Dopo due Mondiali che si sono disputati nelle distanze sconfinate di Brasile e Russia, nel 2022 la Coppa del Mondo si giocherà in un paese dalle dimensione assai più ridotte, ovvero il Qatar.

Basterebbe pensare che la distanza massima tra gli impianti scelti per ospitare le gare della competizione è di 70 chilometri. Le città in cui si giocherà sono infatti cinque, quattro delle quali in realtà sono…la stessa, ovvero Doha.

Lusail, Al-Rayyan e Al-Wakrah fanno infatti parte della stessa area metropolitana, il che rende Al Khawr, dove si giocherà la prima partita della kermesse, e Al Khor le uniche location che rimangono lontano dalla capitale, anche se si parla di distanze relative, visto che si trovano a neanche 50 km. Anche altre due municipalità, quelle di Madinat ash Shamal e Umm Salal, erano state selezionate per ospitare alcune partite, ma alla fine sono state escluse dalla lista.

Gli 8 stadi avveniristici di Qatar 2022

Lo Stadio internazionale Khalifa

Lo Stadio Al-Thumama

Lo Stadio 974

Il Diamante nel deserto

Lo Stadio Iconico di Lusail

L'Al Bayt Stadium

Lo Stadio di Al-Janoub

Il bonus di benvenuto di 888sport!

Gli 8 stadi avveniristici di Qatar 2022

Insomma, logisticamente sarà un mondiale molto poco complicato, con le squadre che non dovranno sobbarcarsi lunghi trasferimenti in aereo per raggiungere questa o quella location. Al contempo, la necessità di giocare quattro gare dei gironi in un solo giorno, a differenza di quanto accadeva nelle scorse edizioni in cui se ne disputavano quattro solo nell’ultima giornata, ha portato la scelta di dotare alcune delle città selezionate di più di un impianto.

In pratica, la Coppa del Mondo 2022, per quanto moderna e assolutamente mai vista per alcune cose (come il periodo in cui si disputerà), sarà paradossalmente quanto di più simile alla prima edizione, quella del 1930, che si è giocata tutta nell’area metropolitana di Montevideo.

Al momento dell’assegnazione del mondiale 2022, in Qatar hanno affrontato subito il problema principale: gli impianti. Per arrivare agli otto stadi in grado di ospitare le partite, lo stato del Golfo Persico ha dovuto mettere mano al portafogli e cominciare a costruire: solo due degli impianti del mondiale erano già in piedi, uno dei quali ha anche necessitato di una ristrutturazione.

In compenso, la necessità di tirarne su dalle fondamenta ben sei ha portato alla costruzione di strutture avveniristiche e ben studiate anche dal punto di vista della logistica.

Tutti gli stadi, vista la temperatura in Qatar, saranno dotati di impianto di raffreddamento a energia solare (quindi a impatto zero sull’ambiente), che garantirà che all’interno degli impianti non si superino i 27 gradi. E le strutture sono tutte ben collegate o attraverso la metropolitana o in auto, dato che le distanze non sono certo proibitive.

Ma meglio andare ad analizzare nel dettaglio ogni singolo impianto, partendo da quelli di Doha. La capitale e la sua zona metropolitana offriranno alla manifestazione ben sei sedi, a partire dallo Stadio internazionale Khalifa.

Lo Stadio internazionale Khalifa

Lo Stadio Khalifa, sede della finale Liverpool - Flamengo

L’impianto, nato nel 1976 e ristrutturato nel nuovo millennio, si trova ad Al Rayyan ed è stato finora il principale del paese, ospitando diversi eventi di caratura internazionale, come la Coppa d’Asia nel 2011, i mondiali di atletica leggera nel 2019 e la classica tappa annuale della Diamond League.

Nell’idea iniziale, doveva essere ristrutturato per essere lo stadio più grande di quelli a disposizione, con circa 70mila spettatori, ma alla fine si è deciso di mantenere la capienza nell’ordine dei 48mila.

I più attenti, tra gli appassionati di scommesse calcio, lo ricorderanno come la sede della rivincita della famose finale della Coppa Intercontinentale 1981: il Liverpool supera il Flamengo solo nell'extratime!

Lo Stadio Al-Thumama

Il primo dei nuovi impianti costruiti a Doha, all’interno della città vera e propria, è lo stadio Stadio Al-Thumama, che prende il nome dal distretto cittadino in cui si trova. La sua struttura imita la shashia, il copricapo tipico di molti paesi del mondo islamico.

L'Al-Thumama Stadium

La capacità prevista è di circa 40mila spettatori, con un piccolo particolare: al termine della manifestazione, è previsto che la metà dei posti sia eliminata e donata ad altri paesi.

Lo Stadio 974

Ma non è nulla rispetto a quello che accadrà al terzo stadio mondiale di Doha, lo Stadio 974 L’impianto da 45mila spettatori è costruito appositamente per l’evento e per questo è stata utilizzata una costruzione a container (che sono per l’appunto 974), il che permetterà di smantellarlo completamente al termine della manifestazione, per evitare che troppi impianti facciano la fine di quelli in Russia o in Brasile che sono andati in disuso dopo i mondiali.

A proposito di Brasile, allo Stadio 974 la Selecao, seconda favorita per le quote Coppa del Mondo dopo la Francia, affronterà la Svizzera!

Lo Stadio 1974

Il Diamante nel deserto

Ad Al Rayyan sono nati altri due impianti, l’Education City Stadium e l’Ahmad bin Ali Stadium.

Il primo, nella foto di apertura del contenuto, come suggerisce il nome, è costruito nella zona dell’università e dopo il mondiale manterrà oltre la metà della capienza prevista (circa 46mila spettatori) per diventare un impianto utilizzato dalle squadre universitarie di atletica.

Il secondo, che può ospitare 50mila spettatori, ha invece lo splendido soprannome di “Diamante nel deserto” ed è stato ristrutturato per i mondiali, con l’aggiunta di una futuristica membrana che lo avvolge e che servirà da maxischermo su cui mostrare informazioni che riguardano le partite in corso.

Il plastico dell'Ahmad bin Ali Stadium!

Lo Stadio Iconico di Lusail

Il sesto e ultimo impianto nell’area metropolitana di Doha è però il gioiello della manifestazione, come si capisce già dal nome: Stadio Iconico di Lusail.

Costruito nell’omonima zona, a circa 20 km dal centro della capitale, l’impianto ospiterà la finale ed è diventato il più grande del paese, con una capienza da 80mila spettatori. Anche questo al termine della manifestazione verrà in parte smantellato, mantenendo una capienza da 40mila spettatori e riutilizzando il resto delle aree con negozi, ristoranti, caffè e addirittura una clinica.

Lo stadio di Lusail!

L'Al Bayt Stadium

Da calendario la partita inaugurale si terrà invece ad Al Khawr, all’Al Bayt Stadium. L’impianto, che è costruito con l’intento di rappresentare le classiche tende beduine (con tanto di colorazione esterna con colori rossi e neri), può ospitare 60mila spettatori ed è considerato uno degli stadi più “Green” del mondo, con tanto di certificazione a cinque stelle da parte della Global Sustainability Assessment System, che valuta l’impatto ambientale delle costruzioni in Medio Oriente e in Nordafrica.

L'Al Bayt Stadium

Lo Stadio di Al-Janoub

L’altro dei due impianti costruiti al di fuori della zona vera e propria di Doha è l’Al-Janoub Stadium. La struttura, disegnata da Zara Hadid, è ispirata alle imbarcazioni dei pescatori di perle e per rimanere in tema con la città portuale in cui si trova è immerso all’interno di un parco con piscine a tema e strutture sportive.

L'Al-Janoub Stadium

È inoltre già la casa della squadra cittadina, anche se al termine del mondiale vedrà la sua capienza da 40mila spettatori ridursi a 20mila. Insomma, opere faraoniche (e a volte criticate per le condizioni di sicurezza dei lavoratori) che renderanno ulteriormente unica una Coppa del Mondo che si preannuncia già diversa da tutte le altre…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

May 10, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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La questione del modulo di gioco di una squadra di calcio è sempre molto interessante. A seconda di come l’undici si schiera in campo, si può cercare di capire che tipo di partita farà. Chi si presenta con un 5-4-1, tanto per fare l’esempio più lampante, difficilmente ha in mente di giocare un match offensivo. Allo stesso modo, chi si sistema con più di tre punte in un momento in cui è necessario segnare sa benissimo che avrà molta più potenza d’urto davanti, ma parecchi buchi dietro. Ma nel 2022 ha ancora senso parlare di moduli? Per molti allenatori, decisamente sì.

Alcuni tecnici sono parecchio dogmatici e non possono fare a meno delle proprie “creature”. In Italia c’è Zeman, che non ha mai abbandonato in carriera il suo 4-3-3, ma anche il maestro del 4-2-3-1 Spalletti. Per non parlare poi di Sacchi, che aveva calibrato il suo 4-4-2 sulla zona pressing che ha fatto le fortune del Milan. 

Il concetto di calcio liquido

Pep maestro del calcio liquido

L'evoluzione di Guardiola tra Bayern e City

Le proposte italiane di calcio liquido

Il concetto di calcio liquido

Eppure c’è chi la pensa molto diversamente e ha sviluppato la sua idea, quella che parla di…calcio liquido. Il concetto è molto semplice: la disposizione dei calciatori in campo non può essere rigidamente predefinita, perchè ogni partita fa storia a sé e quello che contro un avversario è un punto di forza, contro un’altra squadra può diventare una falla da coprire il prima possibile.

Dunque, il ragionamento è che il modulo, così come il calcio stesso, non può essere una scienza universale ma che debba adattarsi per forza di cose alla situazione in campo. Esattamente come fa un liquido, che prende la forma del suo recipiente, pur mantenendo le sue caratteristiche senza snaturarsi.

Anche il ruolo, nel calcio liquido, non è fisso, ma viene regolato dai compiti e dalle funzioni che l’allenatore affida al singolo calciatore. Dunque, addio, o quasi, agli specialisti, perchè se a seconda del match il tecnico può far fare a un giocatore cose diversissime tra loro, saperne fare alla perfezione soltanto una diventa controproducente. Su questo dobbiamo ponderare anche quale marcatore scegliere per le quote calcio oggi , perché è molto probabile che la rete verrà effettuata dopo un inserimento da dietro!

Pep maestro del calcio liquido

Il maestro assoluto del calcio liquido è Pep Guardiola. Il tecnico catalano ha cominciato la sua carriera da allenatore al Barcellona, in una squadra talmente piena di calciatori di talento che imbrigliarli in un determinato ruolo o confinarli in una zona di campo poteva essere uno spreco. E se ci sono figure, come quelle di Xavi o di Sergio Busquets, che nel corso degli anni di Guardiola hanno mantenuto compiti pressoché fissi, ci sono anche esempi, che si chiamano Leo Messi o Andres Iniesta, di talenti che sono stati utilizzati in diversa maniera. 

Leo e Pep coppia vincente!

La stessa scoperta della Pulce come Falso Nueve è legata proprio alla capacità innata del sette volte Pallone d’Oro di adattarsi a quello che accade in campo. Dunque, in partite contro squadre molto chiuse poteva accadere di vedere Messi andarsi a prendere il pallone a centrocampo, mentre nei match di cartello l’argentino operava più vicino all’area avversaria, pronto ad accendersi all’occorrenza.

È però anche vero che il Barcellona di Guardiola ha quasi sempre giocato con quello che sembrava un 4-3-3. 

L'evoluzione di Guardiola tra Bayern e City

Lo step successivo del suo studio, infatti, Guardiola lo ha proposto a Monaco di Baviera. Al Bayern il catalano ha trovato materiale forse non tecnicamente valido come quello che aveva a disposizione al Camp Nou, ma ha anche individuato qualche elemento che dal punto di vista tattico valeva oro.

E la…liquidità si è vista subito, perchè alcuni dei terzini di quel Bayern, come Kimmich o Alaba, hanno cambiato ruolo. O, per dirla alla Guardiola, compiti. L’ex Lipsia e Stoccarda si è trasferito a centrocampo a far valere il suo senso della posizione e dell’inserimento, mentre l’austriaco è diventato un difensore centrale, anche per la sua capacità di far partire la manovra dal basso. 

Guardiola con il suo pupillo al Bayern!

Un lavoro, quello di Guardiola, che è proseguito anche a Manchester, sponda City.

Impossibile stabilire il modulo fisso dei Citizens, se non facendo valere quelle che sono considerate le posizioni “di base” di chi scende in campo.

E se Cancelo da terzino sinistro a volte si ritrova a fare il trequartista, è proprio per i compiti che gli ha dato il tecnico. Una situazione che è già tatticamente poco prevedibile, ma che grazie alle capacità tecniche del portoghese (e dei compagni, che a loro volta hanno compiti speciali come Gabriel che parte largo) diventa assolutamente devastante.

Le proposte italiane di calcio liquido

Certo, non è sempre detto che le intuizioni di Guardiola e dei molti tecnici che cercano di proporre questo tipo di calcio (come Roberto De Zerbi, ma anche Andrea Pirlo, che sul calcio liquido ha basato la sua tesi per il patentino a Coverciano) funzionino, il che lascia il fianco scoperto alle critiche. Ma del resto, proprio il catalano lo ha spiegato benissimo qualche tempo fa.

Quando le sue mosse molto particolari portano risultati, si fa presto a definirlo genio. Quando invece le cose non vanno come previsto, l’accusa è quella di voler innovare a tutti i costi, andando a snaturare una squadra che in altre maniere aveva dimostrato di poter vincere. Eppure, assicura il tecnico del City, ogni idea ha assolutamente la sua ragione d’essere.

Guardiola spiega di non essersi inventato nulla, anche perchè le basi del calcio liquido sono molto legate alla storia del Calcio Totale, che Johan Cruijff ha contribuito a modellare prima in campo e poi in panchina, dove ha guidato tra gli altri proprio il catalano. Il concetto su cui si basa il modo di giocare del City (e non solo) è quello di analizzare se stessi e l’avversario, adattando ogni volta i compiti dei calciatori e il loro raggio di azione a seconda di quello che potrebbe funzionare o meno.

Quindi spostamenti repentini e decisamente inattesi, come l’utilizzo di Bernardeschi come falso nueve o Danilo regista proposti da Pirlo, o l’assenza di un attaccante di ruolo nella finale di Champions persa da favoriti per il sito scommesse calcio dal City contro il Chelsea nella stagione 2020/21 non sono…tentativi buttati lì per dimostrare di essere speciali, quanto il risultato di uno studio profondo di entrambe le squadre che andranno in campo.

Danilo in un pregevole stop!

Poi, visto che nulla è universale, neanche il calcio liquido, può succedere di vincere ma anche di perdere. Ma guai a pensare che Pep e gli altri siano…scienziati pazzi del pallone!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

 
May 9, 2022

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Tra i motivi della ridotta competitività delle squadre italiane in Europa, con l’ultimo principale trofeo continentale importante che resta la Champions League dell’Inter nell’anno del Triplete, si fa spesso riferimento alla formula della Serie A. La teoria è che quella attuale, con 20 squadre partecipanti e tre retrocessioni, spesso e volentieri renda la parte finale del campionato totalmente inutile per la maggior parte delle squadre e soprattutto che permetta a troppi club di poter puntare alla salvezza troppo facilmente, senza dover attrezzare squadre competitive.

Una situazione che, secondo chi sostiene questa idea, si ripercuote a cascata anche sulle big, che in un campionato di livello medio più basso possono vincere più facilmente contro le piccole senza mettere su uno squadrone. Un qualcosa che poi però a livello europeo si paga eccome. Dunque, la soluzione che viene proposta più spesso è quella di un ritorno alla Serie A a 18 squadre.

La riforma dei campionati

Il 2003-2004 l'ultimo campionato a 18 squadre

Il confronto con gli altri campionati di elite

Il nodo del numero delle retrocessioni

La riforma dei campionati

La riforma dei campionati è all’ordine del giorno, anche sul tavolo del Presidente Gabriele Gravina, del calcio italiano ormai da qualche anno, viste le difficoltà incontrate nel fare bene in Europa e... nelle qualificazioni ai Mondiali.

Ma come dovrebbe la nuova Serie A a 18 squadre migliorare la situazione? Il punto principale è prettamente calcistico ed è l’aumento della competitività: con due squadre in meno ma con le stesse retrocessioni la lotta per la salvezza diventerebbe più complicata e anche le big giocherebbero a loro volta match più allenanti. Le conseguenze però ci sarebbero anche a livello economico ed è qui che spuntano i primi dubbi. 

I diritti TV, per esempio, avrebbero due conseguenze quasi diametralmente opposte. Dal punto di vista dei club, si ridurrebbe il numero delle società tra cui spartire la torta, il che a rigor di logica dovrebbe portare a introiti maggiori.

Il 2003-2004 l'ultimo campionato a 18 squadre

Ma il rovescio della medaglia è il dover accettare che con due squadre in meno si gioca un match in meno ogni giornata, con la “perdita” di 38 partite totali nell’arco dell’intero campionato. Un motivo per le TV di abbassare le offerte al momento dell’asta per i diritti. E sebbene la situazione sia poi destinata a migliorare se la Serie A dovesse aumentare in interesse (soprattutto all’estero) e in competitività, l’idea di perdere ulteriormente potere economico nella trattativa per i diritti TV certamente fa paura.

C’è poi un punto abbastanza controverso. Quante retrocessioni? Durante quelli a cui molti si riferiscono come “i bei tempi”, ovvero il periodo tra fine anni Ottanta e inizio nuovo millennio in cui la Serie A era il campionato più bello e più seguito al mondo, le squadre erano effettivamente 18, ma a finire in B erano addirittura quattro. Un’ulteriore spinta all’aumento della competitività, senza dubbio, come dimostrano quelli che sono gli anni già floridi della storia del pallone tricolore.

Le stagioni tra 1988/89 e 2003/04, campionato vinto dal Milan di Ancelotti favorito per le serie A quote  rappresentano lo zenit della Serie A, sia per attrattiva mediatica che per risultati in Europa, visto che spesso e volentieri le squadre tricolori vincevano trofei, raggiungevano finali e a volte si affrontavano persino tra loro nell’ultimo atto di una competizione.

La rosa della nazionale 2004

Il confronto con gli altri campionati di elite

A voler guardare il passato neanche troppo lontano, insomma, le quattro retrocessioni potrebbero rappresentare un valore aggiunto alla competitività del campionato italiano. Ma sarebbe comunque un'idea che in fase di discussione non avrebbe l’appoggio di tutte le squadre medio-piccole. Come dimostra l’Inghilterra, a fronte di una Premier League ricchissima c’è una Championship che rischia di diventare la tomba delle ambizioni di un club, perchè è complicato, nonostante una forma di paracadute, una volta retrocessi, tornare su immediatamente.

Mitrovic del Fulham

Una situazione che è già presente in Serie B, come dimostrano tanti club che sono assenti dalla A da più di qualche anno e che quattro retrocessioni potrebbero esacerbare ulteriormente.

Si può però guardare alla Germania come esempio principale. La Bundesliga è a 18 squadre e prevede tre retrocessioni. Anzi, due e mezza, considerando che la terzultima si gioca la permanenza nella massima divisione con la terza della Zweite Bundesliga in uno spareggio andata e ritorno.

E nonostante negli ultimi anni la lotta al vertice sia solo un monologo del Bayern Monaco, che nell’ultimo decennio ha fatto addirittura due volte il Triplete, i club teutonici hanno comunque fatto bene in Europa, come dimostrano le cavalcate del Lipsia sia in Champions che in Europa League, che le buone prestazioni di Borussia Dortmund e Eintracht Francoforte in alcune delle ultime edizioni delle competizioni continentali. 

Gli altri grandi campionati continentali sono invece tutti a 20 squadre, con risultati abbastanza diversi tra loro. La Premier League è certamente il torneo più competitivo, con una formula identica a quella della Serie A attuale. A favorire l’innalzamento dei valori del calcio di Sua Maestà ci sono però i diritti TV e soprattutto la loro ripartizione, che permette anche alle piccole e alle neopromosse di avere un budget che fa invidia alle big degli altri campionati e di conseguenza rose più forti, che riescono a rendere la vita complicata anche al Manchester City o al Liverpool.

E al di fuori dei confini gli inglesi fanno benissimo, come dimostra la stagione scorsa, con la finale di Champions League tutta anglofona, seppur risolta sorpresa per il calcioscommesse tra Chelsea e City, con la vittoria dei Blues nettamente sfavoriti, ovvero il Liverpool a Parigi e lo United finalista in Europa League nel 2021.

La Liga è in una via di mezzo, perché se è vero che la formula è la stessa di Premier e Serie A, 20 squadre e tre retrocessioni, c’è comunque un’ampia forbice dal punto di vista qualitativo ed economico tra le big e le piccole. Questo però non ha impedito alle squadre spagnole di fare molto bene in Europa, come dimostrano non solo i cicli di Real Madrid e Barcellona in Champions League, ma anche quello del Siviglia in Europa League e gli exploit recenti, sotto gli occhi di tutti, del Villarreal. 

Il nodo del numero delle retrocessioni

Il campionato che più somiglia a quello italiano per risultati è però la Ligue 1. Il torneo transalpino ha una struttura a 20 squadre con due retrocessioni e mezza (spareggio tra terzultima e vincitrice dei playoff di Ligue 2), ma il livello qualitativo è decisamente basso.

La sproporzione economica tra il Paris Saint-Germain qatariota e la maggior parte degli altri club è altissima, con i parigini che hanno vinto otto degli ultimi dieci titoli, ma che poi, quando si sono trovati di fronte alle big degli altri campionati hanno spesso segnato il passo, nonostante rose più che attrezzate per la vittoria della Champions League.

Dunque, basterebbe la riduzione a 18 squadre (e magari le quattro retrocessioni) a restituire competitività al calcio italiano? A rigor di logica potrebbe certamente aiutare, ma servono i campioni anche nelle squadre di provincia come quando il più grande italiano del calcio moderno deliziava per anni il pubblico di Brescia... Ma guardando alla Premier League, è evidente una cosa: non è poi così fondamentale ridurre il numero delle partecipanti, quanto innalzare la qualità media delle squadre.

Roberto Baggio con la maglia del Brescia!

E non è detto al 100% che due club in meno significhino differenze minori tra le big e le altre. Di certo, si può provare. Anche perchè, come dimostrano un digiuno continentale lunghissimo e due mondiali visti dal divano, seppure con l’intermezzo di un Europeo vinto, continuare come si sta facendo al momento non pare portare troppi risultati…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.
 

May 8, 2022

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Ciro segna anche all'estero

Immobile gol in Serie A: alla sua terza avventura all'esterno in carriera, Ciro Immobile debutta con una doppietta nella Supercoppa turca, vinta dal Besiktas.

Nell'anno in Turchia saranno 19, complessivamente, le reti in 41 presenze.

I gol di Immobile con la Lazio

Dall'esordio a Bergamo il 21 agosto 2016 al tap-in di Monza, Immobile, in 8 stagioni, ha disputato 340 partite ufficiali con la Lazio (15 nei derby), realizzando 207 reti, comprese le ultime 4 siglate dai biancocelesti in Champions, prima dell'eliminazione di Monaco.

Parte per la Turchia quando il conto dei gol in A è arrivato a 201: è l'ottavo calciatore di sempre a centrare questo traguardo, il primo a farlo in sole 353 partite disputate!

Nel campionato 2023/2024 7 reti (5 lontane dall'Olimpico) in 30 presenze, non tutte da titolare. Sono 57 gettoni e 17 marcature con la Nazionale.

Nel girone d'andata con il perfetto rigore di Salerno aveva raggiunto il record di 100 marcature in trasferta.

Immobile gol in Serie A

L'ex capitano biancoceleste ha un altro primato clamoroso: ha segnato più di tutti, ben 16 volte, dopo il novantesimo minuto: è un esperto, insomma, di conclusioni vincenti in zona Cesarini, o, visto che parliamo di idoli della tifoseria Laziale... zona Caicedo!

Per capire fino in fondo il senso del gol di CI17, condividiamo una statistica: nelle tre stagioni più una partita di permanenza di Cristiano Ronaldo in Serie A, Ciro ha realizzato una rete in più del famelico fenomeno portoghese!

Deve esserci qualcosa di particolare che lega la Lazio e i grandissimi bomber. Con la maglia biancoceleste ha passato parte della sua carriera Silvio Piola, il miglior marcatore della storia del calcio italiano.

Sempre dalle parti di Formello ha fatto scintille Giuseppe Signori, anche lui nella top 10 dei goleador della Serie A.

In particolare, davvero clamoroso il quarto titolo di capocannoniere nel 2022, nonostante, appunto, una funzione tattica più al servizio della squadra, e con sole 31 partite di campionato giocate!!!

Il primato dei 36 gol in una stagione

Il quarto titolo di capocannoniere della A

Classifica all time Ciro punto al podio

Tutti i record di Immobile con la Lazio

Immobile e la Nazionale

Il primato dei 36 gol in una stagione

Quello certamente più importante è quello stabilito nella stagione 2019/20, quando Immobile è andato a segno in Serie A per ben 36 volte, eguagliando così il primato di Gonzalo Higuain. Quando qualche anno fa il Pipita ha infranto il record di Gunnar Nordahl, sembrava quasi impossibile che qualcuno riuscisse a fare lo stesso.

E invece, in un’annata in cui la Lazio ha sognato a lungo lo scudetto, Ciro agguanta l’argentino, diventando anche il terzo calciatore italiano della storia (dopo Luca Toni e Francesco Totti) ad aggiudicarsi la Scarpa d’Oro.

Ma chi pensa che quello di Immobile possa essere stato un exploit, si sbaglia di grosso. Con il gol numero 25 nella Serie A 2021/22, l’attaccante nato a Torre Annunziata ha fatto segnare un altro primato: è il primo italiano in grado di segnare almeno 25 reti in tre campionati di Serie A.

Assieme a lui ci sono solo due leggende del calcio che fu, ovvero il solito Nordhal, primatista assoluto con cinque campionati almeno a quota 25, e Stefano Nyers, che si è fermato a tre.

Il quarto titolo di capocannoniere della A

Tre è comunque davvero un numero magico per il bomber della Lazio. Immobile è infatti a quota tre classifiche dei marcatori vinte, in compagni di una serie di colleghi entrati nella leggenda: Aldo Boffi, Giuseppe Meazza, Roberto Pruzzo, Paolo Pulici, Gigi Riva e Giuseppe Signori.

E non basta, perchè il biancoceleste è il terzo calciatore della storia del massimo campionato italiano a vincere il titolo di capocannoniere con due squadre diverse.

Immobile gol in Serie A

Il suo primo titolo dei bomber è infatti arrivato ai tempi del Torino, a sorpresa per le scommesse sportive mentre gli altri due sono stati ottenuti con la maglia della Lazio. Come lui soltanto un certo Zlatan Ibrahimovic, re dei cannonieri prima con il Milan e poi con l’Inter, e Luca Toni, riuscito nell’impresa da calciatore della Fiorentina e poi dell’Hellas Verona.

A completare i primati generali ci sono un altro paio di numeri niente male. Il primo lo inserisce tra i migliori attaccanti europei degli ultimi anni.

Prima della sfortunata stagione 2023-2024, assieme a Robert Lewandowski e a Mohamed Salah, due attaccanti straordinari che sono stati decisivi anche per le quote Finale Champions, Immobile era uno dei tre calciatori in grado di segnare almeno 15 gol in uno dei massimi campionati europei ultime sei stagioni, quindi partendo da quella 2017/18.

Classifica all time Ciro punto al podio

E una striscia così importante ha risultati anche nella classifica all-time di chi va in gol nel nostro torneo. Immobile, con 8 anni anni in meno ed una stagione all'estero, nell'aprile 2022 ha superato Fabio Quagliarella per prendersi il titolo di miglior marcatore in attività della storia della Serie A.

E considerando che i più vicini attualmente sono il suo corregionale e Ibra, è probabile che Immobile lo rimanga fino a fine carriera.

Considerando la sua media gol, in una stagione il laziale può mettere nel mirino tranquillamente quota 220 e superare così leggende come  Roby Baggio e Di Natale.

Mentre per il mito Piola, a quota 274, ci vorrebbero valanghe di gol,  impossibile, riacciuffare Totti, primatista di rigori in Italia, a quota 250...

Tutti i record di Immobile con la Lazio

E poi…bisogna parlare di Lazio, perchè da quando ha indossato la maglia biancoceleste Ciro Immobile è diventato l’uomo dei record del club capitolino.

Nella stagione 2021/22 ha superato il primato di Silvio Piola, sempre lui, che da ormai quasi…cent’anni era il miglior realizzatore di sempre della storia della Lazio.

Immobile gol in Serie A

Al bomber piemontese vengono accreditati 159 gol in biancoceleste, con Ciro che, in quel momento, aveva raggiunto quota 182, senza tra l’altro che ci sia alcuna intenzione di fermarsi.

Nel suo cammino il centravanti campano si è anche preso il primato di laziale con più gol in Serie A e in Coppa UEFA ed Europa League, affiancando anche il suo ex allenatore Simone Inzaghi (che ha avuto la fortuna di giocare in una squadra decisamente più forte) a 20 marcature nelle competizioni europee, un altro record che già nella prossima stagione Immobile potrebbe prendersi in solitaria.

La stagione 2021/22 ha regalato l’ennesima soddisfazione: con tre titoli di capocannoniere con la Lazio, il numero 17 ha superato Piola, Chinaglia e Giordano.

Con il tris ha scritto un'altra pagina della storia della Serie A, perchè nessun altro ha mai vinto la classifica marcatori quattro volte, e eguagliato le tre vittorie di Signori con la maglia biancoceleste.

Ciro Immobile e la Nazionale

L’unico cruccio di Immobile resta dunque la nazionale. Pur essendosi laureato campione d’Europa da centravanti titolare dell’Italia di Mancini, Immobile è molto meno prolifico quando veste la maglia azzurra e non è stato convocato da Spalletti per Euro 2024.

Il suo score, per gli amanti di statistiche e scommesse calcio è di 17 marcature, 16 delle quali da calciatore della Lazio.

Immobile dal dischetto

L’obiettivo per l’ennesimo primato resta, neanche a dirlo, il solito Piola, che ha segnato 28 delle sue 30 reti in nazionale mentre era tesserato biancoceleste.

Considerando che negli ultimi anni anche altri bomber di razza come Toni o Gilardino non hanno sforato quota 20, lo score di Ciro non è così male.

Ma vista la capacità di Immobile di prendersi qualsiasi primato che riguardi la “sua” Lazio, meglio non dare per scontato nulla: e chissà che dopo una stagione negativa, i gol tornino ad arrivare a palate!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Alamy. Prima pubblicazione 23 maggio 2022.

June 29, 2025

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Un vero capolavoro di programmazione e impegno. Impossibile definire diversamente il Sassuolo, società arrivata in Serie A neanche un decennio fa e che ormai è parte integrante del tessuto calcistico tricolore.

Un club che ha fatto passi da gigante sia dal punto di vista che economico, trasformandosi da una società in cui le big spedivano i loro migliori talenti per fare esperienza a una che i campioni se li cerca e se li crea. Il momento in cui la storia del club emiliano è cambiata è certamente quando Giorgio Squinzi, che negli anni Ottanta era già stato legato ai neroverdi in qualità di sponsor, ha deciso di diventare il patron della società.

Il legame tra Mapei e Sassuolo

L'eredità di Giorgio Squinzi

La Mapei un'azienda internazionale

Le sponsorizzazioni del Gruppo Squinzi

Il legame tra Mapei e Sassuolo

Dal 2002, dunque, la storia del Sassuolo si è mischiata con quella della Mapei, l’azienda che produce materiali chimici per l’edilizia di cui Squinzi era proprietario.

A Giorgio Squinzi sono legati i momenti più importanti della storia del club, come la promozione in Serie C1 del 2006, quella in Serie B arrivata due anni più tardi, ma soprattutto il debutto in Serie A nella stagione 2013/14, che segue un’annata trionfale nella serie cadetta, vinta dai neroverdi.

Da quel momento, il Sassuolo, non ha mai abbandonato la massima categoria, anzi, è cresciuto dal punto di vista dei risultati e dei pronostici Serie A fino ad arrivare a un sesto posto che ha dato la possibilità alla società di esordire in Europa League.

Ed altri risultati importanti sono giunti fuori dal campo: la creazione del Mapei Football Center, uno dei centri sportivi più all’avanguardia del paese (che ha spesso ospitato anche i ritiri della nazionale), nonché l’acquisto dell’ex Granillo di Reggio Emilia, ora rinominato Mapei Stadium, sono i pilastri su cui si basa il futuro del Sassuolo.

L'eredità di Giorgio Squinzi

Quello principale, però, Giorgio Squinzi, se n’è andato a fine 2019, dopo una vita dedicata alla sua azienda, con in mezzo la presidenza di Confindustria negli anni Dieci e, oltre alla guida del Sassuolo, anche quella della Mapei di ciclismo, con all’attivo una vittoria finale al Giro d’Italia (con Tony Rominger) e sette vittorie della classifica di squadra dell’UCI in appena nove anni di attività.

Lo svizzero Tony Rominger, ciclista della Mapei!

Dal punto di vista calcistico, la continuità è stata garantita dalla gestione sportiva, affidata all’Amministratore Delegato e Direttore Generale Giovanni Carnevali. La guida degli affari di famiglia, invece, è passata ai figli di Squinzi, Marco e Veronica, che detengono un totale che supera il 66% delle quote della Mapei. La parte restante è invece di proprietà di Simona Giorgetta, figlia di Laura Squinzi, sorella di Giorgio e attuale presidente del gruppo.

La divisione delle quote, però, non deve trarre in inganno: considerando che la famiglia Squinzi è di nuovo presente nell’edizione più recente della Forbes Billionaire, piazzandosi alla posizione numero 47 della classifica italiana dei miliardari: per loro c’è un patrimonio netto di 1,3 miliardi di euro.

La Mapei un'azienda internazionale

Da dove arriva tutta questa ricchezza, che permette alla famiglia Squinzi di competere con gli altri proprietari ricchissimi della Serie A? Semplice, dall’azienda di casa, la Mapei, fondata nel 1937 da Rodolfo Squinzi, padre di Giorgio e quindi nonno di Marco e Veronica. La Mapei nasce nel periodo dell’autarchia, a seguito delle sanzioni imposte all’Italia dopo la guerra di Etiopia.

E infatti il primo nome significa per l’appunto “Materiali Autarchici Per l’Edilizia e l’Industria”. Dopo il secondo conflitto mondiale, la A passerà poi a significare “Ausiliari”, mentre l’azienda, che aveva iniziato con la vendita di intonaci colorati e rivestimenti, passa a produrre anche additivi, adesivi e altro materiale speciale. Il boom Mapei però arriva, neanche a dirlo, per volontà di Giorgio Squinzi, che nel 1978 apre all’internazionalizzazione delle attività dell’impresa.

Da azienda…autarchica a multinazionale, il passo è relativamente breve e di successo. Dopo la prima filiale, aperta in Canada per la fornitura di materiali per le piste olimpiche di Montreal 1976, la Mapei si è diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo, fino ad arrivare all’apertura di stabilimenti in 36 paesi e alla confluenza di quasi 100 consociate all’interno del gruppo.

Una foto d'archivio del tunnel del Monte Bianco!

I materiali Mapei sono diventati onnipresenti e sono stati utilizzati in tantissimi interventi di altissimo rilievo, tra restauri artistici (quello dei corridoi della Cappella Sistina, o quello della Basilica di San Francesco ad Assisi a seguito del terremoto), grandi opere (il tunnel del Monte Bianco o il ponte di Oresund, che collega Danimarca e Svezia) e realizzazione di impianti sportivi (le già citate piste olimpiche di Montreal o la pista del Velodromo di Kiev).

Le sponsorizzazioni del Gruppo Squinzi

Il tutto per un balzo incredibile a livello di fatturato, che nel 2019 è stato di 2,8 miliardi di euro, ma soprattutto di dipendenti, che sono oltre 10mila, sparsi nelle tante sedi aperte in giro per il globo.

Una crescita enorme, che però non ha cambiato molto il metodo di gestione dell’azienda, fermamente rimasta a conduzione familiare. Fino al 2019 il deus ex machina è stato Giorgio Squinzi, che ha anche dettato la linea per gli interventi nel mondo dello sport e della cultura.

Nel ciclismo, la Mapei non solo ha messo sotto contratto alcuni dei migliori atleti degli anni novanta (come Gianni Bugno, Pavel Tonkov, Paolo Bettini, Johan Museeuw e Oscar Freire), ma ha anche aperto il Centro Ricerche Mapei Sport, che è rimasto una struttura all’avanguardia anche dopo lo scioglimento della squadra di ciclismo, avvenuto nei primi anni Duemila. 

Nel calcio, ovviamente, la Mapei e la famiglia Squinzi sono stati in prima fila nelle fortune del Sassuolo. Nonostante le ampissime disponibilità economiche, però, anche nel mondo del pallone il vecchio patron ha sempre portato avanti con orgoglio la stessa visione economica avuta negli affari: se la Mapei non ha mai avuto in bilancio in perdita, devono cercare di non averlo anche i neroverdi, che anzi, spesso hanno chiuso le sessione di mercato in netto attivo. Ma nonostante questo, gli ottimi risultati non sono mancati.

L'esultanza di Jose Sand del Lanus!

E chissà che non siano replicati altrove, perchè nel 2020, seguendo le orme del vecchio leader, l’azienda ha deciso di diventare main sponsor di un altro club, la squadra argentina del Lanus che, per gli appassionati di scommesse sportive, non ha mai pareggiato fuori casa nel campionato di Primera Division 2021.

Anche nel basket il logo Mapei ha fatto capolino su diverse maglie, come quella della Pallacanestro Reggiana o quella della squadra femminile di Napoli. Insomma, quella degli Squinzi è una storia tutta italiana di successo economico e sportivo. Un esempio che molti sognano di seguire…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo

May 8, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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