Campione. Mito. Leggenda. Le parole rischiano di non rendere comunque a pieno l’importanza di Paolo Maldini per il calcio italiano, europeo e mondiale. Quello che per molti all’inizio della sua carriera era soltanto “il figlio di Cesare” ha raggiunto l’amatissimo papà praticamente in tutto.

Il palmares ed i numeri di una leggenda

I guadagni di Maldini durante la carriera da calciatore

Il grande ritorno e lo stipendio da dirigente

Sponsor e pubblicità di Maldini

Il palmares ed i numeri di una leggenda

E non solo lui, ma in pratica qualsiasi altro calciatore italiano, con l’eccezione di Gigi Buffon. Per lui da calciatore 26 trofei, tra cui 7 scudetti e 5 Champions League (pareggiando il record di Paco Gento di 8 finali giocate). In pratica, almeno uno all’anno, visto che si parla di una storia cominciata nel lontano 1984 e che ancora oggi lo lega al modello Milan, unico grande amore della sua vita sia in campo che dietro una scrivania.

Della storia di Paolo Maldini calciatore si è detto davvero tutto, ma vale sempre la pena far capire di chi si parla. E come sempre, i numeri parlano per lui. 25 stagioni da professionista, da quando aveva appena 16 anni ed è stato gettato nella mischia da Nils Liedholm fino all’ultima partita, nella stagione 2008/09, per un totale di 902 apparizioni con la maglia del Diavolo.

A cui ne vanno aggiunte anche 126 con la nazionale maggiore, 12 con l’under 21 e anche una con la nazionale olimpica. L’unico vero cruccio è quello di non aver mai vinto a livello internazionale con gli Azzurri, visto che il suo palmares al riguardo parla di un terzo posto a Italia ’90 e di due amarissime medaglie d’argento, quella mondiale a USA 1994 e quella europea nel 2000. Per il resto, però, soltanto vittorie e riconoscimenti sia di squadra che personali.

Paolo Maldini

Peccato solamente che nella sua storia sia mancato il Pallone d’Oro, sfiorato nel 1994 e nel 2003, le due occasioni in cui il difensore rossonero ha chiuso al terzo posto nella classifica del celebre premio di France Football.

I guadagni di Maldini durante la carriera da calciatore

Difficile capire quanto abbia guadagnato in carriera Maldini, se non altro perché ha cominciato a giocare in un periodo in cui gli stipendi erano decisamente più bassi di quelli attuali e che la vera esplosione dei salari è arrivata nei suoi ultimi anni in campo.

Si può comunque ragionare sull’analisi di France Football del 2003, che spiega che all’epoca Maldini, nonostante i suoi 35 anni, era comunque tra i 20 calciatori più pagati al mondo con un’entrata annuale di 6 milioni di euro, una cifra lontana dai 14 milioni di Zidane ma non certo normale per un calciatore entrato in quella che doveva essere l’ultima parte della sua carriera.

In realtà non è però stato così, perché Maldini ha continuato a giocare per altri sei anni, anche se proprio nel 2003, l'anno delle Champions vinta ai rigori dopo che nessun gol aveva variato le scommesse calcio live nei 120', ha deciso di accettare un taglio dello stipendio del 50% pur di restare nella squadra del suo cuore. In ogni caso, le stime di chi per lui parla di un patrimonio netto di circa 35 milioni di euro non sembrano poi così lontane dalla realtà.

Dopo la fine della sua carriera da calciatore, Maldini è stato abbastanza riluttante a intraprendere quella da allenatore o comunque ad assumere ruoli di campo. E persino quando il suo grande amico, ex compagno ed ex allenatore, Carlo Ancelotti ha provato a portarlo al Chelsea come suo allenatore in seconda, Paolino ha rinunciato all’opportunità.

Le due leggende del calcio italiano!

Il grande ritorno e lo stipendio da dirigente

Il sogno è sempre stato quello di rientrare al Milan, ma non è stato semplice far sì che accadesse.

La prima opportunità c’è stata ai tempi del Milan cinese, quando Marco Fassone gli aveva offerto la possibilità di diventare il Direttore Sportivo della nuova gestione. All’epoca però non c’è stato un accordo, sia per la volontà di Maldini di avere un filo diretto con la società che per lo scoglio dell’ingaggio: il club rossonero offriva meno di un milione di euro, Maldini ne voleva il doppio.

Alla fine però il grande ritorno c’è stato nel 2018, quando la società è passata nelle mani del Fondo Elliott. La prima mansione ufficiale è stata quella di direttore dello sviluppo strategico dell'area sport, ma nel 2019 c’è stata la grande occasione, quella di riempire la poltrona di Direttore Tecnico, fino a quel momento occupata da Leonardo.

Quando il brasiliano ha lasciato il Milan per tornare al Paris Saint-Germain, il club ha dato le chiavi di tutta la gestione tecnica proprio a Maldini, che assieme al DS Massara si occupa di quanto concerne il campo.

Sua, per esempio, la scelta di Pioli dopo il flop di Giampaolo. Quando sembrava ormai imminente l’arrivo di Rangnick in società, Maldini ha seriamente pensato di lasciare il Milan, ma alla fine il club ha deciso per la continuità aziendale e di dare fiducia (ottenendo ottimi risultati) al team tricolore di Paolino.

Un lavoro, il suo, che come spiega Sport Mediaset viene premiato da uno stipendio annuale da 1,8 milioni di euro lordi a stagione; praticamente nulla in confronto al valore dello scudetto 2022 vinto da chiari sfavoriti per le quote scommesse calcio!

Maldini riceva un premio

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

June 23, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini

Calciatore di successo, poi allenatore (seppur brevemente), dirigente, opinionista e persino scrittore, sempre con quel talento e quella voglia di vincere che si portava sin da quando era un ragazzino.

Gianluca Vialli, classe 1964, è stato un pezzo di storia del calcio italiano, che parla di trionfi, qualche incomprensione di troppo e una lotta complicata affrontata con la forza di sempre. E non è certo un caso che da quando si è fatto notare all’inizio degli anni Ottanta con la maglia della “sua” Cremonese, il suo nome sia praticamente stato sinonimo del pallone tricolore in ogni angolo del mondo.

La carriera da calciatore di Vialli

L'avventura di Gianluca Vialli al Chelsea

Vialli perfetto opinionista TV

Il ruolo di Vialli in Nazionale

I guadagni di Vialli in campo e fuori

La carriera da calciatore di Vialli

La carriera parla di appena quattro squadre, abbastanza per entrare nella leggenda. I primi anni, quelli nella città che lo ha visto nascere e crescere servono per presentarsi al grande calcio, con le reti in Serie B e la promozione in A sotto la guida di Emiliano Mondonico.

Il grande salto si chiama Sampdoria, dove con Roberto Mancini crea una coppia inossidabile, sia in campo che nella vita, nonostante due caratteri che non sembrano fatti per trovarsi troppo bene.

Gianluca Vialli

Con la maglia blucerchiata arrivano trionfi impossibili da dimenticare, perchè non è semplice né scontato vincere con la Samp, in un’epoca in cui il Milan ha gli olandesi, l’Inter i tedeschi e il Napoli…Maradona.

Eppure la Doria si impone in Europa vincendo la Coppa delle Coppe nel 1990, porta a casa un clamoroso Scudetto l’anno successivo e arriva a pochi minuti dal sogno, la Coppa dei Campioni, svanita solo a causa di un siluro di Ronald Koeman nei tempi supplementari della finale di Wembley.

La Sampdoria non potrà mai prendersi la rivincita, ma Gianluca Vialli sì.

Poco dopo la delusione, per lui arriva il trasferimento alla Juventus, che è alla fine di un ciclo e sta per cominciarne un altro. La figura che traghetta i bianconeri è proprio quella dell’attaccante di Cremona, che con Trapattoni solleva la Coppa UEFA e che poi con Lippi è protagonista sia in campionato, con il suo secondo scudetto personale, che soprattutto in Champions League.

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L'avventura di Gianluca Vialli al Chelsea

Anche stavolta, c’è la voglia di qualcosa di nuovo, di diverso. E quindi Vialli lascia l’Italia, per unirsi a un ambizioso Chelsea che ha anche Zola e Di Matteo tra i suoi rappresentanti tricolori e Gullit in panchina, con cui Vialli non ha buoni rapporti.

La vittoria della FA Cup non fa nulla per migliorarli, ma la società gli risolve il problema, esonerando l’olandese e promuovendolo player-manager nel febbraio 1998. In questo strano ruolo prosegue per una stagione e mezza vincendo addirittura la Coppa delle Coppe, con l'Italia in quell'edizione rappresentata dal Vicenza come ricorderanno gli esperti di scommesse sportive e un’altra FA Cup, prima di lasciare per sempre il campo e dedicarsi solo alla panchina.

Dopo l’esonero nel settembre 2000, però, l’unica altra esperienza mangeriale è quella alla guida del Watford nella stagione 2001/02. Poi, Vialli si dedica a tutt’altro.

Vialli perfetto opinionista TV

A cosa? A parecchie attività collaterali, come quelle che lo hanno visto nella veste di commentatore TV per Sky, sulle cui frequenze ha addirittura condotto un reality.

Vialli con Bergomi negli studi Sky!

Vialli si è sempre impegnato anche nel sociale, attraverso la Fondazione Vialli e Mauro, creata con l’ex collega in campo a in TV Massimo Mauro.

Non si è fatto mancare neanche l’ebbrezza della letteratura, considerando che ha pubblicato tre libri, The Italian Job, Goals e La Bella Stagione.

Se il primo è un’analisi delle differenze tra il calcio tricolore e quello di Sua Maestà, il secondo è più personale e racconta della lunga e difficile battaglia contro il cancro al pancreas che lo ha colpito e contro cui è purtroppo tornato a combattere. 

Il ruolo di Vialli in Nazionale

Il terzo invece è scritto assieme a Roberto Mancini, parla dello Scudetto della Samp e certamente nasce dall’esperienza lavorativa più recente di Vialli, quella che l’ha portato nel 2019 a diventare capo delegazione della Nazionale italiana.

Lavorando accanto al Mancio, ufficialmente a livello dirigenziale ma poi, in realtà, come braccio destro dell’amico di sempre, Vialli è stato una figura fondamentale nella creazione della squadra che ha vinto gli Europei, come collaboratore tecnico dall’esperienza raccolta in diversi ruoli, ma anche e soprattutto come collante a livello umano.

Vialli a Wembley!

E anche, volendo, come…portafortuna, visto che dopo averlo accidentalmente “dimenticato” fuori dal pullman prima della partita di esordio, la squadra ha ripetuto il rito al momento di andare allo stadio per ogni match, con ottimi risultati. L sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile anche a Coverciano.

I guadagni di Vialli in campo e fuori

Ma quanto guadagna Gianluca Vialli? Intanto si può partire dal presupposto che non ha mai avuto troppo bisogno del calcio per arricchirsi perché la sua famiglia fa parte dall’alta borghesia imprenditoriale di Cremona, con un’attività industriale di successo.

Ma questo non significa che nel corso della sua carriera, dentro e fuori dal campo, l’ex attaccante non abbia comunque avuto ingaggi importanti da chi lo ha assunto in diversi ruoli.

Per quanto riguarda lo stipendio da capo delegazione non ci sono notizie al riguardo, ma si può scavare nel suo passato per cercare di capire quanto abbia guadagnato in carriera. Alla Juventus celebre il caso per cui Vialli guadagnava esattamente la metà di Baggio: il Divin Codino aveva un accordo con i bianconeri da 3 miliardi di lire all’anno, mentre il centravanti doveva accontentarsi di un miliardo e mezzo.

E quando c’è stato da ristrutturare i conti, l’Avvocato ha preferito disfarsi…del Coniglio Bagnato piuttosto che di Vialli. 

Che comunque la questione dei tre miliardi sembra averla presa parecchio sul serio: quando nel 1996 si è liberato a parametro zero, sfruttando la relativamente recente legge Bosman, ha ottenuto dal Chelsea esattamente quella cifra, che nella stagione di esordio lo rendeva il calciatore più pagato della Premier League.

Anche la breve esperienza al Watford gli ha fruttato bene, considerando che il contratto firmato con gli Hornets portava nelle sue casse 800mila sterline a stagione e che il club glielo ha dovuto pagare fino all’ultimo centesimo nonostante l’esonero.

E persino da talent di Sky, pare proprio che Vialli avesse uno stipendio…da top player, 1,5 milioni di euro all’anno. Ma del resto, uno che ha vinto praticamente ovunque (dentro e fuori dal campo) e in qualsiasi ruolo mica lo si vorrà pagare poco…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 3 giugno 2022.

January 6, 2023
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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