I ritmi pazzeschi del calcio, soprattutto nella stagione della Coppa del Mondo a novembre, fanno sì che la nuova Serie A sia già pronta ai nastri di partenza. E ogni stagione regala le sue novità, in campo e fuori.

Calciatori che fanno il grande salto, allenatori che si mettono alla prova ai massimi livelli, ma anche e soprattutto proprietà che finora hanno lottato tra i cadetti e che ora devono affrontare la sfida di riuscire a rimanere nel calcio dei grandi. 

Il Monza della coppia di platino

Il Lecce ed i suoi imprenditori

Corvino Re del mercato

La Cremonese di Giovanni Arvedi

Braida garanzia per la Cremonese

Il bonus di benvenuto di 888sport!

Il Monza della coppia di platino

Da questo punto di vista, certamente il nome più altisonante arriva dal Monza. La massima categoria per la stagione 2021/22 vede la prima esperienza in A dei brianzoli, che dopo 110 anni riescono finalmente ad aggiungersi al novero delle squadre lombarde con almeno una stagione in vetta alla piramide calcistica italiana.

Dietro al progetto biancorosso da qualche anno c’è la Fininvest di Silvio Berlusconi che, aiutato dal fido Adriano Galliani, ha deciso di tentare di rendere il Monza un grande club, seguendo le orme di quanto fatto ormai quasi quarant’anni fa con il Milan.

Se c’è una proprietà neopromossa che sa come si fa a fare bene, anzi, benissimo, di certo è quella del club brianzolo: il Monza è già considerato dalla quote Serie A una spanna sopra alle compagini in lotta per la salvezza! 

Il Lecce ed i suoi imprenditori

Ma Berlusconi non è certamente l’unico che conosce l’ambiente della massima serie, anzi. La promozione del Lecce, che torna dunque in A dopo l’ultima esperienza, quella della stagione 2019/20, vede anche il ritorno in grande stile del gruppo di imprenditori guidato da Saverio Sticchi Damiani.

Leccese purosangue, il numero uno giallorosso è un avvocato che, tra le altre cose, si occupa anche di diritto sportivo ed è diventato il leader della cordata di soci che nel 2015 ha rilevato il club, all’epoca bloccato in Serie C dopo la doppia retrocessione del 2012, la prima sul campo e la seconda per illecito sportivo. Se l’obiettivo era quello di riportare i salentini dove il blasone giallorosso prevede, è stato ampiamente centrato. 

Un gol del Lecce in Coppa Italia!

La lunga permanenza in C è terminata nel 2018, ma non è bastato al club di Sticchi Damiani, che nel 2019 è riuscito nel più classico dei doppi salti, ottenendo anche la promozione in Serie A.

La stagione nella massima categoria è finita con la retrocessione con una giornata di anticipo, ma quel Lecce, guidato da Fabio Liverani si è giocato il suo destino con onore, dimostrando che la società era strutturata in modo da poter competere anche tra i grandi.

Corvino Re del mercato

Non sorprende dunque che al secondo tentativo i giallorossi siano riusciti di nuovo a risalire, vincendo uno dei campionati di B più tirati di sempre. Il tutto anche grazie al mercato giallorosso, studiato da una vera e propria leggenda del calcio leccese, ovvero Pantaleo Corvino. 

La società ha deciso di far tornare a “casa” il talent scout di Vernole, che a cavallo tra la fine del secondo millennio e l’inizio del terzo aveva contribuito non poco alle fortune dei pugliesi, che per anni sono stati protagonisti in A. Anzi, la sua capacità di scovare talenti, soprattutto nei Balcani, ha portato in maglia giallorossa future stelle come Valeri Bojinov, Mirko Vučinić e Cristian Ledesma.

Ledesma contro il suo Lecce

Il suo ritorno nell’estate 2020, subito dopo l’ultima retrocessione, ha rappresentato l’inizio di un nuovo corso societario. Il mix tra giovani talenti (Liam Henderson, Morten Hjulmand, John Björkengren, Gabriel Strefezza) e calciatori di esperienza comprovata (come Massimo Coda, Fabio Lucioni o il portiere brasiliano Gabriel) ha funzionato alla grande.

Così come sta funzionando la comunicazione del club, gestita dallo stesso Sticchi Damiani, che è riuscito a rinforzare ulteriormente il legame tra la città e il Lecce, creando una comunione di intenti e una coesione che certamente possono aiutare i giallorossi in una stagione di Serie A che si prospetta complicata per le neopromosse.

La Cremonese di Giovanni Arvedi

Sarà invece la prima esperienza in Serie A per…l’altro Cavaliere, Giovanni Arvedi. L’imprenditore siderurgico nato proprio a Cremona ha rilevato la Cremonese nel 2007, in un momento di enormi difficoltà finanziarie.

Per i grigiorossi sono stati anni complicati, ma la progettualità della proprietà è riuscita a far sì che le casse del club tornassero in uno stato positivo e che i risultati dal punto di vista sportivo non ne risentissero.

Anzi, la parola d’ordine è stata “continuità”, considerando che prima ci sono stati dieci anni in Serie C senza mai scendere al di sotto della metà della classifica e che poi, una volta raggiunta la promozione in B nel 2017, la Cremonese non ha mai rischiato il ritorno nella terza categoria.

E quando, grazie all’appassionante campionato 2021/22 ha avuto la possibilità di centrare il bersaglio grosso, il club lombardo non se l’è fatto dire due volte, raggiungendo un ritorno in A atteso ormai…dallo scorso millennio, considerando che l’ultima stagione tra i grandi risaliva ormai al lontano 1995/96.

Il lavoro della proprietà della Cremonese si è basato su scelte di mercato oculate (in particolare prestiti dalle big e arrivi a costo zero di calciatori di esperienza), ma anche sulla valorizzazione di uno degli elementi fondativi del club, ovvero il vivaio.

Nel corso dei decenni tantissimi calciatori che sono arrivati ai massimi livelli sono cresciuti indossando la gloriosa maglia della Cremonese. Basterebbero i nomi di Gianluca Vialli, Antonio Cabrini e Attilio Lombardo per capire quanto le giovanili grigiorosse siano state importanti per il calcio italiano.

Dunque, una delle prime attività su cui si è concentrata la proprietà è stata proprio quella di creare un centro sportivo all’avanguardia, che è stato inaugurato nel 2011 ed è intitolato al presidente Arvedi, in cui far crescere le promesse di domani. Non solo giovani, però, perché nel calcio moderno serve anche un impianto di proprietà.

E il Cavalier Arvedi si è mosso anche in questo senso, acquistando per 99 anni il Giovanni Zini dal Comune di Cremona, potendo così immaginare anche uno sviluppo economico grazie allo stadio: violare il catino di Valeri e compagni non sarà uno scherzo per nessuno e la doppia chance 1X un'opzione da tenere seriamente in considerazione per le scommesse online!

Radu a Cremona per il rilancio personale!

Braida garanzia per la Cremonese

Anche in questo caso, la gestione sportiva a livello dirigenziale è stata affidata a una vera e propria leggenda.

Il consigliere strategico del club è infatti Ariedo Braida, che assieme a Berlusconi e a Galliani ha costruito il Grande Milan e che con la sua conoscenza del calcio mondiale è stato anche uno dei responsabili del mercato del Barcellona.

Proprio lui, ironia della sorte, rappresenta l’esperienza nel come affrontare la massima serie, visto che né la presidenza né il tecnico Massimiliano Alvini hanno mai frequentato certi lidi. Ma visti i due passaggi in C e in B, una cosa è certa: la Cremonese è stata costruita per restare dov’è.

All’insegna di un progetto che parla di sostenibilità e di continuità.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

June 28, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini

Allestire un Instant Team

Instant team calcio: vincere e vincere subito. Per quanto il calcio dimostri con una certa costanza che per creare grandi squadre ci vogliono tempo e pazienza, c’è sempre qualcuno che prende una strada diversa, quella dell’instant team.

Ovvero quelle squadre costruite nel giro di una o due stagioni, attraverso sessioni di mercato quasi bulimiche, il cui obiettivo dichiarato è competere immediatamente per il campionato o per i trofei europei.

E pazienza se la squadra che si tira su non è sostenibile dal punto di vista economico, perché una volta ottenuto il risultato, si può smantellare anche a cuor leggero…

Il Chelsea di Mou

L'Inter di Antonio Conte

Il PSG degli sceicchi

Il Chelsea di Mou

Senza citare i soliti Los Angeles Rams nella NFL che hanno vinto da favoriti per le scommesse sportive il Super Bowl californiano del 2022, il concetto di instant team è legato ai cambi di proprietà, soprattutto a quelli di un certo livello.

L’esempio più concreto è certamente quello del Chelsea di Roman Abramovich. Anno 2004: i Blues, che nella stagione precedente sono arrivati secondi in Premier League con Claudio Ranieri, mutano decisamente marcia.

In panchina arriva Josè Mourinho e Stamford Bridge non si risparmia sui cartellini: vengono acquistati, tra gli altri, Didier Droga, Arjen Robben, Ricardo Carvalho, Paulo Ferreira e Peter Cech, che saranno in gran parte la spina dorsale del nuovo Chelsea targato Special One. Arriva la Premier League e i Blues non lasciano, anzi, raddoppiano.

Instant team calcio

Nella stagione successiva gli acquisti di grido sono Michael Essien e Shaun Wright-Phillips e Mourinho fa il bis, vincendo di nuovo il campionato.

Se l’obiettivo di Abramovich era quello di portare subito a casa l’argenteria pesante, impossibile dire che non sia riuscito.

L'Inter di Antonio Conte

L’instant team è invece a volte una reazione a una mancata vittoria. È il caso dell’Inter targata Antonio Conte. Il tecnico leccese arriva in nerazzurro sperando di competere con il suo vecchio amore, la Juventus, ma per approfittare di una Signora che si avvicina alla fine del suo ciclo servono spese importanti.

Nel 2019 arrivano ad Appiano Gentile Romelu Lukaku, Nicolò Barella e Stefano Sensi, che si rivelò per le quote Serie B in una grande stagione a Cesena, e tanti altri, per un esborso totale che supera di gran lunga i 100 milioni di euro.

Instant team calcio

Nella prima stagione però arriva solo un secondo posto.

Nell’estate 2020, quindi, il club è a un bivio e l’instant team si completa per gli acquisti Inter con la firma del travolgente Achraf Hakimi dal Real Madrid ma anche di calciatori che costano poco ma hanno ingaggi importanti come Arturo Vidal e Alexis Sanchez.

Risultato, l’Inter vince lo scudetto dopo 11 anni, ma l’instant team è smantellato in fretta: assieme a Conte, se ne vanno sia Lukaku che Hakimi e la stagione successiva i nerazzurri, nonostante i chiari favori dei pronostici Serie A, sono costretti ad abdicare in favore del Milan.

Il binomio Conte e Lukaku rivincerà 4 anni dopo a Napoli, ma questa è un'altra storia!

Il PSG degli sceicchi

Impossibile poi non menzionare il Paris Saint-Germain, che con l’arrivo degli sceicchi del Qatar comincia…a fare compere in giro per l’Europa.

Il momento in cui i parigini (che già nel 2011 acquistano Javier Pastore per 42 milioni e affidano la panchina a Carlo Ancelotti) decidono che è il ora di allestire su una squadra pazzesca è l’estate 2012. Al Parco dei Principi arrivano Zlatan Ibrahimovic, Thiago Silva, Marco Verratti ed Ezequiel Lavezzi.

E la Ligue 1, che nella stagione successiva era sfuggita, viene messa in bacheca. Nel 2013 le spese continuano, con l’approdo nella Ville Lumiere di Edinson Cavani, che il Calendario Mondiali ha messo davanti alla Corea del Sud all'esordio, Marquinhos e Lucas Digne.

Nonostante almeno un grande colpo a stagione (come David Luiz e Angel Di Maria), il PSG non riabbraccia il concetto di instant team fino al 2017, quando deve reagire al titolo vinto dal Monaco e lo fa…col botto.

Instant team calcio

Nel giro di poche settimane i parigini acquistano sia Neymar che Kylian Mbappè, gente che non ha di certo stipendi Serie B...

Instant team calcio

Ma sebbene i grandi acquisti abbiano funzionato quasi sempre in campionato, ai francesi, fino alla meravigliosa serata di Monaco di Baviera, continuava a sfuggire la Champions League, persino con Leo Messi alla rosa.

Ennesima dimostrazione, qualora ce ne fosse il bisogno, che l’instant team non è una scienza esatta… Chiedere a Dembelé e soci, per conferma!

*La foto di apertura è distribuita da Alamy; le immagini all'interno dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 25 giugno 2022.

June 17, 2025

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Quando nel 2018 è arrivato per poco meno di 6 milioni di euro dall’Atletico Mineiro, quel cognome aveva anche scatenato un po’ di ironia. Gleison Bremer Silva Nascimento, classe 1997, è sbarcato in Serie A da sconosciuto, con il Torino che ha deciso di puntare su di lui per la sua difesa.

E più di qualcuno ha chiosato che da uno chiamato così ci si aspettava un tedesco con i baffi, vista la similitudine con Andy Brehme, campione d’Italia con l’Inter e del mondo nel 1990 con la Germania Ovest.

Quanto vale Bremer

Le statistiche del difensore in A

Derby milanese per Bremer

Tra Brasile ed Italia

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Quanto vale Bremer

Ma invece di un terzino con un sinistro fatato, il Toro ha trovato un difensore centrale coi controfiocchi, che in quattro stagioni è cresciuto a dismisura ed è diventato l’oggetto del desiderio delle big tricolori e non solo: insomma, delle formazioni protagoniste delle scommesse calcio!

Bremer contro Ibra!

Per lui, prima dell'asta vinta dalla Juventus sull'Inter, 35 milioni di valore di mercato e un contratto fino al 2024, che mette il Torino al riparo da sorprese troppo sgradite per quanto riguarda l’incasso, ma che allo stesso tempo costringe il club granata a pensare a una cessione in tempi brevi.

Del resto, lo stesso Bremer non si è nascosto dietro un dito, nonostante una gratitudine importante nei confronti del Toro. Il club lo ha portato in Europa, lo ha fatto crescere e lo ha anche investito dell’onore della fascia di capitano. Ma di fronte alle lusinghe dei top club, il brasiliano ha rivelato che la voglia è quella di mettersi alla prova con la Champions League.

Le cifre del trasferimento alla Juve sono davvero clamorose, con un aumento di stipendio incredibile per il centralone brasiliano!

Le statistiche del difensore in A

La Serie A, in fondo, l’ha già conquistata, visto che al termine della stagione 2021/22 è stato premiato come miglior difensore del campionato. Per lui 33 partite, condite, come ricorderanno gli appassionati di scommesse Serie A da 3 reti, un assist e 7 cartellini gialli. Per uno che di mestiere deve fermare gli avversari con ogni mezzo, neanche troppo.

E il resto dei numeri stagionali parla decisamente da solo. Quarto posto nella classifica delle palle recuperate (284), quinto per contrasti vinti (217) e terzo per duelli aerei in cui ha trionfato (132). Ma in tutti i casi, il calciatore del Torino è entrato nelle graduatorie come primo dei difensori.

Certo, il verdeoro è stato anche il quinto calciatore più falloso della Serie A (e anche in questo caso ha primeggiato tra i colleghi di reparto), ma considerando che il suo tecnico è Ivan Juric e che in classifica prima di lui ci sono due compagni di squadra (che per la cronaca, sono Lukic e Pobega), la questione va messa in prospettiva.

Derby milanese per Bremer

Dunque, con prestazioni del genere era quasi logico che le migliori squadre d’Italia e d’Europa si presentassero a bussare a Cairo.

In pole position per assicurarsi Bremer c’era l’Inter, che lo aveva nel mirino da parecchio per puntellare la difesa, visto che con tutta probabilità il sacrificio per il bilancio verrà fatto proprio in quel riparto.

A lui aveva pensato anche la coppia che dirige il mercato Milan, che può cercare di fare uno sgarbo ai cugini.

Ma non solo in Italia ci si sono resi conto che il brasiliano è pronto per una big, in un mercato con carenza di difensori centrali, come del resto testimoniano gli sforzi effettuati dal Napoli per Kim!

Bremer in contrasto aereo contro Giroud

A considerare il suo acquisto c’è stato anche il Tottenham di Antonio Conte, uno che ha avuto modo di vedere da vicino le qualità del difensore del Toro, e persino il Bayern Monaco prima di puntare deciso su de Ligt!

Tra Brasile ed Italia

Insomma, tutti vogliono Bremer, comprese…le due nazionali che potrebbero convocarlo. In pole position c’è ovviamente la Seleçao, ma Tite ancora non lo ha convocato. Il che, visto che l’iter per il passaporto italiano è già partito, sta facendo sperare non poco Mancini e la FIGC.

Anche in questo caso, possibile se non probabile che ci sia una battaglia per assicurarselo. Ennesima dimostrazione che Bremer è il vero oggetto del desiderio di molti club…e non solo!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione il 25 giugno 2022. 

July 27, 2022

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Nell'anniversario dei quaranta anni degli Eroi di Madrid la complessità delle scelte del mitico CT Enzo Bearzot sembra distanti secoli! Il tecnico friulano compose con grande fatica la lista definitiva dei 22 calciatori da convocare nel ritiro ad Alassio, preferendo al capocannoniere Roberto Pruzzo un giovanissimissimo Daniele Massaro ed inserendo, in extremis, anche Franco Selvaggi, probabilmente più adatto a interpretare lo scomodo ruolo dell'attaccante di scorta.

I 23 convocati

La novità della lista a 26

Il Brasile extralarge favorito in Qatar

Gotze la decide partendo dalla panchina

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I 23 convocati

Dai Mondiali del 2002 è consentito il ventitreesimo atleta in lista: nell'ambiziosa formazione targata Trap che nella gara inaugurale di Sapporo Dome superò, da favorita per le scommesse Italia, l'Ecuador con una doppietta di Bobo Vieri, il 23 Azzurro era già di Marco Materazzi che nel Mondiale successivo fu protagonista assoluto nella finale di Berlino!

La novità della lista a 26

Recependo, di fatto, una richiesta degli allenatori delle 32 nazionali qualificate, la FIFA ha allargato a 26 il numero di giocatori convocabili e a ben 55 quelli della prima lista, la provvisoria.

Come abbiamo evidenziato in tema di sostituzioni queste novità non sono assolutamente banali: i 26 calciatori andranno tutti a referto e con 5 cambi a disposizione su una panchina di ben 15 calciatori pronti ad entrare subito in partita, le riprese potrebbero diventare un incontro a parte, completamente diverse dai primi tempi! 

La panchina della Germania

Chi beneficerà di più dalla novità comunicata il 23 maggio? Le rappresentative più forti, naturalmente. 

Il Brasile extralarge favorito in Qatar

Proviamo a condividere un ragionamento e prendiamo ad esempio il Brasile, considerato il favorito d'obbligo per le quote Mondiale Qatar dopo il record di punti nelle qualificazioni sudamericane. Tite alterna i sistemi di gioco 1-4-3-3 e 1-4-4-2; i tre titolari nel magnifico reparto offensivo sono, con gli esterni a piede invertito, Antony a destra e Vinicius Jr a sinistra con Neymar che parte centralmente.

Il tecnico del Brasile

Le riserve? Viene da ridere, rectius da piangere, paragonando il roster della Selecao ai calciatori italiani impegnati tra Macedonia e Nations: primo cambio per il tecnico bicampione alla guida del Corinthians è naturalmente Rodrigo che anche nella quinta Champions vinta dal nostro Carletto Ancelotti è stato più volte decisivo come supersub, in particolare con la magnifica doppietta in 60'' che ha obbligato il City ai supplementari, mandando in tilt le scommesse live!

Passiamo al volo ai brasiliani che giocano in Premier: come non convocare Firmino, Richarlison, Gabriel Jesus e l'idolo della torcida del Vasco, Coutinho (e stiamo a otto per tre posti nella Starting Eleven...) .

La novità della lista a 26, così, consentirà a Tite di ragionare sul re dei bomber del Brasileirao Gabigol, per il momento l'unico sicuro del posto che gioca in Brasile è il mancino Guilherme Arana o su un attaccante giovane in più, magari Gabriel Martinelli o Cunha che potrebbe esplodere all'Atletico.

O come calciatore in più il selezionatore brasiliano potrebbe chiamare, finalmente, Bremer per avere un'opzione in più in difesa.

Gotze la decide partendo dalla panchina

Naturalmente anche altre selezioni saranno agevolate dalla panchina lunga: pensate alla profondità delle rose di Francia, degli incredibili attaccanti del Portogallo che per la prima volta non si presenta CR7 dipendente...

Non vi abbiamo ancora convinto? Allora vi ricordiamo la finale del Mondiale dei Mondiale: a segnare la rete decisiva al Maraca nel 2014 in una sfida che si avviava ad imprevedibili tiri dal dischetto fu Mario Gotze, subentrato alla leggenda Klose ad una manciata di secondi dal fischio dei tempi regolamentari.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

June 24, 2022

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa

Sono ormai finiti i tempi in cui la gestione di un club poteva essere di tipo…familiare. Una volta (e neanche troppo tempo fa) bastavano un presidente, che si occupava di tutto quello che concerne l’area amministrativa, un allenatore, che invece dedicava tutta la sua attenzione a quello che succede in campo, e al massimo un direttore sportivo, magari per evitare che presidenza e guida tecnica dovessero scontrarsi sul mercato per divergenze di opinioni.

Oggi tutto questo è pressoché impossibile, almeno a livello professionistico. Le squadre di calcio sono sempre più simili ad aziende e proprio per questo si stanno imponendo figure dirigenziali che non sono specifiche del calcio, ma che applicano al pallone concetti che chi si occupa di ingegneria gestionale e soprattutto di management conoscono ormai da tempo.

Ed ecco perchè nel calcio, non solo in quello italiano, ci sono sempre più direttori generali.

Il ruolo del Direttore Generale

Marotta il DG più pagato

Tiago Pinto lo stratega per Mou

Il General Manager all'estero

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Il ruolo del Direttore Generale

Cosa fa un direttore generale? Si occupa di…tutto quello che concerne la gestione della società, a volte soltanto dal punto di vista sportivo, in altre anche da quello finanziario. In pratica, è l’uomo di fiducia della dirigenza, quello che mette a punto il budget per il mercato, gestisce le negoziazioni per i rinnovi o delinea la strategia quando si tratta di decidere il nome dell’allenatore.

Spesso e volentieri poi è anche il volto del club, quello che si presenta davanti alle telecamere o in conferenza stampa quando la situazione non è rosea o se c’è da comunicare qualcosa di importante, nel bene e nel male. Come suggerisce il nome stesso della posizione, il direttore generale si occupa un po’ di tutto ed è una figura che trascende la sottile (ma non troppo) differenza tra figura amministrativa e figura di campo.

Quando poi gli vengono assegnate anche competenze da amministratore delegato, come il potere di firma in assenza della proprietà, allora si può parlare del vero e proprio deus ex machina di un club, che gestisce tutta l’ordinaria amministrazione con il completo appoggio di chi è al vertice della gerarchia.

Un lavoro non semplice, anche perchè spesso porta a svolgere più ruoli allo stesso tempo, vista la commistione tra campo e scrivania. E che però proprio per questo viene ben retribuito, considerando che si parla ormai della figura chiave per la gestione di tantissime società.

Rappresentano, quindi, scommesse vincenti in partenza investire su queste figure che possono fare la differenza, in alcuni casi, ben più di un allenatore!

Marotta il DG più pagato

In Italia l’esempio migliore è naturalmente quello di Giuseppe Marotta, che per un decennio è stato Direttore Generale alla Juventus, ma che adesso all’Inter ha assunto un ruolo che lo slega un po’ da quella che è l’amministrazione economica vera e propria, diventando Amministratore Delegato per l’Area Sportiva.

Marotta è uno dei dirigenti più pagati del calcio italiano, considerato che tra stipendio fisso (1,5 milioni di euro, sia alla Juventus che all’Inter) e bonus concordati è riuscito a raggiungere cifre ragguardevoli. 

Volendo fare un esempio, l’ultima stagione passata a Torino, quella 2017/18, gli ha portato ben 5 milioni di euro, visto che allo stipendio si sono aggiunti i premi per la stagione precedente, in cui i bianconeri avevano vinto, da strafavoriti per le scommesse Serie A, campionato e Coppa Italia ed erano arrivati in finale di Champions League, ma anche quelli del piano a lungo termine della società piemontese.

Alla Juventus, poi, Marotta riceveva il suo compenso in virtù delle differenti mansioni che confluivano nella sua figura, ovvero amministratore (dunque membro del CDA), amministratore delegato e direttore generale dell’area sportiva, ovvero il ruolo che poi ha ceduto a Paratici, che dunque non ha avuto tutte le prerogative del suo predecessore.

Tiago Pinto lo stratega per Mou

Se da una parte c’è un accentramento di competenze, ci sono anche casi in cui invece di uno stipendio unico si arriva a pagarne…diversi, come l’Atalanta, che non solo ha in Umberto Marino il suo direttore generale, ma ha anche un amministratore delegato (Luca Percassi) e un direttore tecnico dell’area sportiva, ovvero Sartori.

Alla Roma invece è arrivato il portoghese Tiago Pinto, che in teoria avrebbe dovuto sostituire Petrachi come Direttore Sportivo, ma è invece diventato Direttore Generale. Per l’ex Benfica, che nel corso degli anni a Lisbona ha portato a termine operazioni importantissime sia in entrata (Darwin Nunez) che in uscita, lo stipendio annuale è di circa 1,2 milioni di euro.

L'esultanza dello staff giallorosso a Tirana!

Alla Juventus invece, dopo l’addio di Paratici, al suo posto è stato promosso Federico Cherubini, di cui però non è nota la retribuzione. Considerando che il suo predecessore nella sua ultima stagione ha incassato oltre 2 milioni, ma che la crisi ha colpito duro anche alla Continassa, ci sono forse da immaginarsi cifre più basse.

Il General Manager all'estero

E all’estero, come vanno le cose? Anche altrove la figura del direttore generale si è imposta, soprattutto in club che sono controllati da proprietà che per diversi motivi non possono essere troppo presenti. L’esempio più celebre è quello del Chelsea, che come Direttore Generale ha la Lady di Ferro, Marina Granovskaia.

Il numero due del proprietario Abramovich è la figura con cui tutto ciò che ha a che fare con il lato sportivo deve confrontarsi: mercato, rinnovi contrattuali, persino la ricerca degli sponsor, la business woman russo-canadese è il vero collante dei Blues. Per lei il Daily Mail parlava di uno stipendio da 1,6 milioni di sterline, ma…nel 2016.

Considerando che nel frattempo il club londinese ha vinto di nuovo la Champions League e anche un’altra Premier, molto probabile che il compenso della manager sia ampiamente aumentato. 

In un altro club controllato…a distanza come il Paris Saint-Germain c’è invece una vecchia conoscenza del calcio italiano, ovvero Jean-Claude Blanc, dirigente della prima Juventus post-Calciopoli. Per lui si sono aperte le porte del Parco dei Principi, e visto che il suo ruolo è decisamente importante, lo stipendio è assolutamente al pari di quello dei colleghi più celebri. Blanc guadagna infatti circa 800mila euro a stagione, ma per sua scelta.

Blanc con Ronaldo il fenomeno!

Il contratto firmato ormai nel 2011 parla infatti di 1,2 milioni di euro, ma nel 2020 il dirigente ha optato per ridursi lo stipendio di circa il 30%. In ogni caso, per lui si parla di un salario di un terzo rispetto a quello di chi, come Leonardo, in teoria come direttore sportivo è un suo sottoposto.

Ma la figura del Direttore Generale è talmente sfaccettata che…succede anche questo!

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June 23, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini