Due sfide di altissimo livello, dal sapore di Champions League per le semifinali di Europa League nella Final Eight tedesca..


Il primo match si disputerà domenica sera in quel di Colonia tra il Siviglia di Julian Lopetegui e il Manchester United di Ole Gunnar Solskjaer. I Red Devils, reduci da una straordinaria fase finale di Premier League, si sono presentati alle Final Eight d’Europa League da assoluti favoriti per 888sports. 

Il quarto di finale contro il Copenhagen ha dimostrato come lo United non è perfetto, anche se poi i Red Devils sono riusciti a strappare il pass per la semifinale grazie al rigore di Bruno Fernandes nel primo tempo supplementare.

Il portoghese è stato il vero protagonista del cambio di rotta dello United; arrivato a gennaio dallo Sporting, l’ex Samp e Udinese ha guidato la manovra offensiva del Manchester. Dal suo arrivo Bruno Fernandes ha giocato 21 partite con la maglia dello United realizzando undici gol e servendo anche otto assist vincenti ai compagni.
 

Di fronte però i Red Devils si troveranno forse la squadra più in forma dell’Europa League. Il Siviglia di Julen Lopetegui non perde da 19 partite e le due gare giocate in Germania hanno messo in luce tutte le qualità degli Andalusi. Porta inviolata sia con la Roma che con il Wolverhampton, dominio assoluto contro i giallorossi e grande pazienza nel match contro gli inglesi.

Con un Banega ispiratissimo e Lucas Ocampos versione cinque stelle, autore dell’assist per il 2-0 di En Nesyri con la Roma e soprattutto del gol partita con il Wolverhampton a due minuti dalla fine. Secondo i quotisti di 888sport.it sarà un match molto equilibrato, con lo United leggermente favorito (vittoria @2.54, passaggio del turno @1.78). Vista l’enorme incertezza prevista per il match, può essere interessante la quota del pareggio al termine dei primi 45 minuti @1.97.

Per chi crede fermamente in Bruno Fernandes e nella sua clamorosa serie positiva, attenzione alla quota sul portoghese primo marcatore @6.75. 

La sfida di Conte


Voler vincere ad ogni costo. La mentalità di Conte porta l’Inter inevitabilmente ad inseguire la finale di Colonia. In quel di Dusseldorf però dovrà affrontare uno Shakhtar che ha incantato nel quarto di finale contro il Basilea. L’enorme talento dei brasiliani, la fantasia di matrice carioca in fase offensiva e una sorprendente ed insolita solidità difensiva che rilancia le ambizioni degli ucraini.
 

L’Inter resta favorita, ma inevitabilmente dovrà fare i conti con lo Shakhtar. I nerazzurri, dal canto loro, hanno giocato un’ottima gara contro il Leverkusen: l’unica pecca per la squadra di Conte è stata l’assenza di cinismo dopo il gol del 2-0.
 

Trascinati da un Lukaku quasi inarrestabile, i nerazzurri hanno avuto un grande impatto anche da Eriksen, seppur entrato dalla panchina sia col Getafe che con il Leverkusen. Il gol del definitivo 2-0 contro gli spagnoli, un paio di giocate illuminanti e un rigore subito (poi tolto dal VAR) contro i tedeschi. Difficile però pensare che possa partire dall’inizio lunedì a Dusseldorf, Conte vuole mantenere il suo 3-5-2 solido e vista anche l’assenza di Sanchez per infortunio ha bisogno del danese in panchina come primo cambio anche per l’attacco.

La sfida tra Inter e Shakhtar non è inedita, perché le due squadre si sono già affrontate in un preliminare di Champions League. Esattamente quindici anni fa, era l’agosto del 2005, l’Inter di Mancini vinse 2-0 la gara d’andata in Ucraina grazie alle reti di Martins e Adriano, pareggiando poi 1-1 a San Siro, conquistando il pass per la fase a gironi della Champions League.
 

L’Inter di Conte è favorita per i quotisti delle scommesse calcio: vittoria @1.77, passaggio del turno @1.35, ma i nerazzurri dovranno fare attenzione alla qualità offensiva dello Shakhtar. Per questo motivo è interessante la quota della vittoria dell’Inter con entrambe le squadre a segno @3.20.
 

Attenzione anche ai possibili falli in area di rigore, che potrebbero portare anche a un possibile calcio di rigore. La massima punizione nell’arco dei 90 minuti paga 2.40 volte la posta, ultima quota interessante quella relativa al primo marcatore. Considerando il suo stato di forma, si può puntare su Romelu Lukaku come primo marcatore @4.00.

August 15, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Il dominio spagnolo che ha monopolizzato la Champions League è stato replicato anche nella seonda competizione continentale, l’Europa League. Fin dal 2010, con il successo dell’Atletico Madrid in finale contro il Fulham: nei colchoneros si esprimeva quel genio di calcio di Diego Forlan, che abbiamo visto troppo poco in Italia con la maglia dell’Inter, ma ad alzare la coppa fu il capitano spagnolo Antonio Lopez.

Le due edizioni successive furono dominate da Radamel Falcao, campione e capocannoniere nel 2011 con il Porto e nel 2012 con l’Atletico Madrid. La “sua” prima Europa League, in un derby tutto lusitano, fu alzata al meraviglioso cielo primaverile di Dublino dal portiere portoghese Helton, la seconda invece dal mediano spagnolo Gabi. Il capitano dei Colchoneros è riuscito nell’impresa di portare a casa da capitano per la seconda volta l’Europa League a sei anni di distanza dal primo trofeo. Dopo esser andato vicino anche a trionfare in Champions nelle due finali perse in modo rocambolesco contro il Real nel 2014 e nel 2016..

L’Atletico, infatti, è tornato in finale di Europa League nel 2018. Nella sfida giocata al Parc OL di Lione contro il Marsiglia, i Colchoneros hanno vinto 3-0 e dopo la doppietta di Griezmann la rete che ha sigillato il risultato è stata messa a segno proprio da Gabi, che poco dopo alzerà la sua seconda Europa League. 

Il double di FL8

Nel 2013 Frank Lampard mette a segno la doppietta, dodici mesi dopo aver festeggiato la Champions League a Monaco contro ogni pronostico di scommesse sportive, vince anche l’Europa League al cielo di Amsterdam dopo la finale vinta contro il Benfica. L’inglese è l’unico capitano ad aver sollevato entrambe le coppe europee nell’ultimo decennio.

La maledizione del Benfica si ripete anche l’anno successivo, quando i portoghesi, dopo aver eliminato a sorpresa in semifinale la Juve dei record di Antonio Conte, perdono ai rigori contro il Siviglia nella finale di Torino. Ad alzare la coppa al cielo è Ivan Rakitic, che l’anno successivo vincerà la Champions con il Barcellona. Il Siviglia fa doppietta nel 2015, con José Antonio Reyes che celebra per primo il trofeo dopo la finale vinta contro il Dnipro.

La tripletta degli iberici, considerata anche la continua movimentazione sul mercato internazionale che li contraddistingue, viene accostata al terzo capitano diverso, questa volta è Coke ad alzare la coppa a Basilea dopo esser stato l’unico capitano a segnare una doppietta, decisiva per ribaltare l'iniziale vantaggio del primo Liverpool di Klopp con Sturridge, in finale di Europa League. 

Dopo i tre successi del Siviglia, nel 2017 è Antonio Valencia ad alzare il trofeo dopo il successo del Manchester United per 2-0 contro l’Ajax. Nell’ultima edizione di Baku, il derby di Londra tra Chelsea e Arsenal è stato vinto, in una partita nella quale il Gol&over era assai probabile per le scommesse calcio,  dai Blues ed è stato Cesar Azpilicueta a sollevare al cielo il trofeo. 

L'edizione tedesca

Dopo i primi 4 incontri della Final 8 ospitata dalla Germania, le due semifinali promettono equilibrio e spettacolo; il fantastico blasone delle quattro compagini ancora in corsa per questo titolo, tanto particolare nell'edizione 2020, ma altrettanto ambito rappresenta un valore ulteriore per la competizione: sarà uno dei due portieri, Andriy Pyatov ed Handanovic, di straordinaria esperienza a sollevare il trofeo o la leggenda del Siviglia, Jesus Navas?! E se Harry Maguire scrivesse una pagina ulteriore del suo fantastico romanzo calcistico di chi arriva negli stadi che contano in clamoroso ritardo?!
 

*Foto di Petr Josek (AP Photo).

August 14, 2020

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

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Sul palcoscenico del calcio internazionale si era palesato a San Siro, lasciandolo a bocca aperta nella sua interezza: era la Champions League 2010-2011, la maglia quella del Tottenham (e in squadra c'è anche Luka Modric, poi ritrovato al Real) e l'avversario l'Inter, fresco di Triplete..

I nerazzurri, quel 20 ottobre di 10 anni fa, sul 4-0, videro il vantaggio assottigliarsi sino al 4-3 perché tale Gareth Bale, 21enne gallese dallo scatto che definire prorompete era un debole eufemismo, aveva messo il turbo sugli esterni, realizzando una tripletta. Nella gara di ritorno del girone di qualificazione, a White Hart Lane, Bale non aveva segnato nella vittoria per 3-1 degli Spurs, in compenso aveva fatto impazzire un giocatore dall'esperienza e dal comprovato atletismo come Maicon, tanto che il vecchio stadio londinese l'aveva irriso con il coro "Taxi for Maicon".Quella corsa (s)frenata

Una corsa sfrenata, di quelle che superano o trascinano ogni ostacolo che si pari di fronte. Quindi, assist o gol, i due epiloghi dalla casistica più scontata. E tante, tante acrobazie. Caratteristiche che, nell'estate 2013, avevano spinto il Real Madrid a fare di lui l'acquisto più oneroso (fino a quel momento) della storia della Casa Blanca.

Un feeling cominciato col botto, con quel gol decisivo - di testa - del 2-1 nella vittoria (4-1) in finale di Champions League - la tanto sospirata Décima - contro l'Atletico. Messi da parte complimenti e titoli, tuttavia, oggi la carriera di Bale conta più interrogativi che risposte. Com'è possibile, ci si chiede, con certe premesse? Il gallese avrebbe potuto dare di più? Com'è possibile che, oggi, a 31 anni, sia diventata una riserva qualsiasi- per quanto di lusso - della squadra di Zidane?

L'esultanza contro il Barcellona nel 2014!
 

Il "semaforo" Zizou

Ma il nome e il cognome dell'allenatore del Real fanno parte di una prima, parziale spiegazione. Dal momento della sua entrata in scena al Real, prima nel gennaio 2016 e in secondo luogo - dopo l'infruttuoso interregno di Julen Lopetegui e Santiago Solari - a partire dall'11 marzo 2019, la qualità delle prestazioni di Bale è scesa a picco. Così come la velocità delle sue giocate: il gallese è passato dall'esprimersi a colpi di scatti che superavano i 36 chilometri orari, a prestazioni svogliate, da fermo, quasi da compassato giocatore di calcetto.

I tifosi sono per la gran parte dalla parte di Zizou, specie da quando Gareth, dopo la qualificazione, non scontata per le scommesse calcio, acquisita a Euro 2020, ha esposto una bandiera del gallese con su scritto: "Wales. Golf. Madrid". Come se il Real venisse al terzo e ultimo posto delle sue gerarchie sportive. Proprio il golf, negli ultimi anni, è il passatempo a cui Bale sembra essersi maggiormente concentrato rispetto al calcio. La sua magione si affaccia sul "green" a suo uso e consumo. Zidane, dal canto suo, non ha mai perso occasione per farglielo notare.

Back to the future?

Tra gli altri problemi di Bale, l'iniziale ombra delle fronde maestose di Cristiano Ronaldo, la convivenza non sempre al top con i tanti altri galacticos e quell'apatia manifestatasi progressivamente per non sentirsi più al centro dell'attenzione. Zidane se l'è ritrovato così, ad onor del vero. In panchina, poi, Bale ha simulato di addormentarsi durante una partita e ha quasi irriso il proprio allenatore alle spalle, in stile Antonio Cassano con Fabio Capello, sempre al Real.

Il tutto, fino a chiedere di essere escluso dalla Champions. L'ex bandiera della nazionale irlandese, oggi apprezzatissimo commentatore sportivo della Premier League, Andy Townsend sostiene che Bale - prodotto del sempre florido settore sempre florido settore giovanile del Southampton (da cui il Tottenham lo prelevò), ambisca a tornare agli Spurs, oggi timonati da José Mourinho. Le loro strade non si incrociarono a Madrid: la Décima Bale la vinse con e per Carlo Ancelotti, che lo gestì a meraviglia.

Ecco, una risposta per rivederlo a grandi livelli - 166 i gol segnati in carriera con le squadre di club - potrebbe essere proprio un bel ritorno al passato. In quella Premier League che lo consacrò e in cui imparò a dribblare a saltare gli avversari circumnavigandoli dopo essersi lanciato da solo il pallone, un po' come accaduto in Spagna con Bartra del Barcellona nella finale di Copa del Rey vinta per 2-1, proprio grazie a lui, sempre nel 2014. Il suo anno d'oro.
 

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Manu Fernandez ed Alberto Saiz.

August 14, 2020

Di Stefano Fonsato

Stefano Fonsato
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Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

Stefano Fonsato
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Europei, Mondiali, podi olimpici o di una gara di motori. Se c'è un'emozione in particolare che accomuna tutti questi eventi sportivi è senz'altro l'inno nazionale. Certo, il calcio e i Giochi a cinque cerchi ci hanno permesso di conoscerne un vasto assortimento e eccettuando quello italiano, che per ragioni di appartenenza suscita un brivido in più, noi di 888sports ci siamo chiesti quali altri siano, nella loro musicalità e solennità, i più apprezzati, i più amati, quelli che danno una carica supplementare.

Posto che, come sempre, non esiste una risposta oggettiva. De gustibus, come si suol dire. A questo proposito, ne abbiamo individuati 5:

Inno della Federazione Russa

La Marseillaise

God Save The Queen

The Star-Spangled Banner

Hino nacional brasileiro

 

Inno della Federazione Russa

Musica composta nel 1939, testo nel 2000. Com'è possibile una forbice temporale così ampia? Semplicissimo: l'inno è stato riscritto dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica. La necessità di avere un nuovo inno fu espressa direttamente dal presidente russo Vladimir Putin a seguito delle immagini provenienti delle Olimpiadi di Sydney 2000...

E le parole dedicate all'ormai dissolta Unione Sovietica, apparivano completamente fuori contesto. Nonostante i numerosi pareri contrastanti, si decise di conservare la melodia, ma di cambiare le parole del testo. Indipendentemente da come la si pensi, perdere l'ex inno dell'Armata Rossa sarebbe stato, musicalmente parlando, un vero peccato.

Una sinfonia talmente solenne e spettacolare da essere presente nei momenti cinematografici più cult, come l'ingresso sul ring di Ivan Drago (interpretato dall'attore svedese Dolph Lundgren), sfidante di Rocky (IV) Balboa, maschera quasi inscindibile di Sylvester Stallone. Erano tempi, a metà Anni '80, in cui la Guerra Fredda bruciava le sue ultime braci nel teatro della quotidianità...

La Marseillaise

"Allons enfants de la Patrie, le jour de gloire est arrivé!". Talmente solenne da aver ispirato cori da stadio sulla stessa melodia. Il compositore? Un italiano di Fontanetto Po, piccolo paese della Bassa vercellese: Giovanni Battista Viotti, musicista di corte a Parigi: lui insieme a Claude Joseph Rouget de Lisle.

L'inno divenne la chiamata alle armi della Rivoluzione francese e in questo contesto assunse il nome di "Marsigliese" perché intimata per le strade dai volontari provenienti dalla città portuale del sud al loro arrivo a Parigi. Quante volte lo abbiamo sentito nel calcio.

Quante volte è entrato in competizione col nostro "Inno di Mameli": il derby delle Alpi è stato anche musicale, in questo senso. Ci permettiamo di fornire anche una segnalazione extracalcistica: il trasporto con cui viene cantato dalla nazionale transalpina di rugby. Magari proprio a Saint-Denis, terra difficile da espugnare per i pronostici e consigli scommesse sportive...

Baggio accarezza il montante!
 

God Save The Queen

"Dio Salvi la Regina" è l'inno più antico al mondo e, probabilmente, più famoso al mondo in quanto in uso in tutti i territori dell'Impero britannico. E' l'inno, infine, ascoltato da tutti atleti britannici ai Giochi Olimpici, in cui gareggiano - senza suddivisioni - sotto la Union Jack. La sua intonazione a Wembley, ha un effetto devastante: su tutte, ci sentiamo di scegliere i momenti di amplificazione prima del calcio d'inizio degli Europei 1996, giocati per l'appunto in Terra d'Albione.
 

Quando però, i sudditi della Regina si separano, i risultati sono altrettanto emozionanti. Come non citare, a questo proposito "Hen Wlad Fy Nhadau", l'inno nazionale del Galles. Quello che, probabilmente, viene cantato più a squarciagola tra tutti i canti patriottici.

Abbiamo imparato a conoscerlo nel rugby e a Euro 2016. E' cantato in lingua gaelica, il titolo significa "La vecchia terra dei miei padri" e, un po' come "Flower of Scotland", viene "urlato" proprio per distanziarsi il più possibile da Londra.
 

Hino nacional brasileiro

Si tratta di una vera e propria marcia trionfale, tipica dei canti patriottici sudamericani, come ad esempio quello dell'Uruguay "Orientales, La Patria O La Tumba". Un inno amatissimo, che non ha riecheggiato solamente nel calcio.

Era però pratica comune sentirlo anche nella Formula Uno, specialmente ai tempi di Ayrton Senna. Fino a quel maledetto 1° maggio 1994 a Imola, si trattava di un binomio quasi inscindibile.
 

*Le immagini dell'articolo, distribuite da AP Photo, sono di Vadim Ghirda e Carlo Fumagalli.

August 13, 2020

Di Stefano Fonsato

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Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

Stefano Fonsato
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L’agosto calcistico regalerà tanto spettacolo, con gli occhi puntati soprattutto in Portogallo, dove si assegna con una nuova Final Eight la Champions League. Grande curiosità per vedere chi alzerà il trofeo, con la certezza che non vedremo una doppietta targata Liverpool. I Reds infatti sono stati eliminati dall’Atletico Madrid, negando così al capitano Jordan Henderson la possibilità di commuoversi, nuovamente, davanti alla coppa dalle grandi orecchie.. 

Leggende con la Coppa!

Il centrocampista centrale dei Reds è stato l’ultimo ad alzare la Champions, ma chi sono stati i capitani che hanno alzato la coppa nelle ultime dieci edizioni? Si inizia con quattro leggende provenienti da quattro nazionalità diverse.

Nel 2010 il trionfo dell’Inter a Madrid contro il Bayern ha permesso ad un emozionato Javier Zanetti di alzare la coppa tanto inseguita dai nerazzurri.

Zanetti a Madrid!

Da un argentino a uno spagnolo, nel 2011 infatti è Xavi Hernandez ad alzare per la prima volta la Champions League da capitano, la sua terza vinta in carriera (nelle prime due la fascia era sul braccio sinistro di Carles Puyol nel 2006 e nel 2009).

Dopo la beffa del 2008 a Mosca, nel 2012 il Chelsea, a sorpresa per le scommesse e quote Champions League , riesce a superare ai rigori all’Allianz Arena il Bayern Monaco e ad alzare la coppa fu la coppia Lampard e Terry. Il difensore centrale era il capitano di quella squadra, ma non giocò la finale per squalifica dopo il rosso subito nella semifinale di ritorno contro il Barcellona.

Dodici mesi dopo la beffa casalinga, Philipp Lahm è il primo a festeggiare la Champions nel 2013 da capitano del Bayern nella finale tutta tedesca di Wembley, contro il Borussia Dortmund. 

Dominio spagnolo

Le cinque edizioni consecutive vinte da una squadra spagnola hanno portato al dominio ispanico anche tra chi ha avuto l'onore di ricevere la Champions. Il primo è stato Iker Casillas, che ha alzato la decima al cielo di Lisbona al termine dei supplementari di un derby tiratissimo contro l’Atletico Madrid. L'Atletico per le scommesse online è una valida opzione per la coppa 2020! 

Nel 2015 la Juve di Allegri nega ai Blancos la possibilità di tornare in finale, ma nell’atto conclusivo di Berlino i bianconeri non riescono a battere il Barcellona targato MSN. Ad alzare la coppa però è Andrés Iniesta, capitano nella finale visto che Xavi (alla sua quarta Champions vinta in carriera) parte dalla panchina contro la Juve.

Dal 2016 al 2018 invece a scrivere la storia è stato Sergio Ramos, grazie al “Triplete” del Real Madrid. I Blancos tra il 1956 e il 1960 erano riusciti nell’impresa di vincere cinque Coppe dei Campioni consecutive, ma con tre capitani diversi. Le tre vittorie consecutive del Real Madrid hanno permesso a Sergio Ramos di diventare il secondo capitano della storia della Champions ad alzare per tre volte la coppa. Il primo a riuscirci fu Franz Beckenbauer, che proprio come Sergio Ramos ha vinto la coppa per tre anni consecutivi dal 1974 al 1976.

Chi sarà per le scommesse calcio il nuovo capitano ad alzare a Lisbona per la prima volta nella sua carriera la Champions League?!

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Manu Fernandez e Andres Kudacki.

 
August 12, 2020

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Dopo i quattro ottavi di finale disputati nell’ultimo weekend, da mercoledì prenderà il via la Final Eight della Champions League in Portogallo. Otto squadre alla caccia della coppa dalle grandi orecchie e tra le qualificate non mancano le sorprese. Atalanta e Lipsia avevano già strappato il pass per i quarti di finale; non solo queste due sorprese, a loro si è aggiunto anche il Lione capace di difendere il vantaggio di 1-0 dell’andata contro la Juve perdendo solo 2-1 a Torino e qualificandosi per i quarti di finale.

La fase finale della Champions League inizierà mercoledì sera con la sfida tra l’Atalanta di Gasperini e il Paris Saint Germain. I bergamaschi non partono favoriti, ma vogliono l’impresa e per farlo dovranno ritrovare quella brillantezza mancata nelle ultime 3-4 partite del campionato. Dopo una ripresa esaltante, la Dea ha avuto un leggero calo fisico e soprattutto a livello offensivo ne ha risentito, realizzando solo cinque gol nelle ultime cinque giornate di Serie A, rimanendo a secco nell’ultima partita contro l’Inter, dopo una clamorosa sequenza di partite con almeno una rete realizzata.

Di fronte si troverà però un Paris Saint Germain decisamente incerottato, anche se Mbappé negli ultimi giorni è tornato ad allenarsi con il gruppo. Il fenomeno francese potrebbe essere a disposizione di Tuchel, ma quasi sicuramente partirà dalla panchina. Chi non ci sarà sicuramente è Angel Di Maria, squalificato, così come non ci sarà Verratti per un infortunio al polpaccio. In attacco dovrebbe rientrare dal problema muscolare Mauro Icardi, pronto ad essere il terminale offensivo nel 4-3-3 di Tuchel.

Secondo i bookmakers per le scommesse calcio i parigini sono favoriti (vittoria @1.98, passaggio del turno @1.54), ma attenzione alla qualità offensiva dell’Atalanta e sono attesi tanti gol (entrambe le squadre a segno @1.45, over 3.5 @2.33). Interessante la quota della vittoria del PSG con entrambe le squadre a segno @3.25, per chi si aspetta una partita pazza e ricca di reti si può azzardare una quota 9.00 con entrambe le squadre a segno in entrambi i tempi. 

Le altre partite

Giovedì la sorpresa Lipsia affronterà l’Atletico Madrid senza il suo miglior giocatore. Timo Werner, nuovo acquisto del Chelsea, ha infatti deciso di non prendere parte alle Final Eight per prepararsi al meglio in vista della nuova avventura a Londra. I Colchoneros dal canto loro hanno avuto due indisponibili dell'ultima ora nella squadra: Vrsaljko e Correa non ci saranno in Portogallo. Favoriti gli spagnoli, vittoria @2.35 e passaggio del turno @1.67; per chi crede nella solidità difensiva dell’Atletico di Simeone si può puntare sulla vittoria dell’Atletico senza subire gol @3.80.

L'esultanza dell'Atletico, dopo la vittoria sul Liverpool!

Venerdì invece ci sarà la sfida più interessante di questi quarti di finale. Barcellona-Bayern infatti è una sorta di finale anticipata ed entrambe sono reduci da una vittoria casalinga nel ritorno degli ottavi di finale giocati sabato scorso. I blaugrana hanno battuto 3-1 il Napoli, mentre i bavaresi hanno eliminato il Chelsea vincendo 4-1 al ritorno dopo il perentorio 0-3 dell’andata a Stamford Bridge.

Il Bayern ha vinto 10 incontri su 10; viene dato come favorito dai quotisti di 888sport.it (vittoria @2.00, passaggio del turno @1.57), i bavaresi potranno contare su uno straordinario Lewandowski arrivato a 13 reti in questa Champions dopo la doppietta di sabato contro il Chelsea. Il polacco è a quattro reti dal record di Cristiano Ronaldo della stagione 2013/14 e potrebbe raggiungerlo, ma per farlo dovrà portare il Bayern fino alla finale del 23 agosto.

Anche qui, per chi vuole azzardare, interessante la quota della vittoria del Bayern con entrambe le squadre a segno @3.35.

L’ultimo quarto di finale vedrà affrontarsi il Manchester City di Pep Guardiola e il Lione di Garcia, reduce dall’impresa contro la Juve. Gli inglesi sono nettamente favoriti (vittoria @1.29, passaggio del turno @1.13), ma c’è da sottolineare che due anni fa le squadre si sono incontrate nei gironi di Champions e il City ha ottenuto solamente un pareggio in Francia ed ha addirittura perso all’Etihad Stadium. Vista la superiorità della squadra di Guardiola, può interessare la quota relativa alla vittoria di entrambi i tempi da parte del City @2.75.

Antepost

Per gli amanti delle quote “antepost” sono due le proposte di 888sport.it. La prima è relativa al “testa a testa” tra City e PSG, due possibili finaliste visto che si trovano su zone opposte del tabellone. Nettamente favorito il City @1.50, per chi crede che il PSG possa arrivare almeno in finale la quota @2.40 è interessante visto che la squadra di Guardiola in un’eventuale semifinale dovrà vedersela con una tra Barcellona e Bayern Monaco.

Le quote della nazionalità del team che si aggiudicherà la grande coppa!

L’altra proposta è relativa alla nazionalità della squadra vincitrice di questa Champions. Nonostante il City sia l’unica inglese rimasta l’Inghilterra è favorita @3.20, seguita a ruota dalla Germania @3.55. Attenzione alla quota della Spagna: una vittoria di Atletico o Barcellona vale 4.25!!!
 

*Le immagini dell'articolo, distribuite da AP Photo, sono di Joan Monfort e Manu Fernandez. Le quote aggiornate all'11 agosto 2020.

August 11, 2020

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Dopo tre stagioni vissute in Serie A la SPAL l’anno prossimo tornerà in Serie B con l’obiettivo di riconquistare la massima serie. Un’annata difficilissima per la squadra di Ferrara, iniziata con Leonardo Semplici in panchina e terminata con Gigi Di Biagio. L’ex ct dell’Under 21 era stato chiamato per inseguire un’improbabile salvezza, i risultati però sono addirittura peggiorati dal suo arrivo.

Un rendimento troppo deludente per una squadra che ha messo in mostra diversi giocatori in questi tre anni di Serie A. Nella prima stagione la salvezza è arrivata solamente all’ultima giornata grazie al successo contro la Samp al Mazza. Il 3-1 contro la squadra genovese ha permesso agli uomini di Semplici di difendere il 17esimo posto dal Crotone, ma l’annata più esaltante è stata sicuramente la successiva.

Nel 2018/19, infatti, la SPAL inizia con tre vittorie nelle prime quattro giornate ed occupa addirittura il secondo posto in classifica alle spalle della Juventus, sorprendente anche per le scommesse Serie A. Dopo un andamento altalenante, tra marzo e aprile la squadra di Semplici cambia marcia e con il successo di Empoli alla 33esima giornata arriva a quota 38 punti, blindando la salvezza con ben cinque giornate d’anticipo. La SPAL chiude la stagione al tredicesimo posto a soli due punti dal decimo posto occupato dal Bologna e mettendosi alle spalle squadre importanti come Parma, Cagliari e Fiorentina.

Nel 2019/2020 la SPAL inizia subito male, solo un successo nelle prime sei giornate e girone d’andata chiuso all’ultimo posto a dodici punti in classifica con il peggior attacco del campionato. Da lì la SPAL non si muoverà più, 20esimo posto e peggior attacco della Serie A con sole 27 reti segnate in 35 giornate (otto in meno del secondo peggior attacco e quindici in meno del Lecce, retrocesso all'ultima giornata).

Per gli appassionati di statistiche e scommesse calcio solo Chievo e Pescara negli ultimi anni hanno collezionato meno dei 20 punti della SPAL 2020 e, probabilmente, sarebbe stato più saggio provare a salvarsi con Semplici al timone...

Il mercato

Questi tre anni di Serie A sono serviti indubbiamente alla SPAL per mettere in vetrina diversi giocatori diventati poi protagonisti del mercato. Dopo la prima stagione in Serie A la società ferrarese è riuscita a resistere alla tentazione di vendere i giocatori migliori, anzi intorno a quel gruppo sono stati inseriti giocatori importanti: preso Petagna in prestito con diritto di riscatto, arrivati anche Fares da Verona e Kurtic dall’Atalanta.

Le grandi cessioni sono arrivate nell’estate 2019, su tutte quella di Lazzari, mai davvero sostituito, andato alla Lazio per circa 15 milioni di euro. Sulla destra, l'esterno a tutta fascia era la fonte principale di assist e la sua partenza ha creato un vuoto incolmabile. 

A gennaio 2020, poi, la SPAL ha ceduto Petagna al Napoli per 17 milioni e ha lasciato andare Kurtic in prestito con diritto di riscatto al Parma. L'importo pagato dalla società partenopea per l'attaccante cresciuto nel Milan è davvero rilevante, ma probabilmente la cessione anticipata ha frenato, seppur inconsciamente, le prestazioni dell'unico vero realizzatore a disposizione. 

Un mercato da quasi 40 milioni di euro incassati che la SPAL pensava già di re-investire, come fatto con l’arrivo in prestito con obbligo di riscatto di Bonifazi dal Torino. Tutto questo però potrebbe cambiare con la retrocessione in Serie B. 

Come ripartire

Il tesoretto di circa 15 milioni di euro dell’ultimo mercato sarà una buona base di partenza per la SPAL. In più va aggiunto il famoso paracadute per chi retrocede dalla Serie A in Serie B. La squadra di Ferrara essendo stata nella massima serie per tre stagioni incasserà circa 25 milioni di euro con la retrocessione in Serie B. Una cifra molto importante per rincorrere subito la promozione la prossima stagione, anche se bisognerà capire quale direzione avrà il progetto tecnico.

Il direttore sportivo Vagnati ha lasciato Ferrara per andare al Torino, chi sarà l’allenatore l’anno prossimo è un’incognita: la cosa certa è che la SPAL non confermerà Gigi Di Biagio. Difficile anche capire da chi si ripartirà in campo, visto che solo dodici giocatori hanno il contratto per la prossima stagione compresi Bonifazi e Castro, questi ultimi arrivati a gennaio in prestito con obbligo di riscatto.

Una vera e propria rivoluzione che dovrà riportare la SPAL in Serie A nel minor tempo possibile per cancellare il prima possibile una stagione fallimentare. 

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Antonio Calanni (AP Photo).

August 10, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Per qualche istante, tutti hanno avuto modo di crederci. Il gossip della storia tra Zlatan Ibrahimovic e Diletta Leotta è durata meno di un temporale estivo, eppure l’accoppiata tra calciatore e showgirl è un grande classico che ha accompagnato - nel corso dei decenni - il cammino di diversi campioni.

In tal senso, il bomber dei bomber continua a essere Bobo Vieri, accompagnato ormai da tempo con l’ex velina Costanza Caracciolo dalla quale ha avuto due figli. In principio, la storia che accese i riflettori sull’ex attaccante fu quella con Elisabetta Canalis; troppo giovani, troppo famosi, troppo affamati di vita affinché potesse andare avanti.

Non meno prestigioso il curriculum di Pippo Inzaghi: tanti i flirt accreditati all’ex attaccante di Juve e Milan; Samantha De Grenet Manuela Arcuri, Alessia Ventura: il tecnico del Benevento che ha battuto ogni record in B con una straordinaria sequenza di risultati positivi anche per le scommesse calcio online sembra essere ancora oggi “a piede libero”.

A cavallo tra la fine degli anni novanta e l’inizio del nuovo millennio, i flirt dei giocatori erano all’ordine del giorno; Pippo Pancaro e Adriana Volpe, Simone Inzaghi e Alessia Marcuzzi, Giuliano Giannichedda e Federica Ridolfi, Dario Marcolin e Barbara Puccetti.

Nello stesso periodo, Francesco Totti dichiarava il suo eterno amore alla letterina Ilary Blasi, dopo aver avuto una breve storia con Maria Mazza, altra donna di spettacolo. “Sei unica”. La scritta mostrata dopo aver segnato un gol decisivo in un derby è rimasta intatta, il tempo non ha corroso un sentimento autentico.

Daniele De Rossi - per anni Capitan futuro - non è stato da meno, legandosi con l’attrice Sarah Felberbaum. L’elenco potrebbe essere molto più lungo, e indirizza l’articolo verso l’attualità, con Gianluigi Buffon con Ilaria D’Amico, e il suo ex allenatore, opzione sempre sicura per le scommesseMax Allegri legato ad Ambra Angiolini.

I bomber del passato

Ma anche in passato, i legami famosi non sono mancati; la storia di Manè Garrincha con la cantante Elza Soares fu una delle prime a balzare agli onori della cronaca, accendendo la seconda metà degli anni sessanta; i due misero insieme la loro reciproca disperazione, fino a farsi del male: lui aggrappato al bicchiere di cachaça, lei contagiata - tra un concerto e l’altro - dalla gioia effimera di stravizi quotidiani. Una storia d’amore andata in rovina tra Rio de Janerio e Torvajanica, dove la coppia visse alcuni anni prima di far ritorno in Brasile.

Quasi nello stesso periodo - in Italia - i rotocalchi raccontavano del matrimonio tra il portiere Lorenzo Buffon e la valletta Edy Campagnoli, in precedenza legata sentimentalmente a Giorgio Ghezzi, altro portiere di calcio.

Storie nate e vissute all’alba del Duomo, come quella nata negli anni settanta tra Gianni Rivera e la cantante Elisabetta Viviani; lui vola verso la fine della propria carriera, lei è giovanissima e in rampa di lancio. Ma la storia tra i due finisce, nonostante la nascita di una figlia.

Gli anni ottanta sono gli anni di Paulo Roberto Falcao; lo chiamano il Divino, in mezzo al campo è un faro, illumina la scena. Fuori dal terreno di gioco semina i paparazzi come fossero terzini; la storia con Ursula Andress è fulminea, ma fa clamore, perché lei non passa inosservata: è la prima Bond Girl, la ragazza col bikini bianco che esce dall’acqua nel primo 007 - Licenza di uccidere.

Amori e tv!

Ma nelle love story dei calciatori, spesso sono i portieri a essere protagonisti in prima persona; Walter Zenga non è soltanto il portiere dell’Inter e della Nazionale, ma per un breve periodo di tempo diventa anche conduttore di una trasmissione di Odeon Tv: si chiama Forza Italia, ma il partito di Berlusconi è ancora lontano da venire. Con lui, c’è la showgirl Roberta Termali che in poco tempo diventa anche la sua fidanzata.

Nello stesso periodo, c’è un’altra coppia che si prende la scena sulle copertine dei giornali di gossip; lui è il centravanti del Napoli Andrea Carnevale, lei è la conduttrice televisiva Paola Perego. Il tubo catodico attrae i giocatori quanto un gol; alla fine degli anni novanta finisce in rete anche Stefano Bettarini, prestante terzino della Fiorentina: lei è Simona Ventura, in quel momento regina incontrastata della tv.

Ormai i calciatori osano sempre di più, fino a puntare il trono di Miss Italia; il matrimonio tra Alessandro Costacurta e Martina Colombari ha la benedizione del popolo sovrano; lui, oltre che bravo è anche bello. Lei ha testa, e gambe, e la storia funziona a meraviglia anche a distanza di quasi vent’anni. Ma non tutte le favole delle Miss hanno un lieto fine; è il caso di Manila Nazzaro, da qualche anno separata dopo il matrimonio con l’attaccante della Reggina Francesco Cozza. La Miss era stanca di farsi chiamare Signora Cozza: come darle torto?

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Luca Bruno (AP Photo).

August 10, 2020

Di Simone Pieretti

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Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

Simone Pieretti
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Quello di 14 anni fa è stato, si sa, il torneo del quarto trionfo azzurro. Ma scavando nella memoria dei tre giorni, è interessante rispolverare le storie parallele, quelle del "Mondiale degli altri" di debuttanti allo sbaraglio, che però hanno scritto anch'essi pagine indelebili..

Per esempio, il continente africano mandò nel paese teutonico la bellezza di 4 nazionali all'esordio assoluto sulle 5 qualificate: oltre alla già "rodata" Tunisia, parliamo di Ghana, Costa d'Avorio, Angola e Togo. Dall'altra parte del mondo, grande curiosità suscitò la partecipazione dei caraibici di Trinidad & Tobago.

Proprio su queste ultime tre squadre, all'epoca semisconosciute,

Togo

Angola

Trinidad & Tobago

si concentra il nostro ricordo.

Togo

I gialloverdi della striscia di terra incastrata tra Benin, Ghana e Burkina Faso, vengono guidati nel percorso di qualificazione da Emmanuel Adebayor, che a metà della stagione 2005-2006 passa dal Monaco all'Arsenal e che, con la propria nazionale, segna 11 gol in 12 partite sino ad eliminare il Senegal, grande sorpresa del Mondiale nippocoreano del 2002. Ma, oltre a lui, la selezione del Paese di Lomé proponeva ben poco.

In rosa c'erano anche due dilettanti, che giocavano nelle divisioni inferiori francesi, come l'attaccante Richmond Forson (del Poiré), il difensore Affo Erassa del Moulinoise oppure Alaixys Romao del Louhans-Cuiseaux. Tra i convocati, anche il povero Massamasso Tchangai, difensore del Benevento che all'epoca disputava la Serie C2. La società campana, per l'occasione, lo nominò "ambasciatore del Sannio ai Mondiali 2006". Appena 4 anni dopo, nella sera del suo 32° compleanno, l'8 agosto 2010, Tchangai perse la vita a causa di un arresto cardiaco dopo una breve malattia.

Quel Togo, dopo la qualificazione, perse tutte e tre le partite di Coppa d'Africa anche a causa del litigio tra Adebayor e il ct nigeriano Steven Keshi, sostituito in fretta e furia dal selezionatore tedesco Otto Pfister. Giunti in ritiro al Lago di Costanza, scoppiò la solita grana-premi, ormai una consuetudine tra le nazionali africane al cospetto di federazioni sgangherate: il presidente di quella togolese, Rock Gnassimbé, aveva promesso (e disatteso) il riconoscimento di 15mila euro a giocatore per la partecipazione alla rassegna iridata.

Adebayor, il più ricco ma alla guida della rivolta per solidarietà verso i compagni, minacciò che la squadra non sarebbe scesa in campo nella prima partita contro la Corea del Sud. il ct Pfister abbandonò il ritiro, indisposto a lavorare in quel clima di rivolta. Alcuni giocatori lo rintracciarono e lo convinsero a restare in gruppo. Così, gli Sparvieri rischiarono di battere i sudcoreani, grazie al destro incrociato dell'ex Vicenza Mohamed Kader al 31'. La selezione asiatica ribaltò il punteggio Lee Chun-Soo e Ahn Jung-Hwan, non prima però che i togolesi sfiorassero più volte il raddoppio.

A una nuova minaccia di non scendere in campo contro Svizzera e Francia, fu la Fifa a offrirsi di pagare ai giocatori quei premi promessi dalla federcalcio togolese, poi multata di 100mila franchi svizzeri da Sepp Blatter. Contro elvetici e transalpina, arrivarono altrettante sconfitte. Onorevoli, a dire il vero.

 

Angola

Al momento del sorteggio, a dicembre 2005, sembrava uno scherzo del destino: l'Angola si qualifica per la prima volta a un Mondiale di calcio e chi va ad incontrare nel match d'esordio? Il Portogallo, coloni intransigenti (per usare un eufemismo) del XX secolo. A Luanda si trattenne il fiato, come negli attimi della liberazione nazionale, a metà degli anni '70, così ben descritta, nella sua complicatissima quotidianità, nel romanzo-reportage di Ryszard Kapuściński "Ancora un giorno".

Il rappresentante più fulgido di questa storia fu il portiere João Ricardo, convocato all'età di 36 anni nonostante fosse senza squadra da un anno. Ricardo, era portoghese di origine ma angolano di nazionalità e con la famiglia rientrò nel paese africano dopo l'indipendenza tra il 1974 e il 1975. Fu trafitto al 4' della sfida di Colonia da Pauleta, su assist di Luis Figo: i portoghesi si fermarono all'1-0, anche dopo una traversa di Cristiano Ronaldo (di testa), mentre gli angolani sfiorarono il pari e la qualificazione, dopo lo 0-0 sorprendentemente imposto anche per 888sports al Messico e la quasi vittoria sull'Iran.

Al vantaggio di Flávio Amado (recordman di presenze della selezione rossonera) al 60', rispose al 75' Sohrab Bakhtiarizadeh. Ad ogni buon conto, le "Palancas Negras" uscirono da quella che in seguito venne ribattezzata "Red Bull Arena" di Lipsia tra gli applausi scroscianti.
 

 

Trinidad & Tobago


Fu un gol dell'esperto difensore del Wrexham, Dennis Lawrence a consegnare ai Soca Warriors la storica qualificazione a un Mondiale. L'impresa fu siglata a Manama, capitale del Bahrain, che nello spareggio di andata si era illuso con un pareggio per 1 a 1. Una folla festante attese il ritorno in patria dei giocatori del ct olandese Leo Beenhakker. "In patria", per modo di dire: la maggior parte dei giocatori era ormai stanziale in Gran Bretagna. Come lo storico portiere di Newcastle e West Ham Shaka Hislop, cresciuto a Reading e presentatosi ai Mondiali tedeschi a 37 anni.

Una nazionale certamente attempata ma interessata, quella caraibica: là davanti, niente meno che l'ex attaccante del Manchester United Dwight Yorke. Proprio Hislop, nella gara d'esordio del gruppo B contro la Svezia, abbassò la saracinesca con numerosi miracoli al cospetto di Zlatan Ibrahimovic e Henrik Larsson, in quel di Francoforte, mentre il 15 giugno successivo, a Norimberga, l'Inghilterra sudò 7 camicie dopo un primo tempo inchiodato sullo 0-0 per i pronostici e consigli scommesse sportive prima di conquistare il 2-0 firmato Peter Crouch (all'83') Steven Gerrard (al 91').

Frizzanti e mai domi, la loro partecipazione dei "Soca Warriors" al Mondiale tedesco viene ancora oggi ricordata come una delle più gagliarde.

 

*La foto di apertura dell'articolo è di Michael Sohn (AP Photo).

August 10, 2020

Di Stefano Fonsato

Stefano Fonsato
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Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

Stefano Fonsato
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Donnarumma, Calabria, Gabbia e, neanche a dirlo, Daniel Maldini. Scorrendo l’elenco della rosa del Milan 2020  salta immediatamente all’occhio chi dei rossoneri è cresciuto nel vivaio. E, a conti fatti, non sono moltissimi. C’è Gigio, straordinario portiere del presente e, sperano a Milanello, del futuro, inteso come permanenza al Milan. C'erano, tra gli altri:

Manuel Locatelli

Bryan Cristante

Patrick Cutrone

Andrea Petagna

Pierre-Emerick Aubameyang

Tra gli esterni bassi è ancora in rosa un calciatore utile nel turnover come Calabria, che però non sta facendo la carriera fulminante che molti predicevano, dopo il gol alla Roma in un'insolita notte di neve nella Capitale. E ci sono due ragazzi di ottime speranze, uno dei quali con un cognome che definire pesante è poco. Visti i tempi, quattro calciatori del vivaio sono abbastanza (e proprio quelli richiesti per l’inserimento in lista).. 

Ma nulla a che vedere rispetto ai tempi in cui il Grande Milan era costruito su un’ossatura fatta in casa, o quasi. A disposizione di Sacchi prima e di Capello poi c’erano ragazzi nati e cresciuti a Milanello. Franco Baresi, Paolo Maldini, Billy Costacurta, Filippo Galli e Demetrio Albertini. Nomi che hanno scritto la storia del club rossonero iniziando dai giovanissimi.

Poi è successo qualcosa. La questione è che il Milan difficilmente si affida più ai suoi ragazzi. Ma non si tratta poi di un problema di vivaio e della straordinaria qualità del gruppo di lavoro coordinato proprio da Filippo Galli, perché analizzando le squadre di Serie A ci sono molti prodotti delle giovanili rossonere in giro per il massimo campionato. E molti di loro sono anche nell’orbita della nazionale. Il seetore giovanile, salvo rari casi, è stato semplicemente utilizzare per finanziare il mercato in entrata!

Basta dare una rapida occhiata alle rose del massimo campionato. La Juventus ha tra le sue fila Mattia De Sciglio, a lungo considerato un potenziale erede di Maldini o di Zambrotta. La carriera del terzino bianconero non è stata brillante come ci si aspettava, ma il fatto che Allegri (che lo ha lanciato) lo abbia voluto alla Continassa qualcosa vorrà anche dire. Così come ci sono ottimi motivi per cui molte big europee, quando si tratta di intavolare trattative con i bianconeri, chiedono informazioni sull’azzurro…

Rimanendo in difesa, un altro che poteva fare comodo al Milan è assolutamente Matteo Darmian. Il difensore del Parma ha fatto tutta la trafila a Milanello, ma in rossonero ha accumulato soltanto sei presenze in tre stagioni, prima di essere ceduto in via definitiva al Palermo, che poi lo ha girato al Torino, dove ha trovato la prima delle sue 36 presenza in nazionale.

La carriera del classe 1989 lo ha portato poi per quattro anni in un club blasonato come il Manchester United, prima del ritorno in Italia al Tardini. Senza dimenticare Raoul Bellanova, che dopo non aver mai neanche esordito con il Milan ha preferito andare in Francia al Bordeaux e che ora è stato riportato in Serie A dall’Atalanta.

Manuel Locatelli

A centrocampo, poi, c’è davvero di che mangiarsi le mani. Il capitano dell’Under-21 è Manuel Locatelli, che ha passato quasi dieci anni al Milan tra giovanili e prima squadra, con tanto di prima stagione tra i grandi dal rendimento clamoroso e da un gol prestigioso alla Juve! Poi però il classe 1998 ha progressivamente trovato meno spazio, fino ad essere ceduto al Sassuolo. In neroverde si è ritrovato, per le scommesse Serie A è nei Top XI e adesso molti grandi club sono sulle sue tracce. Quanto basta per diventare un rimpianto.

Bryan Cristante

Così come certamente lo è Bryan Cristante. Il friulano sembrava avere le stigmate del predestinato e in rossonero ha esordito prima in Champions League che in Serie A. Anche con lui non c’è stata pazienza e ad appena 19 anni il centrocampista è stato ceduto in Portogallo, al Benfica. Al Da Luz non ha fatto benissimo ed è tornato in Italia, prima in prestito a Palermo e Pescara e poi all’Atalanta.

Con la cura Gasp si è trasformato in un calciatore completo, segnando a raffica e ora è una delle colonne della Roma di Fonseca che lo ha impiegato, addirittura, centrale difensivo.

Spostandosi sulla trequarti, c’è un altro nome che spunta fuori dalle rose di Serie A: quello di Simone Verdi. Anche per lui quasi dieci anni in rossonero, con cessione prematura dopo una serie di buoni prestiti. A Bologna si è consacrato, al Napoli ha deluso, ora cerca di tornare ai suoi livelli al Torino.

Patrick Cutrone

L’ultimo addio pesante di un ragazzo del vivaio è certamente quello di Patrick Cutrone. Il centravanti sembrava poter diventare il nuovo simbolo dei rossoneri, la squadra del suo cuore fin da quando era bambino. Le sue prestazioni però non hanno mai convinto del tutto la società, che alla fine ha preferito cederlo di fronte all’insistenza del Wolverhampton. Le sirene inglesi sono state ingannevoli, se è vero che neanche sei mesi dopo l’attaccante dell’Under-21 ha già fatto ritorno in Serie A, con la maglia della Fiorentina.

Ma l'utilità tattica del comasco, anche a partita in corso, non si discute e probabilmente il Milan dovrà pentirsi di aver lasciato andar via anche lui.

Andrea Petagna

Discorso che vale anche per Andrea Petagna, rinforzo del Napoli, che fino a fine stagione è stato il centravanti della SPAL. Per lui qualche sporadica presenza in rossonero dopo le giovanili, prima della cessione definitiva, anche stavolta all’Atalanta. Con la Dea l’attaccante si è messo in luce come centravanti di manovra, mentre con la SPAL, fungendo anche da finalizzatore, ha dimostrato anche buone doti sotto porta.

Petagna in amichevole contro il City!

Pierre-Emerick Aubameyang

E poi, per concludere in bellezza, un rimpianto mai troppo sottolineato. In fondo, dalle giovanili del Milan ci è passato… un grande cannoniere della Premier League e MVP con una doppietta dell'ultima finale di FA Cup! Pierre-Emerick Aubameyang è stato un calciatore rossonero dal 2007 al 2011, anno in cui è stato ceduto in prestito con diritto di riscatto al Saint-Etienne dopo altre esperienze a titolo temporaneo. I francesi non se lo sono fatti ripetere due volte e lo hanno comprato, per poi rivenderlo al Borussia Dortmund.

I tedeschi, dopo oltre 100 gol in giallonero, lo hanno poi spedito a malincuore (ma con 64 milioni di buoni motivi) all’Arsenal. E il gabonese si è preso i riflettori anche in Inghilterra, con una domanda che non può non agitare i sogni dei milanisti. E se il Milan lo avesse provato anche in Serie A?

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Luca Bruno e Matthias Schrader.

August 10, 2020

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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