Società Sportiva Lazio, oltre 120 anni di storia e ben 57 capitani. La fascia che appartiene al leader della compagine biancoceleste è ora sul braccio di Ciro Immobile, miglior marcatore di sempre dei capitolini, ma nel corso dei decenni ha avuto altri proprietari celebri.

Sante Ancherani, il primo Capitano della Lazio

Il Capitano Bomber: Silvio Piola

Wilson il Capitano dello Scudetto del Maestro

Signori, Fuser e Favalli: tris di capitani

Mauri Capitano della Coppa Eterna

Paradossalmente, però, non è mai stato ufficialmente capitano Stefan Radu, che pure è il calciatore più presente di tutti i tempi con la maglia della Lazio. Il difensore romeno, però, ha sempre preferito evitare di essere nominato, per evitare che il suo carattere fumantino potesse essere un fattore negativo, indossando la fascia solo di tanto in tanto in assenza del capitano ufficiale. Dunque, Radu si aggiunge… ad honorem alla lista dei capitani biancocelesti, che, come è logico che sia, comprende nomi che hanno scritto la storia del club.

Sante Ancherani, il primo Capitano della Lazio

A partire dal primo, Sante Ancherani, che è anche quello con il maggior numero di stagioni da capitano, ben dieci, interrotte solo dall’annata in cui il leader è il portoghese Francisco dos Santos, il primo capitano straniero della storia della Lazio. Quando nel 1912 è il momento di scegliere chi succederà ad Ancherani, la fascia finisce sul braccio di Giuseppe Fioranti, che la tiene tre anni, per poi essere chiamato alle armi e cederla durante il periodo di guerra a Fernando Saraceni prima e Carlo Maranghi dopo, salvo riprenderla per altre tre stagioni a conflitto terminato.

Negli anni Venti la fascia passa di braccio in braccio con una certa frequenza, non senza regalare storie particolari. La indossano Augusto Faccani, Augusto Parboni e nel 1925 addirittura Fulvio Bernardini, che diventerà in futuro l’unico calciatore a poter vantare di essere stato capitano sia della Lazio che della Roma. Poi tocca all’ungherese Jenő Ligeti, prima di tornare agli italiani Renato Bottacini, Ezio Sclavi e Piero Pastore.

Gli anni Trenta vedono invece dei periodi di leadership più lunghi. Nel 1930 la fascia se la prende il portiere Ezio Sclavi, che tre anni dopo la cede all’oriundo Anfilogino Guarisi, il quale da capitano biancoceleste nel 1934 vince il titolo mondiale con la maglia della nazionale.

Il Capitano Bomber: Silvio Piola

E a proposito di campioni di mondo, nel 1936 diventa capitano uno dei centravanti più importanti della storia del calcio italiano, Silvio Piola. Il bomber di Robbio tiene la fascia fino al 1943 e come capitano della Lazio vince due volte la classifica marcatori, lasciando nel 1943 un’eredità di 159 reti che verrà superata proprio da Immobile (e, ironia della sorte, solo una volta indossata la fascia!) quasi ottant’anni dopo.

Piola tenta di superare il portiere ungherese

Col trasferimento di Piola al Torino, la fascia la prende l’oriundo argentino Salvador Gualtieri, che accompagna i biancocelesti alla vittoria del Campionato Romano di guerra nel 1944 e che per un certo periodo svolge anche la funzione di allenatore. Al suo addio, nel 1949, il ruolo passa per tre anni al connazionale Enrique Flamini, che poi cede la fascia ad Aldo Puccinelli, il quale tra 1952 e 1954 si alterna con Lucidio Sentimenti IV nell’indossarla.

Nel 1954 l’onore di guidare la squadra spetta a Pasquale Vivolo. Il centravanti, due volte campione d’Italia con la Juventus, resta capitano fino al 1958, ma per una stranissima coincidenza si perde l’occasione di essere il primo a sollevare un trofeo ufficiale. Vivolo lascia la Lazio nell’estate 1958 e pochi mesi dopo i biancocelesti vincono la prima Coppa Italia del dopoguerra.

A vincerla da capitano è dunque Roberto “Bob” Lovati, che dopo il ritiro sarà più volte allenatore dei capitolini nel corso dei decenni successivi. La fascia poi se la prende fino al 1960 il brasiliano Humberto Tozzi, che è stato capocannoniere del vittorioso trofeo, prima di una serie di stagioni in cui il simbolo della leadership cambia proprietario con una certa rapidità. Dal 1960 al 1971 la fascia la indossano  Francesco Janich, Gianni Seghedoni, Claudio Bizzarri, Graziano Landoni, Pierluigi Pagni (due volte, nel 1964 e nel 1966), Nello Governato, Diego Zanetti e per due anni Ferruccio Mazzola.

Wilson il Capitano dello Scudetto del Maestro

Ma sta per iniziare la prima grande era per lo stemma Lazio, rappresentata da due dei capitani più amati della storia biancoceleste. Nel 1971 Tommaso Maestrelli affida la fascia a Giuseppe “Pino” Wilson, che da capitano trascina la squadra al leggendario scudetto della stagione 1973/74.

Pino Wilson

L’anno successivo, lo stesso Wilson cede la fascia a Giorgio Chinaglia, che con 24 reti aveva spinto la Lazio allo Scudetto, salvo poi riprenderla fino al 1978, quando si trasferisce in prestito ai New York Cosmos di Long John, lasciando la guida a Luigi Martini, ma tornando capitano al suo ritorno fino al 1980.

Il suo successore è Vincenzo D’Amico, che nel 1981 va al Torino e viene sostituito da Alberto Bigon, ma dopo un anno torna a Roma e torna capitano fino al 1983. Dopo di lui, un’altra sfilza di leader di breve durata, ma non di scarsa importanza.

Magari non il brasiliano Batista, ma certamente Bruno Giordano, capitano per una stagione, seguito da Gabriele Podavini e Domenico Caso, due degli Eroi del -9 dell’insperata salvezza della stagione 1986/87. Segue poi Raimondo Marino, che lascia spazio al triennio di Gabriele Pin, rimpiazzato prima da Angelo Gregucci e poi da Claudio Sclosa.

Signori, Fuser e Favalli: tris di capitani

La Lazio che sta per tornare grande nel 1994 trova un nuovo leader, Giuseppe Signori, tre volte capocannoniere con la maglia biancoceleste e capitano fino al 1997.

Segna sempre lui...

Quando il centravanti lascia Roma, i suoi successori sono Giuseppe Favalli, che indossa la fascia in due diverse occasioni, e Diego Fuser, che nel 1998 lascia spazio però ad Alessandro Nesta. Il difensore centrale, prodotto del vivaio, vive da capitano il momento di maggior splendore, con la Lazio sempre tra e favorite per le quote scudetto, della storia biancoceleste, con la vittoria della Coppa delle Coppe, della Supercoppa Europea e del fantastico Tricolore del 2000. Quando nel 2002 viene ceduto al Milan, gli succede di nuovo Favalli, seguito brevemente da Paolo Negro, dal portoghese Fernando Couto, dal brasiliano Cesar e da Fabio Liverani.

Mauri Capitano della Coppa Eterna

La nuova generazione di capitani biancocelesti si apre poi nel 2006 con il campione del mondo Massimo Oddo, che un anno dopo cede la fascia a Luciano Zauri. Nel 2008 diventa capitano Tommaso Rocchi, che invece terrà il ruolo per ben quattro stagioni e mezza, sollevando la Coppa Italia 2009. Il trasferimento all’Inter dell’attaccante però pone la fascia sul braccio di Stefano Mauri, che si prende la soddisfazione di vincere da capitano la Coppa Italia 2013 nella finalissima contro la Roma.

La Coppa Italia della Storia!

La carrellata, prima di Immobile, si chiude con altri due stranieri: l’argentino Lucas Biglia, capitano dal 2015 al 2017, e il bosniaco Senad Lulic, entrato nella storia con il gol nel derby di Coppa Italia e che ha avuto la fascia fino al 2021.

Quando se l’è presa Re Ciro, sempre al primo posto nelle previsioni del capocannoniere per le quote Serie A, che sembra intenzionato a non lasciarla a breve…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

December 6, 2021
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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Risultati deludenti, ma potenzialità immense. Il Tottenham è un club che nel corso dell’ultimo decennio è spesso andato vicino a vincere qualcosa, ma alla fine si è sempre visto sfuggire dalle mani i trofei. Non certo per mancanza di impegno della società, però, visto che sono stati spesi tantissimi soldi per il nuovo stadio, ma questo non ha significato austerity dal punto di vista degli ingaggi.

La coppia d'oro degli Spurs

Gli stipendi dei calciatori del Tottenham provenienti dalla Serie A

I calciatori con 6 milioni di ingaggio

Gli ingaggi del Tottenham di 5 milioni

I compensi per i difensori di Conte

Gli stipendi dei giovani Spurs

I contratti dei nuovi acquisti del Tottenham

Basterebbe pensare che in panchina c’è Antonio Conte, che guadagna più di tutta la sua formazione, 17,6 milioni di euro a stagione fino al 2023. Ma non è che quelli che scendono in campo siano trattati molto peggio dal punto di vista economico.

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La coppia d'oro degli Spurs

Dunque, chi sono i calciatori più pagati del Tottenham? Basterebbe guardare alla rosa per avere una risposta immediata: sono due e giocano molto vicini, anzi…fanno coppia. Harry Kane e Son Heung-min sono il top che gli Spurs hanno in campo e anche a libro paga. Entrambi hanno stipendi da 12,2 milioni di euro, ma anche situazioni molto diverse.

L’inglese è legato al club fino al 2024, il che gli ha impedito di lasciare la squadra in estate, visto che il presidente Levy al riguardo è stato assai categorico. Il sud-coreano invece ha rinnovato il suo contratto nel 2021, ricevendo un adeguamento che lo ha portato allo stesso livello del compagno di reparto.

Con la firma di Son, il club si è tutelato parecchio, perché l’accordo ora scade nel 2025.

L'esultanza di Son!

Gli stipendi dei calciatori del Tottenham provenienti dalla Serie A

Sul gradino più basso del podio, c’è un vero e proprio pupillo di Conte, ovvero Ivan Perisic. Il croato si è accasato agli Spurs a parametro zero, il che gli ha permesso di ottenere un bell’ingaggio al club, che lo paga circa 11 milioni a stagione fino al 2024.

Arriva dalla Serie A anche il prossimo della lista, ovvero Cristian Romero. L’argentino è stato prelevato dall’Atalanta e ha firmato un contratto da quasi 10 milioni di euro che lo terrà a Londra nord fino al 2027.

Segue uno degli acquisti più onerosi dell’estate 2022, ovvero il brasiliano Richarlison, 9 atipico del Brasile, pagato all’Everton quasi 60 milioni di euro e che ha firmato anche lui fino al 2027, per uno stipendio annuale da 8 milioni.

Poi ci sono due prestiti, ovvero Clement Lenglet e Dejan Kulusevski. Il difensore francese arriva dal Barcellona e si porta dietro fino a giugno 2023 il suo stipendio pattuito in Catalogna da oltre 7 milioni di euro a stagione. Per lui non è prevista una cifra per un eventuale riscatto, come invece accade per lo svedese.

Perisic contro il City!

L’accordo con la Juventus stabilisce che il Tottenham deve acquistarlo per 35 milioni (più i 10 del prestito oneroso per due anni) in caso di qualificazione alla Champions. Nel frattempo, l’ex bianconero guadagna oltre 6 milioni a Londra.

I calciatori con 6 milioni di ingaggio

Chi non ha certo problemi di permanenza è Pierre-Emile Hojbjerg. Il danese è stato un fedelissimo di ognuno degli allenatori che si sono susseguiti al nuovo Tottenham Hotspur Stadium da quando è arrivato. E anche il suo contratto conferma l’importanza del centrocampista nella rosa: per lui 6,2 milioni di euro l’anno fino al 2025.

Una cifra molto simile quella che intascano due dei senatori della squadra. Il primo è capitan Hugo Lloris, ottima opzione quando si punta un Under per le quote calcio che vede il suo contratto da 6,1 milioni di euro in scadenza a giugno 2024.

Gli ingaggi del Tottenham di 5 milioni

Scendendo a 5 milioni a stagione spunta il brasiliano Lucas Moura, che dopo l’esperienza non positiva al PSG a Londra si trova fin troppo bene. L'ultimo rinnovo con gli Spurs garantisce 4,9 milioni fino al 2024 all'eroe di Amsterdam, in una delle serate di Champions più pazze anche per le scommesse live!

Lo seguono due arrivi abbastanza recenti a centrocampo, ovvero Yves Bissouma e Rodrigo Bentancur. Il maliano è stato acquistato per 30 milioni dal Brighton e ha firmato fino al 2026 per 4,6 milioni a stagione. Stessa cifra e anche stessa scadenza dell’accordo  per l’uruguaiano ex Juventus, costato agli Spurs circa 20 milioni.

Assieme a loro c’è Eric Dier, in rosa da parecchi anni, che ha visto la sua fedeltà ripagata da un ingaggio da 4,4 milioni fino a giugno 2024.

Il controllo di classe di Lucas Moura!

I compensi per i difensori di Conte

La fascia inferiore si apre con il portiere di riserva, l’inglese Fraser Forster, arrivato a titolo gratuito dal Southampton e che ha firmato un accordo fino al 2024 per 4 milioni di euro. Poi arrivano due difensori, il colombiano Davinson Sanchez e il gallese Ben Davies.

Per il sudamericano l’accordo parla di 4 milioni di euro all’anno fino al 2024, mentre il terzino nel 2025 potrebbe terminare il suo contratto da 3,6 milioni di euro a stagione festeggiando i 10 anni di permanenza dalle parti di White Hart Lane.

Continua l’elenco dei terzini, perché a 3,1 milioni fino al 2025 c’è il contratto di Ryan Sessegnon, ragazzo di cui si è sempre detto un gran bene a livello giovanile, ma che finora non è ancora riuscito a dimostrare il suo valore. E poi c’è anche Emerson Royal, arrivato nel 2021 dal Barcellona, che guadagna 2,7 milioni a stagione fino al 2026.

Il colombiano Davinson Sanchez!

Gli stipendi dei giovani Spurs

La lista si chiude con un mix di giovani talenti dallo stipendio relativamente basso. A 1,5 milioni fino al 2025 c’è il giovane Skipp, ormai inserito in prima squadra ma proveniente dalle giovanili, proprio come Japhet Tanganga, che nel 2020 ha ricevuto un prolungamento fino al 2025 a 1,4 milioni.

Arriva a un milione all’anno invece il contratto del senegalese Pape Matar Sarr, arrivato dal Nizza e con enormi margini di miglioramento con i suoi 20 anni compiuti da poco. Non sorprende dunque che il club lo abbia messo sotto contratto fino al 2026.

 

I contratti dei nuovi acquisti del Tottenham

E infine ci sono i nuovi arrivi di gennaio 2023. Dove si piazzano nelle gerarchie degli stipendi degli Spurs? Non sono ancora disponibili informazioni sul salario né di Pedro Porro né di Arnaut Danjuma, ma si può ragionare sui loro ingaggi nelle squadre di provenienza.

Il terzino è arrivato dallo Sporting Lisbona, con un prestito oneroso di 5 milioni e un riscatto già stabilito per un totale di 45 milioni e in Portogallo guadagnava 4 milioni a stagione.

Danjuma, nuovo esterno offensivo degli Spurs

L’olandese, tra prestito e riscatto, ne costa 30 ma al Villarreal percepiva appena 1,5 milioni l’anno. Ed è ampiamente probabile che con il trasferimento definitivo arrivi anche un bell’aumento, almeno per rimanere in media con in compagni di squadra!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 3 dicembre 2021.

 
February 13, 2023
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini