Di 888sport

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The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

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