Tanti assenti, ma finalmente il tennis è ripartito ed è pronto a scattare il primo Grande Slam post sospensione. Da lunedì si giocaa New York lo US Open, lì dove nella settimana precedente si è giocato il Masters 1000 di Cincinnati. Nella bolla di NY mancano molti protagonisti del tennis, a cominciare dai due fenomeni Nadal e Federer. 

La striscia continua 

Sarà dunque Djokovic a guidare la ripresa del tennis, dopo che il serbo ha vinto non senza sofferenze il torneo di Cincinnati. Nole ha dovuto combattere con dei problemi al collo e sia in semifinale che in finale ha sofferto più del previsto. Contro Bautista Agut l’ha spuntata solamente al tie-break del terzo set, mentre in finale contro Raonic ha perso malamente il primo set, ribaltando poi il match vincendo 6-3 al terzo. Nei primi tre turni dello slam, il serbo ha ceduto un solo set al tie break con Kyle Steven Edmund, allungando a 26 incontri il record di imbattibilità del 2020!

Raonic era stato la sorpresa del torneo “di” Cincinnati, capace di vincere lottando ai quarti con KrajInovic e soprattutto di dominare Tsitsipas in semifinale senza perdere mai il servizio, ma ha ceduto il passo nel derby del grande e bianco nord al secondo turno contro Pospisil.

Due big usciti a pezzi dal primo torneo americano si sono prontamente ripresi e sono ancora in gara nello slam: parliamo di Dominik Thiem, che aveva vinto solo tre game contro Krajinovic al secondo turno e Sasha Zverev, sconfitto in tre set da Andy Murray. Sasha è favorito nel “quarto due” @1.55 per le scommesse tennis!

I favoriti

Non si va tanto lontano da vincitore di Cincinnati, ovvero Novak Djokovic. Il serbo non ha perso una partita nel 2020, nonostante le difficoltà fisiche degli ultimi giorni. Nole è naturalmente nettamente favorito per i quotisti di 888sport.it, alle sue spalle c’è Daniil Medvedev @6.00. Il russo ha dimostrato poca solidità mentale contro Bautista Agut la scorsa settimana, ma nel 2019 è stato finalista a New York e vuole confermare il risultato.

Così come vuole fare Berrettini, che nonostante non sia stato perfetto nelle due gare giocate durante la settimana dedicata al torneo di Cincinnati, è arrivato al quarto turno, nel quale sfiderà, da leggero favorito @1.80, il classe '97 di Mosca, Andrey Rublev!

Matteo nel torneo 2019

Eliminato tra le principali teste di serie Stefanos Tsitsipas, forse il giovane più costante degli ultimi dodici mesi anche se continua a mancargli l’acuto in un Grande Slam. Per gli italiani, prestazioni comunque positive per Caruso,  mentre si è fermato, dopo aver vinto i primi due set, al primo turno Jannik Sinner che è stato sfortunato davvero al sorteggio per aver pescato Karen Khachanov. 

Il femminile

Il ritorno al successo di Vik Azarenka a Cincinnati grazie al ritiro di Naomi Osaka dimostra, ancora una volta, quanta incertezza ci sia nel tennis femminile. La Osaka è la favorita, con quota 6.00 ma le su condizioni fisiche sono assolutamente da testare. Non ha giocato il Masters 1000 di Cincinnati Serena Williams, che va a caccia del ventiquattresimo successo in un Grande Slam. Per l’americana significherebbe eguagliare il record di Margaret Smith Court, un record che insegue da oltre tre anni. La Williams infatti non vince uno Slam dall’Australian Open del 2017, un record che potrebbe raggiungere in casa dove non vince dal 2014.

Una doppietta della Azarenka paga 23 volte la posta, anche se la sua tenuta nelle due settimane è tutta da vedere.  

*Le immagini dell'articolo, distribuite da AP Photo, sono di Andy Brownbill e  Kevin Hagen.

September 6, 2020

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Roberto Mancini e Gianluca Vialli, un binomio così inscindibile che sembra che i due in carriera abbiano giocato solo assieme. Semplice capire perché, considerando che la coppia d’oro del calcio italiano ha regalato gioie e sogni alla Sampdoria per anni, da quando nel 1984 il centravanti di Cremona ha raggiunto il fantasista di Jesi al Ferraris.

Otto anni di grande calcio, con uno Scudetto, tre Coppe Italia, una Supercoppa Italiana e una Coppa delle Coppe in bacheca, con il solo neo di non aver sollevato la Coppa dei Campioni nella finalissima di Wembley nel 1992, persa contro il Barcellona con il goal del neotecnico Koaman. Dopo quella partita, Vialli si trasferisce alla Juventus. E al Mancio non resta altro che trovarsi un nuovo gemello del gol. Impresa non semplice, ma alla fin fine neanche impossibile.

Senza il gemello

Il primo anno dell’era post-Vialli e post-Boskov vede Mancini reggere su di sé quasi tutto il peso dell’attacco della Sampdoria. La squadra affidata ad Eriksson circonda il Mancio di giovani di buone speranze (Bellucci, Amoruso, Bertarelli) e gli affianca anche un grande vecchio come Buso, entrato nell'operazione di mercato che ha portato il gemello del gol a Torino.

Alla fine però i ragazzi giocano poco e l’ex Fiorentina entra in rotta con l’allenatore, quindi alla fine quello che gioca di più assieme al numero 10 è Enrico Chiesa. Il talento cresciuto nelle giovanili però non è ancora il bomber implacabile che tutti conoscono e nella stagione 1992/93 segna appena un gol, contro i 15 di Mancini.

L’anno successivo la Samp si rafforza e il reparto offensivo vede due aggiunte di livello internazionale. Chiesa va di nuovo a farsi le ossa in prestito, Buso è stato ceduto ma assieme a Bellucci, Amoruso, Bertarelli stavolta ci sono due calciatori sui generis. David Platt è un trequartista, anche se in carriera ha sempre segnato abbastanza. Ruud Gullit invece gioca un po’ dove vuole, ma la porta la vede eccome.

Non è un caso che quella Sampdoria, che rimane orfana del presidentissimo Paolo Mantovani, arrivi terza in classifica vincendo anche la Coppa Italia. Il Tulipano Nero segna 18 gol tra Serie A e coppa, mentre l’inglese sfiora la doppia cifra in campionato. E Mancio, che nel frattempo è diventato capitano, ci mette del suo con 12 marcature.

Quanti scambi con il Milan

La stagione 1994/95 è molto particolare. Gullit dopo appena una stagione a Genova torna al Milan, ma i rapporti con i rossoneri, con cui si era già separato tra le polemiche, non migliorano. E quindi a dicembre Melli, che era arrivato per l’olandese, torna a Milanello, mentre il Pallone d’Oro 1987 fa il percorso inverso.

Peccato che Gullit non possa giocare in Coppa delle Coppe, avendo già giocato in Champions con il Milan, e che Bertarelli si infortuni gravemente. Senza più Amoruso, il peso dell’attacco ricade di nuovo sulle spalle del Mancio, che fa 12 gol tra campionato e coppe. In campionato la Samp arriva ottava, mentre l’avventura europea termina in semifinale contro l’Arsenal ai calci di rigore.

Altro anno, altra rivoluzione. Nell’estate 1995 Gullit e Platt lasciano la Sampdoria, così come Bertarelli. In compenso però arriva Filippo Maniero dal Padova e soprattutto torna Enrico Chiesa, che nella stagione precedente era stato in prestito alla Cremonese facendo benissimo. L’attaccante genovese dimostra che gli anni in giro per l’Italia sono serviti eccome, andando a segno ben 22 volte, firmando reti di pregevole fattura! 

La coppia con Mancini fa sognare la Genova blucerchiata e il numero 10, come al solito, ci mette il suo importantissimo contributo segnando le… solite 12 reti, a cui vanno aggiunte le sei di Maniero. 

Il mercato decide però di separare la nuova coppia d’oro, perché Chiesa viene ceduto al Parma. In compenso al suo posto arriva (dal Genoa!) un altro attaccante dall’incredibile fiuto del gol: Vincenzo Montella.

L’aeroplanino di Pomigliano d’Arco non fa rimpiangere il suo predecessore e anche grazie agli assist di Mancini segna 22 gol in 28 partite, arrivando secondo in classifica marcatori dietro a Pippo Inzaghi e facendo segnare il miglior risultato di sempre da parte di un esordiente italiano in Serie A. Anche Mancio però segna di più, chiudendo quella che è la sua ultima stagione alla Sampdoria con un bottino di 15 reti.

Un nuovo capitolo

Nella stagione 1997/98 Eriksson diventa allenatore della Lazio e decide di portare con sé due calciatori già avuti a Genova: Jugovic e Mancini. In biancoceleste Mancio potrebbe fare scintille assieme a Beppe Signori, ma il tre volte capocannoniere non trova l’intesa con il tecnico e viene ceduto a metà stagione proprio alla Samp.

La Lazio, che fino all’anno prima era stata di Zeman e poi brevemente di Zoff, ha in organico parecchi attaccanti. C’è Rambaudi, ma soprattutto ci sono Casiraghi e Bokšić.

Il croato però subisce un grave infortunio che gli impedisce di prendere parte alle due finali che quella Lazio si gioca, oltre che a Francia ’98, nel quale la sua Croazia andrà oltre le previsione dei pronostici e consigli scommesse sportive. È dunque accanto a Casiraghi che Mancini vince la Coppa Italia battendo in finale il Milan e poi perde la finale di UEFA contro l’Inter di Ronaldo. Per lui nella prima stagione biancoceleste 9 gol, ma parecchi meriti nei 15 di Bokšić e di Nedved, che attaccante non è ma si giova della presenza del numero 10.

L’anno successivo Mancini arretra un po’ il suo raggio di azione in campo, ma più che questione di età dipende dai compagni di reparto. Cragnotti vuole puntare allo scudetto e porta a Roma Marcelo Salas e Christian Vieri.

Mancini e Salas in riscaldamento!

Eriksson decide quindi di sfruttare il suo numero 10 mettendolo dietro le due punte e i risultati sono spettacolari. Lo scudetto sfuma nelle ultime giornate a causa della rimonta del Milan, ma la Lazio fa sua sia la Supercoppa Italiana che l’ultima Coppa delle Coppe, vinta in finale da favoriti per i bookmakers di 888sports contro il Maiorca.

Mancini torna ai suoi classici livelli con le ormai tipiche 12 reti stagionali, mentre i due compagni di squadra fanno meglio. Vieri, che salta l'intera prima parte di stagione, realizza 14 gol, mentre Salas è il capocannoniere della stagione 1998/99 con 23 marcature.

L’appuntamento con il tricolore è solo rimandato, perché nella stagione 1999/2000 la Lazio si aggiudica finalmente il suo secondo scudetto. Vieri non c’è più, ceduto all’Inter, ma assieme a Salas in attacco Eriksson schiera una futura bandiera biancoceleste come Simone Inzaghi.

Il Matador è di nuovo il miglior realizzatore in campionato (12), ma l’attuale tecnico laziale è il miglior marcatore stagionale con 19 gol, 9 dei quali in Champions League. Per Mancini, all’ultima stagione in Italia, solo tre reti ma la soddisfazione di vincere scudetto e Coppa Italia prima di annunciare il ritiro.

Gli ultimi partner d’attacco di Mancini, però, non sono Salas e Inzaghi. Nel gennaio 2001 arriva un ripensamento e la scelta di andare a giocare con il Leicester City. Dura appena un mese, appena il tempo di aggiungere alla lista qualche altro nome come quelli di Ade Akinbiyi e di Dean Sturridge. Spetta all’inglese l’onore di essere l’ultimo compagno di reparto di Mancini. E visto chi lo ha preceduto, dovrebbe esserne fiero!

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Carlo Fumagalli e Darko Vojinovic.

September 5, 2020

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

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C'è una chiave di lettura alternativa per rendere il giusto omaggio alla carriera di Gianluigi Lentini: raccontarla al contrario. Un ragazzo tanto introverso quanto leader. Due facce della stessa medaglia in un solo calciatore, un solo uomo.

Gianluigi nasce a Cermagnola dove inizia a giocare a calcio proprio nella squadra della sua città e vende miele per guadagnarsi da vivere. Ma il suo vero lavoro deve e sarà un altro: tirare calci a un pallone, insieme ad altri 10 compagni e 11 avversari. 

Inizia la gavetta praticamente in tutte le serie minori: gol importanti, salvezza e promozioni, a volte anche retrocessione nei più disparati campetti di provincia del nord. Nel mezzo anche un incidente in motorino mentre si stava recando al campo di allenamento. Un infortunio che lo terrà fuori per qualche mese.

Quello dei dilettanti è un mondo che non si presta a Gianluigi che viene notato dal Cosenza e per lui arriva la Serie B e quindi i professionisti. Un'esperienza che non durerà a lungo a causa della retrocessione di ufficio in Serie D, nonostante la massima serie sfiorata alla prima stagione con i calabresi. 

Decide comunque di restare al Cosenza e fare il capitano, ancora una volta tra i dilettanti. Il karma sarà benevolo per Lentini e l'affetto ai calabresi sarà ripagato con la chiamata del Torino prima, e dell'Atalanta poi.

Qui Lentini dà il meglio di sé da calciatore tanto da meritarsi la clamorosa chiamata di uno dei migliori Milan con Fabio Capello in panchina. Il suo trasferimento ad una cifra record, oltre che giudicata spropositata per l'epoca, diventerà una caso da tribunale, il celebre "Processo Lentini". 

Al Milan però non comincia bene e Capello preferisce tenerlo in panchina in occasioni importanti come la finale di Champions League contro l'Ajax. Assisterà da spettatore anche alla finale vinta a sorpresa per lescommesse Champions League 4 a 0 contro il Barcellona. Al mister friulano proprio non va giù il suo stile di vita mondano. 

Un mondo capovolto

Proprio ora succede l'assurdo. Nella notte del 2 agosto 1993, al rientro dal torneo organizzato per il centenario del Genoa, è coinvolto in un grave incidente automobilistico lungo l'Autostrada Torino - Piacenza: lo schianto avviene perché, dopo aver sostituito una gomma forata con il "ruotino", Lentini accelera in maniera eccessiva e perde il controllo dell'auto schiantandosi a 200 all'ora.

Gianluigi si salva miracolosamente dopo due giorni di coma, ma avendo picchiato la testa in maniera violenza subisce conseguenze a livello neurologico. Da qui in avanti una lunga convalescenza che lo porterà a un lungo stop dal campo. Un periodo di riflessione e di allenamento alternativo che lo trasformerà nella versione migliore di sé stesso.

Al fatidico ritorno in campo Lentini è diverso. 

Torna titolare al Milan e realizza 7 gol in 30 partite, tra i quali spicca una bellissima rovesciata contro il Pescara. Questa volta risulta titolare nell'ennesima finale di Champions League del Milan, persa, stavolta da favoriti per le scommesse online, però contro il Marsiglia. Lentini fa un passo indietro, compie un'altra scelta d'amore e torna al Torino.

Di nuovo granata e con la mano dell'allenatore Emiliano Mondonico riusciamo ad assistere al Torino più brillante degli ultimi 20 anni. Quinto posto al primo anno, terzo l'anno successivo. I granata brillano in Europa: vincono la Mitropa Cup e si arrendono solo in finale in Coppa UEFA all'Ajax. Lentini in questa squadra è protagonista e leader. Sarà fondamentale, finalmente ha trovato il suo posto nel mondo e un finale di carriera sereno.

Gli ultimissimi anni Lentini andrà nelle Marche per vestire la maglia dell'Ancora. Infine torna nella sua Carmagnola dove riprenderà l'attività lasciata in partenza: la vendita del miele.

Sì perché la carriera di Gianluigi Lentini avrebbe meritato sicuramente più dolcezza. Una storia molto controversa e affascinante, parola di chi di numeri 8 se ne intende. Ah, adesso che siete arrivati alla fine, ovviamente, rileggetela partendo dalla fine, è quella la vera storia di Lentini.

*Il testo dell'articolo è di Luigi Di Maso, responsabile editoriale di Social Media Soccer.

September 4, 2020

Di 888sport

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The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

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La stesura del calendario della Serie A dà il via ufficialmente alla stagione 2020/21 del calcio italiano. Il fischio d’inizio al campionato verrà dato sabato 19 settembre al Franchi di Firenze: i Viola nell'anticipo delle 18 targato Sky ospiteranno il nuovo Torino di Marco Giampaolo.

Nel primo weekend lungo stagionale si giocheranno solamente sette partite, viste le richieste di Atalanta, Inter e Spezia di posticipare di qualche giorno l’inizio dell’annata. Le due squadre nerazzurre, per gli impegni europei conclusi a metà e fine agosto, hanno chiesto e ottenuto una settimana in più di preparazione. Lo Spezia, alla sua prima storica apparizione in Serie A, ha vinto il Playoff di B il 20 agosto e per questo ha posticipato la trasferta di Udine.

Grande curiosità nella prima giornata per la nuova Juventus di Andrea Pirlo, che farà il suo esordio domenica 20 settembre in posticipo alle 20.45 contro la Sampdoria di Claudio Ranieri: stessa sfida e stesso orario dei 3 punti che hanno consentito la matematica per il nono scudetto consecutivo, grazie al 2-0 firmato da CR7 e Bernardeschi! 

I big match

Il primo big match stagionale da calendario doveva essere Lazio-Atalanta, ma la sfida si giocherà solo mercoledì 30 settembre. L’Olimpico sarà il centro del campionato italiano nelle prime giornate. La prima grande sfida, infatti, sarà Roma-Juventus alla seconda giornata che si giocherà domenica 27 settembre alle 20.45. Tre giorni dopo, sempre all’Olimpico, il recupero di Lazio-Atalanta e domenica 4 ottobre alle 15.00 sarà nuovamente protagonista la squadra di Inzaghi che ospiterà l’Inter di Conte.

Sfide toste all’inizio anche per la Juve di Pirlo, perché nella terza giornata ospiterà all’Allianz Stadium il Napoli dell’ex compagno al Milan Rino Gattuso. Il primo derby stagionale si giocherà alla quarta giornata e sarà la sfida milanese tra Inter e Milan, con i rossoneri che cercano un successo con i nerazzurri in campionato che manca da quasi 5 anni (31 gennaio 2016).

Un'esultanza di Hernandez, attaccante aggiunto!

La seconda stracittadina andrà il scena alla sesta giornata con il derby della Lanterna tra Sampdoria e Genoa. Molto interessante la settima giornata della Serie A quando si affronteranno le prime quattro classificate la scorsa stagione: a Bergamo l’Atalanta di Gasperini ospita l’Inter, mentre all’Olimpico andrà in scena Lazio-Juventus.

Alla decima giornata il primo derby della Mole da allenatore per Andrea Pirlo, decisivo contro il Torino con un gol all’ultimo minuto il 30 novembre del 2014 alla sua ultima stagione in bianconero.

Il dodicesimo turno presenta due sfide interessanti in ottica Scudetto e Champions League. La Juventus ospita l’Atalanta di Gasperini e l’Inter di Conte ospita il Napoli a San Siro. La giornata decisiva e forse più affascinante è però la diciottesima. Alla penultima di campionato infatti ci sarà il derby di Roma e il derby d’Italia, che mai come questa stagione sembra poter decidere la corsa Scudetto, con la Juve quotata @1.70 e l'Inter, a ruota, @3 per le scommesse Serie A sullo scudetto! 

Gli "scherzi" del calendario

La grande curiosità è legata ad Andrea Pirlo e alla sua prima avventura da allenatore sulla panchina della Juventus. L’ex regista bianconero ripartirà dalla Samp. Con la promozione dello Spezia per la prima volta nella storia della Serie A ci saranno tre squadre liguri ai nastri di partenza. Il primo big match della stagione sarà Roma-Juventus, così come successo nel 2015-16 quando le due squadre si affrontarono all’Olimpico nella seconda giornata di campionato. La Juve perse la seconda gara contro i giallorossi, con Dzeko che segnò il suo primo gol in Italia.

Per il secondo anno consecutivo il derby di Milano si giocherà alla quarta giornata. Il Milan di Pioli spera di ribaltare l’esito dei due derby della scorso anno, vinti entrambi dall’Inter di Conte che ha vinto tutti i derby da allenatore in Serie A (2 su 2 a Torino, due su due la scorsa stagione a Milano).

Il derby di Roma della trentasettesima giornata sarà l’ultima gara che si giocherà allo Stadio Olimpico in campionato. Lazio e Roma infatti giocheranno l’ultima partita in trasferta per lasciare l’Olimpico all’UEFA, prima del match inaugurale di Euro2020 tra Italia e Turchia. 

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Antonio Calanni e Luca Bruno. La quota menzionata è aggiornata al 4 settembre 2020.
 

September 4, 2020

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

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Nessun rigore a favore, una sorpresa specialmente nel calcio guidato dal VAR. È lo strano caso dell’Udinese, che nella lunga stagione 2019/2020 non ha mai avuto un calcio di rigore a favore. Dato anomalo visto la tendenza arbitrale che ha decretato ben 187 rigori, 10 dei quali contro l'Udinese, meno se si analizza la squadra friulana.

Con Tudor prima che con Gotti poi l’Udinese ha occupato poco l’area di rigore avversaria. Pochi gol, poco possesso palla e tanta ricerca del contropiede. Lo dimostrano anche le caratteristiche degli attaccanti, su tutti Kevin Lasagna che, spesso e volentieri, calcia verso la porta anche in situazioni di scarso equilibrio. Decisamente un attaccante che ama il campo aperto, per una squadra che difficilmente domina il gioco, postando il baricentro in avanti.

Ancora, i friulani sono tra le poche squadre che non giocano con esterni offensivi, i ruoli, quindi, che consentono più frequentemente l'1 vs 1 con i difensori avversari.

Questo può spiegare in parte il dato, anche se va in netta controtendenza con quanto successo nella stagione precedente. Nel 2018/19 infatti l’Udinese è stata la terza squadra con più rigori a favore, ben otto, tra l’altro sbagliandone, clamorosamente per le scommesse Serie A, cinque. Visto il poco cinismo dei friulani dal dischetto è stato un bene per De Paul e compagni non avere calci di rigore?!...

Questo dato, però rimane un’assoluta eccezione nel calcio italiano e soprattutto nel calcio del VAR. 

I record italiani

L’ultima squadra a non aver segnato neanche un calcio di rigore in stagione è stato il Torino nella stagione 2017/18, anche se in quell’annata i granata ebbero un rigore a favore. A sbagliarlo fu Andrea Belotti nel match casalingo pareggiato uno a uno contro il Milan.

L’ultima squadra in Serie A a chiudere la stagione senza calci di rigore a disposizione fu il Siena nel 2004/2005. I bianconeri iniziarono quella stagione con Gigi Simoni sulla panchina, esonerato poi in corso d’opera e sostituito da Luigi De Canio.

Nonostante l’assenza di calci di rigore i toscani riuscirono a salvarsi quell’anno grazie ai sette punti conquistati nelle ultime quattro giornate. Decisivo il successo casalingo ottenuto all’ultima giornata contro l’Atalanta per 2-1. Quella stagione comunque il Siena ebbe a favore un calcio di rigore nel ritorno degli ottavi Coppa Italia nella sconfitta casalinga per 5-1 contro la Roma.

Negli ultimi trent’anni solamente altre due squadre non hanno avuto alcun calcio di rigore a favore.Nel 1990/91 il Bologna di Scoglio prima e Radice poi è retrocesso, chiudendo il campionato all’ultimo posto senza mai avere a disposizione un rigore. L’anno successivo è stata invece la Fiorentina a non calciare mai dal dischetto: I Viola iniziarono la stagione con il brasiliano Lazaroni in panchina, ma dopo i risultati negativi, decisero di cambiare, scegliendo,  come il Bologna, Gigi Radice. 

18 rigori per la Lazio, zero per l'Udinese!

I numeri all'estero

L’Udinese è la seconda squadra tra i primi cinque campionati europei senza calci di rigore da quando è stato introdotto il VAR. La prima fu il Werder Brema nella stagione 2017/18 in Bundesliga, la prima con l’assistenza tecnica in Germania. Nonostante il numero dei calci di rigore sia aumentato con il VAR, il Werder chiuse la stagione senza tiri dal dischetto e con il sesto peggior attacco della Bundesliga, un dato simile a quello fatto registrare dall’Udinese quest’anno.

Un'esultanza dei calciatori del Werder!

I friulani sono stati addirittura il terzo peggior attacco in Serie A, davanti solamente alle retrocesse Spal e Brescia.

In Spagna l’ultima squadra a finire la stagione senza calci di rigore a favore fu l’Osasuna nella stagione 2013/2014. La squadra di Pamplona non riuscì a mantenere la categoria e proprio come l’Udinese chiuse l’annata con il terzo peggior attacco del campionato. In Ligue 1 l’ultima squadra senza rigori fu il Nantes cinque anni fa, anche se i francesi riuscirono a salvarsi. Nessun tiro dal dischetto per il secondo peggior attacco di tutta la Ligue 1 che però chiuse la stagione al quattordicesimo posto in classifica.

In Premier League, come in Germania, invece basta tornare indietro di sole tre stagioni al 2017/18 per trovare l’ultima squadra senza calci di rigore a favore. E si tratta di un dato in controtendenza rispetto a quanto successo negli altri grandi campionati europei. A chiudere la stagione senza alcun calcio di rigore a favore infatti fu il Crystal Palace allenato da Roy Hodgson.

The “Glaziers” furono il nono miglior attacco di tutta la Premier League con un grande apporto realizzativo dei centrocampisti Luka Milivojevic e James McArthur e chiusero l’annata con un dignitoso undicesimo posto in classifica. 

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Riccardo de Luca e Jan Pitman.

September 3, 2020

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

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La stagione 2020/21 sarà inaugurata dalla Nazionale di Roberto Mancini, che si è radunata lunedì a Coverciano per preparare i primi due impegni del Gruppo 1 della Nations League. Due le sfide per gli Azzurri, che inizieranno venerdì sera al Franchi di Firenze contro la Bosnia. Sulla carta l'incontro più semplice per l’Italia, che poi lunedì sera dovrà vedersela con l’Olanda alla Cruijff Arena di Amsterdam.

Il commissario tecnico Roberto Mancini ha già fissato l’obiettivo, ovvero migliorare la partecipazione all'esordio della competizione e quindi vincere il girone e strappare il pass per le finali.

Notizia delle ultime ore è la candidatura di Torino e Milano per ospitare la fase finale della seconda edizione della Nations League, in data ancora da definire, vista la priorità di Euro 2020.

Chi vince il gironcino con Bosnia, Polonia ed Olanda, oltre al gettone di partecipazione di 1,5 milioni di euro, raddoppia, con un bonus, tale importo, prima dell'eventuale premio per la vittoria finale! Il Portogallo, primo ed unico campione, nell'edizione 2019 ha incassato ben 7,5 milioni: una cifra del genere farebbe, naturalmente, comodo alle casse di via Allegri in un momento di sofferenza generale!

Le scommesse calcio vedono leggermente favorita l'Olanda, @2.15, sull'Italia, per la vittoria del Gruppo A.

La coppa della Nations!

Per queste prime due partite ha deciso di fare una maxi-convocazione con 37 giocatori presenti a Coverciano. In lista anche Tonali e Jorginho, che erano in dubbio dopo i primi test, eseguiti con le loro rispettive squadre. Stanno entrambi bene e quindi anche loro saranno a disposizione di Mancini. 

L'esperienza

Non c’è solo il blocco Juve a Coverciano, anzi i bianconeri sono in numero ridotto rispetto al folto gruppo di interisti convocati da Mancini. Compreso Biraghi, attualmente tornato momentaneamente a Firenze ma reduce da una stagione positiva a Milano, sono sei gli interisti presenti al raduno azzurro.

Prima convocazione per Bastoni, che così come Gagliardini, Barella, D’Ambrosio, Biraghi e Sensi ha raggiunto Coverciano direttamente dalle vacanze, visto che solo dieci giorni prima i nerazzurri hanno finito la loro stagione nella emozionante serata di Colonia.

Il cammino europeo dell’Inter può essere una buona base per l’esperienza internazionale di una Nazionale giovane che ha bisogno di elementi con minuti di competizioni internazionali sulle gambe! Barella è un punto di riferimento dell’Italia da quando è arrivato Mancini, gli altri nerazzurri invece cercano spazio e vogliono conquistarsi la maglia azzurra.

A proposito di esperienza, importante il ritorno dopo un anno in Nazionale di Giorgio Chiellini. Il capitano della Juve, di nuovo favorita per le scommesse anche per la stagione 2020/2021, è a Coverciano con Bonucci, Bernardeschi e Luca Pellegrini. Per “Chiello” può essere l’ultima stagione con l’Italia, ma ha già fatto sapere di non voler rinunciare all’Europeo della prossima estate e lo vuole preparare mettendosi a disposizione di Mancini da subito, anche per gli impegni di Nations League.

Esperienza internazionale la porterà sicuramente Jorginho, reduce però da una stagione altalenante con la maglia del Chelsea. Assente invece Marco Verratti, un forfait molto pesante per Roberto Mancini. Le condizioni fisiche del centrocampista del Paris Saint Germain non sono perfette, il problema al polpaccio che ne ha limitato la presenza alle Final Eight della Champions League non è risolto. 

Gli altri protagonisti

Un protagonista sarà sicuramente Lorenzo Insigne, uno di quelli sempre utilizzati da Roberto Mancini nei suoi primi due anni da commissario tecnico. Il capitano del Napoli si è riscattato nella seconda parte della scorsa stagione con l’arrivo di Gattuso e vuole far bene anche in Nazionale.

Chi è reduce da una stagione incredibile è Ciro Immobile, che ha bisogno del definitivo salto di qualità tra azzurro e... Champions League! Il bomber della Lazio viene dalla scarpa d’oro e dal record eguagliato di Gonzalo Higuain con 36 reti in una singola stagione e vuole scacciare via le critiche che spesso, senza apparenti ragioni, lo colpiscono in Nazionale. Altro biancoceleste reduce da una stagione clamorosa è Francesco Acerbi, che per Mancini ha superato Romagnoli ed è diventato la prima alternativa a Chiellini sul centrosinistra.

Le novità

Le novità tra i convocati sono due, oltre a Bastoni, ed arrivano dal Sassuolo. Mancini infatti ha convocato Manuel Locatelli, una delle rivelazioni a centrocampo della scorsa stagione, e “Ciccio” Caputo, 21 gol siglati in campionato con i neroverdi.

Tra i 37 convocati del Mancio rientrano anche diversi giocatori che vogliono riscattarsi dopo stagioni in chiaroscuro. Il primo è Alessandro Florenzi, fuori dal progetto tecnico della Roma e alla ricerca di una squadra che vuole puntare su di lui dopo il prestito a Valencia. A centrocampo spicca Jack Bonaventura, addirittura svincolato, che ancora non ha un contratto dopo l’addio al Milan.

Torna anche Zaniolo in Nazionale dopo il brutto infortunio al ginocchio subito a gennaio nella sfida di campionato contro la Juventus. In attacco sono presenti anche Moise Kean, reduce da una prima annata in Premier League negativa, e Stephan El Shaarawy che in Cina ha segnato solamente 4 gol in 19 presenze con la maglia dello Shanghai Shenhua. 

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Wolfgang Rattay ed Armando Franca. La quota indicata nell'articolo è aggiornata al 1 settembre 2020.

 
September 1, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Gigi Datome ormai è un’istituzione per il basket italiano, tornato nella Serie A per disputare la sua diciottesima stagione della carriera. Classe 1987 nato a Montebelluna ma cresciuto a Olbia, l’ala azzurra fa il suo esordio in Serie A a sedici anni con la maglia della Montepaschi Siena.

Con i Campioni d’Italia però Datome non riesce a giocare da titolare, per questo dopo tre anni e mezzo va in prestito per diciotto mesi a Scafati, dove si mette in luce chiudendo la sua avventura in Campania con oltre nove punti di media a vent’anni.

Virtus Roma

NBA

Fenerbahce

Italia

Roma

La Virtus Roma punta su Datome nel 2008 e nelle prime due stagioni nella Capitale, il talento sardo vive di alti e bassi. Buona la prima stagione, chiusa in Serie A con il 50% da tre punti e oltre otto punti di media in soli 17 minuti. Datome inizia anche a fare esperienza in Eurolega, ma la seconda stagione a Roma è negativa, condizionata anche da alcuni infortuni.

Nel 2010 a Roma con Matteo Boniciolli in panchina arriva la prima stagione da titolare per Datome, che risponde con quasi 11 punti di media in 25 minuti. Nelle due annate successive Gigi diventa il leader tecnico della Virtus Roma, 14 punti a partita nel 2011/12 e addirittura 17 di media l’anno successivo, quando guida la Virtus alla finale Scudetto contro Siena. Saluta Roma con la sconfitta in Gara-5 contro la Montepaschi, lasciando un ricordo indelebile nella Capitale. 

Il salto in NBA

Dopo la grande annata alla Virtus, i Detroit Pistons decidono di dare una chance a Datome in NBA. Per lui un contratto biennale da 3.5 milioni di dollari, decisamente più alto del minimo salariale e questo fa pensare che i Pistons credano in Datome come valida soluzione dalla panchina. In realtà Gigi a Detroit giocherà pochissimo, ancor meno delle previsioni degli analisti delle scommesse NBA, e la sua prima stagione si chiude con 34 presenze e sette minuti di media a partita, realizzando poco più di due punti a gara.

La stagione successiva dopo sole tre presenze a Detroit i Pistons decidono di scambiarlo e Datome gioca a Boston, dove cresce leggermente lo spazio a disposizione. Quasi 11 minuti di media coi Celtics in 18 presenze e oltre cinque punti a partita, con il 49% dal campo e il 47% da tre punti. Questi numeri gli valgono qualche chiamata in NBA, ma al termine del biennale firmato nel 2013 Datome decide di tornare in Europa e arriva la chiamata del Fenerbahce. 

Datome con la canotta di Boston!

Sul tetto d'Europa

Datome arriva ad Istanbul come uno dei giocatori più pagati in Europa. Gigi infatti firma un contratto da 1.7 milioni di dollari a stagione e la sua avventura in Turchia gli varrà oltre otto milioni di dollari in cinque anni. Nel sistema di Zelimir Obradovic l’azzurro deve aprire il campo, giocando da numero 3 e da numero 4, spesso dietro l’arco. Il minutaggio è costante: sia in campionato che in Eurolega, Datome gioca circa 27 minuti a partita e il suo impatto è decisivo.

Più di 11 punti di media in Regular Season, che diventano poi 12 nei Playoff del campionato turco con oltre il 60% da dietro l’arco. Oltre dodici punti di media anche nell’Eurolega; nella finale del 15 maggio 2016 a Berlino, il Fenerbahce cede solamente al supplementare contro il CSKA Mosca, favorito per le scommesse basket, di Nando de Colo, 16 punti, 5 rimbalzi e tre assist per Datome.

In cinque stagioni ad Istanbul Gigi vince tre volte il campionato, tre coppe di Turchia, due Supercoppe e una Eurolega, raggiungendo quattro volte in altrettante stagioni le Final Four. Nell’ultima annata con il Fenerbahce, Datome ha giocato solo sei partite in campionato, mentre sono 28 le sue presenze in Eurolega prima dello stop.

Chiude la sua avventura a Istanbul dopo cinque stagioni per tornare in Italia. A convincerlo è Ettore Messina, che vuole incentrare il nuovo progetto dell’Armani Milano intorno all’esperienza e alla personalità di Datome.

Per Gigi l’Olimpia si è spinta ad offrire un triennale da 1,5 milioni di euro a stagione, che rende Datome uno dei giocatori più pagato della Serie A.

Gigione nazionale

Il rapporto di Datome con la Nazionale è quasi viscerale: a differenza di tanti suoi compagni, Gigi non ha mai rinunciato a un’estate azzurra nella sua carriera. Sempre a disposizione dell’Italia, Datome ha fatto il suo esordio nella Nazionale maggiore nel 2007 a soli 19 anni realizzando cinque punti nell’amichevole pre Europeo contro la Croazia a Bari. Farà parte della spedizione azzurra per Eurobasket in Spagna, giocando solamente sei minuti contro la Lituania, senza segnare alcun punto.

Il momento più alto in maglia azzurra è l’Eurobasket del 2013, giocato da capitano: nel primo incontro del torneo continentale si presenta con il suo esordio con il carrer-high in gara ufficiale segnando 25 punti alla prima partita contro la Russia. Quell’avventura si chiude con l’amara sconfitta contro la Lituania nei quarti di finale. Con la Nazionale ha giocato 175 partite segnando 1579 punti. 
 

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Thanassis Stavrakis e Charles Krupa.

September 1, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Quanti sono stati i cambi di panchina nel corso della Serie A 2019-2020 con tutte le sue anomalie? In realtà di anomalo, in questa particolare sfaccettatura, non evidenziamo proprio nulla: 13, in linea con le stagioni precedenti, anche se in leggerissima crescita.

Ovvero, uno in più dell'annata 2018-2019, che ne aveva registrati una dozzina e 3 in più della 2017-2018, che ne aveva contati 10.

Senza citare la Juve che allontana Sarri a campionato terminato, dopo il venerdì nerissimo della sfida di Coppa con il Lione, ecco tutte le dieci società che hanno cambiato tecnico, il Genoa ed il Brescia più di una volta:

 

Sampdoria

Il primo a pagare pegno è stato Eusebio Di Francesco alla Sampdoria: la sua nomina in estate da parte di patron Massimo Ferrero aveva fatto presagire fuoco e fiamme con tanto di bonus per la valorizzazione dei talenti e invece, l'esperienza in blucerchiato dell'ex allenatore di Sassuolo e Roma, si è rivelata un autentico flop con una vittoria e sei sconfitte nelle prime sette giornate di campionato e la squadra ancorata a fondo classifica a 3 punti.

Difesa poco protetta, troppe idee da infondere a un gruppo dalla qualità in costante ribasso rispetto alle stagioni precedenti e corto circuito inevitabile. Ferrero si è quindi affidato alle sapienti ed esperti mani di Claudio Ranieri, che ha riportato il club ligure a lidi sicuri in graduatoria generale con una salvezza finale piuttosto tranquilla.

Milan

Proprio la pausa delle nazionali, a ottobre, appena dopo la settima di campionato, ha portato al licenziamento in tronco anche di Marco Giampaolo al Milan. Il suo esonero è stato simile a quello di Gigi Simoni all'Inter nella stagione 1998-99, per un motivo principale: è avvenuto non dopo una sconfitta, né un pareggio, bensì una vittoria, 1-2 in rimonta contro il Genoa, esattamente come quando i nerazzurri ribaltarono l'iniziale gol di David Di Michele, che a San Siro aveva portato avanti la Salernitana, prima dei gol di Diego Pablo Simeone e Javier Zanetti.

Ad ogni buon conto, anche Giampaolo non è riuscito a imporre il proprio credo ad un gruppo certamente più qualitativo di quello della Samp per Di Francesco. Il bilancio rossonero del tecnico di Giulianova (ora al Torino) parla di 3 vittorie e 4 sconfitte, una media di 1,29 punti a partita.

Troppo poco per il Milan, che si affida così a  mister Stefano Pioli - che inizialmente sembrava dovesse interpretare la figura del traghettatore - e, soprattutto, a gennaio, alla stella Zlatan Ibrahimovic. Ingredienti che hanno letteralmente svoltato la stagione dei rossoneri, poi qualificatisi per i preliminari di Europa League al sesto posto.

Genoa

Capitolo Genoa, da trattare in un unico capoverso. Che, di fatto, "assorbe" due avvicendamenti in panchina. Il primo vede l'esonero dell'ex Empoli, Aurelio Andreazzoli: con lui, appena 5 punti per i rossoblù e decisiva la sconfitta per 5-1 subita a Parma. Al suo posto, ecco Thiago Motta, che però non mangerà neanche il panettone, esonerato alla 17esima giornata dopo un bilancio personale di una vittoria, 3 pareggi e 5 sconfitte.

Un gol della Lazio al Genoa!

Le note liete, nel suo "futuristico 2-7-2", la valorizzazione dei giovani Agudelo, Cleonise e Rovella. Per ottenere la - soffertissima - salvezza, Enrico Preziosi ha dovuto "citofonare" a un altro cuore genoano, il ben più concreto Davide Nicola, autore qualche tempo prima - lo ricordiamo - del miracolo Crotone.

Udinese

Tre vittorie, un pareggio e sei sconfitte. Questo il bilancio di Igor Tudor con l'Udinese nelle prime 10 partite di campionato. Il tecnico croato è quindi tornato in patria alla guida dell'Hajduk Spalato prima di essere chiamato da Pirlo, in agosto, nello staff della "sua" Juventus. Arriva Luca Gotti, un allievo di Ezio Glerean: eleganza, educazione, idee chiare e mai urlate. Salvezza garantita.

Brescia

Le esperienze più disastrose sulle panchine di Serie A sono state senz'altro quelle di Eugenio Corini e, soprattutto, quella di Fabio Grosso sulla panchina del Brescia (che "colleziona" ben 3 alternanze in panchina), resa rovente dal presidente Massimo Cellino. Il primo, Corini, è stato prima esonerato dopo 7 punti, ottenuti in 11 partite disputate.

Grosso - nell'arco dei 27 giorni al "Rigamonti" - si siede per tre volte sulla panchina delle Rondinelle ottenendo 0 punti e 10 reti subite contro Torino, Roma e Atalanta. Torna Corini, ma ormai la frittata è fatta e nemmeno Diego Lopez (fido di Cellino), assoldato a inizio febbraio, riesce a rianimare la squadra, che resta mestamente al 19° posto.

Napoli

Carlo Ancelotti, al Napoli, viene "esonerato" addirittura dopo una vittoria per 4-0 in Champions League contro il Genk. In realtà, il tempo di Carletto sulla panchina dei partenopei era finito da un pezzo: brutto rapporto con Lorenzo Insigne, squadra ammutinata contro la dirigenza, scarsissimi risultati in campionato (appena 21 punti in 15 giornate) e stimoli che non erano più quelli di partenza, forse perché la testa era già tornata a guardare la Premier League.

Ancelotti ed il Napoli, un rapporto tormentato!

Al suo posto arriva l'allievo Gennaro Gattuso, che riporta serenità ed entusiasmo agli azzurri. Com'è andata lo sappiamo tutti, con quella Coppa Italia alzata al cielo dell'Olimpico in faccia alla Juventus.

Fiorentina

Su 17 partite, ben 8 sconfitte. Anche per un presidente "garantista" (per quanto esuberante) come Rocco Commisso. Vincenzo Montella viene destituito dalla panchina viola con un bottino davvero magro e dopo la sconfitta interna per 4-1 rimediata contro la Roma. Al suo posto, a inizio 2020, arriva Beppe Iachini, che "normalizzerà" la situazione rendendosi protagonista di un finale di stagione rimarchevole. Il che gli frutta la riconferma.

Torino

Arriva quindi, il 4 febbraio 2020, il "turno" di Walter Mazzarri, esonerato da Cairo a gran voce dalla piazza granata, che gli rimprovera - oltreché un insipido dodicesimo posto e pessime figure tipo la sconfitta casalinga per 0-7 contro l'Atalanta, dubbie dichiarazioni pubbliche non propriamente da "cuore Toro".

Come lo è, invece, Moreno Longo, il cui approdo, come si suol dire, è "come l'acqua imperiale: non fa né bene, né male". Salvezza misera misera e tanti rimpianti, specie ripensando a quando a inizio stagione (ancora sotto la stagione Mazzarri) il Torino era impegnato nei preliminari di Europa League, in un confronto davvero complicato, anche per i pronostici delle scommesse calcio, contro i Wolves inglesi.
 

SPAL

Gli ultimi due cambi in panchina riguardano SPAL e Cagliari. Sono stati ben 1890 i giorni in carica di mister Leonardo Semplici, subentrato l'8 dicembre 2014 sulla panchina dei ferraresi, guidati dalla Lega Pro alla Serie A. Alla 23esima giornata, la compagine del "Mazza", dopo aver raggiunto due stupende salvezze, si trova al 20esimo posto ormai condannata alla retrocessione in Serie B. E mister Luigi Di Biagio, non riuscirà in particolari imprese di sorta, anzi...

Cagliari

A, marzo, quindi, appena prima della lunga interruzione, Walter Zenga prende il posto di Rolando Maran che, dopo un inizio a ritmi europei, aveva completamente perso il bandolo della matassa al Cagliari. Una parentesi non particolarmente entusiasmante, che vede però l'ex portiere dell'Inter sconfiggere 2-0 una Juventus ormai già scudettata nella penultima giornata di campionato.

Strana legge del calcio: subito dopo la fine del torneo, patron Giulini assolda... Di Francesco, il primissimo tecnico "esonerato" della Serie A 2019-2020. Per le quote delle scommesse Serie A, grande equilibrio sui nomi del primo cambio di panchina nella nuova stagione!

*Le immagini dell'articolo, tutte distribuite da AP Photo, sono, in ordine di pubblicazione, di Fabrizio Giovannozzi, Andrew Medichini e Kerstin Joensson.

August 29, 2020

Di Stefano Fonsato

Stefano Fonsato
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Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

Stefano Fonsato
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C’era una volta Villar Perosa, c’era una volta Brunico, c’era una volta Pinzolo. C’era una volta… il ritiro delle squadre di calcio che durante i mesi estivi si arrampicavano sulle catene montuose di Alpi e Appennini per preparare la loro stagione agonistica. Un appuntamento rinnovato ogni anno, una piacevole abitudine, una colonizzazione temporale che ogni estate si rinnovava con soddisfazione reciproca.

I club più importanti - inevitabilmente - con il loro grande seguito di tifosi colonizzavano intere vallate creando un’empatia inscindibile, un rapporto strettamente connesso che finiva con coinvolgere anche gli sportivi del luogo.

Alcuni posti sono diventati - nel corso degli anni - dei veri e propri santuari laici; basta entrare nel bar principale per vedere appese alle pareti i vecchi gagliardetti di raso, le foto della squadra, i poster, i palloni di cuoio con gli autografi dei calciatori.

Villar Perosa

Villar Perosa da sempre è un feudo juventino: qui è nata la famiglia Agnelli, qui sono nati i trionfi juventini. In Val Chisone la Juventus ha passato gli ultimi sessantuno anni; ci sono passati tutti, da Charles a Sivori, da Bettega a Boninsegna, da Zoff a Platini, da Del Piero a Zidane fino a Cristiano Ronaldo che dovrà portare il decimo scudetto consecutivo a Torino in quello che si annuncia un duello testa a testa con l'Inter per gli analisti delle scommesse

E’ la casa della Juventus, dove ogni anno - alla vigilia di Ferragosto - veniva programmata la prima uscita stagionale: Juventus A-Juventus B. Immancabile l’arrivo in elicottero dell’Avvocato Agnelli, come la convocazione di Giampiero Boniperti per discutere i rinnovi contrattuali; nell’estate del 1976, il presidente piazzò sulla propria scrivania la foto del Torino campione d’Italia: stipendio decurtato per tutti!

Riscone di Brunico

Il quartier generale della Roma - a partire dalla presidenza di Dino Viola - divenne Riscone di Brunico, località in provincia di Bolzano, in Val Pusteria. Il sodalizio giallorosso sposò Riscone di Brunico alla fine degli anni ’70, quando sulla panchina giallorossa tornò lo svedese Nils Liedholm. La Roma trascorse ai piedi del Plan de Corones l’intero decennio prima di cambiar sede del ritiro, e ritrovare - alcuni anni dopo - sempre Riscone passando da Falcao a Totti, da Di Bartolomei a De Rossi, da Pruzzo a Osvaldo.

Milanello

Il Milan è rimasto parzialmente fuori dal circuito dei ritiri precampionato: la costruzione di Milanello nel 1963 - voluta dal presidente Rizzoli - ha portato la formazione rossonera a preparare ogni stagione nel proprio centro sportivo, e soltanto in rare occasioni il club ha scelto ritiri alternativi, come quello di Vipiteno - in provincia di Bolzano - utilizzato a cavallo tra gli anni 70 e 80, e nella prima stagione targata Silvio Berlusconi.

Un’altra delle sedi storiche per i ritiri delle squadre di Serie A è Moena - in Val di Fassa - dove nel corso degli anni sono passate Fiorentina, Sampdoria e la neo promossa Spezia, vincitrice dei play-off di B da favorita per le scommesse calcio.

Castel del Piano

Nell’estate del 1984, un acceso tifoso napoletano attese più di nove ore fuori dal ritiro di Castel del Piano per stabilire un record: essere il primo a baciare il piede sinistro di Diego Armando Maradona, appena acquistato dal Barcellona. La località ha accolto anche i ritiri della Lazio che sull’Appennino modenese - a Pievepelago - costruì il primo storico scudetto di Maestrelli. Il Ciocco - in provincia di Lucca - è stata per anni la sede del ritiro dei calciatori disoccupati.

Un tempo, la scelta della località per ritiro estivo della squadra era legata alla volontà dell’allenatore, che conosceva bene gli impianti, i percorsi all’interno dei boschi, e le tentazioni da tener lontane nel periodo di clausura. Il boemo Zdenek Zeman, per anni, scelse con il Foggia il ritiro di Campo Tures.

Zeman si presenta!

Ancora, Eugenio Bersellini era fanatico di Nevegal, località del bellunese dove portò l’Inter campione d’Italia, la Sampdoria di Vialli e Mancini, la Fiorentina di Baggio e Antognoni e perfino... la Nazionale libica!

Norcia

Ovviamente le squadre del Nord nel corso degli anni hanno scelto prevalentemente località a ridosso della catena alpina, mentre quelle del Centro e del Sud Italia talvolta hanno preferito restare in zona, senza intraprendere viaggi estenuanti durante il periodo di lavori forzati: Norcia è stata per molti anni una sede indifferibile per alcune squadre, sia per lo splendore del posto, che per l’efficienza degli impianti sportivi.

Sempre rimanendo in Umbria, il ritiro di Gubbio è stato per anni un grande classico per le formazioni calcistiche, così come quello di Nocera Umbra.

All'estero

A internazionalizzare i ritiri estivi dei club della serie A, ci fu la Lazio di Sergio Cragnotti, presidente e manager di grandi vedute; prima ci fu la scelta di Seefeld, in Austria, poi Františkovy Lázně, in Repubblica Ceca, successivamente Kiriro in Giappone - e per non scontentare il tecnico Sven Goran Eriksson, anche una puntata in Svezia, a Varberg per proseguire - l’anno successivo - a Schruns, in Austria.

Oggi questo rito pagano è cambiato: le tournée all’estero con amichevoli di lusso vengono preferite alle canoniche tre settimane in altura, in mezzo ai boschi, per la disperazione dei tifosi che - abituati a rincorrere i campioni per i vicoli dei paesini montani durante i ritiri - non possono far altro che seguire la loro squadra sul divano, davanti alla tv. C’era una volta Villar Perosa: Michael Platini, caviale e champagne! Oggi, al massimo, telecomando e birra ghiacciata...

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Antonio Calanni e Felice Calabrò.

August 29, 2020

Di Simone Pieretti

simone pieretti
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Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

Simone Pieretti
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Forse la sfortuna più grande di Wayne Rooney è stata una delle sue più grandi fortune, ovvero la possibilità di aver vinto e giocato con dei colleghi cannibali come Cristiano Ronaldo, Tevez, Ruud van Nistelrooy.
 

Gente che monopolizza la scena e ti fa quasi sembrare più scarso e meno rilevante nei trofei messi in bacheca dal club di appartenenza. 

Eppure quando dibattiamo di Rooney stiamo parlando del secondo miglior marcatore della storia della Premier League e soprattutto il miglior marcatore della Nazionale inglese e dello United.
 

Il terzo miglior assistman del campionato inglese. Sì, stiamo parlando di Wayne Rooney aka il sottovalutato. 

È il numero 8 che sceglie lui, non il contrario, a differenza dei protagonisti di altre nostre number 8 stories precedenti. 

Sì perché se il numero 8 è in parte presente ma non protagonista nel momento in cui l'inglese muove i primi passi col suo Everton(vestirà la numero 18), allo United inizialmente indosserà il numero 8 perché il 10 è di Ruud van Nistelrooy che è praticamente un intoccabile (quando all'Old Trafford segna l'olandese l'atmosfera diventa celestiale, per i tifosi allo stadio è come recitare un amen corale durante una messa). 

Nasce a Croxteth nella periferia di Liverpool ma l'unico sentimento che destinerà alla squadra Reds della città sarà l'odio, consuetudine per chi nasce nella periferia della città è quindi ama l'Everton.
Debutta contro il Tottenham quando deve ancora compiere 17 anni e anche questo è un record e ricordo che troppo spesso risulta troppo sbiadito da chi racconta il calcio. 

WR e l’Everton

Per provare a spiegare il mondo interiore e contraddittorio dell'attaccante inglese, possiamo provare così: segna in una partita con l'Everton mostrando la maglia "Once a Blue, always a Blue".

In un gol proprio all'Everton con la maglia dello United a Goodison Park bacia lo stemma dei Red Devils ed è un eufemismo dire che i tifosi dei Toffees non l'abbiano presa bene. Poi però, a sorpresa per le scommesse sportive, torna verso il finale di carriera all'Everton. Anche questo è Rooney. 

Affascinante, ruvido ed estetico allo stesso tempo, introverso ed eccentrico. Indecifrabile. 

Uno dei giocatori più forti della storia del calcio inglese, nonché tra i più sottovalutati. Un personaggio e un numero 8 (anche se per poco) da studiare. Da approfondire. 

Parola di chi di numeri 8 se ne intende...

*Il testo dell'articolo è di Luigi Di Maso, responsabile editoriale di Social Media Soccer

August 28, 2020

Di 888sport

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The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

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