Negli anni Novanta del XIX secolo, il Massachusetts era evidentemente un luogo in cui le idee, soprattutto quelle riguardanti lo sport, circolavano e si evolvevano con una sorprendente rapidità. Basterebbe pensare che nel 1891, nella città di Springfield, il dottor James Naismith inventava una disciplina chiamata basketball.

La mintonette

La diffusione della pallavolo nel mondo

La fondazione della FIVB

Con Velasco il volley diventa di tutti

L'epoca del Rally Point System

Quattro anni più tardi, a pochi chilometri di distanza, nasceva invece un altro degli sport più amati e praticati al mondo: la pallavolo. A crearla e a codificarla è William G. Morgan, che voleva offrire agli iscritti alla YMCA un’attività ludica che si potesse praticare all’interno ma che prevedesse meno sforzo fisico del basket.

La mintonette

L’idea di Morgan è quella di unire caratteristiche di sport diversi, a partire dal badminton. Proprio per questo la pallavolo primordiale viene chiamata “mintonette”, ma già dalla prima esibizione (datata 1896) diventa chiaro che l’elemento caratteristico del nuovo sport è il fatto di colpire la palla al volo.

E quindi, che volleyball sia, ma con delle regole che all’inizio sono molto diverse da quelle che conosciamo oggi. Intanto il numero dei giocatori era variabile, mentre il sistema di punteggio era mutuato dal baseball: nove inning, con tre servizi per squadra ogni inning.

A proposito di servizio, come nel tennis c’era, per le regole pallavolo la possibilità di ritentare se il primo finiva a rete. La differenza principale, però, sta nel numero di tocchi consentiti. Nelle prime partite di pallavolo non esistevano limiti e quindi una squadra poteva tranquillamente continuare a passarsi la palla alla ricerca di un’opportunità di fare punto.

La diffusione della pallavolo nel mondo

Con il tempo, la pallavolo ha assunto le regole con cui è diventata celebre del mondo, ma ha anche visto i suoi fondamentali mutare. La presenza statunitense nelle Filippine permette la diffusione del nuovo sport ed è proprio da quelle parti che negli anni Dieci del Novecento si comincia a sviluppare il metodo principale per fare punto, la combinazione di alzata e schiacciata e vengono stabilite alcune regole fondamentali, come quella del massimo di tre tocchi per ogni azione e l’impossibilità di schiacciare da sotto rete per chi inizia lo scambio nella parte posteriore del campo.

Nel frattempo comincia la diffusione della pallavolo a livello mondiale. Il tutto, paradossalmente, grazie alla Grande Guerra. Quando gli Stati Uniti organizzano la forza di spedizione in Europa per supportare l’Intesa, assieme ai soldati vengono spediti anche decine di migliaia di palloni da pallavolo, per garantire alle truppe un minimo di intrattenimento e di attività sportiva senza necessità di troppe attrezzature.

Kiraly, il giocatore del Secolo con il nostro Lollo Bernardi!

Ed ecco perché nelle nazioni in cui arrivano i soldati americani cominciano a vedersi i primi praticanti della pallavolo. In Italia, per esempio, la federazione viene fondata nel 1928, ma lo sport si diffonde a macchia d’olio anche in Francia e in Olanda, nazioni che non per nulla hanno una tradizione pallavolistica più importante rispetto al resto dell’Europa occidentale. Ma anche a est si comincia a giocare e proprio da quelle parti nasce un altro fondamentale destinato a diventare una caratteristica principale dello sport: il muro.

La fondazione della FIVB

Per una diffusione più capillare, però, bisogna attendere il secondo dopoguerra. La FIVB, la federazione internazionale, nasce nel 1947 e nel giro di due anni nascono anche le competizioni internazionali. Il primo Europeo viene organizzato nel 1948 in Italia e viene vinto dalla Cecoslovacchia, che un anno dopo organizza anche il primo campionato mondiale.

Sia a livello continentale che globale, per parecchi anni la pallavolo è terreno di conquista delle nazionali del Patto di Varsavia, che si aggiudicano tutti i mondiali e quasi tutti i Giochi Olimpici (a cui la pallavolo è presente dal 1964) fino agli anni Ottanta, quando però gli inventori dello sport, gli statunitensi, tornano a dominare, imponendosi due volte alle Olimpiadi e una ai Mondiali grazie a “King” Karch Kiraly, che verrà eletto come giocatore del secolo assieme all’italiano Lorenzo Bernardi.

Negli stessi anni si diffonde a macchia d’olio anche la versione da spiaggia della pallavolo, il beach volley, molto praticato sia negli USA che in Brasile e che nel 1996 diventa a sua volta sport olimpico ed opzione ulteriore per le scommesse nei grandi tornei del circuito PRO!

Il beach volley a Rio!

Con Velasco il volley diventa di tutti

Negli anni Novanta, complice la caduta della Cortina di Ferro e la libera circolazione degli atleti dell’ormai ex blocco sovietico, a crescere sono i movimenti europei, in particolare quello italiano. Sotto la guida di Julio Velasco, la nazionale maschile azzurra domina in lungo e in largo a livello europeo e mondiale, ma senza mai riuscire a togliersi la soddisfazione di portare a casa un oro olimpico.

Julio Velasco

La crescente diffusione dello sport e l’inizio di trasmissioni regolari in TV dei campionati più importanti, porta però a una grande rivoluzione. Il vecchio sistema di punteggio, in cui era possibile portare a casa punti solo quando una squadra iniziava lo scambio con il servizio, rendeva le partite molto lunghe e meno attraenti.

L'epoca del Rally Point System

Dunque, nasce il Rally Point System, che elimina il cambio palla, rendendo più frizzanti anche le scommesse pallavolo e che porta il punteggio necessario a vincere il set a 25, invece che a 15 come era in precedenza.

Questa innovazione, codificata nel 1999, all’inizio viene abbastanza avversata dagli addetti ai lavori, ma l’effettivo aumento della spettacolarità dei match e l’apprezzamento del pubblico hanno fatto sì che non si sia mai tornati indietro. Un anno prima, nasce anche un nuovo ruolo nella pallavolo mondiale, quello del libero, un giocatore prettamente difensivo a cui non è permesso schiacciare ma che, vista la sua specializzazione, diventa in breve tempo fondamentale per lo sviluppo del gioco, al punto che esistono delle regole apposite per il ruolo.

Negli ultimi anni, la pallavolo ha seguito gli altri sport in uno sviluppo legato a doppio filo alla tecnologia.

L'esultanza delle serbe nel Mondiale 2018!

Esattamente come nel tennis, nasce la possibilità di chiedere un “challenge” alle decisioni arbitrali attraverso la tecnologia dell’occhio di falco o della ricostruzione al computer del colpo. E la continua crescita sia della base dei praticanti che dell’importanza mediatica del volley è una dimostrazione che le ultime innovazioni sono andate incontro alle richieste del pubblico e di chi scende in campo.

Rispetto agli anni in cui la pallavolo era una disciplina che sembrava destinata a un ridotto numero di paesi, ormai ovunque al mondo c’è la possibilità di praticarla e di vederla giocare. Un qualcosa di cui non tutti gli sport possono vantarsi…
 

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

November 18, 2021
Body

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

Tra le realtà più interessanti del calcio italiano (ma non solo) dell'ultimo decennio, insieme alla straordinaria Atalanta, c’è certamente il Sassuolo. Il club neroverde è stato protagonista di una lunga ma significativa scalata al calcio che conta, che lo ha portato a esordire in Serie A nella stagione 2013/14.

Sassuolo società all'avanguardia

Carnevali e la Master Group Sport

La supervisione sul Mapei Stadium

I risultati sportivi del Sassuolo

I rapporti con le big

La trattativa per la cessione di Locatelli

E chiunque pensava che la matricola fosse destinata a essere una meteora nella massima divisione, ha capito decisamente male. Nelle ultime stagioni la squadra emiliana ha sempre fatto benissimo, al punto da aver anche esordito nelle coppe europee e di aver fornito diversi calciatori decisivi per i risultati della nazionale, alcuni dei quali (Locatelli, Berardi e Raspadori) hanno vinto Euro 2020 come giocatori del Sassuolo.

Sassuolo società all'avanguardia

Il tutto, naturalmente, in primis, grazie alla prepotente spinta della Mapei e del suo amministratore, il compianto Giorgio Squinzi, che già negli anni Ottanta era stato sponsor del club e che a inizio nuovo millennio ne è diventato il patron, trascinandolo dai dilettanti all’Europa.

Ma negli ultimi anni, la firma sui miracoli dei neroverdi è anche quella di Giovanni Carnevali, amministratore delegato del club e figura di riferimento soprattutto dopo la morte del compianto Squinzi, avvenuta a fine 2019.

Carnevali è uno dei dirigenti più apprezzati del pallone tricolore e la sua carriera mescola alla perfezione due degli aspetti fondamentali del calcio moderno: quello che succede in campo, scegliendo anche allenatori di clamorosa bravura, e quello che invece accade fuori, tra gli uffici di marketing e i tavoli federali.

L'esultanza del Sassuolo a San Siro!

Carnevali e la Master Group Sport

Carnevali nasce a Milano nel 1960 e già da giovane decide di lanciarsi nel mondo del calcio. I primi passi da dirigente li fa negli anni Ottanta tra Monza e Pavia, per poi entrare nell’organigramma di Como e Ravenna negli anni in cui i lariani e i giallorossi disputano la Serie B.

Carnevali si accorge subito delle potenzialità delle nuove strategie di marketing se applicate al calcio (e a tutto lo sport, in generale) e per questo fonda anche una società destinata a diventare particolarmente importante sia per il Sassuolo che per il calcio italiano: la Master Group Sport, che si occupa sia di attività di sponsorizzazione che di organizzazione di eventi.

La bontà del lavoro dell’azienda di Carnevali è dimostrata dalla collaborazione con la FIGC sin dal 2000, che ha portato la Master Group Sport a gestire gli eventi più importanti del pallone tricolore, come i campionati di A e di B, per quanto riguarda l’ideazione, la produzione di cerimonie e presentazioni e la ricerca di partner da coinvolgere.

La supervisione sul Mapei Stadium

Insomma, Carnevali è un manager a tutto tondo ed è proprio partendo da questi successi che nel 2013 Squinzi decide di affidargli il suo gioiellino, il Sassuolo. Nelle sapienti mani del dirigente lombardo, il club fa un ulteriore salto di qualità. Il suo primo compito è l’acquisizione dello stadio Città del Tricolore di Reggio Emilia, che su indicazione del patron diventerà il Mapei Stadium, l’impianto di proprietà del club.

Ma certamente è il Mapei Center, il centro sportivo della squadra, il capolavoro di Carnevali, un’area comunale diventata una struttura all’avanguardia a livello italiano ma anche europeo.

Basterebbe considerare che oltre a essere la casa dei neroverdi, che fanno allenare sui campi del Mapei la prima squadra e le giovanili maschili e utilizzano il centro per le partite della squadra femminile, il complesso ha ospitato una serie di eventi importantissimi come la finale di Champions League femminile e l’Europeo under-21, oltre agli allenamenti della nazionale italiana. 

I risultati sportivi del Sassuolo

I risultati della gestione Carnevali, però, non sono soltanto a livello manageriale, ma anche e soprattutto sportivi. Il Sassuolo si è trasformato da provinciale terribile a certezza del calcio italiano, sempre pronosticato nella parte sinistra della classifica per scommesse Serie A con una progettualità a lungo termine che comincia a portare i suoi frutti.

Il sinistro di Mimmo Berardi!

Le giovanili del club neroverde attraggono un numero sempre maggiore di talenti che poi sbocciano in prima squadra e il Torneo di Viareggio vinto nel 2017 ne è testimone.

Ma il Sassuolo è anche considerato una meta perfetta per quei calciatori che intendono giocare con continuità in un club che dà spazio ai giovani e li valorizza. Una sorta…di Borussia Dortmund in salsa tricolore, che non si limita a fare incetta di promesse, ma le lancia nel mondo del calcio e nel farlo ottiene anche risultati importanti.

Anche a livello femminile gli emiliano stanno facendo benissimo e puntano su nuovi talenti in giro per il mondo, come dimostra l’arrivo della maltese Haley Bugeja, considerata il futuro del pallone in rosa e approdata al Mapei Center ad appena 16 anni.

I rapporti con le big

Carnevali, da ottimo manager qual è, ha anche…amicizie importanti. Quella di cui si è parlato di più nel corso degli anni è certamente quella con l’amministratore delegato dell’Inter (ed ex Juventus) Beppe Marotta. I due si conoscono dagli anni Ottanta, quando frequentavano entrambi il calcio lombardo, e non hanno mai fatto mistero del loro strettissimo rapporto personale, al punto che proprio l’AD del Sassuolo è stato testimone di nozze di quello nerazzurro.

E non sorprende che negli anni in cui Marotta era alla Juventus abbia spesso pescato dal Sassuolo, conscio della bontà del lavoro dell’amico dal punto di vista della programmazione. I rapporti con i bianconeri, tra l’altro, hanno portato anche all’inserimento del nome di Carnevali tra i possibili candidati al ruolo di amministratore delegato della Juventus dopo l’addio di Paratici, poltrona che poi è finita invece a Maurizio Arrivabene.

La trattativa per la cessione di Locatelli

Ma nonostante l’amicizia con Marotta o gli ottimi uffici dalle parti dello Juventus Stadium, Carnevali continua a curare solo gli interessi del suo club.

La geniale trattativa fiume per Locatelli, conclusa con l’acquisto del centrocampista da parte dei bianconeri, è stata da molti bollata come un favore da parte del dirigente alla Juventus.

Locatelli taglia la rete di Wembley!

Eppure, con il prestito gratuito biennale, tutte le parti in causa hanno avuto quello che volevano: il calciatore la cessione alla Juventus, la Signora un pagamento non immediato e il Sassuolo i circa 40 milioni che chiedeva, con ratei che faranno comodo alla società neroverde, per il cartellino del suo giocatore. Il sostituto di Loca? Non C'era bisogni di intervenire sul mercato: Davide Frattesi diventerà un centrocampista di prima fascia ed è già un'ottima opzione come marcatore per le scommesse sportive online!

E anche all’amico Marotta, non si fanno sconti: l’Inter vorrà anche Raspadori già a gennaio, ma come dimostra la storia recente del Sassuolo, è un qualcosa che non è destinato ad accadere. I neroverdi non cedono mai calciatori importanti nel mercato invernale, perché vorrebbe dire apportare modifiche impreviste al progetto. E in pochi sanno creare e far crescere progetti vincenti come Giovanni Carnevali…

*Le immagini dei calciatori sono distribuite da AP Photo.

November 16, 2021

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
Body

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

Da quando la marcatura a zona ha preso piede nel calcio mondiale, il ruolo del libero è andato progressivamente scomparendo. Certo, c’è comunque stato qualche caso di squadra che giocando un calcio molto…vecchio stile è riuscita a trionfare, come la Grecia nel pazzesco europeo 2004.

Gli inizi del Blanc calciatore

Blanc tra Ligue 1, A, Premier e Liga

Laurent Blanc con i Blues

Il Manager Blanc

Ma guardando al pallone degli ultimi vent’anni, è evidente come di calciatori che giochino qualche metro dietro dei compagni di reparto, gestendo la difesa e facendo ripartire la manovra, non ce ne siano più. Il ruolo è stato assorbito dalle nuove tipologie di difensori centrali e di liberi veri e propri non se ne vedono. L’ultimo di una grande scuola, dunque, resta il francese Laurent Blanc.

Gli inizi del Blanc calciatore

Nato nel 1965 ad Alès, Blanc comincia la sua lunga e vincente carriera nel 1983 al Montpellier, ma non in difesa. Il francese nasce infatti come centrocampista offensivo, che grazie a un fisico imponente riesce a trovare con facilità la via della rete nella Seconda Divisione transalpina. Anzi, la squadra dell’Occitania viene promossa in Ligue 1 nel 1987 grazie all’importantissimo contributo di Blanc, che segna 16 gol in campionato e 20 in tutte le competizioni.

La prima stagione nella massima serie è funestata da un infortunio alla gamba, che però non gli impedisce di diventare campione d’Europa Under-21 con la nazionale. Ma al ritorno da quello stop, la carriera di Blanc cambia radicalmente. L’ex allenatore Mezy, ora diventato direttore tecnico del Montpellier, gli consiglia di perdere qualche chilo, ma soprattutto di arretrare il suo raggio d’azione.

Con i suoi mezzi fisici, il francese può diventare un libero perfetto. E infatti va così, con Blanc che nelle sue ultime tre stagioni allo Stade de la Mosson gioca proprio dietro la linea degli altri difensori. Non che offensivamente i suoi numeri cambino troppo, perché arrivano 48 reti in tre anni. E sorprende ma non troppo pensare che Blanc sia tuttora il miglior marcatore della storia del Montpellier, con 84 gol, tra cui quello che vale la vittoria della Coppa di Francia nel 1990.

Blanc tra Ligue 1, A, Premier e Liga

Nel 1991 il difensore tenta l’avventura in Serie A, firmando con il Napoli. Nonostante ottime prestazioni, il francese decide di tornare in patria dopo appena una stagione, prima accettando l’offerta di un prestito al Nimes e poi venendo ceduto definitivamente al Saint-Etienne.

La permanenza in Ligue 1 dura fino al 1996, quando Blanc, che nel frattempo era passato all’Auxerre con cui vince campionato e coppa di Francia, viene acquistato addirittura dal Barcellona. Anche in Liga però l’esperienza dura poco, appena una stagione in cui il club però porta a casa la Copa del Rey e anche la Coppa delle Coppe.

L’anno dopo, il difensore è di nuovo in patria, stavolta con la maglia dell’Olympique Marsiglia, dove dimostra di non aver ancora perso la confidenza con il gol, segnando 16 gol in due stagioni.

L’Italia però è di nuovo nel suo destino: lo vuole Marcello Lippi all’Inter, dove Blanc resta due anni, nonostante il tecnico viareggino venga esonerato dopo poche partite dalla società nerazzurra. Per chiudere in bellezza una carriera importantissima, Blanc vola verso Manchester, sponda United. Sir Alex Ferguson, orfano di Stam, gli regala un canto del cigno importantissimo, con 75 partite e “solo” 4 reti, la vittoria della Premier League e l’addio al calcio nel 2003, a vent’anni dall’esordio, con i festeggiamenti per il campionato inglese.

Laurent Blanc con i Blues

Ma è impossibile analizzare la carriera da calciatore di Blanc senza parlare dell’esperienza in nazionale. Le prime presenze arrivano a fine anni Ottanta e inizio anni Novanta, un periodo non esattamente florido per i Bleus, che saltano entrambi i mondiali del 1990 e del 1994. Non possono però saltare quelli del 1998, visto che si disputano proprio oltralpe.

Già durante Euro ’96, quando la Francia si ferma in semifinale, Blanc ha indossato la fascia di capitano e nelle gerarchie del CT Jacquet è il numero due, dietro Deschamps. Nella Coppa del Mondo casalinga, il difensore si fa notare per il bacio portafortuna alla testa del portiere Barthez e gioca benissimo, segnando anche il Golden gol contro il Paraguay che vale l'accesso ai quarti di finale e stoppa il live scommesse.

Il gol di Blanc al Paraguay negli ottavi fi Francia '98

Il suo mondiale però termina al minuto 74 della seminale con la Croazia, quando Blanc riceve un cartellino rosso.

Niente finalissima, seppure con la gioia di poter alzare il trofeo. E nonostante abbia quasi compiuto 35 anni, il nuovo CT Lemerre lo porta anche agli Europei. Per Blanc arriva il secondo titolo con la nazionale, stavolta giocando la finale contro l’Italia da titolare. Per lui in totale con la Francia 97 presenze e ben 16 reti, compresa una doppietta nelle qualificazioni mondiali del 1994.

Il Manager Blanc

Per un leader in campo, la panchina sembra lo sbocco logico, ma ci vuole un po’ prima che Blanc decida di diventare allenatore. Ma quando lo fa, le cose gli vanno molto bene. Nella stagione 2007/08 prende la guida del Bordeaux, che porta immediatamente al secondo posto in Ligue 1 dietro all’imbattibile Lione. Va ancora meglio nella stagione successiva, perché i Girondini vincono il titolo nazionale, la Coppa di Lega e la Supercoppa di Francia. Supercoppa che è anche l’unico trofeo della stagione 2009/10, terminata dal Bordeaux al sesto posto.

Il contratto quadriennale che lo lega al club viene sciolto, anche perché nel luglio 2010 per Blanc arriva il posto da CT della nazionale. L’esperienza non è per nulla positiva, un po’ per problemi di campo e un po’ per questioni che esulano dal terreno di gioco. Di certo l’eliminazione, con uno 2-0 subito dalle Furie Rosse favorite per le quote calcio, ai quarti di finale agli Europei 2012 non aiuta, così come le polemiche che si creano attorno alla presenza in nazionale di calciatori naturalizzati francesi.

Nel 2011 il CT finisce nel bel mezzo della questione delle cosiddette “quote etniche” all’interno dei vivai federali, che causa parecchi scontri anche con ex compagni campioni del mondo e che alla fine rappresenta uno dei motivi dell’addio alla panchina della nazionale.

Ad attenderlo, dopo un anno di stop, c’è il Paris Saint-Germain degli sceicchi. Alla guida del PSG, l’ex difensore non fallisce un colpo in Francia, vincendo tre volte il campionato, due la coppa nazionale, tre la coppa di lega e tre la supercoppa.

Blanc con David Luiz!

Ma la proprietà vuole la Champions League e in Europa le cose non vanno benissimo, con tre eliminazioni ai quarti di finale e quindi nel giugno 2016 Blanc viene esonerato con una buona uscita record

È l’inizio di un lungo periodo di stop, terminato solo a fine 2020 con l’ingaggio da parte del club qatariota dell’Al-Rayyan, anch’esso di proprietà della famiglia reale del Qatar come il PSG. Al momento però le cose non vanno benissimo per Blanc nel Golfo Persico. E chissà se è solo questione di togliersi di dosso la ruggine di quasi cinque anni ai box…

Blanc, ottimo comunicatore

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.
 

November 15, 2021

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
Body

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

Dopo una stagione complicata, soprattutto a causa degli infortuni, il Liverpool torna a fare la voce grossa sia in Inghilterra che in Europa. La vittoria del campionato inglese dopo trent’anni (e la prima da quando c’è la Premier League) e la Champions della stagione precedente sembravano far pensare all’apertura di un ciclo.

I portieri dei Reds

La difesa di Klopp

I centrocampisti del Liverpool

Salah e gli altri: l'attacco atomico

Il 2020/21 è stato però a ostacoli per la squadra di Klopp, che ha salvato il salvabile qualificandosi all’Europa che conta e lavorando per la stagione successiva. E i risultati stanno dando ragione ai Reds, che si sono presentati al 2021/22 con una rosa alquanto competitiva, insieme al Chelsea, unici rivali credibili della formazione del City!

I portieri dei Reds

In porta, neanche a dirlo, c’è una sicurezza. Alisson Becker, vincitore del primo Premio Yashin, è certamente tra i migliori estremi difensori al mondo. Il brasiliano ha subito un leggero periodo di appannamento nella scorsa stagione, anche a causa di qualche infortunio, ma è di nuovo tornato ai suoi altissimi livelli. E dietro di lui ci sono ben tre colleghi pronti a sostituirlo.

Il portiere brasiliano del Liverpool!

Lo spagnolo Adrian, eroe della supercoppa europea 2019, l’irlandese Caoimhin Kelleher, che è già stato provato da Klopp per il futuro in partite di coppa, e addirittura il tedesco Loris Karius, tornato dal prestito all’Union Berlin e ancora sotto contratto con i Reds, con cui però non gioca, naturalmente, una partita dalla sfortunata notte di Kiev nella finale di Champions League contro il Real Madrid.

La difesa di Klopp

Al lato della difesa del suo classico 4-3-3, Klopp è in una botte di ferro. I due terzini titolari del Liverpool sono infatti considerati tra i migliori al mondo nel proprio ruolo. A destra c’è Trent Alexander-Arnold, che a 23 anni appena compiuti è già un veterano che ha vinto tutto e da protagonista.

L’esterno dal piede fatato (è stato principe degli assist in Premier), che il tecnico può anche permettersi di schierare a centrocampo, è certamente una delle stelle della squadra. Così come lo è il suo dirimpettaio Andew Robertson. Una decina di anni fa, lo scozzese cercava squadra sui social, ma da quando è arrivato a Liverpool è diventato insostituibile e fondamentale per gli equilibri, visto che la sua corsa sembra davvero inesauribile.

A coprire le assenze dei due ci sono rispettivamente Neco Williams, gallese prodotto delle giovanili del club, e il greco Kostas Tsimikas, che però trovano poco spazio perché i colleghi titolari difficilmente saltano una partita…

Dopo una stagione disastrosa in quanto a infortuni nel ruolo che sono costati tante, tante sconfitte impreviste per le scommesse Premier League, il Liverpool ora si ritrova ben cinque difensori centrali in rosa. Il più celebre è ovviamente Virgil van Dijk, la cui assenza per la rottura del legamento crociato ha pesato tantissimo.

Virgil van Dijk

L’olandese, che nel 2019 è andato vicinissimo al Pallone d’Oro, è la roccia della difesa di Klopp e da quando è tornato Alisson e soci sono molto più tranquilli.

Per decidere chi schierargli accanto, il tecnico ha l’imbarazzo della scelta. Il titolare dovrebbe comunque essere l’inglese Joe Gomez, anche lui a lungo assente nella scorsa stagione, ma il rientro è ancora molto graduale. Ha giocato parecchio finora il camerunese Joel Matip, che l’anno scorso si è caricato il reparto sulle spalle, mentre Klopp sta inserendo con molta attenzione il francese Ibrahima Konatè, acquistato dal Lipsia per 40 milioni di euro e che in futuro dovrebbe rappresentare l’altra metà della coppia titolare.

E infine c’è Nate Phillips, prodotto del vivaio, come quinto centrale in rosa.

I centrocampisti del Liverpool

Il centrocampo a tre del Liverpool è stato uno dei segreti delle vittorie dei Reds negli anni. Il trio titolare è quello composto da Fabinho, Jordan Henderson e Thiago Alcantara. Il brasiliano, dopo un anno passato a fare la spola col centro della difesa, ha ripreso il suo posto davanti ai compagni e gli equilibri della squadra ringraziano, visto il suo inesauribile lavoro come frangiflutti. Henderson è il riferimento in campo del tecnico, il centrocampista e capitano che organizza la squadra e che ripulisce palloni pericolosi permettendo la transizione.

Thiago, dopo una prima annata tra luci e ombre, mette a disposizione il suo talento sia in fase di rifinitura che nell’inserimento personale, non facendo certo rimpiangere l’addio di Wijnaldum. Ma anche in panchina le possibilità di Klopp sono quasi infinite.

Alex Oxlade-Chamberlain, centrocampista dello scacchiere di Klopp!

Con Thiago ai box, il tedesco ha recuperato Naby Keita, che è finalmente tornato ai livelli di quando dominava la Bundesliga nel centrocampo del Lipsia. Alex Oxlade-Chamberlain è il jolly che può ricoprire un po’ tutte le posizioni, mentre Curtis Jones, ennesimo prodotto delle giovanili, è un talento classe 2001 che si sta prendendo sempre più spazio. Impossibile poi dimenticare l’eterno James Milner, che a dispetto dei suoi 37 anni è sempre una sicurezza per i compagni, sia in campo che all’interno dello spogliatoio.

Salah e gli altri: l'attacco atomico

Ma se si pensa al punto forte del Liverpool, impossibile non farsi venire in mente il tridente d’oro di Klopp. A destra c’è Mohamed Salah, che in questo 2021 è tornato in una forma strepitosa, candidandosi al Pallone d’Oro e superando il record di Drogba come miglior marcatore africano della storia della Premier League. Da quando è arrivato a Liverpool, l’egiziano si è scoperto goleador implacabile e spesso è l’ago della bilancia nelle partite più complicate.

Sadio Manè con Salah!

Dall’altra parte Klopp non potrebbe mai fare a meno di Sadio Manè, che rispetto al collega di reparto è forse meno prolifico, ma certamente più utile tatticamente. Anche lui, nonostante non sia un bomber vero e proprio, ha però superato lo scoglio delle 100 marcature in Premier proprio in questa stagione. Il centravanti, in realtà, centravanti non è.

Robert Firmino, per tutti Bobby, è un perfetto falso nueve che gioca al servizio dei due compagni di reparto, ma non disdegna match in cui finalizzare lui, regalando spesso marcature multiple. In panchina, ma non troppo, c’è il portoghese Diogo Jota, che è l’alter ego di Firmino ma che può anche andare a sostituire uno tra Salah e Manè.

E pur non avendo la prolificità dei due africani, il lusitano è un’opzione tattica interessante anche sull’esterno. Le altre alternative sono lo sfortunato Harvey Elliott, talento cresciuto nel vivaio che si è gravemente infortunato a settembre, e il giapponese Takumi Minamino, che Klopp adora ma che non riesce quasi mai a schierare, visto che i tre del tridente sono quasi impossibili da tenere a riposo.

E si chiude con Divock Origi, l’uomo dei gol pesanti, compreso il punto che ha stoppato le scommesse live nella finale di Madrid. Il belga, dopo anni complicati, sta trovando di nuovo minuti di gioco e ripaga quasi sempre la fiducia di Klopp con prestazioni importanti per la squadra e con gol a volte incredibili. Del resto, in uno squadrone come quello dei Reds, persino le riserve devono essere molto speciali…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 15 novembre 2021.

December 23, 2021

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
Body

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
factcheck
Off
hidemainimage
show
Hide sidebar
show
Fullwidth Page
Off

Se esistesse un premio da assegnare alla squadra che è più migliorata nell’ultimo periodo, sarebbe difficile non attribuirlo al Milan. Un paio di stagioni fa il Diavolo era in un momento molto complicato, con un progetto tecnico, quello legato a Marco Giampaolo, fallito dopo una manciata di mesi.

Theo è il più pagato al Milan

Tra i 3 ed i 2 milioni di euro di ingaggio

Il rinnovo di Ibra

Il contratto del gioiellino Brahim Diaz

Poi però è arrivato Stefano Pioli, che ha rivoluzionato la squadra in campo e nella testa. E nonostante nelle ultime sessioni di mercato siano arrivati addii importanti, quelli di Gigio Donnarumma e di Hakan Calhanoglu nel 2021 e quelli di Franck Kessie e Alessio Romagnoli, tutti via a parametro zero, lo società rossonera è riuscita a sostituire a dovere i partenti, arrivando a vincere il tricolore nella stagione 2021/22 e candidandosi al bis in quella successiva.

Il bonus di benvenuto di 888sport!

Theo è il più pagato al Milan

Ma soprattutto, il club ha anche saputo mantenere una gestione particolarmente virtuosa, come dimostrano gli ingaggi che il Milan deve pagare ai suoi calciatori nella stagione 2022/23. Il calciatore che guadagna di più infatti è Theo Hernandez, primo marcatore stagionale con il rigore trasformato contro l'Udinese per le quote serie A, che ha visto le sue ottime prestazioni ricompensate da un rinnovo fino al 2026 con uno stipendio di 4 milioni.

Hernandez al tiro!

Lo stesso di Divock Origi, arrivato a parametro zero dal Liverpool, anche lui legato al club fino al 2026. Per chiudere il podio si scende a 3,5 milioni di euro a stagione.

A guadagnarli al Milan ci sono il croato Ante Rebic, il francese Olivier Giroud e l’insostituibile difensore inglese Fikayo Tomori. I calciatori a disposizione di Pioli vengono da situazioni totalmente diverse, ma hanno in comune l’ingaggio netto.

Non la durata del contratto, però, visto che Rebic ha un accordo fino al 2025, il Campione del Mondo 2018 nel 2021 ha firmato un biennale che lo lega al club fino al 2023 e il britannico ha appena rinnovato il suo contratto fino al 2027.

Guadagnerà 2,5 milioni di euro anche Sandro Tonali, dopo il rinnovo quinquennale siglato a settembre!

Tra i 3 ed i 2 milioni di euro di ingaggio

Nella fascia compresa tra i due e i tre milioni di euro netti a stagione c’è parecchio…affollamento. Ad aprirla Mike Maignan. Il portiere francese è arrivato al Milan con l’ingrato compito di non far rimpiangere Gigio Donnarumma, ma non ha certo fallito il compito. Con lui il Milan ha pensato di cautelarsi, con un accordo fino al 2026 da 2,8 milioni di euro a stagione.

Assai più di breve durata l’accordo con Tiemouè Bakayoko. Il centrocampista ivoriano guadagna infatti 2,5 milioni fino al 2023, quando terminerà il prestito biennale dal Chelsea e bisognerà decidere del suo futuro. A proposito di futuro, a 2,2 milioni a stagione c’è il belga Charles De Ketelaere, che ha sottoscritto un accordo a lunga durata: per lui contratto fino al 2027.

La rosa dei portieri francesi


A 2 milioni c’è un terzetto abbastanza variegato. In primis il capitano, Davide Calabria. Il difensore  venuto dal vivaio è un elemento fondamentale per il club e il suo accordo fino al 2025 lo dimostra ampiamente.

Sulla stessa cifra c’è anche il portoghese Rafael Leao, tra le scommesse decisamente vinte dai rossoneri, che per ora lo dovrebbero pagare relativamente poco fino al 2024. Ma anche nel suo caso si pensa al rinnovo, viste le sirene delle big.

E a chiudere c’è anche l'infortunato Alessandro Florenzi, che si è trasferito definitivamente in rossonero firmando un contratto fino al 2025.

Il rinnovo di Ibra

Che il Milan stia spendendo bene, però, lo dimostra anche la fascia di ingaggi successiva. Alcuni dei calciatori che stanno rendendo di più hanno infatti un ingaggio netto compreso tra il milione e il milione e mezzo netto a stagione. A 1,5 milioni all’anno c’è Ismael Bennacer: l’algerino si è accordato con il club fino al 2024.

Arrivo di Pioli a parte, è innegabile che il salto di qualità, anche nelle quote serie A, il Milan l’abbia fatto con il ritorno a San Siro di un certo Zlatan Ibrahimovic.

E quindi è totalmente normale che lo svedese, nonostante gli anni che passano, abbia ancora un contratto importante. Per lui ci sono 1,4 milioni di euro netti all’anno fino a giugno 2023. Poi…si vedrà perché con Ibra mai dire mai e la “pensione” calcistica, nonostante l’infortunio che lo terrà fermo a lungo, non sembra ancora vicina. 

A confermare la bontà del lavoro del club, però, c’è sicuramente il terzetto che guadagna 1,2 milioni di euro all’anno e che al momento è la spina dorsale della squadra: Sandro Tonali, prima del rinnovo, Ciprian Tatarusanu e Simon Kjaer. L’ex Brescia, sotto contratto fino al 2026, si è addirittura decurtato l’ingaggio pur di rimanere al Milan e sta ripagando il club a suon di prestazioni maiuscole.

Il portiere romeno (scadenza 2023) invece ha avuto il gravoso compito di sostituire Maignan quando il francese si è infortunato e lo ha fatto benissimo. Per non parlare del difensore danese, vera colonna del reparto arretrato, che fino al 2024 resterà l’angelo custode della retroguardia rossonera.

A 1,1 milioni a stagione c’è Rade Krunic, con un accordo col club fino al 2024, mentre a un milione ci sono il tuttocampista belga Alexis Saelemaekers (contratto fino al 2026), Junior Messias (scadenza 2024), Fodè Ballo-Tourè (che ha un accordo fino al 2025) e il rientrante Tommaso Pobega (sotto contratto fino al 2027).

Il contratto del gioiellino Brahim Diaz

Resta ancora un mistero lo stipendio del nuovo arrivato Yacine Adli. Il trequartista francese ha firmato un contratto fino al 2027 e il suo ingaggio dovrebbe aggirarsi sugli 800mila euro a stagione. Ultimi, ma non certo meno utili, calciatori che comunque Pioli sta decisamente valorizzando.

Come Antonio Mirante, arrivato in fretta e furia dopo l’infortunio di Maignan con un contratto fino a giugno 2023 da circa 700mila euro a stagione. O Pierre Kalulu, che fa fruttare parecchio i 600mila euro all’anno che il Milan gli versa fino al 2025. O ancora Matteo Gabbia, cresciuto nelle giovanili, che guadagna come il francese ed è sotto contratto fino al 2024. Tra i meno costosi c’è lo spagnolo Brahim Diaz, che riceve appena 500mila euro a stagione fino al 2023.

Il promettente trequartista spagnolo Diaz

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 15 novembre 2021.

 
September 9, 2022
Body

Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini