Il 16 giugno 2024 contro Jack Draper, l'astro nascente del tennis inglese, Matteo Berrettini perde per la prima volta una finale sull'erba di Stoccarda, ma, dopo il fastidioso infortunio alla spalla, siamo davvero sulla buona strada per il nostro miglior atleta sull'erba!

Appena due settimane dopo, il 3 luglio 2024, fotografa uno stato di forma finalmente ritrovato anche la sconfitta in 4 set con Sinner a Wimbledon: con il campionissimo Azzurro che vince la partita, solo grazie ai tie-break.

Berrettini, adesso allenato dal con il nuovo super coach Roig, dal 2020 ha conquistato ben 28 match sull'erba, statistica che lo pone sul podio degli specialisti assoluti della superfice veloce!

Domenica 21 luglio sulla terra svizzera di Gstaad, Super Matt si aggiudica il nono torneo della sua carriera!

Passano solo 6 giorni ed il 27 luglio 2024, vince l'Austrian Open, un altro ATP 250: con quello di Kitzbuhel, sono 10 i titoli ATP di Berrettini e la finale con il francese Gaston coincide con il decimo successo consecutivo del tennista romano, senza mai perdere un solo set!

A proposito di set, vincendo il primo al Cincinnati Open, Super Matt ne colleziona 21 consecutivi: nuovo record per un tennista italiano!

Specialista dell'erba

Il servizio di Berrettini

Nel 2018 l'esordio sull'erba

Lo score di Berrettini nel 2022

Gli avversari

Specialista dell'erba

Tra la sua posizione nel ranking, la prestazione nell’edizione 2021 e la sua capacità di giocare sull’erba, Berrettini poteva tranquillamente sperare di competere per la vittoria. E invece ha dovuto assistere da casa al settimo trionfo di Novak Djokovic, che in finale ha sconfitto Nick Kyrgios.

Entrambi i finalisti, però, hanno ammesso una cosa: l’assenza di Berrettini ha reso loro la vita più facile, perchè l’azzurro è davvero uno dei migliori giocatori del mondo sull’erba. Nonché il migliore italiano di sempre sulla superficie più nobile.

A stabilirlo basterebbe già il fatto che è l’unico tennista tricolore ad essere arrivato a giocarsi la finale a Wimbledon, visto che Sinner è arrivato in semi nel 2023, ma a confermarlo ci sono le prestazioni maiuscole regalate quando il match si disputa sui fili verdi.

Vero, Berrettini è molto competitivo anche sulla terra battuta e in particolare sul cemento, altrimenti non sarebbe mai riuscito a entrare nella top 10 del ranking ATP, ma è innegabile che quando si gioca sull’erba il capitolino ha una marcia in più.

Il servizio di Berrettini

Merito anche del suo modo di giocare, che si adatta perfettamente a questo tipo di superficie. L’altezza (196 centimetri) gli conferisce un gran vantaggio, anche in termini di potenza.

Il servizio di Berrettini supera regolarmente i 200 km/h e raggiunge punte di 235 km/h. Sull’erba, con campi rapidi e dai rimbalzi sempre imprevedibili, si tratta di un’arma importante, anche considerando che la seconda di servizio del classe 1996 è una delle più performanti dell’intero circuito.

Berrettini a Stoccarda

Una situazione completata poi da un’altra delle specialità dell’azzurro, la discesa a rete. Grazie alle sue lunghe leve e alla sua altezza, Berrettini riesce ad arrivare a rete con una certa facilità e a coprire la maggior parte delle traiettorie lasciate al suo avversario per rispedire la pallina al mittente.

Per struttura fisica (gambe più filiformi e meno muscolose della maggior parte dei colleghi), Berrettini predilige inoltre scambi più rapidi e non quelli infiniti che spesso si vedono sulle altre superfici, motivo per cui si ritrova a soffrire di meno di quanto gli accada quando i punti si prolungano.

Nel 2018 l'esordio sull'erba

A dimostrare questa facilità di gioco sull’erba di Berrettini, ci sono i numeri. Da quando ha iniziato la sua carriera nel circuito ATP nel 2017, l’azzurro ha disputato 39 partite sulla superficie verde e la percentuale di vittorie è decisamente impressionante.

Per lui 33 match vinti e 6 persi, tre dei quali nella stagione 2018, la prima in cui si è cimentato sull’erba.

Da quel momento in poi, il tennista romano non si è praticamente più fermato. per un 85% di vittorie che la dice lunga su quali siano le sue preferenze. Basterebbe pensare che sulla terra battuta la percentuale è del 69% (42 vittorie e 12 sconfitte), mentre sul cemento, la superficie su cui gioca con più frequenza, scende ulteriormente al 56% (55 vittorie e 44 sconfitte).

Nel 2019 il suo score sull’erba è stato di 12 vittorie e di 2 sconfitte. Berrettini si è fermato al quarto turno a Wimbledon contro un avversario d’eccezione, Roger Federer, non prima di aver battuto il quotato argentino Diego Schwartzman, L’altra sconfitta stagionale è arrivata in Germania, ad Halle, per mano del belga David Goffin.

Non avendo giocato né al Queens né a Eastbourne, l’azzurro si è dedicato all’Open di Stoccarda, portato a casa il 16 giugno 2019 in una finale vinta in due set contro il canadese Felix Auger-Aliassime. Si tratta del terzo torneo vinto in carriera da Berrettini, che precedentemente aveva trionfato a Budapest e a Gstaad, entrambi i casi giocando sulla terra rossa.

La stagione 2020 sull’erba è tutta saltata a causa della situazione sanitaria mondiale, ma questo non ha fatto perdere al tennista romano il feeling con la sua superficie preferita.

Nel 2021, infatti, sono arrivate 12 partite e una sola sconfitta, purtroppo nel match che contava di più. L’unico capace di battere Berrettini sull’erba è infatti stato Djokovic, che ha vinto la finale di Wimbledon, da favorito per le scommesse, in quattro set, dopo che l’italiano aveva vinto il primo.

Berrettini al termine della finale di Wimbledon 2021

Un peccato, perchè l’annata poteva decisamente essere trionfale. Alla sua prima partecipazione, Berrettini aveva infatti già portato a casa il torneo del Queens, eliminando prima un mito del tennis britannico come Andy Murray e poi battendo in finale l’altro britannico Cameron Norrie.

Lo score di Berrettini nel 2022

E prima dello stop forzato a Wimbledon, il 2022 con il nuovo accordo con Boss era andato anche meglio per Berrettini.

L’azzurro ha concesso il bis prima a Stoccarda e poi al Queens. In Germania ha avuto la meglio nel derby italiano con Lorenzo Sonego e in finale ha di nuovo battuto Andy Murray.

Berrettini con il trofeo del Queens

Nel Regno Unito, dove si presentava da campione uscente, si è imposto in due set sul serbo Filip Krajinović, inanellando una buona serie di primati. Intanto è diventato il primo tennista dell’era Open a vincere al Queens due volte nelle due prime partecipazioni e poi, con quattro tornei sull’erba vinti, è diventato il tennista italiano con il maggior numero di trofei sulla superficie.

E c’è anche di più. Nessuno prima di lui era riuscito a vincere per le scommesse tennis nella stessa stagione sia a Stoccarda che al Queens e da quando a Stoccarda si gioca sull’erba (ovvero dall’edizione 2015) nessuno era mai riuscito a fare il bis.

Berrettini vince l'ATP 250 di Marrakech

Nel Grand Prix Hassan II, superando in finale il campione in carica Roberto Carballes Baena, Matteo Berrettini torna al successo! L'esperto tennista di Tenerife, sempre competitivo sulla terra rossa, è stato battuto 7-5 6-2, grazie ad un ottimo servizio (5 aces e il 71% di prime in campo per il nostro atleta).

Tra i 28 partecipanti all'ATP 250 di Marrakech, Berrettini ha superato ai quarti anche Lollo Sonego e nei 5 incontri disputati in Marocco ha perso un set solo con l'altro iberico Munar e l'argentino Navone.

Gli avversari

Un’occasione incredibile, anche se forse non irripetibile, persa.

Impossibile definire in altra maniera la positività al tampone di Matteo Berrettini, che qualche giorno prima di cominciare l'edizione 2022 del torneo di Wimbledon ha scoperto che non avrebbe partecipato alle competizioni sui campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club.

E dire che l’azzurro non aveva neanche l’obbligo di controllarsi, ma il suo buon senso ha avuto la meglio e lo ha…eliminato dal tabellone di Wimbledon senza neanche potersi allacciare le scarpe.

Un peccato, perchè il tennista romano classe 1996 arrivava al torneo del Grande Slam più antico e prestigioso nei primi tre favoriti per le quote Wimbledon.

Insomma, la carriera di Berrettini racconta che il rapporto del tennista romano con i campi in erba è di vero amore. E chissà come sarebbe andata l’edizione 2022 di Wimbledon se non ci si fosse messo di mezzo il tampone. Avrebbe di nuovo incontrato Djokovic per la rivincita del 2021?

E avrebbe potuto vincere? Difficile a dirsi, ma basta un ultimo dato per far capire che su questa superficie l’azzurro è tra i migliori al mondo.

Negli ultimi anni, nei vari tornei, ci sono stati solo quattro tennisti capaci di disputare tre finali consecutive su erba: Roger Federer, Novak Djokovic, Andy Murray e Matteo Berrettini. E con una compagnia del genere, il discorso è decisamente chiuso…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Alamy. Prima pubblicazione 14 luglio 2022.

August 20, 2024
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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Il ritorno di Lukaku in prestito all'Inter è un colpo incredibile se analizziamo i numeri relativi al passaggio del centravanti belga al Chelsea nell'estate 2021; chiaramente sul rientro in Italia del fortissimissimo attaccante mancino hanno rappresentato un doppio fattore sia la pessima annata con i Blues che partivano da una Champions vinta e da un calciomercato davvero importante, sia il Mondiale invernale che Romelu vorrà preparare giocando da titolare almeno 13/14 partite di Serie A.

 

 

Con la coppia "LuLa" l'Inter di Marotta ha uno dei tandem offensivi più forti d'Europa, il migliore, per distacco, in Serie A, dove è ancora la favrita per le quote calcio. Marotta, il DG più vincente degli ultimi due lustri sogna la classica ciliegina sulla torta da regalare al suo staff tecnico, per una qualità di calciatori in entrata che solo la Juve può avvicinare.

A proposito di ingaggi pesanti, quali sono stati nel nostro campionato le miglior finestre di mercato di sempre?!

Il Milan 1992/1993
La Lazio 1998/1999
La Roma 2000/2001
La Juventus 2001/2002

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Il Milan 1992/1993

Impossibile non partire da Silvio Berlusconi e dal suo Milan, la squadra italiana più dominante nelle Coppe europee.

Nell'estate 1992, con Fabio Capello saldamente sulla panchina rossonera dopo uno scudetto stravinto, l'attuale proprietario del Monza decide di allestire una rosa extralarge, puntellando l'organico con calciatori protagonisti e non semplici riserve.

Il talento di Savicevic

Per capire la portata della scelta della coppia Berlusconi - Galliani dobbiamo proiettarci ad un calcio di 30 anni fa, quando il turnover era un termine sconosciuto ed i cambi, durante i 90' erano due o tre.

Con il rientro alla base di Boban dopo il prestito al Bari, arrivano a Milanello Papin dal Marsiglia, Lentini, oggetto del desiderio anche della Juve dell'Avvocato, dal Toro, Savicevic, il miglior talento d'Europa, dalla Stella Rossa. Infine, vengono acquistati anche De Napoli ed Eranio per dare un ricambio ai titolarissimissimi in mezzo al campo.

La Lazio 1998/1999

Delle loro vicende imprenditoriali ci interessa appena il giusto, Cragnotti e Tanzi hanno rivoluzionato il modo di fare calcio: con loro, infatti, l'acquisto di un giocatore top non era più sinonimo di spesa, ma di investimento e potenziale guadagno futuro.

Dopo la Coppa Italia vinta, con una straordinaria rimonta all'Olimpico proprio sul Milan di Capello, Sergio Cragnotti decide di alzare il tiro. 

Tra i titolarissimi che hanno portato i biancocelesti alla doppia finale di Coppa, in Italia e a Parigi, cede solo Fuser e Jugovic, con Casiraghi che rappresentava, ormai, solo un'alternativa in attacco.

Il sinistro di Sinisa

Reggetevi forte prima di leggere i nomi in entrata... in un'unica sessione di mercato regala, infatti, al tecnico Sven Goran Eriksson i seguenti giocatori: Vieri, Salas, Mihajlovic, De la Pena, Stankovic, Conceicao e Couto.

Quella Lazio vincerà l'ultima edizione della Coppa delle Coppe e perderà lo Scudo con il Milan solo alla penultima giornata; secondo noi il valore di quella squadra, con Vieri disponibile solo nel girone di ritorno, era di gran lunga superiore a quella che vinse il titolo dodici mesi dopo.

La Roma 2000/2001

Proprio a proposito del 12 maggio del 2000 e del secondo scudetto della storia della Lazio, Franco Sensi decide di rispondere al trionfo dei cugini, comprando il miglior attaccante del campionato: l'idolo di Firenze Batistuta sbarca a Roma per formare una coppia da sogno con Totti, in un roster offensivo che ha già Montella e Delvecchio. 

Come blog di un sito scommesse scusateci se, a confronto, l'attacco a disposizione di Inzaghi all'Inter ci fa sorridere... 

L'esultanza di Batigol

Oltre all'energia di Batigol, lo Starting Eleven pensato da Fabio Capello con Candela e Delvecchio a sinistra e Cafù sull'altra fascia, viene migliorato con l'inserimento di due difensori centrali che consentono al tecnico friuliano di blindare il pacchetto arretrato: dal Boca arriva Samuel, dal Cagliari Zebina.

Ciliegina sulla torta l'ingaggio di Emerson, non decisivo nella cavalcata Scudetto per un infortunio, ma sensazionale come rendimento negli anni successivi.

La Juventus 2001/2002

Sempre nella sequenza di quella che possiamo definire epoca d'oro del calcio italiano, per contrastare le due romane, la Juve, a luglio 2001 elabora quello che, probabilmente, è il mercato migliore della sua storia.

A differenza delle spese effettuate da Cragnotti e Sensi, però, la triade bianconera finanzia i nuovi acquisti con una cessione eccellente, quella di Zinedine Zidane, che passa al Real Madrid per 150 miliardi di lire, proprio nel momento in cui stiamo per fare i conti con l'entrata in vigore dell'euro.

Marcello Lippi perde il trequartista dei sogni, ma il suo 4-4-2 sarà impreziosito dall'ingaggio di Buffon tra i pali, Lilian Thuram in mezzo alla difesa, mentre dalla Lazio arrivano gol a grappoli con le firme di Pavel Nedved ed il cileno Salas.

Difficile fare un confronto tra atleti di generazioni diverse: meglio Thuram e Nedved o Pogba e Di Maria?!...

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

July 14, 2022

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa

Si fa presto, quando si parla di Formula 1, a dire “motore”, ma il termine corretto è “power unit”, visto che si tratta di un ibrido. Da una parte c’è un motore a benzina a combustione interna, dall’altra un motore elettrico che lavora grazie a un sistema di recupero dell’energia.

Da quando nel 2014 è stata introdotta, la power unit ha rappresentato un elemento di rottura rispetto al passato, soprattutto per i puristi della disciplina. E le nuove regole della Formula 1, in particolare quelle che puntano al taglio delle spese, hanno creato dei limiti all’utilizzo delle power unit all’interno di un campionato.

Le nuove regole sulle power unit

Le componenti delle power unit

Il guasto durante un gran premio

Il nuovo motore e la strategia

Il bonus di benvenuto di 888sport!

Le nuove regole sulle power unit

In passato infatti si utilizzavano dei veri e propri motori da qualifica, che poi venivano sostituiti al termine delle prove con quelli ottimizzati per il passo gara. Ora non funziona così, anzi, ci sono delle norme ben precise che riguardano le power unit utilizzabili durante la stagione.

Anche se in realtà, più che della power unit nella sua totalità, le regole riguardano i singoli componenti. Ogni team ha la possibilità di usare un determinato numero di ogni componente della power unit. Quando si supera il limite, arriva la penalità, la prima di 10 posizioni nella griglia di partenza del Gran Premio successivo, le altre da 5 posizioni.

Se si modificano così tante componenti da superare le 15 posizioni di penalità, il pilota deve invece partire dal fondo della griglia, con relativa modifica della quota delle scommesse F1, come accaduto allo straordinario Carlos Sainz nel GP di Francia di luglio 2022!

Un meccanico lavora sulla Red Bull

Le componenti delle power unit

Quali sono dunque le componenti da tenere d’occhio? L’ICE (Internal Combustion Engine) è il motore a benzina ed è permesso utilizzarne 3 a stagione. L’MGU-H (Motor Generator Unit - Heat) è la parte in cui attraverso il calore dei fumi del motore si può generare l’elettricità. Anche in questo caso, il numero massimo di cambi consentiti è di 3. Stesso numero di cambi per la MGU-K (Motor Generator Unit-Kinetic), l’evoluzione del KERS già in uso dal 2009.

Si tratta del sistema che permette di recuperare parte dell’energia cinetica dell’albero motore e di trasformarla in energia elettrica. Per quanto riguarda il turbocaricatore, o semplicemente turbo, che serve ad aumentare l’aria presente all’interno del motore a benzina, vale lo stesso discorso: massimo tre per ogni campionato.

Per gestire una struttura così complicata servono sistemi di controllo e anche delle batterie che permettano l’accumulo e l’erogazione dell’energia elettrica. Dunque, altri componenti della power unit. L’ES, energy store, è il sistema delle batterie e se ne possono usare soltanto due ogni stagione. Il CE, control electronics, è invece il…gestionale della power unit, che regola assorbimento ed erogazione. Anche in questo caso, soltanto due a campionato.

Insomma, una struttura, quella della power unit, che deve funzionare alla perfezione e che soprattutto deve garantire una certa affidabilità, onde evitare di dover cambiare troppe componenti e costringere i piloti a gare in rimonta a causa delle penalità subite.

Il guasto durante un gran premio

Anche perchè in caso di rottura del propulsore diventa molto complicato riuscire a salvare il singolo componente.

Ogni volta che un pilota deve utilizzare una nuova power unit, il conto di quattro dei sei componenti (ICE, MGU-H, MGU-K e turbo) sale di uno, dunque le scuderie che soffrono di problemi di affidabilità superano abbastanza presto i limiti imposti dal regolamento della Formula 1. 

Il che porta per forza di cose anche allo sviluppo di strategie ben precise legate all’utilizzo e al cambio delle power unit o dei loro componenti.

Rispetto alle scommesse MotoGP, una rottura del propulsore durante un Gran Premio quando è già stato superato il limite regolamentare rende ben chiaro che in quello successivo si partirà più indietro.

Il nuovo motore e la strategia

E a quel punto quasi tutti preferiscono assemblare una power unit nuova di zecca piuttosto che rischiare di salvare qualcosa di quelle precedenti, oppure di combinare il cambio dei componenti con quello di altre specifiche della vettura come il cambio, anch’esso regolato severamente in quanto a numero di sistemi utilizzabili in stagione (che sono 4).

La Mercedes rientra ai box

Insomma, quella delle power unit è una delle situazioni che le scuderie e i tifosi di Formula 1 monitorano con più attenzione.

Ed è logico che sia così, perchè quello che impropriamente tutti chiamano “motore” è decisivo in pista, ma anche…fuori.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 13 luglio 2022.

October 1, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini