Spendere poco, ma spendere bene. Se le squadre di Serie A avessero un motto, quello della Lazio di Claudio Lotito si avvicinerebbe di certo a un elogio della gestione finanziaria del club.

Da quando l’imprenditore capitolino ha preso le redini dei biancocelesti, infatti, la Lazio è stata sempre gestita con una cura impeccabile e senza eccessi. Il che però non ha impedito a Lotito e a tutti i tifosi di prendersi diverse soddisfazioni, tra Coppe Italia, Supercoppe e di recente anche il ritorno in Champions League dopo anni di assenza.

Ciro Immobile il più pagato a Formello

Quanti calciatori biancocelesti tra i 2 e i 3 milioni

Gli stipendi di Provedel e Marcos Antonio

Gli ingaggi dei giovani e degli esuberi

Un vero e proprio miracolo, considerando che la Lazio si è spesso e volentieri messa alle spalle club che invece spendono e spandono e che hanno un monte ingaggi di parecchio superiore a quello biancoceleste. Che invece si attesta a una cifra abbordabile, nonostante gli arrivi negli ultimi mercati abbiano ingaggi che per la media della squadra sono di fascia alta.

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Ciro Immobile il più pagato a Formello

Del sontuoso ingaggio dell'ex allenatore di Chelsea e Juve abbiamo già parlato. Il re di Formello, e non potrebbe essere altrimenti, è Ciro Immobile. Il centravanti biancoceleste, capitano della squadra, Campione d’Europa con l’Italia di Mancini, vincitore della Scarpa d’Oro nel 2020 e primatista di reti nella storia del club, è infatti il calciatore meglio pagato della Lazio. Per lui in Lega è depositato un contratto da 4 milioni netti a stagione fino al 2026.

Ciro in gol anche a Marsiglia!

Quanti calciatori biancocelesti tra i 2 e i 3 milioni

Dietro a Re Ciro, favorito per il titolo di capocannoniere dalle quote delle scommesse Italia c’è l’altra stella della formazione di Sarri. Nonostante da anni sia uno dei calciatori più richiesti della Serie A, Sergej Milinkovic-Savic è fedele ai colori biancocelesti. L’ultimo rinnovo lo ha portato ad avvicinarsi al suo capitano, perché gli garantisce circa 3,2 milioni di euro netti a stagione fino al 2024. E vista la durata, lascia Lotito e Tare, almeno a stretto giro, al riparo da sorprese in sede di mercato.

Su quelle cifre, 3,2 milioni di euro netti, anche il…figliol prodigo Alessio Romagnoli. Il difensore, da sempre di fede laziale, è arrivato gratis dopo essersi svincolato dal Milan e ha firmato un contratto fino al 2027 con la squadra del suo cuore.

A 2,5 milioni netti a stagione c’è una coppia spagnola molto particolare, che sta vivendo momenti diametralmente opposti in questo inizio di stagione. Luis Alberto, stella della Lazio di Simone Inzaghi, ha trovato alcune difficoltà iniziali con Sarri, ma adesso sta riconquistando la fiducia del tecnico.

Anche perché, Lotito docet, il contratto dura fino al 2025 e se Luis Alberto vuole andarsene, deve trovare una squadra che porti alla Lazio quanto richiesto… E poi c’è Pedro, che ha fatto il salto della barricata da un lato all’altro del Tevere e che in biancoceleste sta trovando la considerazione che in giallorosso sembrava non avere. Per l’attaccante c’è la stima di Sarri, che lo conosce dai tempi del Chelsea, e un biennale fino a giugno 2023 che sta rendendo felici entrambe le parti in causa.

A 2,2 milioni netti all’anno Felipe Anderson. Il brasiliano, pur di tornare alla Lazio, ha deciso di firmare fino al 2025, ma di decurtarsi l’ingaggio rispetto a quanto percepiva al West Ham ed è subito diventato fondamentale per il 4-3-3 biancoceleste. A proposito del tecnico, a 2 milioni a stagione c’è uno dei suoi fedelissimi: Elseid Hysaj. L’albanese, arrivato da svincolato, ha firmato un accordo che lo lega alla Lazio fino al 2025, 
 
Chi invece è relativamente giovane è Mattia Zaccagni, riscattato per un totale di 9 milioni dal Verona. Per lui un contratto da 1,9 milioni di euro netti fino al 2025. Se alla seconda stagione, confermerà il passo e la fiducia che lo hanno accompagnato sia al Bentegodi che nelle prime partite a Roma, l'esterno sarà nuovamente il protagonista di gol che hanno fatto vincere scommesse live clamorose. 

Stessa cifra anche per Matias Vecino, arrivato da svincolato, che ha firmato un contratto con il club biancoceleste fino al 2025.

Il gol di Felipe Anderson al derby!

Gli stipendi di Provedel e Marcos Antonio

Poco più sotto c’è quella che a lungo è stata colonna difensiva della squadra, Francesco Acerbi. Il centrale campione d’Europa ha un contratto che gli garantisce 1,8 milioni a stagione fino al 2025 e nella classifica dei meglio pagati è davanti ad alcuni compagni di reparto, nonostante sia ormai in uscita dopo esultanze e reazioni sopra le righe.

Per Manuel Lazzari, esterno a tutta fascia che Sarri ha riconvertito al suo gioco, ci sono 1,5 milioni a stagione fino al 2024, mentre a 1,4 milioni c’è un terzetto. Il primo è l’eterno Stefan Radu, che a 35 anni è ancora un leader ma che ha il contratto in scadenza a giugno 2023.

Non è certo un problema per Toma Basic, arrivato nella scorsa stagione, che invece ha firmato un accordo che lo terrà a Formello fino al 2026. A 1,4 milioni all’anno c’è anche una delle alternative del centrocampo di Sarri, Danilo Cataldi, che vede il suo contratto scadere nel 2024. 
 

Francesco Acerbi

 Si scende ancora per quello che dovrebbe essere il portiere titolare della Lazio del futuro: Ivan Provedel, acquistato dallo Spezia per 2 milioni di euro, guadagnerà 1,3 milioni fino al 2027. Un altro nuovo acquisto, lo spagnolo Mario Gila, dovrebbe percepire invece 1,1 milioni di euro fino al 2027.

Su quelle cifre anche Adam Marusic. Il terzino ha da poco rinnovato e ha firmato un accordo che termina nel 2024. A un milione c’è invece il contratto di Patric, da poco rinnovato fino al 2027. Sotto il milione ci sono alcuni casi perlomeno particolari, come quello di Marcos Antonio. Il centrocampista, costato 7,5 milioni, ha firmato con la Lazio a 900mila euro più bonus fino al 2027.  

Gli ingaggi dei giovani e degli esuberi

A mezzo milione di euro ci sono altri giocatori: il talento argentino Luka Romero, che ad appena 16 anni ha potuto firmare solo un triennale e che quindi va in scadenza nel 2024, e due calciatori che Sarri utilizza spesso, lo spagnolo Raul Moro (contratto fino al 2025) e Jean-Daniel Akpa Akpro, anche lui sotto contratto per altre tre stagioni e mezza.

Ancora nessuna informazione infine sui contratti di altri tre nuovi arrivi: Luis Maximiano, Nicolò Casale e Matteo Cancellieri hanno però tutti firmato un accordo con la Lazio che termina nel 2027.

L’unico cruccio per Lotito? I fuori rosa, che a volte guadagnano anche di più rispetto a chi invece Sarri usa eccome. Riza Durmisi percepirà un milione netto fino al 2023. E poi c’è l’oggetto misterioso Dimitrije Kamenovic, acquistato a 2,5 milioni e con un contratto da 700mila euro fino al 2026, ma che non è stato considerato dal tecnico. Dimostrazione che persino a Lotito e Tare, a volte le ciambelle non riescono col buco…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 11 novembre 2022.

August 24, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini

L’inserimento nelle regole da parte del penalty è datato 1891 e già un anno dopo la necessità di battere un rigore a tempo scaduto porta all’introduzione di un’altra novità, quella del tempo di recupero. Ci vuole il nuovo secolo per stabilire fino a che punto del campo un fallo sia passibile di massima punizione.

LE REGOLE SUI RIGORI

PARTITE AI CALCI DI RIGORE

IL PODIO DEI GOL DAL DISCHETTO IN A

PAZZINI IL MIGLIOR RIGORISTA 

NESSUNO AL MONDO COME LE TISSIER

E infatti nasce l’area di rigore e, già che ci siamo, viene anche codificato il punto da cui calciare il penalty, il celebre dischetto. Insomma, da 130 anni, come direbbe Vujadin Boskov, rigore è quando arbitro fischia.

LE REGOLE SUI RIGORI

Poi ci sono una serie di regole, come per esempio quella per cui nessuno degli altri giocatori in campo può entrare in area prima del tiro o quella per cui il portiere non può muoversi dalla linea di porta, ma in fondo il concetto è semplice come le scommesse vincenti: c’è chi tira e chi deve parare. Occhio però, perché l’introduzione del VAR permette di vedere molto più a fondo se il regolamento viene rispettato.

La decisione del VAR

La presenza di almeno uno dei due piedi del portiere sulla linea di porta viene verificata con le telecamere, così come l’eventuale ingresso in area di rigore di qualcuno degli altri calciatori. E non è raro di recente imbattersi in un penalty parato, ma poi ripetuto perché qualcuno ha cercato di fare il furbo.

Se a non comportarsi bene è uno degli attaccanti, il rigore viene battuto di nuovo in caso di rete. Se invece il portiere si muove troppo o un difensore fa invasione d’area, il tiratore dovrà presentarsi di nuovo sul dischetto solo se il rigore gli viene parato o se lo sbaglia.

Poi c'è una norma curiosa, sconosciuta ai più: non si può calciare un rigore all’indietro, ovverosia verso il centrocampo, neanche se si tenta la conclusione a due. E per chi ci prova, arriva anche il cartellino giallo.

PARTITE AI CALCI DI RIGORE

Ma è sempre così semplice segnare un calcio di rigore? Dai un'occhiata alla lista dei rigoristi Serie A 2021/2022!

Evidentemente no, considerando che la media di realizzazioni dei penalty è alta, ma non stellare. Certo, ritrovarsi uno contro uno contro il portiere è certamente una situazione favorevole, ma nel corso degli anni molti estremi difensori si sono specializzati nel neutralizzare le conclusioni dagli undici metri, studiando i possibili rigoristi prima delle partite e in alcuni casi addirittura scrivendosi sulla borraccia le abitudini di tutta la squadra avversaria, se si parla di match a eliminazione diretta in cui c’è la possibilità di finire ai calci di rigore.

Se è vero che ci sono specialisti in porta, ce ne sono però anche dal dischetto. Il calcio di rigore, sia in partita che come tie-breaker, è un’evenienza talmente comune che un po’ tutti devono essere pronti a calciarne uno. Lo spiega benissimo la finale di Europa League tra Villarreal e Manchester United, che è terminata con il portiere argentino Rulli e il collega spagnolo De Gea si affrontano a parti inverse. Ed è proprio l’errore dell’estremo difensore dello United che spedisce il trofeo in Spagna.

I rigori della finale di Europa League

IL PODIO DEI GOL DAL DISCHETTO IN A

In Italia la graduatoria dei rigoristi più prolifici della storia della Serie A vede in cima Francesco Totti, che in carriera è andato a segno ben 71 volte dal dischetto, tutte con la maglia della Roma. L’ex numero 10 giallorosso ha superato in questa speciale classifica il precedente primatista, Roby Baggio, che tra Bologna, Brescia, Fiorentina, Inter, Juventus e Milan ha segnato 68 volte su calcio di rigore. Terzo, ma ben distanziato, Alex Del Piero, per 50 volte nel tabellino dei marcatori con accanto la classica “R” tra parentesi.

Nella top ten assoluta spuntano altri nomi leggendari, come quelli di Savoldi e Signori, specialista nel calciarli da fermo, rispettivamente quarto e quinto, o persino di Maradona, che nella sua esperienza a Napoli ha segnato 30 volte su rigore e che chiude i primi dieci. Ad affiancarlo di recente è stato Mimmo Berardi, sempre ottima opzione come marcatore per le quote Serie A che è entrato anche lui nel club dei trenta, uno dei pochi calciatori ancora in attività assieme a Ciro Immobile (40) e Fabio Quagliarella (32).

Il cucchiaio di Mertens in Polonia!

 

PAZZINI IL MIGLIOR RIGORISTA 

Segnare più rigori, però, non significa mica essere i migliori rigoristi. Basterebbe pensare che il solo Totti ne ha sbagliati 17 in Serie A, il che significa che l’80,6% di esecuzioni andate a segno. E tra i migliori rigoristi di sempre per percentuale, il romanista non entra neanche nelle top 20, ovviamente considerando chi ne ha tirati almeno 20.

Da questo punto di vista, il cecchino infallibile è Giampaolo Pazzini, che su 25 penalty calciati nel massimo campionato ne ha messi dentro 24, il 96%. L’unico errore è arrivato nel 2011 contro uno degli esperti dall’altro lato, ovvero Samir Handanovic, che tra parentesi in carriera ne ha parati ben 32 in Serie A, superando il precedente recordman, Pagliuca.

Pazzini infallibile dagli undici metri!

Dietro Pazzini si piazza una leggenda come Marco van Basten, che ha una percentuale di poco inferiore, considerato che ha sbagliato un rigore più dell’ex azzurro (due), tirandone uno in più (26).

Chiude la top 3 per effettività dal dischetto Mario Maraschi, centravanti di Lazio, Vicenza e Fiorentina, con 22 centri su 24 rigori. Più dietro si piazzano altri specialisti come Perotti, Cristiano Ronaldo e Immobile, che riesce (assieme a Maradona) a entrare nella top 10 sia per numero di reti che per percentuale di realizzazione.

NESSUNO AL MONDO COME LE TISSIER

Insomma, sembra proprio che sia impossibile calciare tanti rigori senza sbagliarne mai neanche uno, anche perché ovviamente più aumentano i tentativi, più ci sono possibilità di vedersene parare uno, o di sbagliare la mira.

A dimostrarlo c’è anche quello che viene considerato uno dei migliori rigoristi di sempre, Matt Le Tissier, leggenda del Southampton e di tutto il calcio inglese. Per lui in carriera 49 tentativi e 48 reti, con un metodo... infallibile: “li tiro fortissimo e molto angolati, se poi il portiere azzecca l’angolo giusto non ci arriva comunque”. Ma forse qualcuno con il 100% di efficacia c’è.

Come spiega persino il sito della UEFA, è impossibile trovare una prova che il croato Ivan Krstanović abbia mai sbagliato dal dischetto. Anzi, lui stesso ha dichiarato di aver segnato almeno 30 calci di rigore. Considerato che è un classe 1983, la possibilità che si ritiri con una statistica perfetta c’è eccome. Ma occhio, segnare un penalty sarà anche semplice, ma anche a sbagliarlo…ci vuole un attimo!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

November 10, 2021

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Il calcio è lo sport più amato d’Italia e forse non c’è luogo comune più realistico di quello che descrive gli italiani come sessanta milioni di allenatori. Ecco perché non sorprende per nulla che oltre al calcio giocato, anche il fantacalcio sia una vera e propria passione di tantissime persone, che si dilettano a giocare contro amici, parenti o anche contro dei semplici sconosciuti.

LE FASCE DEL FANTACALCIO

L'ODIATO 65,5 AL FANTA

LE DEROGHE ALLE FASCE DEI 6 PUNTI

IL FANTA CON LA CLASSIFICA GENERALE

FANTA... PRESSIONE!

Del resto, tutto quello che c’è nel fantacalcio è fatto apposta per replicare le emozioni del pallone. 

LE FASCE DEL FANTACALCIO

A partire dall’asta, con Ciro Immobile oggetto dei desideri nella griglia attaccanti, in cui ci si trasforma in geniali direttori sportivi capaci di strappare un campione inatteso a due spiccioli, oppure a prendere il più classico dei bidoni, strapagandolo. Ma non c’è dubbio che il momento clou della settimana fantacalcistica sia la partita.

Ciro Immobile trasforma un rigore!

E come quelli da 90’, il match si vince facendo un gol più degli altri. Già, ma come si contano i gol al fantacalcio? Se dovessero contare soltanto le reti effettivamente segnate dai calciatori, si perderebbe l’utilità del voto, dei malus e dei bonus scommesse. Ecco perché il sistema di “marcature” del fantacalcio è basato su delle fasce. A seconda del punteggio della squadra, si ottiene un determinato numero di gol nella partita.

E il numero magico, quello per cui si può cominciare perlomeno a esultare, è 66. Logico, considerando che si gioca in undici. E quindi l’idea che di media tutta la squadra abbia preso una sufficienza è premiata con un gol.

Dopodiché, la regola più comune prevede che si assegni un’ulteriore rete ogni sei punti in più. Quindi una squadra avrà segnato due gol quando raggiungerà quota 72, tre a 78, quattro a 84, cinque a 90, sei a 96, per poi arrivare a improbabili goleade con squadre che grazie a prestazioni monstre dei calciatori selezionati accumulano 102, 108 o 114 punti.

L'ODIATO 65,5 AL FANTA

Attenzione, però, perché questo sistema è la croce e la delizia dei fantallenatori, perché basta mezzo punto in più o in meno per cambiare interamente le sorti di una partita.

E quindi un elemento che può sembrare superfluo come un’ammonizione (che per l’appunto, toglie 0,5 punti al voto del calciatore che la subisce) è in grado di determinare il risultato. Non per nulla il numero più odiato dai fantallenatori è 65,5, perché significa essere arrivati a un passo dal gol, ma non esserci riusciti per il minor scarto possibile.

Figurarsi poi se invece il proprio avversario ha raggiunto quota 66 per miracolo… Ma non è solo questa la frustrazione del fantallenatore, perché esistono anche casi inversi. Come quelli in cui le due squadre sono ai limiti estremi della propria fascia, ma finiscono comunque per pareggiare. Non è facile accettare di portare a casa un solo punto in classifica quando la differenza di punteggio si avvicina ai sei fatidici punti.

Un 2-2 tra un undici che totalizza 72 punti e uno che invece si ferma a 77,5 magari non rifletterà perfettamente i valori delle scelte dei due allenatori, ma del resto nel calcio “vero” succede anche che una squadra meriti ampiamente di vincere, per poi finire a maledire gli dei del pallone per un pareggio!

LE DEROGHE ALLE FASCE DEI 6 PUNTI

Non in tutti le leghe, però, utilizzano queste fasce. Del resto, come avviene per tante altre attività ludiche, basta organizzarsi e, previo accordo dei partecipanti, le regole possono cambiare eccome. La necessità di fasce di diverso tipo diventa per esempio pressante anche quando la lega è composta da parecchie squadre. Naturalmente, più partecipanti ci sono, più la qualità media delle rose si abbassa.

Non tutti hanno la fortuna di avere in rosa uno specialista dal dischetto come Mimmo Criscito e considerando che a volte non si riescono neanche a schierare gli undici titolari, le possibilità di andare “in gol” si abbassano drasticamente.

Il capitano del Genoa, Criscito!

Di conseguenza non tutti usano i sei punti, ma preferiscono optare per scarti minori. Una soluzione che però piace poco ai puristi, che ritengono le fasce classiche quelle più in grado di rispecchiare l’andamento di una vera partita, non rendendo né troppo semplice né praticamente impossibile riuscire a fare un gol in più dell’avversario.

Ma visto che di regole universali non ce ne sono, la fantasia di chi organizza il fantacalcio non ha praticamente limiti. E infatti alcune leghe arrivano addirittura a utilizzare delle fasce progressive, che rendono abbastanza più semplice “dilagare”. Queste ultime cominciano a 66 come quelle classiche, ma che poi dopo aver assegnato due reti a 72 cominciano a diminuire i punti necessari per realizzare quelle successive.

Quindi il terzo gol sarà a quota 77 (5 punti di distacco), mentre dal quarto in poi bastano quattro punti in più per assicurarsi la rete successiva. E per chi odia i pareggi con troppo distacco, ci sono anche leghe che quando le due squadre sono nella stessa fascia ma con un divario ampio, assegnano un gol in più…a tavolino a quella ha il punteggio più alto! 

IL FANTA CON LA CLASSIFICA GENERALE

Il fantacalcio nel mondo non è solo fatto da fantasiosi giuristi, capaci di inventare nuovi sistemi di punteggio e cavilli vari. C’è addirittura chi per evitare la frustrazione del mezzo punto preferisce non assegnare gol e giocare partite, per poi conteggiare i punti in una mega-classifica generale che si aggiorna di giornata in giornata.

Questo sistema però non piace a molti, in quanto la mancanza degli scontri diretti toglie pepe alla competizione. Più in generale, la classifica generale tende a favorire squadre che magari avrebbero perso questa o quella partita vista la giornataccia dei propri calciatori, ma che con un’ottima prestazione nella giornata successiva recuperano in graduatoria senza pagare pegno per quella che in un fantacalcio “classico” sarebbe stata una sconfitta senza attenuanti.

FANTA... PRESSIONE!

Insomma, visti i tanti e diversi modi di approcciare ai gol al fantacalcio, sembra quasi strano che il classico mezzo punto possa continuare a fare la differenza, ma è evidente che in qualsiasi caso può essere lo spartiacque tra un’ottima giornata e un fine settimana catastrofico. Il che spiega (ma di certo non giustifica) l’enorme pressione che alcuni fantallenatori decidono di mettere sulle spalle dei “loro” giocatori, magari dopo averli riscoperti come nel caso di Giovanni Simeone, opzione di marcato perfetta per le scommesse online da quando al Verona c'è Tudor!

Giovanni Simeone con la maglia dell'Argentina!

Da quando i social sono diventati parte integrante del quotidiano, infatti, non è raro vedere calciatori postare infastiditi i messaggi privati e i commenti in cui (spesso con modi e con parole censurabili) si chiede loro di segnare o di giocare meglio non tanto per la propria squadra, ma perché qualcuno li ha comprati al fantacalcio.

Certo, poi ci sono anche molti protagonisti del pallone che invece si divertono anche loro a giocare e a fare la formazione, magari comprandosi e schierandosi. E in quel caso, forse, a non perdere il famoso mezzo punto ci pensa direttamente chi scende in campo!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. 

 
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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