Risultati deludenti, ma potenzialità immense. Il Tottenham è un club che nel corso dell’ultimo decennio è spesso andato vicino a vincere qualcosa, ma alla fine si è sempre visto sfuggire dalle mani i trofei. Non certo per mancanza di impegno della società, però, visto che sono stati spesi tantissimi soldi per il nuovo stadio, ma questo non ha significato austerity dal punto di vista degli ingaggi.

La coppia d'oro degli Spurs

Gli stipendi dei calciatori del Tottenham provenienti dalla Serie A

I calciatori con 6 milioni di ingaggio

Gli ingaggi del Tottenham di 5 milioni

I compensi per i difensori di Conte

Gli stipendi dei giovani Spurs

I contratti dei nuovi acquisti del Tottenham

Basterebbe pensare che in panchina c’è Antonio Conte, che guadagna più di tutta la sua formazione, 17,6 milioni di euro a stagione fino al 2023. Ma non è che quelli che scendono in campo siano trattati molto peggio dal punto di vista economico.

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La coppia d'oro degli Spurs

Dunque, chi sono i calciatori più pagati del Tottenham? Basterebbe guardare alla rosa per avere una risposta immediata: sono due e giocano molto vicini, anzi…fanno coppia. Harry Kane e Son Heung-min sono il top che gli Spurs hanno in campo e anche a libro paga. Entrambi hanno stipendi da 12,2 milioni di euro, ma anche situazioni molto diverse.

L’inglese è legato al club fino al 2024, il che gli ha impedito di lasciare la squadra in estate, visto che il presidente Levy al riguardo è stato assai categorico. Il sud-coreano invece ha rinnovato il suo contratto nel 2021, ricevendo un adeguamento che lo ha portato allo stesso livello del compagno di reparto.

Con la firma di Son, il club si è tutelato parecchio, perché l’accordo ora scade nel 2025.

L'esultanza di Son!

Gli stipendi dei calciatori del Tottenham provenienti dalla Serie A

Sul gradino più basso del podio, c’è un vero e proprio pupillo di Conte, ovvero Ivan Perisic. Il croato si è accasato agli Spurs a parametro zero, il che gli ha permesso di ottenere un bell’ingaggio al club, che lo paga circa 11 milioni a stagione fino al 2024.

Arriva dalla Serie A anche il prossimo della lista, ovvero Cristian Romero. L’argentino è stato prelevato dall’Atalanta e ha firmato un contratto da quasi 10 milioni di euro che lo terrà a Londra nord fino al 2027.

Segue uno degli acquisti più onerosi dell’estate 2022, ovvero il brasiliano Richarlison, 9 atipico del Brasile, pagato all’Everton quasi 60 milioni di euro e che ha firmato anche lui fino al 2027, per uno stipendio annuale da 8 milioni.

Poi ci sono due prestiti, ovvero Clement Lenglet e Dejan Kulusevski. Il difensore francese arriva dal Barcellona e si porta dietro fino a giugno 2023 il suo stipendio pattuito in Catalogna da oltre 7 milioni di euro a stagione. Per lui non è prevista una cifra per un eventuale riscatto, come invece accade per lo svedese.

Perisic contro il City!

L’accordo con la Juventus stabilisce che il Tottenham deve acquistarlo per 35 milioni (più i 10 del prestito oneroso per due anni) in caso di qualificazione alla Champions. Nel frattempo, l’ex bianconero guadagna oltre 6 milioni a Londra.

I calciatori con 6 milioni di ingaggio

Chi non ha certo problemi di permanenza è Pierre-Emile Hojbjerg. Il danese è stato un fedelissimo di ognuno degli allenatori che si sono susseguiti al nuovo Tottenham Hotspur Stadium da quando è arrivato. E anche il suo contratto conferma l’importanza del centrocampista nella rosa: per lui 6,2 milioni di euro l’anno fino al 2025.

Una cifra molto simile quella che intascano due dei senatori della squadra. Il primo è capitan Hugo Lloris, ottima opzione quando si punta un Under per le quote calcio che vede il suo contratto da 6,1 milioni di euro in scadenza a giugno 2024.

Gli ingaggi del Tottenham di 5 milioni

Scendendo a 5 milioni a stagione spunta il brasiliano Lucas Moura, che dopo l’esperienza non positiva al PSG a Londra si trova fin troppo bene. L'ultimo rinnovo con gli Spurs garantisce 4,9 milioni fino al 2024 all'eroe di Amsterdam, in una delle serate di Champions più pazze anche per le scommesse live!

Lo seguono due arrivi abbastanza recenti a centrocampo, ovvero Yves Bissouma e Rodrigo Bentancur. Il maliano è stato acquistato per 30 milioni dal Brighton e ha firmato fino al 2026 per 4,6 milioni a stagione. Stessa cifra e anche stessa scadenza dell’accordo  per l’uruguaiano ex Juventus, costato agli Spurs circa 20 milioni.

Assieme a loro c’è Eric Dier, in rosa da parecchi anni, che ha visto la sua fedeltà ripagata da un ingaggio da 4,4 milioni fino a giugno 2024.

Il controllo di classe di Lucas Moura!

I compensi per i difensori di Conte

La fascia inferiore si apre con il portiere di riserva, l’inglese Fraser Forster, arrivato a titolo gratuito dal Southampton e che ha firmato un accordo fino al 2024 per 4 milioni di euro. Poi arrivano due difensori, il colombiano Davinson Sanchez e il gallese Ben Davies.

Per il sudamericano l’accordo parla di 4 milioni di euro all’anno fino al 2024, mentre il terzino nel 2025 potrebbe terminare il suo contratto da 3,6 milioni di euro a stagione festeggiando i 10 anni di permanenza dalle parti di White Hart Lane.

Continua l’elenco dei terzini, perché a 3,1 milioni fino al 2025 c’è il contratto di Ryan Sessegnon, ragazzo di cui si è sempre detto un gran bene a livello giovanile, ma che finora non è ancora riuscito a dimostrare il suo valore. E poi c’è anche Emerson Royal, arrivato nel 2021 dal Barcellona, che guadagna 2,7 milioni a stagione fino al 2026.

Il colombiano Davinson Sanchez!

Gli stipendi dei giovani Spurs

La lista si chiude con un mix di giovani talenti dallo stipendio relativamente basso. A 1,5 milioni fino al 2025 c’è il giovane Skipp, ormai inserito in prima squadra ma proveniente dalle giovanili, proprio come Japhet Tanganga, che nel 2020 ha ricevuto un prolungamento fino al 2025 a 1,4 milioni.

Arriva a un milione all’anno invece il contratto del senegalese Pape Matar Sarr, arrivato dal Nizza e con enormi margini di miglioramento con i suoi 20 anni compiuti da poco. Non sorprende dunque che il club lo abbia messo sotto contratto fino al 2026.

 

I contratti dei nuovi acquisti del Tottenham

E infine ci sono i nuovi arrivi di gennaio 2023. Dove si piazzano nelle gerarchie degli stipendi degli Spurs? Non sono ancora disponibili informazioni sul salario né di Pedro Porro né di Arnaut Danjuma, ma si può ragionare sui loro ingaggi nelle squadre di provenienza.

Il terzino è arrivato dallo Sporting Lisbona, con un prestito oneroso di 5 milioni e un riscatto già stabilito per un totale di 45 milioni e in Portogallo guadagnava 4 milioni a stagione.

Danjuma, nuovo esterno offensivo degli Spurs

L’olandese, tra prestito e riscatto, ne costa 30 ma al Villarreal percepiva appena 1,5 milioni l’anno. Ed è ampiamente probabile che con il trasferimento definitivo arrivi anche un bell’aumento, almeno per rimanere in media con in compagni di squadra!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 3 dicembre 2021.

 
February 13, 2023
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini

Tanta storia, ma poca gloria. Il Tottenham Hotspur Football Club è facilmente riassumibile in questa maniera. La società londinese è sempre una delle prime che viene in mente quando si parla di Premier League, ha avuto nelle sue fila calciatori leggendari come Paul Gascoigne e Gary Lineker, ma guardando alla bacheca le gioie sono rare e anche abbastanza sporadiche. Basterebbe pensare che in quasi 140 anni gli Spurs hanno vinto solo due volte il campionato e che l’ultimo trionfo risale al 1961.

I portieri degli Spurs

La difesa a tre di Antonio Conte

I centrocampisti all'Enfield Training Centre

Gli attaccanti del Tottenham

La magia di Gazza!

Non va meglio nelle coppe, nonostante una Coppa delle Coppe e due Coppe UEFA, perché l’ultima vittoria è una League Cup nel 2008, unico successo del nuovo millennio. E nonostante il Tottenham si sia solidamente posizionato tra le big inglesi, arrivando addirittura a giocarsi la finale di Champions League nel 2019, al club manca qualcosa. Quel qualcosa, il presidente Levy spera possa darlo Antonio Conte, da poco assunto come allenatore. Ma con quale materiale umano si ritrova a lavorare l’ex CT azzurro? Da chi è composta la rosa degli Spurs?

I portieri degli Spurs

In porta c’è una sicurezza e forse è anche riduttivo definire così il portiere campione del mondo in carica. Hugo Lloris è il capitano del Tottenham e anche della nazionale francese ed è la pietra angolare degli Spurs che negli ultimi anni hanno lanciato l’assalto al mondo. Il transalpino, nonostante sia un classe 1986, è ancora fondamentale per il club, che però ha comunque voluto puntare su un dodicesimo importante.

E quindi ecco Pierluigi Gollini, ex Atalanta, alla sua seconda esperienza inglese dopo le giovanili dello United e un periodo all’Aston Villa. L’estremo difensore tricolore, che ha fatto anche esperienza in Champions con la Dea, è il perfetto rincalzo del transalpino, con la possibilità di imporsi poi come numero uno quando l’età di Lloris lo costringerà a fermarsi più spesso o…definitivamente.

L'italiano Gollini!

Chiude il tris dei portieri il giovane Brandon Austin, prodotto del vivaio.

La difesa a tre di Antonio Conte

Per la sua classica difesa a tre, Conte avrà l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda i centrali. A partire da Cristian Romero, grande acquisto estivo degli Spurs.

L’argentino ha fatto benissimo in Copa America, vinta a Rio contro i padroni di casa, da sfavorito come quota calcio scommesse ed è volato a Londra, in prestito ma con un obbligo di riscatto allo scattare di determinate condizioni da 50 milioni più bonus. E l’ex Atalanta ha già fatto capire che quei soldi saranno ben spesi.

Romero contro l'Everton

Tra i compagni di reparto spicca anche il colombiano Davinson Sanchez, scuola Ajax, che se nelle prime stagioni non aveva convinto troppo, ora è uno dei pilastri della retroguardia degli Spurs. Così come Eric Dier, che da mediano ha ormai terminato la sua trasformazione in difensore e può rappresentare il centrale dai piedi buoni che imposta la manovra dei londinesi da dietro.

Chi di certo ha un futuro roseo è Japhet Tanganga, altro prodotto del vivaio, spedito nella mischia da Mourinho in un periodo complicato e che ha dato parecchie garanzie, guadagnandosi la stima dei compagni e della società. E a chiudere il pacchetto dei centrali c’è il gallese Joe Rodon, che non viene chiamato in causa spesso, ma che dà sempre il suo contributo.

I centrocampisti all'Enfield Training Centre

La differenza, nelle idee di Conte, la deve fare il centrocampo, sia che si parli di centrali che di esterni a tutta fascia. Tra questi ultimi, il tecnico sarà felice di creare una sana competizione… A destra ci sono due tipologie di calciatori totalmente diverse. Il brasiliano ex Barça Emerson Royal è il classico terzino arrembante, che in a centrocampo può essere devastante vista la copertura alle spalle.

L’irlandese Matt Doherty, invece, è più guardingo e può offrire ottime opzioni quando bisogna essere più attendisti. Stessa situazione a sinistra, ma con numeri aumentati. I due terzini offensivi sono Sergio Reguilon e Ryan Sessegnon, entrambi considerati stelle del futuro qualche anno fa. Lo spagnolo a 24 anni sta trovando la sua dimensione, mentre l’inglese, classe 2000, sta faticando un po’ di più. Il laterale difensivo, invece, è l’affidabile gallese Ben Davies, che non avrà il dribbling dei due colleghi, ma può certamente dire la sua nei contrasti e nei ripiegamenti.

L’unico dubbio che riguardava il modulo all’arrivo di Conte era legato al numero dei centrocampisti centrali: due oppure tre? Al momento il tecnico sembra aver optato per un 3-4-3 (o 3-4-2-1 a seconda degli interpreti), anche perché la scelta al centro del campo non è molto ampia.

Il nuovo pretoriano del leccese è certamente il danese Pierre-Emile Höjbjerg, centrocampista di lotta e di governo, con quelle caratteristiche di dinamicità e coraggio che tanto piacciono all’ex allenatore dell’Inter.

Höjbjerg, guerriero in mezzo al campo!

Se si cerca il talento, invece, meglio puntare su Giovanni Lo Celso, argentino dalla classe abbagliante che con Conte potrebbe fare il salto di qualità definitivo. Gli altri a disposizione in mediana sono il più difensivo Harry Winks, ennesimo prodotto del florido vivaio del club, così come il giovane Oliver Skipp.

E poi c’è l’oggetto finora misterioso, Tanguy Ndombele. Il francese, pagato 60 milioni al Lione, non ha convinto né Mourinho né Espirito Santo e dovrà riuscire a far vedere attraverso il lavoro al nuovo allenatore che in questa squadra ci può stare.

Gli attaccanti del Tottenham

E poi si arriva all’attacco, dove Conte trova i calciatori di maggior talento della rosa. Sul centravanti, non si può fare molto meglio di Harry Kane. Il centravanti degli Spurs, nonché capitano dei Tre Leoni, voleva andare via in estate, ma alla fine chissà che rimanere controvoglia non sia stata la sua fortuna. Il tecnico conta su di lui e, visto il rendimento di Lukaku all’Inter, chissà che non riesca addirittura a migliorare i numeri dell’inglese.

L’altra stella del reparto è ovviamente Heung-min Son, forse il più costante di tutti per impegno e per rendimento: il coreano rappresenta sempre un'opzione valida come marcatore nelle quote Premier League!

La tecnica in velocità di Son!

Se il tecnico conta su uno dei calciatori del tridente affinché si sacrifichi in copertura, con Son è una botte di ferro. Per l’altro posto tra i titolari la lotta è comunque molto serrata, perché in rosa ci sono calciatori che farebbero comodo a tantissime altre squadre.

Come il brasiliano Lucas Moura, l’eroe che ha spedito il Tottenham in finale di Champions nel 2019 o due esterni dal futuro assicurato come lo spagnolo Bryan Gil (acquistato in estate) e l’olandese Steven Bergwijn, arrivato ormai da quasi due anni.

E infine il grande cruccio degli Spurs: Dele Alli. Il trequartista, se si parla di giocatori inglesi e talento puro, è tra i migliori della squadra e dell’intera Premier League. Peccato per il poco impegno, già sottolineato da Mourinho e che con Conte dovrà sparire, perché il tecnico non guarda in faccia nessuno. E per l’inglese il messaggio sembra abbastanza chiaro: o l’ex CT lo farà esplodere, o gli mostrerà serenamente la porta…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. 

December 2, 2021

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Un veneziano…capitolino. Questa, in pochissime parole, la descrizione perfetta di Tommaso Rocchi. L’attuale tecnico dell’Under-18 della Lazio si è trovato talmente bene sulla sponda biancoceleste della Città Eterna che quando si è ritirato è entrato immediatamente a far parte dello staff, allenando le giovanili.

L'inizio di carriera di Rocchi

Rocchi bandiera della Lazio

Tommaso Rocchi all'Inter

Rocchi in Nazionale

Per lui l’inizio è arrivato con i Giovanissimi Provinciali, per poi salire di età, due volte con l’Under-15 e una con l’Under-14, fino ad arrivare alla categoria allenata ora. E aggiungendo ai cinque anni da tecnico anche i quasi dieci da calciatore (nonché per un periodo capitano), la figura di Rocchi è assolutamente di casa a Formello. Uno strano scherzo del destino, visto che la sua carriera è iniziata dalle parti di casa ma poteva anche continuare in un’altra big del calcio tricolore…

L'inizio di carriera di Rocchi

Tommaso Rocchi nasce a Venezia nel 1976 e comincia a giocare nelle giovanili della squadra lagunare. Nel 1993 però rinuncia al contratto che gli offre la società di Zamparini, perché c’è qualcuno che…lo sta tentando: la Juventus. La corte della Signora fa breccia nel cuore del giovane attaccante, che si trasferisce a Torino, entrando immediatamente nella rosa della squadra Primavera, con cui vince lo Scudetto nella stagione 1993/94.

Due anni dopo, nella stagione che porterà alla Champions League vinta (guarda caso) a Roma dai bianconeri, Rocchi si allena costantemente con la prima squadra, ma non riesce mai ad esordire con la maglia della Juventus. 

Il club decide di mandarlo a fare esperienza nelle serie minori e comincia così un percorso che porterà Rocchi ad accumulare oltre 100 presenze in Serie C con quattro maglie diverse. La prima è quella della Pro Patria in C2, con cui segna i suoi primi gol al di fuori delle giovanili.

Poi c’è qualche mese trascorso alla Fermana, prima dell’opportunità che gli offre il Saronno. In Lombardia l’attaccante finisce per la prima volta in carriera in doppia cifra e si fa notare dal Como di Enrico Preziosi. Nel 1998 si trasferisce dunque a titolo definitivo nel club lariano, con cui gioca per due stagioni, sfiorando la promozione nel campionato 1998/99 e facendo bene anche in quello successivo.

Rocchi in gol al derby!

Il grande salto Rocchi lo fa comunque, perché nella stagione 2000/01 è nella rosa del Treviso in Serie B, per poi indossare l’anno successivo la maglia dell’Empoli, sempre nel campionato cadetto. La promozione in A dei toscani, arrivata anche grazie all sue 11 reti, però cambia tutto. Per Rocchi giunge dunque il momento dell’esordio nella massima serie e il primo impatto è positivo, con 6 reti in campionato e la permanenza della squadra in A. La stagione successiva va peggio per gli obiettivi del club, che retrocede, ma è migliore nei numeri per il centravanti, che raggiunge la doppia cifra. 

Rocchi bandiera della Lazio

E infatti il ritorno in B dura pochissimo. Rocchi è uno dei primi acquisti della nuova Lazio targata Claudio Lotito. Il veneto è immediatamente protagonista e il tredicesimo posto finale dei biancocelesti arriva anche grazie ai suoi 17 gol in tutte le competizioni (13 in Serie A), che permettono ai capitolini di superare indenni una stagione complicata dalla situazione di partenza della società, rilevata a poche settimane dalla fine del mercato estivo. Per lui arriva anche la gioia del primo gol nel derby, nel match della Befana 2005, vinto 3-1 dalla Lazio, oltre che l’esordio con gol in Coppa UEFA.

L’attaccante si conferma uno dei leader della squadra anche nella stagione 2005/06, quando è di nuovo il capocannoniere della rosa di Delio Rossi, nonché uno dei più presenti in campionato. L’annata successiva è anche più soddisfacente dal punto di vista dei risultati di squadra, perché i biancocelesti, nonostante i punti di penalizzazione per Calciopoli, arrivano terzi e tornano a qualificarsi alla Champions League. Fondamentale il contributo dell’attaccante, che con 19 reti in 39 partite totali è uno dei leader della squadra.

Rocchi con Gonzalez!

Nel 2007 arriva dunque l’esordio anche nell’Europa che conta, con quattro reti in Champions, da aggiungere alle 14 in campionato e a quella in Coppa Italia. E a proposito, nella stagione 2008/09 è proprio lui, con al braccio la fascia da capitano, a sollevare il trofeo vinto da favoriti per le quote scommesse calcio ai rigori nella finale contro la Sampdoria, nonostante Rocchi stesso sbagli il suo penalty.

Negli anni successivi il centravanti continua a essere una presenza fissa nell’undici biancoceleste, ma il suo apporto di gol diminuisce per una tendenza a lavorare di più per la squadra, piuttosto che a finalizzare la manovra. In compenso, gli attaccanti che gli giocano vicino (Zarate, Floccari e poi Klose) o i centrocampisti che sfruttano i suoi inserimenti vanno a rete con una certa frequenza. In ogni caso, il centravanti resta il sesto miglior marcatore di sempre della società capitolina.

Tommaso Rocchi all'Inter

La lunga storia d’amore tra Rocchi e la Lazio termina (temporaneamente) nel gennaio 2013, quando l’attaccante decide di accettare il trasferimento all’Inter. Il contratto di sei mesi con la squadra nerazzurra, però, non viene rinnovato, nonostante proprio con la maglia dei milanesi segni il suo gol numero 100 in Serie A a 36 anni compiuti.

Tommaso Rocchi a San Siro

Nel novembre 2013, da svincolato, si accorda con il Padova, che in quella stagione è in Serie B. Il ritorno nella divisione cadetta non è un problema per Rocchi, che nonostante le primavere passino non perde il senso del gol e del lavoro di squadra. Per lui con i veneti 20 partite e 5 reti, che non riescono però a impedire alla squadra di retrocedere in Lega Pro. Sembrerebbe tutto finito, se non per il colpo di coda finale: due anni…in Ungheria, prima nella massima serie e e poi in quella cadetta, con le maglie di Haladás e Tatabánya.

E poi, una volta appesi gli scarpini al chiodo, il ritorno da allenatore alla tanto amata Lazio.

Rocchi in Nazionale

Manca solo un’ultima postilla, quella legata alla nazionale. Rocchi con la maglia azzurra fa tutta la trafila delle giovanili, dall’Under-17 all’Under-21, più due presenze e un gol con la nazionale Olimpica a Pechino 2008 come fuoriquota. Paradossalmente, l’unica rappresentativa con cui non riesce ad andare in rete è proprio quella maggiore, nonostante tre presenze tra 2006 e 2007.

Rocchi segna il suo centesimo gol in maglia Laziale nei minuti finali del chirurgico 0-3 di Cagliari, con le scommesse live già sospese!

Rocchi a Cagliari!

Il debutto arriva a Livorno contro la Croazia, nella prima amichevole degli Azzurri da campioni del mondo in carica, le altre due partite sono un pareggio con la Turchia e una vittoria contro lo Far Øer nelle qualificazioni a Euro 2008, unico match di una competizione ufficiale mai giocato da Rocchi. Un peccato, perché in una carriera in cui il veneziano ha segnato praticamente ovunque, il gol azzurro sarebbe stato davvero la ciliegina sulla torta!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

December 2, 2021

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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 Come ormai consuetudine, nella lotta per le posizioni Champions (e perché no, per lo Scudetto, con un pizzico di continuità ed attenzione difensiva in più) c’è anche l’Atalanta. E continuare a parlare di “miracolo” comincia a essere parecchio ingeneroso per la società nerazzurra. La continuità raggiunta nelle ultime stagioni è segnale non di un evento che rasenta l’impossibilità e che difficilmente si rappresenterà, ma di un lavoro costante e che porta i suoi frutti.

Il podio degli ingaggi a Bergamo

I nerazzurri che guadagnano 1,5 milioni

Gli stipendi da 1 milione a Zingonia

Quanti calciatori da rinnovare

Lo stipendio di Matteo Pessina

Le parole giuste dovrebbero essere “capolavoro di programmazione”, perché nessuno come l’Atalanta riesce a trovare calciatori adatti al progetto sportivo di Gasperini, giustamente il più pagato nell'Azienda Atalanta, rivendendoli a peso d’oro e soprattutto sostituendoli con nuovi arrivi sempre funzionali, che non fanno rimpiangere chi se n’è andato. Non sorprende dunque né che la Dea abbia ben pochi problemi di bilancio, né tanto meno che il monte ingaggi societario sia sorprendentemente basso.

Del resto, è la specialità della casa: prendere giovani più o meno sconosciuti, pagare poco sia il cartellino che lo stipendio e vederli esplodere…

Il podio degli ingaggi a Bergamo

La dimostrazione di questo modo di fare calcio la dà la lista dei calciatori più pagati della rosa, che comincia con uno dei pochi nomi che ha fatto il processo inverso, passando da una big alla Dea.

Il Paperone nerazzurro è infatti Merih Demiral: il turco guadagnerà 2 milioni di euro netti fino a giugno 2022, quando bisognerà discutere il suo riscatto, fissato a 25 milioni. Ma visto quanto accaduto con Romero nella scorsa stagione, facile immaginare che l’affare si sarà. Dietro al difensore c’è il trio delle meraviglie dell’attacco di Gasperini: Josip Ilicic, Luis Muriel e Duván Zapata.

Zapata devastante contro lo United!

Le storie dei tre sono sorprendentemente simili: tutti hanno avuto esperienze in squadre di ottimo livello, ma sono finiti a Bergamo per reinventare la loro carriera. E ci sono riusciti in pieno, visto che sono diventati fondamentali per le fortune della Dea.

Le uniche differenze sono nella durata dei contratti: lo sloveno è in scadenza nel 2022, mentre i due colombiani, sempre in testa alla griglia attaccanti in campionato sono legati al club fino al 2023. Inutile dire che la Dea dovrà cominciare a parlare di rinnovi…e di adeguamenti.

I nerazzurri che guadagnano 1,5 milioni

A 1,5 milioni di euro a stagione ci sono due degli arrivi più recenti. L’olandese Teun Koopmeiners, cercato da tantissime squadre, alla fine ha accettato la sfida offerta dall’Atalanta, che gli ha fatto firmare un contratto fino al 2025. La stessa cifra la guadagna il russo Aleksey Miranchuk, uno che Messi qualche anno fa aveva indicato come uno dei maggiori giovani talenti europei. Certo, a 26 anni difficile che esploda, ma ha tempo fino al 2024 per farlo con l’Atalanta.

Di poco inferiore lo stipendio dell’altro grande acquisto della scorsa estate, l’argentino Juan Musso. L’ex portiere dell’Udinese si è preso i pali dell’Atalanta e si è legato al club orobico fino al 2025 per uno stipendio annuale di 1,3 milioni di euro.

L'affidabile portiere argentino Musso!

Stessa identica situazione per Davide Zappacosta, che dopo l’esperienza non entusiasmante al Chelsea e qualche prestito, ha abbracciato il progetto Atalanta con un quadriennale a 1,3 milioni.

Gli stipendi da 1 milione a Zingonia

Una delle cifre chiave della gestione della Dea, però, è un milione di euro. Questo l’ingaggio netto stagionale di alcuni dei grandi protagonisti degli ultimi anni dell’Atalanta. A partire da capitan Rafael Tolói, diventato prima indispensabile e poi addirittura leader e campione d’Europa. L’italo-brasiliano ha un contratto fino al 2023, esattamente come Ruslan Malinovskiy. Sia per il difensore che per il trequartista ucraino, la necessità è quella di rinnovare al più presto, per non rischiare di perderli.

Toloi in gol a San Siro!

Più tranquilla la situazione degli altri che guadagnano un milione a stagione. Come Marten de Roon, ormai idolo del pubblico e non solo di quello di fede nerazzurra. Il centrocampista olandese si è legato all’Atalanta fino al 2024, mentre il croato Mario Pasalic, primo centrocampista a mettere a segno una tripletta in A per le quote scommesse calcio dai tempi di Kakà e il danese Joakim Maehle hanno un accordo ancora più a lungo termine, visto che i loro contratti scadono entrambi nel 2025.

Quanti calciatori da rinnovare

Altra cifra che definire fondamentale è poco è 800mila euro, lo stipendio annuale della vecchie guarda, quella composta da calciatori praticamente scoperti dal nulla dall’Atalanta, che quindi hanno accettato contratti che ora come ora sono molto bassi per il valore dei giocatori e per l’apporto alla causa.

Come José Luis Palomino, pescato dai bulgari del Ludogorets e ormai colonna difensiva della Dea. L’argentino però rappresenta un problema a breve termine, visto che il suo contratto scade nel giugno 2022. Discorso identico anche per Remo Freuler, che è a Bergamo addirittura dal 2016 ma che potrebbe voler lasciare l’Atalanta a zero per trovare un ingaggio importante in una big.

L'esultanza di Remo Freuler

Ma le preoccupazioni non finiscono qui.

Anzi, valgono anche per Berat Djimsiti, arrivato gratis dallo Zurigo e scopertosi difensore goleador. L’albanese ha un contratto fino al 2023, esattamente come il duo di esterni di centrocampo composto da Robin Gosens e Hans Hateboer. È evidente che la dirigenza orobica si trova a un bivio: se non dovesse trovare un accordo, naturalmente anche abbastanza al rialzo, con i calciatori con ingaggio basso e scadenza prossima la spina dorsale della squadra di Gasperini rischia seriamente di salutare in blocco…

Lo stipendio di Matteo Pessina

Ancora più in basso nella scala degli stipendi altri calciatori che variano dai comprimari, alle promesse, fino…a un campione d’Europa. Della prima categoria fanno certamente parte Marco Sportiello e Giuseppe Pezzella. Il secondo portiere guadagna 600mila euro, ma è in scadenza di contratto con la società bergamasca. Il difensore è invece in prestito dal Parma e il suo contratto parla di 350mila euro fino a giugno 2022, quando a seconda delle presenze fatte registrare si capirà se per lui ci sarà solo il diritto di riscatto o addirittura l’obbligo.

Tra le promesse ci sono invece Matteo Lovato e  Roberto Piccoli. Il difensore, arrivato in estate dal Verona, è considerato uno dei migliori giovani nel suo ruolo e si è trasferito a Bergamo firmando un contratto da 500mila euro netti a stagione fino al 2025. Il centravanti, che in estate sembrava in procinto di lasciare la Dea in prestito, si accontenta invece di 300mila euro.

Pessina dopo una rete decisiva in Champions

E infine…c’è Matteo Pessina. Il tuttocampista, campione da sfavoriti per le scommesse italiane con gli Azzurri in quel di Wembley, è certamente il meno pagato dei calciatori che hanno vinto il titolo continentale. Per lui contratto da 400mila euro a stagione fino al 2025. E va bene che la scadenza è ancora lontana, ma magari un adeguamento per il ventiquattrenne potrebbe anche scapparci…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

December 2, 2021
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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