L'Italia non era mai stata una nazione in grado di produrre tantissimi campioni in uno sport come il tennis, sia per tradizione sia per investimenti nelle strutture. Tuttavia dagli anni '70 in poi, ossia in piena era Open e a partire dall'istituzione della classifica a punti ufficiale dell' ATP che oggi il nostro Jannik Sinner scala in continuazione, sono stati vari i tennisti azzurri capaci di farsi notare per uno o più exploit a livello internazionale.

Andiamo a vedere quali sono stati i migliori tennisti italiani della storia.

Nicola Pietrangeli e la Davis in Cile

Adriano Panatta vincitore di uno Slam

Corrado Barazzutti stoffa da capitano

Gaudenzi, talento incompiuto?

La classe di Fabio Fognini

Berrettini che finale a Wimbledon!

Consulta quotidianamente la analisi del nostro blog per i pronostici tennis

I quattro successi di Sinner, classe 2001, bis a Sofia, dopo la vittoriosa finale tutta azzurra contro Travaglia, "rischiano" seriamente di scrivere una storia diversa per il futuro!

Il rovescio di Sinner

Pietrangeli, il capostipite dei tennisti italiani

Nato nel 1933 a Tunisi, Nicola Pietrangeli sarebbe stato il primo tennista italiano a far parlare di sé. Per molti si tratta del più grande tennista tricolore di sempre, visti anche i suoi trionfi di rilievo come i due Roland Garros vinti di seguito nel 1959 e nel 1960, oltre all'impresa sfiorata nella semifinale di Wimbledon 1960 quando perse solo al quinto set con il fenomenale Rod Laver.

Dotato di un talento fuori dal comune ma conosciuto anche come un uomo che amasse godersi la vita, è stato lui il capitano dell'Italia che nel 1976 si aggiudicò la Coppa Davis in Cile contro i padroni di casa sudamericani nonostante la nostra rappresentanza non partisse con i favori delle scommesse e quote per il tennis, soprattutto quelle per il vincitore finale del torneo.

Da giocatore ottenne dei successi mai più ripetuti dai migliori tennisti italiani. Il pioniere assoluto al quale è inoltre stato intitolato il vecchio campo centrale del Foro Italico di Roma è stato uno dei grandi tennisti della sua epoca, spiccando tra i favoriti delle scommesse dell'epoca soprattutto per quanto riguarda i tornei su terra rossa, come il torneo romano, nel quale si impose in due occasioni.

Panatta, il vincitore

Se si parla di tennis in Italia, il nome di Adriano Panatta è sicuramente il più altisonante.

Si tratta, infatti, dell'unico italiano ad aver vinto un torneo del Grande Slam in era Open.

Il suo trionfo al Roland Garros nell'edizione del 1976, lo stesso anno nel quale si proclamò campione del mondo con la nazionale italiana in Coppa Davis, è stato senza dubbio la ciliegina sulla torta di un tennista eccezionale che con il suo gioco rese l'Italia una delle grandi potenze del tennis mondiale relativamente alle scommesse sulla Coppa Davis, entrando di diritto nel novero dei migliori tennisti italiani di sempre.
 


Nel video, gli scambi finali del Roland Garros del 1976, Panatta-Solomon.

A suo agio principalmente sulla terra rossa, il terreno preferito da quasi tutti gli italiani e sul quale i pronostici delle quote delle scommesse sugli azzurri sono spesso a favore, il romano avrebbe ottenuto un buon risultato a Wimbledon 1979, quando arrivò ai quarti di finale. 

Come personaggio del tennis italiano, Panatta è stato unico sia per lo stile tecnico di gioco sia per il carisma, tratto che lo avrebbero poi fatto anche capitano di un'Italia che nella seconda metà degli anni '90 avrebbe ottenuto buonissimi risultati in quella Coppa Davis a lui tanto cara e mai più alzata al cielo dagli azzurri dopo la vittoria di Santiago del Cile. 
 

Le imprese di Barazzutti


Un altro grande protagonista della vittoria della Coppa Davis del 1976 fu Corrado Barazzutti, nato ad Udine nel 1953 e ancora giovanissimo all'epoca del memorabile successo. Dotato di grande velocità nei colpi e di un'energia straripante, il friulano fu fondamentale nella vittoria finale grazie al vantaggio ottenuto nel primo match della finalissima di Santiago per 3 set a 1 contro il padrone di casa Jaime Fillol. 

In seguito, Barazzutti si sarebbe distinto come uno dei migliori tennisti italiani di sempre realizzando grandi cavalcate come al Roland Garros e agli US Open, tornei nei quali arrivò in semifinale. Sebbene non abbia vinto nessun Grande Slam, il friulano è stato l'unico italiano ad essersi spinto così avanti in questo tipo di tornei, il che gli conferisce una distinzione non da poco.

Negli annali rimarrà la finale raggiunta nel 1977 a Montecarlo, uno dei tornei più prestigiosi al di là degli Slam, nella quale perse con onore contro uno straripante Bjorn Borg.

Il suo ruolo da capitano della nazionale femminile nella Fed Cup lo ha visto trionfare in ben quattro occasioni dal 2009 al 2013, un record assoluto a questi livelli. Dal suo esempio sono emersi altri tennisti di rilievo in Italia, nonostante il ricambio generazione abbia tardato ad arrivare.

Gaudenzi, classe assoluta tra i migliori

Nella foto Andrea Gaudenzi
 

Uno dei migliori tennisti italiani in assoluto è stato Andrea Gaudenzi, nato a Faenza nel 1973 ed esploso a metà degli anni '90, quando a parte gli esempi di Camporese e Cané non vi erano altri esponenti di un certo livello del tennis nostrano. Il romagnolo fu senza dubbio una delle grandi sorprese di quell'epoca, arrivando anche al numero 18 della classifica mondiale attraverso una serie di prestazioni di livello assoluto contro i migliori giocatori del momento ma anche dei tennisti italiani. Campione del mondo juniors del Roland Garros e degli US Open, fu da subito riconosciuto per il suo stile di gioco virtuoso e bello da vedere e spiccò da subito come uno dei giovani tennisti italiani e tra i più indicati a vincere i tornei giovanili dalle quote delle

Una delle sue più grandi imprese è stata senza dubbio quella di aver portato l'Italia in finale di Coppa Davis del 1998, quando dovette ritirarsi durante un incontro cruciale contro Magnus Norman al quinto set per uno strappo al tendine della spalla quando il punteggio era di 6-6 al quinto set. 

Indimenticabile poi il match di Parigi nel 2002 contro Pete Sampras quando al primo turno il faentino riuscì a battere l'ex numero 1 del mondo in uno dei suoi migliori match di sempre. In quell'occasione sarebbe stato poi battuto nei turni successivi dal futuro campione del Roland Garros 2002 Albert Costa.

Vincitore di solamente tre tornei ATP, Gaudenzi si è sempre distinto per il suo attaccamento alla maglia dell'Italia, difesa con onore in Coppa Davis, trofeo dove ha portato a casa grandi vittorie per il tennis italiano: ricordiamo su tutte quella sul francese Pioline nel 1996 e quella in doppio insieme a Diego Nargiso contro la Russia nello stesso anno. 
 

Fognini, talento puro
Il talento di Fognini!

Negli ultimi anni, tuttavia, sembra essersi mosso qualcosa nel tennis all'italiana, con un nuovo movimento di talenti capitanato da Fabio Fognini, tennista nato a Sanremo nel 1987 e diventato professionista nel 2002. Dotato di un talento puro che lo rende uno dei tennisti italiani e internazionali più forti sulla terra rossa e una scelta sicura per chi segue le scommesse sul tennis, si è imposto tardi nei grandi palcoscenici, vincendo infatti il torneo di Montecarlo, il più prestigioso del suo palmarés, solamente nel 2019, ossia a 32 anni.


Nel video tratto dalla pagina YouTube di Tennis Tv, alcuni dei migliori colpi di Fognini nel 2018

I suoi colpi, però, riflettono il talento puro e assoluto di un campione che è arrivato al numero 7 della classifica del doppio e al numero 9 del ranking in singolare. Il suo miglior piazzamento ottenuto in un torneo del Grande Slam sono i quarti al Roland Garros. La carriera di Fognini si è distinta per le grandi soddisfazioni in doppio insieme al compatriota Simone Bolelli, con il quale ha vinto ben tre tornei ATP tra cui spicca l'Australian Open del 2015, l'unico torneo del Grande Slam che ha visto trionfare dei rappresentati italiani nell'era Open.

Non è sbagliato affermare, dunque, che la coppia Fognini - Bolelli sia stata spesso una garanzia per coloro che amano puntare sulle scommesse relative al doppio nel tennis mondiale.

Berrettini, la speranza del futuro


Nato negli anni '90, il tennista del presente e del futuro dell'Italia è sicuramente Matteo Berrettini, protagonista di una serie di exploit negli ultimi mesi confermati anche dalla sua costante presenza tra i favoriti secondo le scommesse sportive di 888 sport per i tornei del Master. 

Matteo Berrettini

Nato a Roma nel 1996, Berrettini è stato l'ultimo azzurro ad approdare alle semifinali di un torneo del Grande Slam, più esattamente lo US Open del 2019, oltre che l'ultimo italiano a qualificarsi al torneo delle finali del Master dell'anno scorso dopo aver raggiunto in extremis l'ottavo posto del ranking ATP, traguardo mai raggiunto nemmeno da Fognini e diventando di fatto il miglior tennista italiano della stagione. 

Si è imposto tra i migliori giovani tennisti in circolazione ed è riuscito anche a portare a casa una vittoria insperata nelle Finals contro il più quotato Dominic Thiem, ottenendo così un trionfo mai raggiunto da nessun altro italiano. Altro primato clamoroso per un tennista azzurro è la finale meravigliosa giocata a Wimbledon nel 2021.

Dall'alto dei suoi 1,96 metri di altezza per 95 kg, il tennista romano fa della potenza e della tecnica i suoi punti di forza, il che lo rende un giocatore sul quale si può puntare per il numero di ace, vista la capacità al servizio, come testimoniano i 200 km orari raggiunti con questo colpo. Con Sinner, la speranza dell'Italia per il futuro è senza dubbio lui, che punterà presto a sorprendere in Coppa Davis e anche alle Olimpiadi dell'anno prossimo.
 
Il tennis italiano, sebbene non abbia la visibilità del calcio o di altri sport, guarda dunque con fiducia al futuro dopo un passato fatto di pochi ma eccellenti atleti che hanno onorato il tricolore nel mondo. 

*Le immagini dell'articolo sono tutte distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 20 maggio 2020.

November 3, 2021

Di 888sport

888sport
Body

The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

888sport
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off


Il basket è senza dubbio uno degli sport più elettrici e dinamici: le partite di pallacanestro si concludono sempre con punteggi piuttosto alti e sono caratterizzate da costanti cambi repentini da un lato all'altro del campo, con i due canestri spesso divisi da pochissimi secondi tra un'azione e l'altra.

 

L'adrenalina che offre questo sport a chi vi gioca e a coloro che lo seguono si riflette anche sulle scommesse sportive disponibili online. Questa guida di 888sport servirà sicuramente ai grandi appassionati della palla a spicchi, una disciplina tra le più seguite nel mondo che fa ogni anno più proseliti soprattutto grazie alle evoluzioni della NBA, il campionato più bello e spettacolare del mondo..

L'ebbrezza del risultato in bilico


(Nel video i Lakers leggendari)


Di qualsiasi partita di basket o torneo si tratti, è importante sempre monitorare con cognizione di causa lo stato di forma fisica dei principali giocatori di ogni squadra. Ma, al di là di questa base da prendere in considerazione, va ricordato che nel basket il risultato può cambiare continuamente ed essendo tanti i punti possibili da realizzare i colpi di scena sono frequenti.

Chi dispone dunque della passione per questo gioco deve usare la stessa nel momento in cui scommette. Sebbene risulti fondamentale sapere quale sia il trend di risultati di una squadra e il momento di forma fisica dei suoi migliori giocatori, è importante seguire sempre le proprie sensazioni per riuscire a vincere scommettendo minuto dopo minuto, seguendo così anche l'andamento dell'incontro in sé, mischiando in questo modo adrenalina e conoscenze relative proprio al basket e ai suoi migliori interpreti in campo in quel preciso istante. 

Inoltre, visto che nel basket non esiste il pareggio, prima di effettuare la propria puntata occorre sapere in quale squadra ci siano più giocatori in grado di cambiare l'esito dell'incontro con una sola giocata sul finale, ossia i classici campioni per i quali la palla non scotta quando si avvicina il suono della sirena.

Una delle migliori opzioni al giorno d'oggi, ad esempio, è quella di puntare sui Los Angeles Lakers, che contano sul talento di LeBron James, per molti uno dei più grandi giocatori della storia e sempre pronto a prendersi la responsabilità dell'ultimo tiro. Per ultimo, non vanno dimenticati gli infortuni di alcuni atleti, i quali possono condizionare non poco il rendimento degli stessi, soprattutto se non sono più giovanissimi. 

Prima di puntare

Una volta ottenute tutte le principali informazioni riguardo le squadre in gioco, ecco che i pronostici e i consigli per le scommesse sul basket possono risultare più comprensibili al momento di iniziare a partecipare al grande gioco. In primis, tuttavia, bisogna considerare che nel basket i cambi di fronte, anche dal punto di vista del risultato, possono essere più che frequenti e portare dunque a una serie di sorprese in corso d'opera.

Perciò, è necessario partire dal presupposto che la gerarchia delle varie forze presenti difficilmente viene contraddetta nel match in questione e dunque in casi di scontri tra una squadra sulla carta più forte di un'altra solitamente è la prima ad imporsi fin dal principio. A differenza del calcio, sport nel quale i punti messi a segno sono di solito pochi e l'opzione del pareggio è a volte un compromesso per entrambe le squadre, il basket è uno sport dal risultato secco e definito.

È più che normale, dunque, che una squadra di NBA favorita al titolo come ad esempio i Lakers o i Warriors si imponga contro una compagine meno attrezzata come ad esempio i Knicks o i Cavaliers, che non dispongono di roster di primissimo livello. Fatta questa premessa, il suggerimento migliore per iniziare a darsi da fare con scommesse e quote per il basket mondiale è il seguente: puntare principalmente sulle squadre che sono date come favorite dalle quote iniziali. 

Le puntate principali


Nel video i momenti finali di Toronto Raptors vs. Golden State Warriors del 2019
 

Vincente incontro

Come ogni sport di squadra che si rispetti, il basket presenta nel contesto delle scommesse il quadro più ovvio, ovvero quello che prevede la vincitrice di un incontro singolo. Si tratta, in definitiva, di una classica scommessa testa a testa in cui si deve propendere principalmente per una squadra piuttosto che per un'altra.

In questo caso parliamo dunque del pronostico riguardo il vincitore della partita, over time inclusi, il che significa che bisogna indovinare il risultato finale dopo gli eventuali tempi supplementari dettati dal risultato di parità al termine dei quattro quarti di gioco. Ma, anche in questa circostanza, 

Parliamo del pronostico più semplice dato che non prevede calcoli sul margine di punti ed è consigliato principalmente per partite dall'esito incerto, ovvero quando una squadra è solo in parte favorita rispetto all'altra. Una partita sulla quale si poteva puntare in modo secco l'anno scorso è stata senza dubbio la gara numero 6 della finale NBA tra Toronto Raptors e Golden State Warriors, un incontro nel quale i canadesi si sarebbero imposti solo nel finale con uno striminzito 114 a 110 con quattro tiri liberi del fenomeno Leonard. 

Handicap

Questa opzione è una delle più utilizzate nei casi in cui si voglia aumentare il possibile guadagno ma senza rischiare in modo eccessivo.  Si tratta di una possibilità di puntata per alzare la posta in caso di eventi in cui il favorito è assolutamente chiaro e il risultato finale sembra essere praticamente scontato. In questa stagione, ad esempio, un match tra i Los Angeles Lakers e i Minnesota Timberwolves, tra le compagini con il  peggior record in generale, è fin dall'inizio indirizzato alla vittoria della squadra californiana.

Lo scommettitore, dunque, per aumentare il potenziale della propria vincita potrebbe utilizzare l'opzione dell'handicap, cioè una sorta di svantaggio per quanto riguarda il punteggio all'inizio dell'incontro per la squadra favorita dal pronostico. Ad esempio, se la quota fissata dell'handicap è di 8,5 punti e la gara termina con punteggio di 107-99, chi ha scommesso sulla vittoria del club ospitante perderà il suo investimento, dato che il distacco tra le due squadre è inferiore alla quota impostata prima della scommessa. 

Vittoria con scarto minimo


Nel video, Warriors vs. Cavaliers: i momenti salienti del game 7

Quella di cui parleremo di seguito è sicuramente il tipo di scommessa più conosciuta nell’ambito del basket mondiale. Si tratta, riassumendo, di un pronostico riguardo uno scarto di punti maggiore o uguale a 6 che coinvolge la squadra sulla quale si punta. Nel caso in cui lo scarto sia uguale o inferiore a 5 punti il pronostico corretto è invece la X, ossia quella sorta di pareggio che in realtà nel basket non è mai contemplato ai termini del regolamento.

Questo tipo di puntata prevede dunque il segno 1 nel caso in cui siano i padroni di casa ad imporsi con 6 o più punti di vantaggio, il segno 2 nel caso in cui questo vantaggio viene ottenuto dagli ospiti e il segno X quando lo scarto è di 5 o meno punti. Ad esempio di questo tipo di scommessa così intrigante e più studiata possiamo prendere la gara 7 delle finali NBA della stagione 2015-16, quando, come ben indica il video di cui sopra, ad imporsi furono i Cleveland Cavaliers di LeBron James per 93 a 89 sul campo dei Golden State Warriors, il che significa che l'esito della scommessa è stato il 2. 

Questa tipologia di pronostico, dunque, è per molti la più classica in assoluto, dato che prevede la puntata esatta su una delle due squadre. Non a caso si tratta del tipo di scommessa preferito dagli utenti medi, soprattutto durante i momenti più elettrizzanti della stagione, come ad esempio di playoff. In questo periodo della stagione, infatti, essendo impegnate le squadre più forti, il livello medio è simile e dunque i risultati finali vedono spesso uno scarto minimo di punti tra una squadra e l'altra.

D'altronde, spesso i titoli vengono decisi da una semplice giocata o da un tiro da tre allo scadere, sfociando così nell'epica assoluta della giocata tipica del basket. 

Over/Under - Pari/Dispari

È possibile anche fare dei pronostici sul numero di punti realizzati in un singolo match (indipendentemente dall’esito dell’incontro) basandosi sui valori stabiliti dai bookmaker. In questo caso sono disponibili due varianti di scommessa.

Si parla dunque di un pronostico sulla somma di punti segnati dalle due squadre. L'obiettivo è quello di pronosticare un totale di punti predefinito: ad esempio, nel caso di un match finito 110- 112 con un Over fissato a 210,5 la scommessa sarà vincente per chi avrà puntato sull'Over, dato che la somma totale dei punti realizzati da entrambe le squadre sarà superiore al valore di 210,5 punti stabilito prima dell'incontro.

Nel caso dell'opzione Pari/Dispari va indovinato se la somma di punti totale sarà un numero pari o dispari. Ma, attenzione! Prima di effettuare questo tipo di puntata bisogna ricordare che queste due opzioni si basano sui punti realizzati nei tempi regolari, escludendo dunque eventuali tempi supplementari.

In definitiva, seppur il basket sembri essere uno sport abbastanza semplice, per scommetterci sopra è prima necessario studiarne bene le dinamiche, senza lasciarsi prendere troppo dall'entusiasmo. 

*La foto di apertura dell'articolo, distribuita dall'Agenzia AP Photo, e' di Jeff Chiu.

May 20, 2020

Di 888sport

888sport
Body

The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

888sport
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

Negli ultimi anni, sempre più utenti si stanno affacciando all’universo delle scommesse sportive, in particolar modo a quelle inerenti il calcio. Ma quali sono le tipologie di scommesse disponibili e in che modo è preferibile gestire il proprio budget nel gioco? Sono queste le domande a cui oggi cercheremo di dare risposta, nel tentativo di far conoscere il mondo del betting anche ai meno esperti che iniziano a scommettere per puro divertimento.

Quali sono le scommesse “tradizionali”

 

Il nostro viaggio all’interno del mondo delle scommesse partirà da quelle che sono generalmente riconosciute come le giocate "tradizionali". Stiamo parlando di quelle tipologie di scommesse che sono presenti da più tempo su ogni piattaforma di gioco e che, inevitabilmente, sono conosciute anche da coloro i quali non possono essere considerati degli esperti in materia.

Eccone alcune:


•    Esito 1X2: questa opzione permette agli utenti di prevedere quale sarà la squadra che si aggiudicherà l’incontro. Più nello specifico, la giocata sarà un 1 se è prevista una vittoria della squadra che gioca in casa, 2 se invece viene pronosticata la vittoria della squadra che gioca in trasferta, X se invece viene previsto un pareggio.


•    Doppia chance: questa è un’altra tipologia di giocata molto utilizzata ed è disponibile nella modalità IN o OUT. Chi volesse scommettere su questa quota potrebbe abbassare il rischio rispetto alla tradizionale scommessa “Esito 1X2”, permettendo al giocatore di scommettere sulla circostanza che la partita possa terminare con la vittoria della squadra di casa o in un pareggio (1X), o di contro, nella modalità X2, nel pareggio o nella vittoria della compagine che gioca in trasferta. 

Oltre a queste tipologie di giocate volte a prevedere l’esito della partita, ci sono poi le giocate GOAL/NO GOAL o l’OVER/UNDER 2.5 che danno la possibilità agli utenti di pronosticare se entrambe le squadre segneranno o meno un goal e di scommettere su quante reti verranno messe a segno in una determinata partita:


•    GOAL: piazzando questa giocata, l’utente prevede che durante l’arco dei 90 minuti entrambe le compagini metteranno a segno almeno una rete, mentre la giocata NO GOAL, di contro, presuppone che una sola delle compagini o nessuna delle due riuscirà a realizzare una rete.
•    OVER 2.5: il giocatore che decide di scommettere su un OVER 2.5 pronostica che durante la partita verranno messe a segno almeno tre reti. Per meglio intenderci, il risultato di 2-1 o di 3-0 andrà a confermare un OVER 2.5, mentre se la partita dovesse terminare sul risultato 2-0 o 1-1, ecc, l’esito finale sarebbe riconducibile all’interno della categoria UNDER 2.5, in quanto il numero derivante dalla somma dei goal segnati è inferiore a 2,5. 

L'Atletico Madrid festeggia l'Europa League, vinte con un Over 2.5; 3-0, infatti, il risultato finale!

 
Le tipologie di scommesse più recenti
 

Oltre alle scommesse “tradizionali”, negli ultimi tempi stanno prendendo sempre più piede quelle che uniscono diverse tipologie di giocate all’interno delle stessa quota. In questa categoria rientrano sicuramente le scommesse MULTIGOAL e COMBO, sempre più utilizzate ed apprezzate da parte degli utenti in quanto garantiscono agli stessi una buona quota e, di conseguenza, un buon moltiplicatore finale. Andiamo a vederle nel dettaglio: 
 
•    MULTIGOAL: queste scommesse sono molteplici e riservano all’utente la possibilità di prevedere quante reti verranno messe a segno dalla squadra di casa o da quella in trasferta. Per meglio intenderci, la giocata “MULTIGOAL CASA 1-3” permette al giocatore di scommettere sulla circostanza che la squadra di casa realizzerà una quantità di reti che andrà da 1 a 3.

Ne deriva che se la compagine in questione dovesse mettere a segno 2 reti la giocata sarebbe vincente mentre se, al contrario, non dovesse riuscire a segnare nessun goal o a realizzarne ben 4, la stessa sarebbe perdente. La scommessa MULTIGOAL offre la possibilità all’utente di scegliere la propria selezione tra una quantità di opzioni pressoché illimitata. 


•    COMBO: questa scommessa è costituita da diversi eventi che vengono racchiusi all’interno della medesima quota, garantendo una vincita maggiore e molto più interessante rispetto alle giocate tradizionali. Se, ad esempio, l’utente volesse scommettere sulla vittoria della squadra di casa con entrambe le squadre sul tabellino del risultato, basterà scegliere l’opzione COMBO 1+GOAL, anziché limitare la propria giocata al semplice GOAL o al tradizionale “Esito 1X2”. 

Risultato esatto: un’altra tipologia di giocata estremamente interessante ed allettante è sicuramente quella che permette al giocatore di scommettere sul risultato esatto dell’incontro. Dando un’occhiata alle scommesse e quote per il calcio, noteremo come di recente è stata introdotta anche la possibilità di piazzare scommesse live inerenti il risultato esatto dell’incontro e ciò consente agli utenti più coraggiosi di divertirsi e mettere alla prova le proprie capacità d'analisi delle partite puntando su eventi con quote interessanti. 


Nel video, 10 tra i goal più belli di Cristiano Ronaldo!!!


 
Scommettere sul calcio significa studiare le statistiche
 

Ogni giocatore che si rispetti, prima di scommettere, dedica una notevole quantità del proprio tempo allo studio dei dati statistici riguardanti le singole squadre ed i campionati oggetto di giocata. Non possiamo pertanto esimerci dall'analizzare nello specifico quali sono i risultati che nell’ultima stagione si sono verificati con maggiore frequenza nella nostra Serie A, così come nelle serie minori del nostro calcio, panoramica che potrà essere lo spunto di partenza per chi si affaccia al mondo delle scommesse.

Dalla analisi dei numeri emerge con estrema evidenza come anche nella nostra Serie A, sulla scia di quanto avvenuto nella maggior parte degli altri principali campionati europei, il fattore casa non sia più determinante come in passato e come sempre più spesso le squadre che giocano in trasferta riescano a portare a casa i tre punti.

Analizzando le statistiche riguardanti la stagione in corso, possiamo infatti notare come il 40,23% delle gare si sia concluso con una vittoria da parte dei padroni di casa, il 22,65% delle stesse con un pareggio, mentre ben nel 37,10% dei casi la gara si è conclusa con una vittoria da parte della squadra in trasferta. Per quanto riguarda invece la categoria risultati esatti, il risultato più frequente, verificatosi in circa il 12,1% dei casi, è rappresentato dalla vittoria della squadra di casa con il risultato di 2-1.

Al secondo posto in questa particolare classifica, troviamo invece il pareggio per 1-1 che si è verificato nel 9,7% dei casi. Dalla semplice lettura dei dati statistici, emerge quindi che, eccezion fatta per Atalanta e Lazio, nel campionato di Serie A le partite vengono decise nella stragrande maggioranza dei casi da un solo goal di scarto.

L'Atalanta, squadra sempre interessante per le sue statistiche!

Tale tendenza, ad ogni modo, non riguarda solo la nostra massima serie, ma dati pressoché identici sono rinvenibili anche nell’analisi delle altre categorie del calcio italiano. In particolar modo, dando un’occhiata alle quote e scommesse sulla Serie D, notiamo come difficilmente gli incontri terminano in goleada o con più di tre reti messe a segno.

 

Come gestire il proprio budget nello scommettere sul calcio?

Dopo aver fatto una breve disamina di alcune tra le tipologie di giocate più amate dagli scommettitori ed aver comprovato quanto sia importante l’analisi statistica ai fini di ogni singola giocata, il nostro viaggio nel mondo del betting si concluderà con un argomento di fondamentale importanza per chiunque decida di scommettere: la gestione del budget.

Ogni giocatore ha la propria giocata preferita, ma sia che si parli di “multipla” dalla quota contenuta sia di multipla ad alto coefficiente di difficoltà o anche più semplicemente di “singola”, la gestione del proprio budget è alla base di ogni strategia di gioco. Sono diverse le correnti di pensiero su quale debba essere la giusta suddivisione del capitale a disposizione ed è difficile individuare regole fisse che si possono applicare ad ogni singolo utente. Ciononostante, esistono consigli generali utili su come gestire il proprio denaro, soprattutto per chi sta muovendo i primi passi nel settore dopo aver recentemente scoperto il mondo delle scommesse.

Pertanto, partendo da un budget ipotetico di 100 €, una soluzione sarebbe quella di impiegare l’80% del capitale iniziale in una scommessa in modalità “raddoppio” ed il restante 20% su una giocata in multipla. Il raddoppio è una delle giocate più praticate in assoluto: questa tipologia di scommessa presuppone che l’utente scommetta su un evento, o più eventi, la cui quota totale sia pari a 2. Così, utilizzando l’80% del budget iniziale su una scommessa a quota 2, il giocatore cercherà di raddoppiare il proprio capitale iniziale con una singola giocata dal rischio contenuto.

La scommessa in multipla è invece preferita dai più esperti e appassionati di betting in quanto rappresenta il giusto compromesso tra rischio e divertimento. Utilizzando il restante 20% del budget iniziale, l’utente potrà infatti decidere di piazzare una scommessa a quota 10 o superiore, con la possibilità di decuplicare il proprio capitale iniziale grazie ad una singola giocata. Se è vero che rispetto al raddoppio la giocata in multipla appare più rischiosa, è altrettanto vero che permette al giocatore di scommettere tentando di vincere molto sacrificando solo una piccola parte del proprio budget.
 
Dopo aver descritto quali sono le modalità di giocate più amate dagli utenti, aver spiegato quanto le statistiche siano importanti per ogni giocatore che si rispetti ed aver dato delle utili indicazioni sul frazionamento del proprio budget, il nostro viaggio all’interno del mondo delle scommesse sportive termina qui; non possiamo fare altro che augurarvi buon divertimento!

*La foto di apertura dell'articolo è di Alessandra Tarantino, la seconda di Paul White, l'ultima di Luca Bruno, tutte distribuite da AP Photo.

May 20, 2020

Di 888sport

888sport
Body

The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

888sport
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

Da sempre, il calcio italiano ed in particolar modo la Serie A sono generalmente riconosciuti come una straordinaria fucina di grandissimi portieri e di numeri 10.

  1. Gaetano Scirea
  2. Franco Baresi
  3. Paolo Maldini

Si tende però a dimenticare che nel nostro calcio la difesa riveste da sempre un’importanza determinante ed oggi la nostra attenzione sarà pertanto rivolta a scoprire quali sono, a nostro avviso, i difensori più forti che nel corso degli anni hanno calcato i campi della Serie A.

Partendo da Scirea, passando da Baresi e Maldini, sino ad arrivare a Cannavaro, cercheremo di scoprire quali sono stati i punti di forza di questi campioni e perché hanno contribuito a cambiare per sempre il ruolo di difensore non solo nel calcio italiano ma anche a livello internazionale. Per gli amanti delle scommesse poi andremo a snocciolare qualche dato interessante.  

Gaetano Scirea: il primo difensore moderno

Scirea alza la Coppa del Mondo a Madrid!

Il nostro viaggio nei migliori difensori di sempre della Serie A non avrebbe potuto che partire da Gaetano Scirea. Nato il 25 maggio del 1953 a Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, Scirea ha iniziato a calcare i campi di calcio nelle giovanili dell’Atalanta, squadra con cui ha esordito il 24 settembre del 1972 nella partita tra Cagliari e Atalanta, conclusasi con il risultato di 0-0.

La sua straordinaria tecnica individuale, unita ad una fisicità prorompente per l’epoca, fece sì che nel giro di pochissimo tempo Gaetano diventasse l’oggetto del desiderio di tutti i migliori club italiani dell’epoca.

Grazie ai rapporti privilegiati che ai tempi intercorrevano tra Atalanta e Juventus, alla fine ad aver la meglio furono proprio i piemontesi che nell’estate del 1974 riuscirono a portarlo a Torino per poco più di 700 milioni di lire. Sin dai suoi primi mesi in Piemonte, Scirea dimostrò di essere un calciatore speciale, capace di ricoprire il ruolo di libero come pochi prima di lui e diventò ben presto un pilastro della Nazionale italiana, allora guidata da Bearzot. 
 
Proprio nel 1982, nonostante secondo le scommesse e quote per il calcio l'Italia non fosse tra le favorite, Scirea guidò il reparto difensivo dell’Italia che riuscì a laurearsi Campione del mondo in terra spagnola, andando a comporre insieme a Zoff, Cabrini, Gentile, Bergomi e Collovati uno dei reparti difensivi azzurri più forti e impenetrabili di sempre. Durante la sua carriera, Scirea ha contribuito a rivoluzionare il ruolo del difensore centrale, sfatando per sempre il mito del difensore violento e dalla scarsa tecnica.

Dopo aver vinto sette scudetti con la maglia della Juventus, due Coppe Italia, una Coppa UEFA, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa UEFA, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale ed il Mondiale 1982, Scirea si dedicò dapprima alla carriera da allenatore, per poi passare a quella di dirigente. Fu proprio durante un viaggio di lavoro che il 3 settembre del 1989 Gaetano Scirea morì prematuramente in un terribile incidente d’auto in Polonia.

La sua scomparsa non fece altro che accrescere ulteriormente il suo mito e ancora oggi è ricordato come uno dei difensori più forti di sempre del calcio italiano, oltre ad essere generalmente riconosciuto come uno dei personaggi più positivi che abbiano mai calcato un campo di calcio.
 

Franco Baresi: da libero a migliore difensore centrale

Franco Baresi, nato a Travagliato, piccolo paesino in provincia di Brescia, l’8 maggio del 1960, è considerato da molti il miglior difensore centrale italiano di sempre della nostra Serie A, nonché il più forte di tutti i tempi a livello mondiale. Cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Milan, Baresi è uno dei pochi calciatori della nostra Serie A che può vantare l’onore di aver vestito durante tutta la durata della sua carriera una sola maglia, quella appunto rossonera.

Dall’esordio a soli 17 anni avvenuto nella stagione 1977-1978, sino ad arrivare al giorno del suo ritiro avvenuto nel 1998, Baresi ha rappresentato al meglio il prototipo del difensore “moderno” che, dotato di una fisicità importante, non disdegnava “zingarate” palla al piede grazie alle sue buone doti di palleggio in fase di impostazione di gioco.

Il talento di Travagliato è stato il pilastro del Milan di Sacchi prima e di Capello poi, che sotto la presidenza di Silvio Berlusconi, e grazie al supporto del trio “olandese”, rivoluzionò per sempre il gioco a suon di calcio “totale” e di trofei. Baresi era inoltre un esperto rigorista e la quota "Marcatore SÌ" relativamente al difensore bresciano sarebbe stata decisamente bassa, anche in considerazione del fatto che in carriera è riuscito a mettere a segno ben 21 reti.


Nella sua ventennale carriera, Franco Baresi può infatti vantare ben sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe Europee, quattro Supercoppe Italiane e due campionati di Serie B. Ai successi e ai trofei ottenuti con la maglia del Milan, non sono però seguiti altrettanti trionfi con la maglia della Nazionale italiana e la mancata vittoria di un trofeo con gli azzurri resta l’unico piccolo neo della sua straordinaria carriera. Con la maglia azzurra, ad ogni modo, si rese protagonista di una delle prestazioni individuali più impressionanti di sempre (nel video di sopra le incredibili giocate difensive di Baresi nella finale contro il Brasile ai Mondiali del ’94 con commento di Bruno Pizzul).

Dopo aver subito un’operazione al ginocchio per la rottura del menisco ed aver saltato le prime partite del Mondiale, Baresi riuscì a tornare a disposizione in tempo per la finale tra Italia e Brasile. Dopo aver recuperato in tempi record in soli 24 giorni, primato tuttora imbattuto, Baresi guidò magistralmente la difesa italiana, annullando per tutto l’arco dei 120 minuti due fenomeni del calibro di Romario e Bebeto.

Quella prestazione memorabile fu tuttavia macchiata dall’errore dal dischetto che, unito a quelli di Daniele Massaro e Roberto Baggio, condannò l’Italia alla sconfitta e consegnò la Coppa del Mondo nelle mani del Brasile.
 

Paolo Maldini: tra i migliori difensori di sempre della Serie A

Paolo Maldini, nato il 26 giugno del 1968 a Milano, è considerato uno dei maggiori interpreti sia del ruolo di difensore centrale che di quello di terzino sinistro della storia. Cresciuto calcisticamente nel Milan, club in cui ha disputato tutte le sue partite da professionista in una squadra di club, assieme a Baresi, Costacurta e Tassotti ha dato vita a quello che è considerato il reparto difensivo più forte di sempre.

Nel corso della sua ventennale carriera, Paolo Maldini ha saputo impressionare sia nel ruolo di difensore centrale, proprio al fianco di Baresi, sia in quello di terzino sinistro ed ha vissuto entrambi i cicli vincenti del Milan di Berlusconi, entrando di diritto sul podio dei difensori più forti di sempre.  

Assieme a Gaetano Scirea, Paolo Maldini ha incarnato alla perfezione l'emblema del difensore "pulito", con il bianconero che in 16 anni di carriera ha ricevuto solo tre cartellini gialli e nessun rosso! La quota di una scommessa sull’ammonizione di uno dei due sarebbe stata decisamente alta (nel video, una compilation di magie difensive di Paolo Maldini).

Maldini in scivolata sul Fenomeno


Oltre ad essere stato una delle colonne portanti del Milan degli anni '90 a guida Sacchi-Capello, Maldini è stato il capitano anche del grande Milan di Carlo Ancelotti che negli anni 2000 è riuscito a vincere tutto sia in Italia che, soprattutto, in Europa.

Con la maglia dei rossoneri, oltre ad aver raggiunto il record assoluto di 902 presenze, nell’arco di un ventennio Paolo è riuscito ad aggiudicarsi ben sette Campionati italiani, cinque Supercoppe Italiane, una Coppa Italia, cinque Champions League, cinque Supercoppe Europee, due Coppe Intercontinentali ed un Mondiale per Club. 

Così come il suo amico e compagno di reparto Franco Baresi, Maldini non è tuttavia riuscito a vincere nessun trofeo con la Nazionale Italiana e la sua esperienza in azzurro è stata condita da cocenti delusioni. Dopo aver concluso la sua carriera da calciatore in polemica con la Curva Sud del Milan al termine della sua gara d’addio, Maldini ha trascorso diversi anni lontano dal calcio, salvo tornare in un ruolo dirigenziale all’inizio della stagione 2019/2020.

Staremo a vedere se da dirigente Paolo riuscirà a replicare i successi che ha vissuto da giocatore e la speranza dei tifosi è che nel prossimo futuro il Milan possa tornare ad essere tra le favorite per la vittoria finale della competizione secondo le scommesse e quote per la Serie A, o anche per la semplice qualificazione alla prossima edizione della Champions League.
 

Fabio Cannavaro: un difensore centrale atipico
Fabio Cannavaro con il Pallone d'Oro in compagnia dell'attrice Monica Bellucci!

Dopo aver ripercorso brevemente le straordinarie carriere di alcuni tra i migliori difensori di sempre della nostra Serie A e del calcio mondiale, non ci resta che parlare di Fabio Cannavaro, ultimo calciatore italiano in grado di vincere il Pallone d’Oro.

Fabio Cannavaro nasce a Napoli il 13 settembre del 1973, e sin dai suoi primi anni nella Primavera dei partenopei lascia intendere di essere uno dei futuri prospetti del calcio azzurro, nonostante a differenza dei suoi colleghi di reparto non sia dotato di un fisico prorompente o di grandissime doti tecniche. L’esplosione della sua carriera, arriverà, tuttavia, lontano da Napoli e più precisamente con la maglia del Parma che in quegli anni sotto la presidenza Tanzi dominava sia in Italia che in Europa. 

Dopo una breve e poco positiva esperienza a Milano sponda Inter, Cannavaro raggiunse la sua definitiva consacrazione a Torino con la maglia della Juventus, prima di disputare tre stagioni da protagonista anche in Spagna con la maglia del Real Madrid. Amante delle giocate in anticipo e di tutti i rischi che ne conseguono, un difensore come cannavaro sarebbe stati il principale indiziato delle scommesse "Prima Ammonizione", con quote basse.

Se è vero che a differenza di Maldini e Baresi, Cannavaro ha vinto relativamente poco con le proprie squadre di club, è altrettanto vero che lo "scugnizzo" napoletano verrà ricordato per sempre per aver condotto la Nazionale Italiana alla vittoria del Campionato del Mondo del 2006 andato in scena in Germania e proprio la prestazione contro i padroni di casa della quale pubblichiamo il relativo video, gli valse con molta probabilità il Pallone d’Oro!

Quella vittoria gli valse contro ogni previsione delle agenzie di scommesse e quote la nomination per il Pallone d’Oro, premio che si aggiudicò proprio al termine della stagione e che fa di lui l’ultimo giocatore italiano in grado di vincere un trofeo di tale importanza. A seguito del ritiro dal calcio giocato, Cannavaro ha deciso di studiare da allenatore e dopo essere stato in giro per il mondo ha confermato che l’obiettivo è di tornare in Italia, o quantomeno in Europa a tempo debito.
 
Parafrasando un detto molto famoso, potremmo affermare che da sempre l’Italia è considerata un paese di “portieri e numeri dieci”.

La verità, tuttavia, è che il nostro campionato di Serie A, competizione su cui sono disponibili anche le scommesse sportive online sia in live che in pre match con i classici ESITO 1X2, OVER 2.5, GOAL e con i più intriganti MULTIGOAL e Risultato Esatto, nel corso degli anni è riuscito a sfornare campioni e fenomeni in ogni reparto e che possiamo vantare alcuni dei difensori più forti: non a caso, il calcio italiano è famoso per la cura dell'aspetto difensivo e la Serie A è considerata uno dei campionati più difficili in cui andare a rete.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 20 maggio 2020.

 
October 21, 2021

Di 888sport

888sport
Body

The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

888sport
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

La Bundesliga è diventata improvvisamente il centro del calcio europeo. L’aver anticipato la ripresa ha accentrato in Germania l’attenzione dei tanti appassionati europei. Il primo weekend di calcio giocato ha fatto registrare numeri straordinari dal punto di vista dell’audience, sia in Germania che in Italia.

Quante partenze milionarie dalla Bundes

Shalke, che prospetti 

Il percorso di Cunha

Under 21 da urlo

I talentini del 2020 sono già campioni importanti, a partire naturalmente da Kai Havertz!

Quante partenze milionarie dalla Bundes

Gli elementi da seguire in Bundesliga sono tantissimi, a cominciare dai giovani terribili del Dortmund. Haaland, Sancho e Hakimi sono ormai delle certezze per i gialloneri, così come in casa Bayern si sono affermati Gnabry e soprattutto Alphonso Davies, vera rivelazione sulla fascia per i bavaresi.

Uno dei talenti più reclamati e osservati in Germania è stato senza dubbio Kai Havertz, gioiellino che ha incantato con la maglia del Bayer Leverkusen, autore di una fantastica doppietta nel primo Monday Night della primavera 2020, prima di finire al Chelsea. Come promesso nella nostra guida alla Bundes, andiamo ad analizzare i dieci giovani talenti che potrebbero sbocciare definitivamente in questi ultimi due mesi di campionato. 

Kai Havertz decide la Champions 2021!

Shalke, che prospetti 

Lo Schalke 04 è stata una delle sorprese del girone d’andata, chiuso in piena zona Champions grazie all’esplosione di diversi talenti. Il disastroso girone di ritorno con una sola vittoria in nove gare e addirittura 19 reti incassate hanno portato lo Schalke a metà classifica.

Nel girone d’andata l’assoluto protagonista nell’attacco dello Schalke è stato il marocchino Amine Harit. Agile trequartista classe ’97 autore di sei reti e quattro assist nella prima metà di stagione, si è però eclissato con la crisi del suo Schalke. Da dicembre, il marocchino non ha mai segnato, né fornito assist ai compagni.

Chi si è messo in luce insieme ad Harit in fase offensiva è stato il centrocampista tedesco di origine turca Suat Serdar. Dopo un primo anno di ambientamento a Gelsenkirchen, l’ex Mainz è esploso quest’anno segnando sette reti in 19 partite ed è attualmente il capocannoniere dello Schalke. Il suo contratto è in scadenza nel 2022 e i tedeschi stanno già lavorando al rinnovo, ma il nome di Serdar sarà da tenere d’occhio nella prossima finestra di mercato.

Suat Serdar, a sinistra, festeggia con Michael Gregoritsch il suo gol al Borussia Moenchengladbach!

Un gran colpo è stato messo a segno la scorsa estate dallo Schalke, che, battendo la concorrenza di diverse big tra cui il Milan, ha strappato alla concorrenza Ozan Kabak. Il centrale turco aveva fatto vedere tutte le sue qualità nei sei mesi trascorsi a Stoccarda la scorsa stagione. Con la retrocessione dello storico club tedesco, l’ex Galatasaray è diventato uomo mercato, ma solo lo Schalke ha creduto con forza sulle sue qualità investendo ben 15 milioni di euro.

Il difensore classe 2000 ha risposto presente, risultando uno dei protagonisti dello straordinario inizio di stagione dello Schalke. La sua stagione di fatto è finita con l’infortunio alle vertebre accusato a fine febbraio che lo dovrebbe tenere ai box fino alla fine del mese di giugno. 

Il percorso di Cunha

La stagione 2019/20 ha dato una svolta decisiva alla carriera di tre talenti della Bundesliga. A cominciare da Milot Rashica, esterno di grande talento ex Vitesse arrivato due anni fa al Werder Brema per sette milioni. I dieci gol e cinque assist in stagione sono la dimostrazione del talento di Rashica, in grado, partendo da sinistra, di saltare l’uomo nell’uno contro uno e fare la differenza anche in zona gol.

Annata straordinaria anche per l’ex PSG Christopher Nkunku. Il francese era chiuso a Parigi ed è arrivato a Lipsia con la voglia di mettersi in mostra. Quattro gol, quindici assist e un ruolo sempre più da protagonista nella squadra di Nagelsmann dimostrano come l’investimento del Lipsia sia stato più che azzeccato.

Chi invece ha lasciato il Lipsia è stato Matheus Cunha, che a gennaio si è trasferito a Berlino per aiutare l’Hertha nella lotta per non retrocedere. Tre gol e un assist in cinque gare, questo il biglietto da visita del brasiliano ai tifosi dell’Hertha. Tra gli altri anche il gol gioiello, da vero brasilano, nel successo per 3-0 in casa dell’Hoffenheim. Poi, dopo Tokyo 2020, vola a Madrid. 

Cunha, oggi all'Atletico!

Under 21 da urlo

Bayern e Borussia hanno già pronti i talenti del futuro. I bavaresi sanno che potranno contare su Joshua Zirkzee, attaccante olandese classe 2001 autore già di due reti e tre assist in Bundesliga in 16 presenze come vice-Lewandowski.

Ancor più giovane il prossimo gioiello del Dortmund, sempre secondo favorito per le scommesse Bundesliga l’americano classe 2002 Giovanni Reyna. All’attivo 11 presenze con la prima squadra e un assist nel match casalingo di Champions contro il PSG, quando Reyna si è rivelato al mondo intero.

Chi ha dato grande visibilità ai giovani è stato il neopromosso Colonia, ottenendo anche dei risultati importanti. Specialmente nel reparto arretrato, si sono messi in mostra due giovani talenti. Il primo è il centrale classe 1999 Sebastiaan Bornauw, arrivato dall’Anderlecht la scorsa estate per sei milioni di euro. Ventidue presenze e ben cinque reti all’attivo per il belga, perno della difesa del Colonia.

Sulla fascia sinistra della linea difensiva di Markus Gisdol si è imposto il classe 2001 Noah Katterbach, che a soli 19 anni ha già totalizzato 13 presenze da titolare in Bundesliga. Solido, attento e preciso in fase difensiva, il giovane difensore del Colonia ha già attirato su di sé gli occhi di diverse big del calcio europeo. 


*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 19 maggio 2020.

May 19, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
Body

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

In tempi antichi hanno deciso uno scudetto, come quello appannaggio del Bologna (e a discapito dell'Inter) nella stagione 1963/64, normalmente hanno messo in palio una qualificazione nelle coppe europee o la permanenza in Serie A. Sono gli spareggi di fine campionato, quelli a cui si faceva ricorso - prima della regola degli scontri diretti, entrata in vigore a partire dalla stagione 2005-2006 - in caso di arrivo a parità di punti.

Nel caso in cui lo "stallo" coinvolgesse più di due squadre, si procedeva con la famosa (o famigerata) "classifica avulsa" per individuare le squadre "messe peggio" e che avrebbero dovuto vedersela in uno scontro secco, decisivo, "alla morte"... 

Ebbene, noi di 888 Sport abbiamo selezionato i 4 spareggi mozzafiato tra i tanti proposti dalla Serie A dal 1931 (con lo scontro-salvezza Udinese-Lucchese 7-0) al 2005 [con la sfida andata e ritorno Parma-Bologna (0-1) e Bologna-Parma 0-2], procedendo in rigoroso ordine cronologico.

Il derby della Mole

23 maggio 1988: Juventus-Torino 0-0 (4-2 d.c.r) - Stadio "Comunale" di Torino, spareggio per il 6° posto-qualificazione in Coppa Uefa. Nell'anno di consacrazione del Milan di Silvio Berlusconi ed Arrigo Sacchi (l'ultimo della Serie A a 16 squadre), col titolo ai rossoneri, la Juventus fa i conti con una stagione non certo esaltante. D'altra parte, è il periodo più buio, quello a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, in termini di Scudetti, per la Vecchia Signora. Che, nello specifico della stagione 87-88, si trova a duellare coi rivali cittadini del Torino per un posto Uefa, il sesto.

Zebre e granata entrambi a 31 punti (quando ancora se ne assegnavano solo 2 a vittoria) con una differenza reti che premiava i primi con appena due centri in più. La formazione di Rino Marchesi aveva prevalso su quella di Gigi Radice (2-2 all'andata e 2-1 al ritorno): tutte discriminanti inutili, tuttavia. L'arrivo a pari punti significava "spareggio", senza discussioni. La partita del 23 maggio al Comunale è tiratissima, senza reti.

E nemmeno i tempi supplementari sono sufficienti, si deve procedere con la lotteria dei calci di rigore: le prime due conclusioni per parte (Vignola e De Agostini per la Juve, Cravero e Bresciani per il Toro) vanno a segno. Poi, con la parata di Fabrizio Lorieri su Sergio Brio, le cose sembrano mettersi bene per i granata. Tutto il contrario: prima Roberto Cravero calcia sulla traversa; quindi, dopo la trasformazione di Antonio Cabrini, Silvano Benedetti conclude a lato.

Il palo-gol del gallese Ian Rush regalerà il 4-2 definitivo alla Juventus e la qualificazione alla Coppa Uefa 1988-89 (quella da noi definita più bella di sempre, vinta dal Napoli, con la Juve eliminata ai supplementari, proprio al San Paolo).

 

Il gol dell'ex


30 giugno 1989: Fiorentina-Roma 1-0 - Stadio "Renato Curi" di Perugia, spareggio per il 7° posto-qualificazione in Coppa Uefa. Quando ancora non esisteva la moda di non esultare in caso di "gol dell'ex". E che "ex"... Già, perché quella volta, a mandare la Fiorentina in Coppa Uefa, a scapito della Roma, fu niente meno che Roberto Pruzzo, che in Viola arrivò proprio dai giallorossi - con cui aveva realizzato 106 gol negli ultimi 10 anni - l'estate precedente. Tredici presenze, appena sei da titolare e zero gol davanti ai nuovi tifosi.

L'unico venne realizzato proprio nella gara di spareggio, di testa all'11' su cross dalla sinistra di Roberto Baggio, praticamente un passaggio di consegne. Festeggiamenti sfrenati prima del ritiro, avvenuto al termine della gara del "Renato Curi": l'ultima rete in carriera del bomber baffuto condannò proprio la "sua" Roma a un anno fuori dall'Europa...
 

Una stagione nata storta...


28 e 31 maggio 1999: Udinese-Juventus 0-0 e Juventus-Udinese 1-1, spareggio per il 6° posto-qualificazione in Coppa Uefa
Una Juventus assolutamente non in salute, quella dell'avvicendamento Marcello Lippi-Carlo Ancelotti dopo la sconfitta interna per 4 a 2 contro il Parma, lascia il posto diretto per l'Europa all'Udinese di Francesco Guidolin. Zero a zero al Friuli, e 1-1 nella gara di ritorno al Delle Alpi: dopo il rigore trasformato al 23' da Filippo Inzaghi, l'Udinese pareggia di giustezza al 61' con Paolo Poggi, dopo un'azione di ripartenza sviluppatasi sulla sinistra.

La Juventus venne così condannata alla Coppa Intertoto, che la vide opposta ad avversari inediti come, ad esempio, i rumeni di Transilvania del Ceahlăul Piatra Neamț nell'apertura della stagione successiva. Quella del diluvio di Perugia e dello scudetto perso all'ultima giornata, a vantaggio della Lazio.
 

Nei piedi di Baggio

23 maggio 2000: Inter-Parma 3-1 - Stadio "Marcantonio Bentegodi" di Verona, spareggio per il 4° posto-qualificazione in Champions League
Spareggio tra le grandi deluse del campionato. Da una parte, la nuova Inter di Marcello Lippi, partita per ammazzare il campionato perché piena zeppa di fuoriclasse (in attacco i nerazzurri potevano contare su Vieri, Roberto Baggio, Ronaldo, Iván Zamorano...); dall'altra, il super Parma di mister Alberto Malesani.

Alla fine, le due squadre si dovettero contendere l'ultimo pass disponibile per la Champions League, quello messo a disposizione dal 4° posto: due prodezze di Roby Baggio, in mezzo l'incornata di Mario Stanic. Nel finale di gara, Zamorano sigla il tris chiudendo la gara del Bentegodi.

Tuttavia, quella stessa estate, l'Inter non riuscì a superare il terzo turno preliminare di Coppa Campioni, clamorosamente eliminata dai modesti svedesi dell'Helsingborg, segnando di fatto l'esperienza nerazzurra di Lippi, terminata qualche settimana più tardi, dopo la famosa conferenza stampa in seguito alla clamorosa sconfitta, per i pronostici Serie A del "Granillo" contro la Reggina (2-1), alla prima di campionato del 1° ottobre.

*La foto di apertura dell'articolo è di Francesco Bellini (AP Photo).


 

May 18, 2020

Di Stefano Fonsato

Stefano Fonsato
Body

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

Stefano Fonsato
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off


Spigoloso, ruvido e diretto. Non ha voluto nascondere nulla Michael Jordan nella serie “The Last Dance”, prodotta da ESPN e distribuita a livello mondiale da Netflix. Un appuntamento fisso la domenica sera in America e il lunedì per il resto del Mondo. La possibilità di conoscere segreti, curiosità e retroscena dell’ultima, leggendaria stagione di MJ ai Bulls.

Un’idea nata dal produttore di NBA Entertainment Andy Thompson, e recepita all’inizio della stagione 1997/98 quando il proprietario dei Campioni NBA Jerry Reinsdorf e il coach Phil Jackson hanno dato l’ok alla realizzazione delle riprese “dietro le quinte”.

Il tutto, ovviamente, sotto la regia e la volontà di Michael Jordan. Assoluto protagonista della serie, e vero monopolizzatore della scena. Si analizza la carriera e la situazione contrattuale di Pippen, l’arrivo di Rodman a Chicago e il rapporto molto conflittuale, che meriterà un articolo a parte, con il gm Jerry Krause

Il consenso di MJ

La gestione della data d’uscita è stata lasciata direttamente allo stesso Jordan che non riceverà un solo dollaro dai diritti relativi alla messa in onda, avendo destinato i proventi ad iniziative di beneficenza.

Avere il consenso del campione alla messa in onda della serie è stato sicuramente il passaggio più complicato per ESPN. Sono stati tre i grandi registi ai quali MJ ha detto no nel corso degli anni, Spike Lee, appassionato di basket compreso! È stato quindi MJ a decidere di pubblicare la stagione della leggenda nel 2020, anche se precedentemente era prevista l’uscita per il mese di giugno. Avrà svolto sicuramente un ruolo fondamentale in tal senso la carica di Commissioner, attualmente ricoperta da Adam Silver, tra i promotori delle riprese nel 1997.

La sospensione della stagione NBA ha convinto ESPN e Netflix ad anticipare, con numeri da record, l’uscita al 19 aprile in America, il 20 aprile per il resto del Mondo. In Italia nessuna serie è stata più vista sulle piattaforme streaming!

L’accordo tra i due colossi dell’intrattenimento televisivo è nell’ordine dei 20 milioni di dollari, secondo l’esperto Bill Simmons: un importo clamoroso se pensiamo all’anno di registrazione delle riprese. Il materiale realizzato comprendeva oltre 500 ore di girato ed un’opera di post produzione che si presentava clamorosamente complicata, con una corsa contro il tempo per consegnare le puntate finali.

La scelta del 2020 coniuga una straordinaria strategia di marketing alla possibilità di far conoscere alla nuova generazione cosa è stato Michael Jordan per lo sport mondiale. La lettura pubblicitaria trova conferme nel quinto episodio della serie, quando MJ ricorda la sua ultima partita al Madison Square Garden.

In quell’occasione Jordan tornò ad indossare le sue prime Jordan Air 1 e realizzò 42 punti contro i Knicks. Nel giro di 24 ore dall’uscita dell’episodio in USA il prezzo delle Jordan Air 1 è raddoppiato, vista l’enorme richiesta scatenata proprio da “The Last Dance”. Il collezionista Jordy Geller è riuscito, attraverso la famosa agenzia Sotheby', a vendere un paio di Air Jordan I, usate durante la stagione 1984-85, alla cifra record di 560.000 dollari!

C’è un lato più sensibile e meno legato all’aspetto puramente economico. I tanti flashback all’interno della serie e la descrizione della carriera di MJ danno la possibilità di rivivere l’impatto di Jordan nella cultura degli Anni Ottanta e Novanta. L’esplosione del marchio Nike grazie alle sue straordinarie prestazioni, la trasformazione della scarpe da basket in sneakers ricercate da qualsiasi ragazzo.

La voglia di distaccarsi dal contesto politico per concentrarsi solo sul mondo del basket. La decisione di presentarsi “umano” parlando delle polemiche del 1993 per la sua gita ad Atlantic City tra gara-1 e gara-2 delle Finali di Conference a New York, entrambe vinte a sorpresa per i pronostici NBA dai Knicks! Il tutto ha reso molto più accessibile ai giovani un’icona che fino a un mese fa apparteneva soprattutto alla generazione degli anni ottanta e novanta. 

Curiosità

Pippen, descritto nella serie come il 122° giocatore per stipendio della Lega, nella sua carriera NBA ha guadagnato, ovviamente ci riferiamo solo ai compensi strettamente sportivi, più di Jordan, grazie alla sottoscrizione di due contratti all’indomani del clamoroso sesto titolo. Paradossalmente è la seconda parte della carriera dell'ala da Arkansas ad averlo reso ricco con le firme con Houston per 11 milioni e la stagione successiva, un quadriennale con Portland da 65 milioni complessivi!

Il materiale girato è stato conservato, rectius, blindato, per 19 anni negli uffici del futuristico Replay Center NBA di Secaucus, New Jersey.

Adam Silver, responsabile della NBA Entertainment nel 1997 ed attuale Commissioner della Lega, viene inquadrato nel primo episodio, davanti all’albergo parigino che ospitava, sotto prenotazioni con falsi nomi, i Bulls. 

Tra i registi che hanno ricevuto un secco rifiuto di Jordan c'è anche il simpatico Danny Devito!

*L'immagine di apertura è di John Swart (AP Photo).

May 18, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
Body

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

Essere un bomber significa fare gol. Come, dove e quando? Beh, non importa più di tanto. Quello che conta è che se un calciatore è in grado di segnare nell’arco della sua carriera ben 269 reti, vuol dire che il gol ce l’ha nel sangue. E se le maglie indossate sono undici e con tutte c’è stata un’esultanza, persino con quella indossata appena sette volte, vuol dire che si è nati per fare quel mestiere lì.

Non sorprende dunque che Marco Di Vaio, nato a Roma nel luglio del 1976, sia il numero 28 della speciale classifica dei bomber della storia della Serie A. Per lui 142 reti, che lo pongono accanto a gente come Bobo Vieri e Paolo Pulici. Ma la voglia di gol dell’ex centravanti è talmente tanta che l’ha portato a giocare e a segnare…anche dall’altra parte del mondo.

Che Marco Di Vaio, attaccante tecnico e rapidissimo, fosse nato per regnare nell’area di rigore avversaria lo capiscono presto alla Lazio, il club in cui cresce e di cui non ha mai smesso di essere un grandissimo tifoso. Nella stagione 1993/94 Dino Zoff, uno che qualcosa di attaccanti ne sa, lo va a pescare nella primavera allenata da Mimmo Caso e lo fa esordire sia in Coppa UEFA che in Coppa Italia.

L’anno dopo a Formello arriva Zdenek Zeman, che in Di Vaio vede un fiuto del gol molto ben sviluppato. Il Boemo regala all’attaccante anche l’esordio in campionato e a fine stagione il totale parla di 13 presenze a 4 gol, uno di clamorosa bellezza al Trabzonspor in Coppa Uefa!

 

La Lazio, però, sta diventando grandissima e non può garantire a Di Vaio lo spazio in campo necessario per crescere. E la società di Cragnotti non può permettersi di tenerlo troppo spesso in panchina, quindi lo cede per due anni in prestito, prima al Verona (7 partite, una rete) e poi al Bari (3 gol in 28 presenze). 

Che stagioni a Salerno

Nel 1997 arriva però un’offerta irrinunciabile. La Salernitana del presidente Aliberti, guidata da Delio Rossi, fa le cose in grande e punta alla promozione in Serie A, cinquant’anni dopo l’unica presenza nella massima serie. E per i gol si affida a Di Vaio, pagandolo cinque miliardi di lire, una cifra che all’epoca per la categoria cadetta rappresentava il primato di spesa.

Soldi spesi benissimo, verrebbe da dire, visto che non solo i granata vincono agevolmente il campionato con il record di punti (72), ma oltre alla promozione festeggiano anche l’impresa del centravanti, che si aggiudica il titolo di capocannoniere di Serie B con 21 gol.

La stagione 1998/99 è invece dolceamara. La Salernitana retrocede tra le polemiche all’ultima giornata, ma Di Vaio si fa vedere anche nella massima serie. Per lui 12 gol, che gli valgono la permanenza personale tra i grandi, visto che lo acquista il Parma.


I tre anni al Tardini sono dal punto di vista realizzativo tra i migliori della carriera di Di Vaio. Per lui 56 gol in 125 partite, con tanto di record personale nella stagione 2001/02, conclusa con 22 gol totali. Anche la bacheca si arricchisce, con la Supercoppa Italiana 1999, vinta contro il Milan, e la Coppa Italia 2001/02, arrivata al termine di una tiratissima doppia finale contro la Juventus.

Con la maglia del Parma Di Vaio ottiene anche le prime convocazioni in Nazionale, facendo il suo esordio con la maglia azzurra nel settembre 2001 a Piacenza, nell’amichevole contro il Marocco. Per il primo gol, il centravanti romano dovrà aspettare il 2003, nel 4-0 all’Azerbaijan a Reggio Calabria. Addosso, però, Di Vaio ha già un’altra maglia: quella della Juventus.

La chiamata di Lippi

Marcello Lippi lo vuole in bianconero e nel 2002 viene accontentato, trovandoselo a disposizione qualche settimana dopo che Di Vaio aveva rischiato di soffiargli la Supercoppa Italiana con un gol in finale. Alla Juventus Di Vaio non ha tantissimo spazio, ma riesce comunque a prendersi le sue belle soddisfazioni. Al termine della prima stagione arriva il primo scudetto della sua carriera, a cui contribuisce con 7 reti in 26 partite.

Meno fortunata la prima esperienza in Champions, in cui segna 4 gol, ma assiste dalla panchina, senza avere la possibilità di presentarsi dagli 11 metri, alla sconfitta in finale a Manchester contro il Milan.

L’anno successivo segna ancora di più e vince la Supercoppa Italiana, ma la Juventus decide di cederlo al Valencia. Al Mestalla resta un anno e mezzo, facendo bene nella prima stagione (vincendo anche la Supercoppa Europea con Ranieri in panchina) e rimanendo fuori dai titolari nella mezza successiva. Il 2006 lo passa tutto nel Principato di Monaco, segnando poco, per poi tornare in Italia e trascorrere un anno e mezzo al Genoa, contribuendo al ritorno del Grifone in Serie A e alla salvezza nella stagione successiva.

Di Vaio calcia in diagonale con il sinistro!
Nell’estate 2008, a 32 anni, Di Vaio, considerato ormai sul viale del tramonto, viene ceduto in prestito al Bologna. A Genova non sanno ancora che al Dall’Ara il centravanti romano troverà non solo l’acquisto definitivo, ma anche e soprattutto una seconda giovinezza. Nelle quattro stagioni, contro ogni pronostico calcistico in rossoblu arrivano 66 reti, la fascia di capitano e l’amore di tutti i tifosi del club e della città, che lo insignisce addirittura del Nettuno d’Oro.

Marco e Joey

Nella prima stagione Di Vaio batte anche il suo record di realizzazioni stagionali, andando a segno 25 volte, 24 delle quali in Serie A, contribuendo alla salvezza della squadra emiliana. E solo un gol lo separa da Ibrahimovic, capocannoniere di quell’edizione del campionato.

Quando lascia il Bologna nel 2012, Di Vaio decide di provare un’esperienza nuova e abbastanza inusuale: diventa infatti l’attaccante dei Montreal Impact di Joey Saputo. Le tre stagioni in MLS, le ultime della sua carriera, sono ricche di gol, portano in dote due coppe nazionali canadesi, ma soprattutto fanno un regalo insperato a lui e al Bologna. Nel 2014 il presidente del club acquista anche il Bologna, che nel frattempo è retrocesso in B. Di Vaio torna, stavolta da club manager, giusto in tempo per la riconquista della massima serie.

Nel corso degli anni successivi, il suo ruolo diventerà quello di responsabile dell’area scouting della società felsinea e, soprattutto, di uomo di assoluta fiducia della proprietà. La posizione giusta per chi il mondo, nel suo piccolo, l’ha girato. E dovunque è andato ha lasciato il segno…

*Le immagini dell'articolo sono, in ordine di pubblicazione, di Studio FN ed Adriana Sapone, entrambe distribuite da AP Photo.

May 18, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
Body

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

Si può creare un modello di Champions League simile ai maggiori campionati americani? L’introduzione di un Salary Cap quanto cambierebbe il calcio europeo? Tante domande che potrebbero diventare sempre più attuali viste le condizioni attuali del calcio e dello sport in generale.

Abbiamo deciso di prendere in esame il modello “NFL” del Salary Cap, leggermente diverso da quello adottato in NBA. Le franchigie del Football americano non possono superare il limite imposto, ma, a differenza delle ferree regole della Lega di basket più famosa al mondo, possono gestire il loro monte ingaggi come preferiscono.

Nessun limite alle offerte presentate ai giocatori, così ogni società potrà decidere come gestire i propri fondi. Fissiamo un livello di tassazione costante (50%) per i Paesi dai quali provengono le sedici squadre degli ottavi dell’edizione 2019/2020, comprese quelle, come il Valencia, che sono state già eliminate. Impostando un monte ingaggi di cento milioni di euro netti per ogni partecipante alla Champions, il calcio europeo subirebbe uno scossone tutt’altro che indifferente.

Quanti tagli tra le big

A risentirne sarebbero soprattutto le due big del calcio spagnolo. Barcellona e Real Madrid sono, infatti, i due club con il tetto ingaggi più alto d’Europa. Il Barca, che garantisce 50 milioni di euro netti a stagione a Leo Messi, ogni anno spende 265 milioni netti negli ingaggi dei suoi calciatori. I blaugrana dovrebbero così ridurre del 60% il loro monte stipendi, ritrovandosi praticamente con le spalle al muro.

Cedere Messi o ricostruire un nuovo gruppo con tanti giovani intorno all’asso argentino? Ricostruire con contratti meno pesanti come quelli di Ter Stegen, Semedo, Lenglet e Arthur (15 milioni netti in totale) è possibile, ma costringerebbe il Barça a tanti cambiamenti.

Discorso molto simile a Madrid, dove il Real spende oltre 215 milioni di euro netti per gli stipendi dei calciatori. In casa madridista però può essere meno complessa la ricostruzione, partendo dalla cessione di diversi giocatori che hanno deluso. Da Hazard a Bale, passando per chi sembra fuori dal progetto come Marcelo, Modric, James e Jovic, i Blancos risparmierebbero oltre 60 milioni di euro.

Con la rinuncia ad altri contratti pesanti come quelli di Benzema, Kross e Isco il Real potrebbe rientrare nel monte ingaggi dei cento milioni. Tutto ciò, comunque, bloccherebbe qualsiasi operazione per Florentino Perez, che da mesi sogni sogna di portare a Madrid Kylian Mbappé.

Altre cinque squadre dovrebbero fare seriamente i conti con il Salary Cap, a cominciare proprio dal PSG di Mbappé. I parigini attualmente sono 70 milioni oltre il monte ingaggi, ma diversi contratti pesanti sono in scadenza e potrebbero essere rinegoziati. Da Cavani a Thiago Silva, da Marquinhos a Kimpembé, a Parigi ci sono diversi giocatori che potrebbero essere rimpiazzati senza pesare troppo sull’economia tecnica della squadra. Inevitabile escludere grossi affari come il riscatto di Icardi e, soprattutto, la permanenza della coppia Neymar-Mbappé.

Mbappe in Champions a Dortmund!

Anche le big di Premier dovranno cambiare i loro parametri. City, Liverpool e Chelsea dovranno ridurre il loro monte ingaggi di circa 50 milioni di euro. Tra le tre, chi avrebbe la vita più facile è sicuramente il Chelsea che dopo aver dato il via a un nuovo progetto può puntare su diversi giovani a basso costo rinunciando a diversi ingaggi pesanti.

Sessanta milioni è ciò che dovrà risparmiare invece il Bayern Monaco. Non riscattando giocatori come Coutinho e Perisic e cedendo dei big dall’ingaggio pesante come Jerome Boateng i bavaresi potrebbero ridurre sensibilmente la spesa.

Chi potrà spendere

Tra le top 16 di questa Champions, solo sette squadre rientrerebbero nel Salary Cap da 100 milioni netti. Due squadre dovrebbero rivedere i loro ingaggi, e stiamo parlando di Juve e Atletico. I bianconeri rinunciando a CR7 potrebbero mantenere intatto il gruppo attuale, o in alternativa, più verosimile come ipotesi, cedere giocatori con contratti pesanti come Rabiot, Ramsey e Danilo.

L’Atletico Madrid invece con i suoi 105 milioni di monte ingaggi dovrà semplicemente cedere un paio di riserve per rientrare nell'ipotetico Salary Cap. Il Borussia Dortmund spende 95, ma non è ancora conteggiato lo stipendio del fenomeno Haaland, il Tottenham circa 85 milioni di euro netti e potrebbe permettersi un acquisto top, senza dover rinunciare alle stesse, attualmente in rosa.

Chi potrebbe veramente fare un salto di qualità sono le altre cinque protagoniste, a cominciare dal Napoli. Gli azzurri hanno un monte ingaggi di circa 55 milioni di euro netti, che permetterebbe a De Laurentiis di decidere se rinforzare la squadra con diversi acquisti o se puntare su un nome come Mbappé o Neymar, in uscita da Parigi a queste condizioni. Discorso simile per il Valencia, che con un monte ingaggi di 50 milioni netti può fare un mercato di altissimo livello.

I progetti di Lipsia e Lione potrebbero subire una sterzata decisiva, visto che entrambe avrebbero un budget di stipendi pari a 60 milioni di euro da investire per rinforzare la squadra. Chi però può veramente dare vita a una rivoluzione e puntare a qualsiasi campione è l’Atalanta, che con il suo monte ingaggi totale di 36 milioni, al lordo, a stagione può blindare i suoi gioielli, allungare la rosa e inserire tree fuoriclasse per puntare all’élite del calcio europeo.

Probabilmente, nel quadro così delineato, la Juventus sarebbe la naturale favorita nei pronostici calcio e la quota vincente dell'Atletico sarebbe davvero allineata con quelle di Real e Barcellona!

*La foto di apertura dell'articolo è di Kirsty Wigglesworth; la seconda di Martin Meissner, entrambe distribuite da AP Photo.

May 17, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
Body

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

Diciassette anni di Serie A, giocando sempre almeno quindici partite a campionato, per un totale di 446 presenze nel massimo campionato tricolore, che lo rendono il trentaquattresimo nella speciale classifica di tutti i tempi. Tutto questo, e molto di più per le squadre di cui ha vestito la maglia, è Dario Dainelli.

L’ex difensore classe 1979, attualmente supervisore dell’area tecnica della Fiorentina, ha cominciato a calcare i campi della Serie A quando il re dei bomber era Batistuta (nato un decennio prima di lui) e ha detto addio al palcoscenico più importante nel 2018, quando aveva già esordito e segnato Pietro Pellegri, venuto al mondo quasi ventidue anni dopo. Insomma, una vera e propria istituzione del calcio italiano.


Dopo quella di Pinzi, raccontiamo la carriera del difensore toscano. Dainelli esordisce in Serie A nel febbraio 2001, contro la Roma di Fabio Capello che si avvia a vincere lo Scudetto. Il Lecce lo ha prelevato in comproprietà dall’Empoli, che negli anni precedenti lo aveva girato in prestito prima al Modena, poi alla Cavese e infine alla Fidelis Andria. Dalla C alla A, senza passare per il campionato cadetto.

Sembra un azzardo, ma la scelta paga. E il fatto che la Serie B Dainelli la vedrà (per sua scelta) solamente diciotto anni dopo, nell’ultima stagione in carriera con la maglia del Livorno, la dice lunga su quanto il destino del centrale sia legato a doppio filo con il massimo livello della piramide calcistica tricolore.


Quell’anno il Lecce si salva grazie alla classifica avulsa, mentre l’anno successivo retrocede. Dainelli però non è al Via del Mare, perché l’Empoli se l’è ripreso a l’ha venduto al Brescia. In squadra con Roby Baggio, Guardiola e Toni non trova molto spazio e quindi viene ceduto a metà stagione all’Hellas Verona, dove conquista una maglia da titolare nella difesa a tre di Malesani, ma senza impedire il ritorno in B degli scaligeri. Poco male, perché dopo le buone prestazioni al Bentegodi, il Brescia lo riporta a casa e per due anni Dainelli sarà uno dei perni della retroguardia delle Rondinelle, che ottengono un nono e un undicesimo posto. 

Una vita in Viola!


Per il difensore però è ora di spiccare il volo e nel 2004 l’occasione… veste di viola. La Fiorentina è appena tornata in A dopo il fallimento e per 2,5 milioni si regala la comproprietà di Dainelli. Che siano soldi ben spesi lo si capisce subito, visto che arriva anche il suo primo gol in Serie A, contro il Cagliari all’ultimo minuto. In quella stagione pazzesca, il toscano realizza una piccola impresa: a fine anno le reti saranno 4, più di un terzo di quelle segnate in carriera nella massima categoria (11). I viola lo acquistano definitivamente e c’è spazio per fare meglio.

Dopo la stagione di Calciopoli, quando la penalizzazione impedisce alla Fiorentina di presentarsi alla Champions successiva, arriva un’annata da sogno. Grazie anche a lui, sono solo 31 i gol subiti dalla squadra di Prandelli, che si laurea miglior difesa del campionato. Anche stavolta ci sono i 15 punti di penalizzazione a impedire il sogno Champions, che però non può più essere rimandato: nel 2008 arriva l’esordio tra le grandi del continente e l’anno dopo anche il primo (e unico) gol europeo per Dainelli, contro il Debreceni.

Ormai il centrale è capitano della Viola, ma persino le storie d’amore più belle hanno una fine; nel gennaio 2010 viene ceduto al Genoa, dopo cinque anni e mezzo al Franchi e 141 gettoni in A.

Il toscano rimane in rossoblu per due anni, accumulando 57 presenze, prima di partire di nuovo a gennaio e di nuovo in direzione Verona. Stavolta però ad accoglierlo non c’è l’Hellas ma il Chievo, che sarà la sua nuova casa per sei anni e mezzo. Con la maglia dei clivensi, nonostante un grave infortunio nel marzo 2016, Dainelli riesce a superare il muro delle 400 presenze in A. La storia è da brividi, perché il difensore raggiunge la cifra tonda proprio alla prima apparizione dopo la rottura del legamento crociato del ginocchio.

La festa, poi viene completata dal suo Chievo. I Mussi Volanti quel giorno ricevono al Bentegodi l’Inter di De Boer, che, a sorpresa per le scommesse Serie A, torna a casa con due gol sul groppone, con uno stadio intero in delirio. L’ultimo inchino di Dainelli in maglia Chievo e in Serie A sono i novanta minuti giocati contro il Benevento nel maggio 2018. Poi un anno a Livorno, con in panchina il suo ex compagno di squadra Lucarelli, e il ritorno a Firenze nelle vesti di dirigente.


L'ultimo capitolo da raccontare, nella storia calcistica di Dainelli riguarda ovviamente la nazionale. Il difensore soffre parecchio la concorrenza in un periodo in cui la scuola difensiva tricolore ha ancora in azzurro i grandi vecchi (Cannavaro) o sta per lanciare le nuove pedine insostituibili (Chiellini). Dario riesce ad essere convocato ed esordisce nell’amichevole a New York contro l’Ecuador del giugno 2005.

Probabilmente il centralone di Pontedera avrebbe meritato più spazio nella gestione azzurra di Cesare Prandelli (abbiamo esordito ai Mondiali del 2014 con Paletta titolare...) ed un'unica presenza per un calciatore così continuo non è di certo un grande score, ma almeno una piccola grande soddisfazione!

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Carlo Baroncini (AP Photo). 

May 17, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
Body

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off