Darren Cahill è stato assolutamente decisivo nella vittoria del primo Slam della carriera di Sinner e nello straordinario avvio di stagione di Jannik con un record di 70-6 e ben 8 tornei vinti nel 2024 due Slam e Finals di Torino compresi, tra i quasi (visto il ritiro a Madrid) sedici disputati per il numero 1 del ranking ATP! Senza contare il Six Kings Slam!

L'australiano è, per distacco, il miglior allenatore di tennis in circolazione: lavora sulla testa degli atleti e sui fondamentali del gioco e conosce ogni più piccolo particolare del circuito ATP!

Tra gli sport individuali, il tennis forse è uno di quelli che richiede il maggior tempo passato sul campo ad allenarsi.

A parte la preparazione fisica, necessaria per affrontare partite che a volte diventano delle vere e proprie maratone, c'è da curare nel minimo dettaglio ogni tipologia di colpo, allenarsi alla battuta, alla ricezione e infine fare esercizi specifici (fisici, ma anche tattici) per far sì che il proprio gioco sia adatto a tutte quante le superfici.

Per quanto in campo ci vada uno solo, è quindi fondamentale per un tennista avere un allenatore (o anche più di uno) che si occupi di capire quali attività sono fondamentali per lo sviluppo dell’atleta.

Basterebbe pensare a quanto sia stato importante per la carriera di Roger Federer lo svizzero Severin Lüthi, oppure all'influenza che ancora oggi zio Toni Nadal ha su suo nipote Rafa, sempre favorito per oltre 15 anni dalle quote Roland Garros!

La figura del Super Coach

Come si diventa allenatori

Tutti gli esempi di Super Coach

La scelta di Sinner sul Coach

Ci sono allenatori che sono diventate vere proprie leggende, come lo statunitense Nick Bollettieri, divenuto celebre come coach di Agassi e che poi ha avuto tra i suoi allievi Boris Becker, Pete Sampras, Jim Courier ed entrambe le sorelle Williams.

La figura del Super Coach

Negli ultimi anni però si è sviluppata una nuova figura, quella del super coach. Cosa rende un super coach così diverso da un semplice allenatore? La risposta è abbastanza articolata: in primis, la carriera ad altissimi livelli da tennista.

Perché se è vero che molti allenatori in gioventù hanno giocato anche da professionisti, sono pochi quelli che possono vantare l’ingresso nella top ten del ranking o addirittura qualche titolo dello Slam vinto.

Da un punto di vista più…materiale, ovviamente un super coach costa molto di più a un tennista di un normale allenatore. Volendo quantificarlo, lo stipendio è mediamente quadruplicato, anche perché tiene conto di una tipologia di esperienza che il tecnico di base difficilmente può offrire. Poi ovviamente c'è anche la divisione del lavoro.

Un super coach lascerà sempre all'allenatore "classico" la maggior parte delle attività del tennista, mentre si concentrerà particolarmente su aspetti del gioco ben precisi o, assai più spesso, sull'aspetto psicologico della questione.

Sinner in allenamento

Del resto, un allenamento fisico e tecnico può farlo quasi chiunque, ma sono in pochi quelli che possono spiegare a un astro nascente del tennis cosa possa significare la pressione del grande torneo o il dover affrontare un avversario fenomenale. 

Come si diventa allenatori

Ma perché i campioni del passato decidono così volentieri di insegnare i trucchi del mestiere alle giovani leve (o anche a volenterosi studenti un po' avanti con gli anni)?

Non è solo una questione di soldi, perché nel momento in cui un Ivan Lendl (che ha guidato Andy Murray) o una Maria Sharapova scendono in campo, si suppone che ci sia poca necessità di guadagnare più di quanto  già fatto in carriera. Ma la voglia di essere i migliori non la si perde mica quando si appende la racchetta al chiodo.

E sapere di aver fatto la differenza nello sviluppo di un nuovo campione significa dimostrare che le proprie abilità non erano ristrette soltanto al tennis giocato. Anche chi si affida a un super coach, però, ha parecchi vantaggi.

Intanto, poter sfruttare l’esperienza di chi quel percorso l’ha già fatto e con ottimi risultati. E poi per un giovane di talento, vedersi affiancato da un mito della racchetta significa proiettarsi addosso molto di più la luce dei riflettori, aumentando così il proprio valore anche a livello economico e pubblicitario.

Dunque, di recente molti campioni e molte campionesse hanno deciso di affiancare al proprio staff anche una leggenda del passato, a volte ottenendo risultati particolarmente positivi.

Tutti gli esempi di Super Coach

L'esempio migliore non può che essere quello di Novak Djokovic, che per tre anni è stato seguito da Boris Becker. Il tedesco, il più giovane vincitore di sempre della storia di Wimbledon, è stato fondamentale per lo sviluppo del campione serbo, come dimostrano i numeri del loro periodo di collaborazione.

Con accanto Becker come super coach, Djokovic ha vinto 25 tornei, chiudendo il Career Grand Slam con il Roland Garros (mai vinto fino a quel momento) e andando molto vicino a realizzare il Grande Slam nel 2015.

Il teutonico ha assistito da tecnico del serbo a 14 vittorie in un Master 1000, a due Finals vinte, due Australian Open, un Open di Francia, due Wimbledon e uno US Open e in quel periodo Djokovic è stato numero uno del ranking per 122 settimane consecutive.

Evidentemente, nonostante la separazione arrivata a dicembre 2016, l'esperienza con il super coach è piaciuta parecchio a Nole, sconfitto da favorito per le scommesse tennis nella finale che avrebbe rappresentato il Grande Slam che infatti, poi, fino al marzo 2024, è stato seguito a lungo da un altro campione del passato, il croato Goran Ivanisevic. In luogo dell'idolo di Spalato è poi subentrato Nenad Zimonjic, già capitano della Serbia in Davis.

Persino uno come Federer per un periodo ha deciso di affidarsi a un super coach. Quando lo svizzero ha trovato parecchie difficoltà a competere con avversari del calibro di Nadal, Djokovic, ha deciso di uscire da quel momento complicato chiedendo aiuto a un'altra leggenda del tennis, Stefan Edberg.

Lo svedese, vincitore per due volte di Australian Open, Wimbledon e US Open, ha lavorato con King Roger per modernizzare il suo gioco, consigliandogli di cambiare racchetta e di affidarsi a una più moderna, ma anche di sviluppare nuove strategie che potessero adattarsi meglio alla sua condizione fisica.

Per sua stessa ammissione, Edberg ha trovato abbastanza difficile…insegnare a Federer qualcosa che lo svizzero non sapesse, ma comunque la partnership, durata due anni, ha portato in dote 10 tornei, compresi tre ATP 1000, ma anche la vittoria della Svizzera nella Coppa Davis.

La scelta di Sinner sul Coach

Insomma, se persino i migliori di sempre si affidano al super coach, è normale che le nuove generazioni ci pensino parecchio anche loro.

Per quanto riguarda Jannik Sinner, per l’azzurro si è parlato spesso della necessità di un super coach, andando addirittura a scomodare un certo John McEnroe.

Dal 2022 però il talento di San Candido si è prima affidato a Simone Vagnozzi, che in carriera si è dedicato ai Challenger e al massimo ha raggiunto i tabelloni degli Slam in doppio, per poi affiancargli nel giugno dello stesso anno l’australiano Darren Cahill, che prima di essere il coach di Sinner ha lavorato con parecchi altri giocatori, tra cui Andre Agassi, Lleyton Hewitt, Andy Murray, Ana Ivanovic e Simona Halep, portata al numero uno del mondo tra 2017 e 2018.

Cahill

La carriera da tennista di Cahill

Cahill, a differenza di Mac o di altri grandi coach (come Ivanisevic o Becker) non può certo vantare una carriera stellare, visto il ventiduesimo posto nel ranking da singolarista e il decimo da doppista, ma come allenatore ci sa fare, come pochi altri.

E non sembra un caso che da quando, nel giugno 2022, ha affiancato Vagnozzi nel team Sinner, i numeri dell’azzurro sono migliorati esponenzialmente, fino ad arrivare alla splendida stagione 2023, con quattro tornei vinti (tra cui il suo primo Masters 1000), la finale persa alle ATP Finals contro il solito Djokovic, ma soprattutto la Coppa Davis vinta assieme alla nazionale italiana.

Vagnozzi e Cahill migliori allenatori tennis 2023

Le prestazioni di Sinner sono state così buone e i suoi miglioramenti talmente evidenti che quando c’è stato da premiare il miglior coach del 2023 a prendersi il titolo sono stati proprio Vagnozzi e Cahill.

Una scelta che, tra le altre cose, ha scatenato l’ira di Djokovic, che si è chiesto cosa deve fare in più il suo di (ex) coach (ovvero Ivanisevic) per vincere il titolo di allenatore dell’anno dopo che il serbo ha vinto, sempre da favorito per le scommesse, tre Slam su quattro e le Finals.

Evidentemente però ha fatto più impressione l’ascesa meteorica di Sinner piuttosto che un risultato straordinario ma allo stesso tempo anche nella media, se si parla di Djokovic.

Dunque, se il tennis italiano si gode un momento d’oro e se Sinner è candidato a essere il successore dell’attuale numero 1 del mondo nel dominio nella disciplina, oltre che al Capitano Volandri, molto lo si deve a una coppia di coach che, anche se in campo non sono stati dei fenomeni, sono decisamente super.

Francisco Roig Super Coach di... Super Matt

Altro discorso ancora quello che coinvolge Matteo Berrettini. Il tennista romano, che nelle ultime due stagioni è stato spesso alle prese con gli infortuni, ma che comunque resta l’ultimo italiano a raggiungere la finale di un torneo del Grande Slam (Wimbledon 2021, persa contro Djokovic), ha infatti deciso di affidarsi a Francisco Roig.

Si tratta di un nome che dire celebre è poco, così come lo è il giocatore che per oltre quindici anni ce lo avuto nello staff, ovvero Rafael Nadal. Roig ha fatto parte del team del campionissimo di Maiorca dal 2005 fino al 2022, prima affiancando lo zio Toni Nadal e poi un altro ex numero uno al mondo, ovvero Carlos Moya.

Una scelta che ha abbastanza sorpreso tutti, anche perché sembrava quasi scontato che a diventare il nuovo super coach di Berrettini sarebbe stato lo svedese Thomas Enqvist, uno che è arrivato a essere il numero 4 del mondo.

Ma lo scandinavo ha rifiutato la proposta e quindi l’azzurro ha scelto il cinquantacinquenne Roig. Che non può certo vantare cifre incredibili nella sua carriera da tennista, avendo raggiunto appena il numero 60 al mondo, ma che di certo sa come si allena a un certo livello, visto che oltre che Nadal ha anche seguito altri talenti spagnoli come Alberto Berasategui e Feliciano López.

Roig in campo con Nadal

 

November 17, 2024

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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È ormai passato più di un anno da quando il mondo del calcio ha dovuto dire addio a Diego Armando Maradona, stroncato da un edema polmonare in seguito a un’insufficienza cardiaca poco dopo aver spento sessanta candeline. Dal punto di vista del pallone, l’eredità del Pibe de Oro è immensa e non sparirà di certo, considerando che ancora oggi, nonostante negli anni Messi e Cristiano Ronaldo abbiano infranto ogni record, molti considerano ancora l’argentino come il miglior calciatore di tutti i tempi.

L'eredità di Diego

Il patrimonio di Maradona

I debiti del Pibe

Il contratto con la Puma e gli altri sponsor

Per l’eredità quella vera, però, ci sono parecchi problemi, perchè il patrimonio di Maradona è stato uno degli argomenti che hanno catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica nelle settimane che hanno seguito la morte del Diez. Quanti soldi aveva Maradona? E a chi andrà la maggior parte di quanto accumulato nel corso dei decenni da Diego?

L'eredità di Diego

Domande a cui non è semplice rispondere. La seconda è in mano a parecchi avvocati, che stanno cercando di venire a capo delle cause di paternità lasciate irrisolte ma che ora hanno ancora più importanza, visto che c’è un patrimonio da dividere.

I figli riconosciuti da Maradona sono cinque (Dalma, Giannina, Jana, Diego Fernando e Diego Junior), ma sono altri sei quelli che gli sono stati attribuiti. Di questi sei, si parla di due possibili figlie femmine in Argentina e di ben quattro ragazzi che sostengono di essere figli di rapporti di Maradona con donne cubane nel periodo della sua residenza nell’isola caraibica. Ma non è solo il numero di eredi a lasciare parecchia confusione, anzi.

La casa sportiva di Diego!

Anche e soprattutto sul patrimonio ci sono talmente tante voci e tante idee diverse che è complicato raccapezzarsi su quanto valesse effettivamente Maradona al momento della sua morte, quasi da aprire una pagina dedicata nelle quote scommesse calcio. Qualcuno sostiene che il Pibe de Oro se ne sia andato in povertà, qualcun altro che invece ci fossero una serie di tesori nascosti che farebbero lievitare il patrimonio di Diego a livelli impensabili.

Il patrimonio di Maradona

Marca, basandosi su quelle che sono state le ricostruzioni dei giorni successivi all’addio al Diez, ha fatto un calcolo che raggiunge circa i 75 milioni di dollari, ma con la consapevolezza che tutto quello che è legato a Maradona e che magari uscirà fuori con gli anni rischia di far sforare e di parecchio il tetto dei cento milioni. A tal proposito, basterebbe pensare che a inizio 2021 è arrivata addirittura una comunicazione diretta da Cuba, dal uno dei figli di Fidel Castro.

La chiamata serviva a…ricordare di conteggiare nell’eredità anche una lussuosissima casa che proprio il Lider Maximo aveva regalato personalmente a Diego. Una proprietà che si va ad aggiungere alle cinque già inserite nella lista che sono in Argentina, assieme a parecchie vetture.

E a proposito di macchine, quello che è davvero complicato è il conteggio dei beni di Diego a Dubai. Quando viveva nel Golfo Persico, il Diez è stato ricoperto di regali, tra cui parecchie macchine di lusso, a cui dovrebbero aggiungersi anche le…ricompense ricevute dalla Dinamo Brest, il club bielorusso di cui era stato nominato presidente parecchi anni fa.

Una foto bellissima di Maradona!

Tra le tante cose c’è una vettura anfibia stile carro armato, con cui Maradona ha sfilato per le vie della città quando è diventato ufficialmente numero uno della Dinamo, un anello costosissimo (valutato 300mila euro) sullo stile di quello di chi vince la NBA e un vero cimelio da collezionisti, una moto che ha anche un nome (neanche a dirlo, “Yo Soy El Diez”) che è stata totalmente customizzata in onore del Pibe de Oro.

Qualche esempio? Il serbatoio ha i colori della bandiera argentina, sul bordo del sellino c’è la firma di Diego e la ruota anteriore è decorata per sembrare un Pallone d’Oro. Secondo i media spagnoli, il valore della moto oscilla tra i 30 e i 40mila euro, ma ovviamente per un vero patito del Diez il prezzo potrebbe anche raggiungere cifre assai più alte.

Non è però detto che tutto ciò che ha toccato Diego valga oro.

I debiti del Pibe

Il tribunale di Buenos Aires ha infatti deciso che per pagare i debiti lasciati da Maradona, parte dei suoi beni in Argentina sarebbe andata all’asta.

Il valore di base era di oltre 1,4 milioni di euro, comprese case, macchine e maglie, ma alla fine la prima asta ha fruttato appena 23mila euro, visto che i pezzi forti (gli immobili e le vetture di lusso) non hanno trovato acquirenti e che i 1500 presenti online, provenienti da tutto il mondo, hanno preferito acquistare cose più…terra terra come una maglia dei tempi del Napoli, una foto con Fidel Castro autografata o addirittura una scatola di sigari cubani. 

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.
 

April 9, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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Anche se non dovesse fare più altro in carriera (e considerando che è un classe 1996 sembra complicato che vada così), il nome di Daniiil Medvedev è già entrato nella storia del tennis per un paio di motivi abbastanza importanti. Il primo è che nel febbraio 2022 ha raggiunto la prima posizione del ranking ATP.

E se non sembra un risultato così storico, beh, meglio considerare che il russo è stato il primo tennista a riuscirci dal 2004 senza chiamarsi Roger Federer, Rafael Nadal, Andy Murray e Novak Djokovic, con quest’ultimo che era in vetta da 122 settimane consecutive. E a proposito del serbo, Medvedev potrebbe essere l’incubo peggiore della sua carriera, perchè con la vittoria agli US Open 2021 (che sono anche il suo primo e finora unico titolo dello Slam) il russo gli ha impedito di portare a casa il Grande Slam.

I guadagni in carriera di Medvedev

I primi anni di Daniil nel circuito

Dal 2019 Medvedev cambia passo

Gli sponsor di Medvedev

Certo, Djokovic si può rifare con il suo primissimo posto tra i tennisti con il maggior prize money di sempre, ma con le ultime stagioni anche Medvedev non è messo poi così male.

I guadagni in carriera di Medvedev

Il russo è infatti in ascesa nella classifica dei guadagni sul campo di tutti i tempi, lontano anni luce dai primi tre (Djokovic che supera i 150 milioni di dollari, Federer che è a 130 e Nadal che lo segue a breve distanza), ma con tutte le possibilità di riacchiappare il quarto della lista, che neanche a dirlo è Murray.

Medvedev, con i sui 23 milioni di dollari vinti, è nella top 20 e si appresta a superare colleghi leggendari come Boris Becker, appena ritirati come Juan Del Potro o fermi da un po’ come Kei Nishikori. Un bel balzo nella stagione attuale è arrivato già grazie alla finale degli Australian Open, persa contro Rafa Nadal ma che comunque gli ha portato in dote un milione e di dollari.

Lo spirito agonistico di Daniil!

Attraverso altre prestazioni, come la semifinale in Messico, i quarti a Miami e il terzo turno a Indian Wells, il russo ha accumulato già quasi due milioni in stagione, nonostante si sia giocato appena un quarto dei tornei previsti. Il tutto considerando che, a differenza di alcuni colleghi, Medvedev non ha praticamente mai considerato il doppio.

Per lui in carriera ci sono state vittorie solamente nei Futures e nei Challenger, mentre per quanto riguarda il circuito ATP, quello che si prende in considerazione per calcolare i guadagni, ci sono una manciata di apparizioni e soprattutto un bello 0 nella casella dei tornei vinti, con un best ranking non esattamente lusinghiero di numero 170 del mondo.

I primi anni di Daniil nel circuito

I primi anni nel circuito non sono stati semplicissimi per Medvedev, che ha cominciato a giocare in pianta stabile tra i professionisti nel 2014, ma che non ha superato il muro del milione di dollari guadagnati a stagione fino al 2018. Prima, complice come massimo risultato una finale persa contro Roberto Bautista Agut in India, al massimo era arrivato a 700mila dollari nella stagione 2017, comunque un miglioramento rispetto al 2014 (con appena 5mila dollari vinti in tornei ATP), al 2015 (22mila dollari) e 2016 (160mila).

Grazie ai tre tornei vinti nel 2018 (Sydney, Winston-Salem e Rakuten Tokyo), nel 2018 il russo ha sforato il milione di dollari in prize money, raggiugnendo la buona cifra di 1,7 milioni.

Dal 2019 Medvedev cambia passo

Molto meglio nel 2019, che è la stagione in cui (finora) Medvedev ha guadagnato di più. Quattro vittorie, di cui due Masters 1000 e ben cinque finali perse, compresa quella giocata da sfavorito per le scommesse US Open contro Rafa Nadal, hanno infatti permesso al russo di sfiorare gli otto milioni di dollari di guadagni, fermandosi a 7,9 milioni.

Uno scatto dall'alto

Il 2020 è stato, per forza di cose, assai meno positivo e non solo per Medvedev ma per tutti quanti i colleghi. Nonostante i tanti tornei annullati per la nota situazione sanitaria a livello mondiale, il russo è comunque riuscito a vincere due tornei, entrambi molto importanti: prima il Rolex Masters di Parigi e poi, a fine stagione, le ATP Finals a Londra, avendo la meglio su Dominic Thiem. Strano ma vero, infine, l’anno in cui Medvedev vince il suo primo torneo del Grande Slam non è quello in cui si è messo in tasca la somma maggiore di denaro.

Le quattro vittorie stagionali (Marsiglia, Maiorca, un altro Masters 1000 a Toronto e ovviamente Flushing Meadows) e le tre finali perse (Australian Open, Rolex Masters e ATP Finals) non bastano a superare i 7,9 milioni di dollari guadagnati nel 2019. Medvedev si ferma infatti a 7,4 milioni di dollari, che però, a differenza dei quasi otto di due anni prima, gli permettono di terminare l’anno solare al secondo posto della classifica del prize money, che come al solito per le quote tennis lo scorso anno è stata vinta da Novak Djokovic.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

 
April 9, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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