Se nella Formula 1 non ci sono dubbi su quale sia la scuderia italiana più importante, quando si passa al Motomondiale la domanda forse bisogna porsela. Perché è vero che il marchio Ducati è celebre in tutto il mondo, ma se si guarda ai risultati nel corso dei decenni, difficile ignorare la candidatura dell’Aprilia.

L’azienda di Noale ha esordito nel Circus nel 1985 e, esclusa una breve interruzione tra il 2012 e il 2015, è sempre stata grande protagonista della competizione, nonostante dimensioni e fatturato molto ridotte rispetto ai grandi colossi giapponesi. In particolare nelle categorie più basse, le moto griffate Aprilia hanno saputo primeggiare, spesso guidate da piloti destinati a diventare campioni e, perché no, leggende del motociclismo.

Aprilia specialista delle classi 125 e 250

Il ritorno di Aprilia nella MotoGP

La coppia di piloti Aprilia

Il budget di Aprilia nella stagione 2022

Aprilia specialista delle classi 125 e 250

I risultati maggiori della scuderia sono arrivati nella vecchia classe 125, con ben 10 titoli mondiali, a cominciare dal primo della storia dell’Aprilia, quello nel 1992 di Alessandro Gramigni. Tra i nomi nell’albo d’oro della 125 spunta ovviamente quello di Valentino Rossi, campione del mondo nel 1997 con la moto italiana, ma ci sono anche quelli di Roberto Locatelli e Alvaro Bautista.

Difficile però non identificare l’Aprilia con le sue moto 250 e in particolare con Max Biaggi. Il centauro romano ha conquistato tre dei nove mondiali di categoria dell’azienda veneta, ma è in ottima compagnia, visto che in lista ci sono anche Loris Capirossi, di nuovo Valentino, Marco Melandri, Manuel Poggiali e Jorge Lorenzo.

Max Biaggi in Superbike con Aprilia

Le cose…meno buone l’Aprilia le ha invece mostrate nella classe regina. Il passaggio alla MotoGP nel 2002 non è per nulla stato soddisfacente e ha portato all’abbandono della categoria al termine della stagione 2004.

Il ritorno di Aprilia nella MotoGP

Nel 2015 però è arrivato il grande ritorno, prima con risultati non troppo dissimili a quelli ottenuti nella prima esperienza. A partire dalla stagione 2021, però, è cominciata una inesorabile crescita che ha portato le moto italiane ai primi piazzamenti della loro storia in MotoGP e anche alla prima tanto agognata vittoria. E ora si può sognare in grande a Noale, per merito della versione 2022 dell’Aprilia RS-GP e della coppia di piloti che l’azienda veneta ha deciso di schierare per la nuova stagione del Motomondiale.

La RS-GP 2022 è l’evoluzione di quella della stagione precedente, che già aveva fatto un salto di qualità rispetto al 2020, triplicando i punti mondiali raccolti e arrivando al podio. Avendo raggiunto un livello generale soddisfacente, il team si è quindi potuto dedicare a interventi forse non radicali, ma che hanno contribuito a un ulteriore miglioramento delle performance. Il motore è stato profondamente rinnovato e il quattro cilindri a V di 90 gradi progettato in Aprilia si è dimostrato non solo particolarmente competitivo, ma anche passibile di ulteriori migliorie nel corso della stagione.

Intanto, in Qatar, il propulsore della RS-GP 2022 ha permesso ai piloti di raggiungere in gara una velocità di punta di 354 km/h, a pochissima distanza dalla velocità massima che nel palinsesto delle scommesse sportive appartiene a Suzuki che ha superato i 357 km/h. Per quanto riguarda le altre aree di interesse, gli sviluppi sull’aerodinamica e sul software sono stati continui e hanno permesso di migliorare in fasi come la frenata o la partenza che risultavano essere il punto debole delle versioni precedenti della moto.

La coppia di piloti Aprilia

Alla guida dell’Aprilia ci sono due spagnoli, entrambi già con un passato dalle parti di Noale. Il nome più celebre è certamente quello di Maverick Viñales, classe 1995, campione del mondo Moto3 nel 2013.

Maverick Vinales in Aprilia!

Per lui quello a metà del 2021 è stato un ritorno in Aprilia, considerando che il suo esordio nel Circus (nella stagione 2011 con un ottimo terzo posto mondiale e quattro vittorie stagionali) è stato proprio in 125 su una moto tricolore. Dopo la rottura con la Yamaha, l’iberico ha deciso di accettare l’offerta dei veneti, anche se sembra ancora avere qualche difficoltà a trovare il feeling con una moto certamente dall’ottimo potenziale ma non semplicissima da gestire.

Chi non ha di questi problemi è invece il connazionale Aleix Espargaró. E non c’erano certamente dubbi al riguardo, anche considerando che quella 2022 è la sesta stagione consecutiva per lo spagnolo in MotoGP con la scuderia italiana. Il classe 1989 era già stato a Noale quindi anni fa, quando per quasi tre stagioni ha guidato un’Aprilia nella classe 250, prima di fare il grande salto nella classe regina. Espargaró è tornato nel 2017 con risultati non eccellenti, ma è stato fondamentale per la crescita della scuderia italiana.

Già nel 2021 ha regalato il primo podio della storia dell’Aprilia in MotoGP, il terzo posto di Silverstone.

E ora nella stagione in corso, molto competitiva e con diversi protagonisti, ha vinto il Gran Premio d’Argentina e conquistato due podi, candidandosi a possibile avversario di Fabio Quartararo per il campionato del mondo. Accanto ai due iberici, inoltre, c’è “in rosa” anche il romagnolo Lorenzo Salvadori, un vero e proprio…cuore Aprilia, considerando che tutte le sue partecipazioni al motomondiale, intervallate da diversi anni in altri campionati, sono arrivate con la moto di Noale.

Il budget di Aprilia nella stagione 2022

Il budget dell’Aprilia, come sempre, non può competere con quello delle big, il che significa anche contratti “normali” per i piloti. Come spiegano dalla Spagna, sia Viñales che Espargaró guadagnano circa 2 milioni di euro a stagione.

Per Viñales si tratta di un taglio importantissimo rispetto agli otto milioni che gli garantiva la Yamaha, ma l’Aprilia ha più volte spiegato che di fronte ai risultati, ci saranno ulteriori investimenti. Una situazione che però lascia la scuderia con il rischio che entrambi i piloti salutino a fine stagione: i contratti scadono infatti a fine 2022 e i primi contatti con i centauri per un rinnovo non sono stati troppo positivi.

Espargaró vorrebbe infatti un biennale, anche visto lo sviluppo della moto negli ultimi sei anni e il fatto che sia stato proprio lui a portare l’Aprilia a risultati mai raggiunti come testimoniano i referti delle scommesse MotoGP , con i podi e la vittoria.

Aleix Espargaró festeggia il terzo posto in Portogallo!

Al contempo, Viñales ha accettato la riduzione dell’ingaggio, ma conta di ottenere di più con il prossimo contratto.

Un piccolo…bastone nelle ruote della scuderia, che però, attraverso la competitività in pista, può anche permettersi di spendere un po’ di più e puntare all’unico titolo che manca in bacheca: quello della classe regina…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

May 14, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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Perché avere una sola squadra di calcio quando se ne possono…avere molte? Una domanda che nel corso degli anni qualcuno si è fatto, perché se un modello di business funziona in una nazione, con lo stesso know-how lo si può esportare altrove.

Del resto, la proprietà di più squadre all’interno della stessa nazione è un problema, ma quando si parla di nazioni diverse l’importante è che le squadre in questione non si affrontino in competizioni internazionali. E anche quando accade…c’è modo di evitare problemi. Dunque, nel calcio moderno sta diventando sempre più frequente da parte di grandi gruppi l’acquisto di società in paesi e persino continenti diversi. E i risultati spesso dimostrano che l’idea di club che condividono proprietà, idea di calcio e modus operandi non è poi così astrusa, anzi…

Il gruppo Red Bull

Il City Football Group

Il fondo 777 Partners

Giampaolo Pozzo il precursore

Il bonus di benvenuto di 888sport!

Il gruppo Red Bull

L’esempio migliore, per risultati complessivi, è certamente il gruppo Red Bull. Da quando l’azienda austriaca di bevande energetiche ha deciso di investire nello sport, ha portato con sé il concetto di multiproprietà. Lo ha fatto in Formula 1, dove però essendoci un solo campionato ha dovuto decidere di avere un top team (la Red Bull) e un team satellite (l’Alpha Tauri, ex Toro Rosso).

Nel calcio non va così, perché diversi club in diverse nazioni non hanno problemi di concorrenza. Dunque gli inizi sono stati in patria, con il Red Bull Salisburgo, con poi sconfinamento in Germania (RB Lipsia), Stati Uniti (New York Red Bulls) e Brasile (Red Bull Bragantino). A questi club, tutti quanti partecipanti alle massime competizioni del loro paese, si aggiungono poi il FC Lieferling, squadra satellite del Salisburgo, nonché il Red Bull Ghana e il Red Bull Brasil, squadre nate come rappresentative delle Academy della Red Bull nei rispettivi paesi e che ora non sono più attive.

L'esultanza del Lipsia!


 
I gioielli della corona sono ovviamente il Salisburgo e il Lipsia. Da quando sono stati acquistati dalla Red Bull, gli austriaci sono diventati gli assoluti dominatori del campionato nazionale, con tredici vittorie e quattro secondi posti nelle 17 stagioni con i tori sulla maglia.

Stellare anche il cammino dei tedeschi, che nel giro di dieci anni sono saliti dalle divisioni inferiori della Sassonia alla Bundesliga, sfidando il Bayern per il titolo in un paio di stagioni, giocando diverse finali di Coppa di Germania e raggiungendo, a sorpresa per le quote Champions , addirittura la semifinale nella Final 8 di Lisbona 2020.

La partecipazione di entrambe le squadre alle competizioni europee ha anche creato qualche problema. Ci sono state proteste per il fatto che la Red Bull sia la proprietaria di due club che giocano la stessa coppa, ma la UEFA ha stabilito che le società sono sufficientemente indipendenti dalla casa madre per poter disputare lo stesso torneo. E, ironia della sorte, gli accoppiamenti hanno addirittura portato a uno scontro…tra tori rossi, quello in Europa League nel 2018, con le due squadre sorteggiate nello stesso girone e la vittoria del Salisburgo in entrambi i match.
 

Il City Football Group

L’altra grande potenza multinazionale del calcio è certamente il City Football Group, controllato dal fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti e con sede a Manchester, dove gioca la squadra principale della holding, il Manchester City.

KDB dopo una tripletta!

Dopo l’acquisto dei Citizens nel 2008, il presidente Al Mubarak ha fondato nel 2013 il City Group, a cui nel corso degli anni sono state aggiunte squadre provenienti da tutto il mondo. Nello stesso anno è nato il New York City in NFL, mentre nel 2014 è stato il turno del Melbourne City e dell’acquisizione di quote dei giapponesi degli Yokohama Marinos.

L’espansione è continuata in Uruguay (Montevideo City Torque), Spagna (quasi il 50% del Girona), Cina (Sichuan Jiuniu), India (Mumbai City), Belgio (Lommel) e Francia (Troyes).

In attesa di capire quanto investiranno nel Palermo, a questi club di recente si sono aggiunti diversi club partner, non direttamente controllati dal City Group, ma che fungono da squadre satellite come il Vannes in Francia e il Bolivar in Bolivia. Al momento, neanche a dirlo, il club migliore del gruppo è il Manchester City, che negli ultimi anni ha quasi monopolizzato la Premier League, ed a settembre di ogni stagione è sempre la favorita per le quote Champions League.

Bene anche le altre, con il New York City campione MLS nel 2021, il Melbourne City campione d’Australia nel 2020/21 e gli Yokohama Marinos, che hanno vinto la J-League nel 2019.
 

Il fondo 777 Partners

L’esperienza più recente di multiproprietà in diversi campionati è invece quella che coinvolge il Genoa. Quando nel settembre 2021 il fondo statunitense 777 Partners ha acquistato il Grifone, si è trattato solo del primo passo del gruppo americano nel mondo del calcio. In capo ad alcuni mesi infatti 777 Partners ha aggiunto al suo gruppo due club, entrambi dalla storia assai blasonata.

A febbraio 2022 è arrivato l’annuncio dell’acquisto da parte del fondo del 70% delle quote del Vasco da Gama, glorioso club di Rio de Janeiro, quattro volte Campione del Brasile e vincitore della Copa Libertadores nel 1998. Il Vascão negli ultimi anni ha avuto problemi sul campo, ma nonostante si trovi al momento in Serie B il costo dell’operazione non è per nulla stato leggero: 330 milioni di dollari!

Un'immagine di gioco del Vasco

L’altra grande società entrata nella famiglia di 777 Partners è invece lo Standard Liegi, 10 volte campione del Belgio e acquistato dagli statunitensi nel marzo 2022. Al controllo dei due club si aggiunge inoltre una quota di minoranza del Siviglia. L’idea di 777 Partners è quella di creare una rete di squadre nei maggiori campionati europei e sudamericani. Un qualcosa di molto simile a quanto fatto da Red Bull prima e da City Group poi.
 

Giampaolo Pozzo il precursore

In Serie A, però, una situazione del genere ha…un nome e un cognome: Giampaolo Pozzo. L’imprenditore friulano, proprietario dell’Udinese dal 1986, nel corso degli anni ha deciso di ampliare il suo portfolio calcistico al di fuori dei confini tricolori.

Il controverso gol del pari dell'Udinese a San Siro!

L’avventura è cominciata nel 2009 rilevando il Granada, all’epoca in una precaria situazione finanziaria e addirittura in Segunda Division B, la terza categoria del calcio iberico. L’arrivo di Pozzo però fa nascere un vero miracolo biancorosso, con due promozioni consecutive e il ritorno in Liga a oltre trent’anni dall’ultima volta.

L’esperienza termina nel 2016, con la cessione al gruppo cinese Desports, senza mai subire l’onta della retrocessione. L’altro club che è invece ancora di proprietà di Pozzo è il Watford, anche in questo caso dopo una serie di problemi finanziari degli Hornets. Attraverso la joint-venture con l’Udinese, anche i londinesi sono tornati in Premier League, categoria da cui negli ultimi anni hanno fatto…su e giù, ma senza mai tornare nell’oblio.

A dimostrazione che non serve avere dietro dei giganti finanziari per creare un gruppo calcistico capace di fare bene!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 14 maggio 2022.

July 29, 2022

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Il campionato del mondo di calcio dovrebbe, in pura teoria, raccogliere il meglio del pallone del pianeta, permettendo alle nazionali più importanti di lottare per la supremazia. Il punto è che esistono delle qualificazioni e che, soprattutto in Europa e in Sudamerica, nessuna selezione, neanche quelle più importanti, ha il posto garantito.

Italia e Colombia fuori da Qatar 2022

In Russia mancano Italia, Cile ed Olanda

L'Uruguay salta Germania 2006

USA '94 senza Inghilterra e Francia

Gli Azzurri saltano il Mondiale del 1958

Italia e Colombia fuori da Qatar 2022

A dimostrarlo, purtroppo, c’è Qatar 2022, che a novembre partirà con un’assenza abbastanza importante: l’Italia campione d’Europa in carica. Gli Azzurri, che sembravano in controllo del loro girone di qualificazione, si sono incartati nelle ultime partite finendo agli spareggi, dove poi sono usciti nelle semifinali perdendo incredibilmente contro la Macedonia del Nord.

In ogni caso, sarebbe mancata una big, perché anche se la squadra di Mancini avesse passato il turno avrebbe sfidato, sicuramente da sfavorita per le scommesse calcio il Portogallo di Cristiano Ronaldo per uno dei posti disponibili. Non qualificata anche la Colombia nonostante un potenziale offensivo clamoroso con Zapata, Muriel e Luis Diaz del Liverpool. Ma Qatar 2022 non sarà certo l’unico caso di un mondiale senza una o più big.

La delusione dei calciatori colombiani!
 

In Russia mancano Italia, Cile ed Olanda

Anzi, sempre purtroppo per noi, basta tornare a Russia 2018, il primo dei due mondiali consecutivi senza l’Italia. In quel caso gli Azzurri trovano nel girone la Spagna, che si aggiudica il primo posto senza troppi problemi. Lo spareggio in questo caso è diretto contro la Svezia, ma prima gli uomini di Ventura perdono 1-0 in Scandinavia e poi, nonostante le aspettative anche per le scommesse sportive online durante i 90' di ritorno, non vanno oltre il pareggio a San Siro.

La nazionale olandese nel 2017!

Mal comune, quasi mezzo gaudio per l’assenza di un’altra big, l’Olanda, che da testa di serie nel sorteggio è sfortunata e becca sia la Francia, che si qualifica direttamente, che la Svezia, che passa agli spareggi per differenza reti dopo essere arrivata a pari punti con gli Oranje. In Sudamerica abbastanza clamorosa l’assenza del Cile, se non altro perché la Roja aveva vinto la Copa America sia nel 2015 che nel 2016.

L'Uruguay salta Germania 2006

Forlan in amichevole contro l'Inghilterra nel 2006!

Sia Brasile 2014 che Sudafrica 2010 sono mondiali in cui si qualificano tutte le big, con le otto vincitrici nella storia della Coppa del Mondo che timbrano il cartellino in entrambe le edizioni, con la Spagna che entra nel gruppo delle nazionali che hanno sollevato il trofeo proprio nel 2010. Non va così in Germania nel 2006, quando a mancare è l’Uruguay.

La Celeste arriva quinta nel gruppo sudamericano e va quindi a giocarsi il biglietto per Berlino nello spareggio intercontinentale contro la vincente delle qualificazioni dell’Oceania. L’incontro con l’Australia è sorprendentemente equilibrato e dopo un doppio 1-0 prima a Montevideo e poi a Sydney, a passare sono i Wallabies ai calci di rigore.
 
Anche nel 2002, in Giappone e Corea del Sud era mancata l’Olanda, che nel suo girone si fa superare dal Portogallo e dall’Irlanda, non qualificandosi neanche per lo spareggio UEFA.

Nel 1998, il primo mondiale con la fase finale a 32 squadre, invece non si presentano ai nastri di partenza la seconda classificata di Euro 96, la Repubblica Ceca, e la terza classificata dei mondiali precedenti, la Svezia. Nedved e compagni arrivano terzi in un girone complicato dietro Spagna e Jugoslavia, mentre gli scandinavi non riescono a fare meglio di Austria e Scozia e rimangono fuori dalla competizione in Francia.
 

USA '94 senza Inghilterra e Francia

Nelle edizioni precedenti, visto il numero minore di squadre qualificate (dal 1982 al 1994 si presentano ai nastri di partenza solo in 24), sono invece più numerose le assenze delle big. A USA 94, per esempio, mancano sia la Francia di Cantona che l’Inghilterra, che pure nell’edizione precedente era arrivata in semifinale guidata da Gazza.

Cantona guida l'attacco francese contro Israele!

L’assenza più rilevante, però, è quella della Danimarca, che nel 1992 aveva clamorosamente vinto gli Europei, a cui non doveva neanche partecipare ma a cui ha preso parte per la squalifica della Jugoslavia. Anche nel 1990 manca la Francia, reduce in quel momento da due semifinali mondiali consecutive, mentre nel 1986 e nel 1982 non ci sono sorprese particolari. 
 
Fino al 1978, però, la formula prevedeva solo 16 qualificate, creando parecchi problemi, considerando che due posti erano di diritto dei campioni in carica e della nazione ospitante.

Gli Azzurri saltano il Mondiale del 1958

Dunque, in Argentina nel 1978 mancano la Cecoslovacchia campione d’Europa in carica, che si fa sorprendere nel suo girone dei qualificazione dalla Scozia, e l’Inghilterra, nel bel mezzo di un periodo di crisi, che è nel girone dell’Italia e che perde il posto rispetto agli Azzurri per la differenza reti.

Del resto i Tre Leoni non si erano qualificati neanche nel 1974, dopo aver terminato il girone al secondo posto dietro alla Polonia, che sarà una delle sorprese del torneo. Anche il Belgio non stacca il biglietto per la Germania Ovest, lasciando il posto all’Olanda di Cruijff. Sedici squadre anche in Messico, nel 1970, dove mancano la Jugoslavia vicecampione d’Europa, la Francia, il Portogallo di Eusebio (terzo nel 1966) ma soprattutto l’Argentina, per quella che è finora l’ultima assenza dell’Albiceleste ai Mondiali. 
 
Per quello che riguarda i tornei che precedono Messico 1970, difficile stilare la lista delle assenze importanti, considerando che di norma le migliori staccavano il biglietto per la Coppa del Mondo con una certa costanza (anche a causa del minor numero di avversarie nel corso delle qualificazioni).

I quotidiani che ricordano anche la disfatta del 1958!

Di certo, nonostante il periodo non proprio positivo del calcio tricolore, fa rumore l’assenza dell’Italia nel 1958 in Svezia, dopo l’eliminazione per mano dell’Irlanda del Nord. È questo il periodo in cui la Germania salta i suoi unici due mondiali, non iscrivendosi a quelli del 1930 (come del resto l’Italia) per la difficoltà di raggiungere il Sudamerica nel bel mezzo della Grande Depressione e dovendo rinunciare a quelli del 1950 per la squalifica imposta alla federazione tedesca a seguito del secondo conflitto mondiale.

Anche l’Argentina ne salta parecchi per scelta, non iscrivendosi nel 1938, nel 1950 e nel 1954, mentre la Francia fa lo stesso ma per mancata qualificazione nel 1950 e nel 1962. Nonostante il dominio europeo del Real Madrid in quegli anni, persino la Spagna salta le edizioni del 1954 e del 1958, mentre l’Inghilterra manca per scelta le prime tre edizioni della Coppa del Mondo (1930, 1934, 1938) perché la Football Association ritiene non consono per i “Maestri” competere con le altre nazionali dopo aver “inventato” il calcio.

A conti fatti, l’unica grande a non aver mai mancato l’appuntamento con il mondiale è il Brasile. Ma la storia spiega che non è poi così improbabile che un giorno anche i verdeoro debbano vedere una fase finale…dal divano.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

May 13, 2022

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Il talento è…questione di famiglia? Non necessariamente, come raccontano le tante storie di fratelli o figli di atleti famosissimi che decidono di misurarsi nelle stesse discipline, a volte anche con pessimi risultati.

Ma come dimostrano alcune dinastie sportive (e basta fermarsi ai Maldini nel calcio o ai Meneghin nel basket), succede che il DNA trasmetta anche capacità fuori dal comune.

L'esordio di Marini nel 2013

Le due stagioni di Marini con la Forward Racing

Nel 2018 Marini e Bagnaia la coppia della VR Racing Team

Il debutto di Luca Marini in MotoGP

L'esordio di Marini nel 2013

Ecco perché non sorprende che Luca Marini, classe 1997, abbia trovato il suo posto al sole nella MotoGP. Del resto, quando tuo fratello si chiama Valentino Rossi, difficile trovare un esempio migliore di quello che si ha in famiglia. Il pilota è infatti figlio di Stefania Palma, la madre del campionissimo di Tavullia e come da copione è salito su una minimoto ancor prima di cominciare le scuole elementari.

Da lì, passando ovviamente per la VR46 Academy, Marini ha iniziato un percorso che lo ha portato a gareggiare in diverse categorie e poi a esordire nel Motomondiale con la scuderia fondata da Valentino.

In realtà, la prima gara nel Circus per il pilota arriva nel 2013, grazie a una wild card che gli permette di scendere in pista nel GP di San Marino, classe Moto3. L’esordio non è decisamente di quelli positivi, visto che arriva il ritiro dopo pochi giri, ma perlomeno per Marini c’è la soddisfazione di poter gareggiare per la prima e ultima volta con quello che è sempre stato il suo numero, il 97, che fin da bambino portava stilizzato sulla moto assieme a un disegno del suo bulldog Guido.

Nella presenza successiva nel mondiale, datata 2015 sempre a Misano ma stavolta in Moto2, il 97 non è infatti disponibile e quindi nasce l’accoppiata con il 10, che lo ha accompagnato sin dalla prima stagione ufficiale come pilota titolare. Che, in maniera abbastanza sorprendente, non arriva con i colori del VR46 Racing Team.

Luca Marini su un tracciato bagnato con il suo numero 10!

Le due stagioni di Marini con la Forward Racing

Nel 2016 infatti Marini diventa uno dei due piloti del team svizzero Forward Racing, assieme al connazionale Lorenzo Baldassarri. La prima stagione vera e propria nel Mondiale è decisamente di ambientamento. In sella alla sua Kalex, il classe 1997 colleziona parecchi ritiri, ma anche buone prestazioni.

Il primo piazzamento importante è il decimo posto nel primo GP stagionale in Qatar, poi seguito dall’ottimo sesto posto in Germania e dal nono nell’ultima gara dell’anno nella Comunità Valenciana. Nella sua prima stagione completa, Marini raccoglie 34 punti e si piazza ventitreesimo nel mondiale, guadagnandosi la conferma anche per la stagione successiva.

La prima parte del 2017 è molto positiva, con una serie di piazzamenti importanti culminati con il quarto posto in Repubblica Ceca, poco tempo dopo un infortunio che lo ha costretto a saltare il GP di Germania. La seconda metà di stagione, però, è costellata da ritiri, che lo fanno fermare a 59 punti in classifica.

Nel 2018 Marini e Bagnaia la coppia della VR Racing Team

Poco male, perché il 2018 segna l’ora del ritorno…a casa. Marini diventa il pilota in Moto2 della VR Racing Team, in coppia con Francesco Bagnaia. Il cambio di scuderia permette al marchigiano di cominciare a esprimere il suo potenziale e nella stagione in cui il suo compagno di squadra si laurea campione del mondo, Marini riesce comunque a dare il suo contributo al secondo posto del team nella classifica a squadre, togliendosi diverse soddisfazioni.

Prima tre podi consecutivi a metà stagione (Germania, Repubblica Ceca e Austria), poi un altro in Thailandia e soprattutto il primo successo in carriera, arrivato a Sepang nell’ultima gara della stagione. In tutto Marini raccoglie 147 punti, che gli permettono di classificarsi al sesto posto nella classifica del mondiale.

Anche il 2019 porta miglioramenti, con il classe 1997 che diventa il primo pilota dopo il passaggio in MotoGP di Bagnaia. Le vittorie stagionali sono due e consecutive, in Thailandia e Giappone, che portano Marini a fare un piccolo salto avanti nelle gerarchie iridate, classificandosi sesto a quota 190 punti.

Luca Marini festeggia il primo posto!

Il 2020 è invece l’anno del grande rimpianto per il fratello di Valentino. In una stagione particolare a causa delle ben note problematiche sanitarie, Marini sfiora il titolo mondiale in una delle annate più combattute di sempre.

Alla partenza dell’ultimo GP, quello in Portogallo, sono ben quattro i piloti per le scommesse live ancora in lotta per il mondiale: Enea Bastianini, Sam Lowes, Marini e il suo nuovo compagno di squadra, Marco Bezzecchi. A Marini non basterà il secondo posto in Algarve, così come non bastano le tre vittorie stagionali (Spagna, San Marino e Catalogna): alla fine il titolo lo vince Bastianini con appena nove punti di vantaggio sul marchigiano e su Lowes. 

Il debutto di Luca Marini in MotoGP

Ma le ottime prestazioni portano comunque Marini al grande salto, verso la MotoGP. Nella stagione 2021 la VR46 Racing Team non è presente nella classe regina, ma attraverso un accordo con la scuderia spagnola Esponsorama Racing, che schiera il campione Moto2 Bastianini, il marchigiano può correre con la livrea della sua squadra.

Arriva dunque la grande sfida con Valentino, in quella che è l’ultima stagione in pista del Dottore. Lo scontro familiare viene vinto dal nove volte campione del mondo, che porta a casa 44 punti e la diciottesima posizione del mondiale, proprio davanti al fratellino, che ne raccoglie 41, anche grazie a un buon quinto posto in Austria e a un nono in Emilia Romagna, i primi piazzamenti in carriera nella top 10 in MotoGp.

I due fratelli in curva!

Per quanto riguarda i risultati nelle singole gare, però, lo scontro termina…in parità, perché in nove casi Valentino termina davanti a Luca nell’ordine di arrivo, ma in altrettanti succede l’inverso.

E si arriva così alla stagione 2022, quella che vede il debutto ufficiale della VR46 Racing Team in MotoGP.

In griglia la scuderia del nove volte campione del mondo prende il posto proprio della Esponsorama e lo fa con la coppia che tanto bene ha fatto in Moto2, ovvero quella composta da Marini e Bezzecchi.

Le prime gare dell’anno non sono andate benissimo, ma considerando che la traiettoria del team nelle altre classi racconta sempre di inizi interlocutori e poi ottimi risultati, non è così improbabile pensare di vedere in tempi relativamente brevi tra i favoriti per il podio per le quote Moto GP o addirittura con in mano il trofeo del vincitore. Del resto, il DNA non mente…

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May 13, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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