Per un arbitro, nulla è più importante che essere scelto per dirigere la finale della Coppa del Mondo. Già, perché la gara tra le migliori squadre va al miglior fischietto e presentarsi in campo all’ultimo atto è segnale di aver fatto una carriera importantissima.

L’unico punto dolente? Per poter arbitrare la finalissima, è necessario che la propria nazionale non abbia fatto molta strada nel torneo o addirittura che non si sia qualificata. Il che però rende meno amara per gli arbitri l’eliminazione della propria rappresentativa, sapendo che c’è la possibilità di mettersi alla prova sul palcoscenico più importante.

Un qualcosa che è già successo a tre fischietti italiani.

I direttori di gara che hanno fischiato nelle finali del Mondiale

I nostri che hanno diretto l'ultimo atto agli Europei

Gli arbitri italiani nelle finali delle competizioni per club

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I direttori di gara che hanno fischiato nelle finali del Mondiale

Il primo arbitro italiano a dirigere una finale di Coppa del Mondo è Sergio Gonella. Il fischietto di Asti viene scelto per arbitrare l’ultimo atto dell’edizione 1978 dei Mondiali, quella che si gioca in Argentina.

Agli ordini di Gonella ci sono i padroni di casa e i Paesi Bassi. Alla fine vince l’Argentina, in una finale che arriva ai supplementari e che a un certo punto diventa molto dura. Nei giorni successivi il fischietto italiano viene aspramente criticato dalla stampa olandese per aver permesso agli argentini di giocare duro e di aver sorvolato su interventi particolarmente violenti.

Il secondo fischietto tricolore a brillare sul palcoscenico iridato è Pierluigi Collina, a cui tocca arbitrare la finale dell’edizione 2002, quella che si svolge tra Giappone e Corea del Sud.

Collina premiato nel 2002

All’ultimo atto arrivano il Brasile e la Germania e Collina assiste alle due reti del Fenomeno Ronaldo che consegnano ai verdeoro il loro quinto titolo mondiale.

Per l’attuale presidente della Commissione Arbitri della FIFA arrivano però solamente complimenti per la direzione. Normale, considerando che in quel periodo il fischietto di Viareggio vince per sette volte consecutive il premio come miglior arbitro del mondo!

Niente polemiche ma solo applausi anche per il terzo e finora ultimo arbitro italiano che ha diretto una finale mondiale, ovvero Nicola Rizzoli. Nel 2014 in Brasile si presentano a giocarsi il titolo Germania e Argentina.

Alla fine, dopo i tempi supplementari, la Coppa la solleva la Mannschaft, ma durante il match c’è un episodio che entra a pieno titolo nel folklore dei Mondiali.

Il triplice fischio di Rizzoli al Maraca

I nostri che hanno diretto l'ultimo atto agli Europei

Non solo di Mondiali però vive il calcio internazionale. Anche arbitrare la finale degli Europei è una gran bella soddisfazione. E anche in questo caso, è toccato a tre arbitri italiani dirigere l’ultimo atto del Campionato Europeo.

Il primo è di nuovo Sergio Gonella, che nel 1976 è il fischietto della finale tra Germania Ovest e Cecoslovacchia, poi vinta da questi ultimi ai calci di rigore con il celebre rigore a “cucchiaio” di Panenka. Strano a dirsi, ma il secondo arbitro italiano a dirigere la finale europea si ritrova davanti a un…remake della prima.

Nel 1996 in finale ci vanno la Germania (stavolta unificata) e la Repubblica Ceca, che si mettono agli ordini di Pierluigi Pairetto. E quando il fischietto torinese sancisce la fine, dopo il golden gol di Bierhoff per le scommesse sportive, a festeggiare sono i tedeschi.

Non c’è due senza tre, perchè anche nel 2008 un arbitro italiano, Roberto Rosetti, si ritrova davanti la Germania nella finalissima. Stavolta la Mannschaft affronta la Spagna e l’attuale presidente della Commissione Arbitri della UEFA assiste al trionfo delle Furie Rosse.

Gli arbitri italiani nelle finali delle competizioni per club

E poi ci sono le Coppe Europee. E anche in quel caso, gli italiani l’hanno spesso fatta da padrone quando c’è stato da dirigere la finalissima. Il primo fischietto tricolore a farlo in Coppa dei Campioni è stato il leggendario Concetto Lo Bello, che ha arbitrato l’ultimo atto in ben due occasioni (1968 e 1970).

Poi tra anni Ottanta e Novanta ci sono stati altri che ne hanno seguito la rotta: Luigi Agnolin nel 1988, Tullio Lanese nel 1991, il solito Collina nel 1999, immediatamente seguito da Stefano Braschi nell’edizione 2000.

Poi per un po’ di italiani in finale di Champions non se ne sono visti, fino al ritorno nell’ultimo atto del 2013, con al fischietto Rizzoli, e con la presenza più recente, quella di Daniele Orsato nella finale della Champions League 2020, vinta a Lisbona dal Bayern dei record per le scommesse calcio!

Orsato nella finale di Lisbona 2020

Anche l’Europa League (e la Coppa UEFA) ha avuto la sua buona schiera di arbitri italiani in finale. Sarà che le squadre tricolori ci finivano spesso, ma fino a quando la competizione ha avuto la doppia finale ci sono stati solo due arbitri del Belpaese a dirigerne una, Lo Bello nel 1974 e Alberto Michelotti nel 1979.

Poi, complice il momentaccio (le italiane non vincono la competizione ormai dal 1999, col Parma), si sono visti spesso fischietti tricolori all’opera. Nel 2004 è toccato a Collina, nel 2010 a Rizzoli, mentre l’ultimo è stato Gianluca Rocchi nell’edizione 2019.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

December 12, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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Il gol dell’ex, con tanto di mancata esultanza, è una delle situazioni più classiche della storia del calcio. Il calciatore che una volta ha indossato (per tanto o per poco) la maglia di una squadra, la punisce ma decide per rispetto di non festeggiare. Una dinamica che fa parte del mondo del pallone, ma che forse non ci si aspetta di vedere…ai Mondiali.

E invece è quello che è successo nella partita tra Svizzera e Camerun. Dopo un primo tempo terminato coma da pronostico per le scommesse sportive a reti inviolate, Breel Embolo ha segnato la rete che ha dato la vittoria agli elvetici, ma proprio non se l’è sentita di esultare contro quella che è la sua altra patria.

L’attaccante è infatti nato in Camerun e nonostante abbia scelto di giocare con la Svizzera ha mantenuto forte l’attaccamento alle sue radici. Dunque, può succedere di vedere un calciatore non festeggiare una rete per rispetto persino durante la Coppa del Mondo. Del resto, è davvero una cosa che accade spesso…

GABRIEL OMAR BATISTUTA

DIEGO PABLO SIMEONE

FABIO QUAGLIARELLA

GONZALO HIGUAIN

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GABRIEL OMAR BATISTUTA

Uno degli esempi più celebri è quello che riguarda Gabriel Omar Batistuta. Il centravanti argentino nel 2000 lascia la Fiorentina per accasarsi alla Roma, dopo un decennio di amore con il pubblico viola. Il destino mette di fronte Batigol e la sua ex squadra all’ottava giornata.

All’Olimpico, la Roma non riesce a sfondare e ci vuole un gol pazzesco proprio del Re Leone per portare a casa i tre punti. Una conclusione al volo dalla distanza in puro stile Batistuta, che si insacca imprendibile sotto la traversa.

Gli spalti sono una bolgia, ma il cuore del bomber è lacerato. Batistuta non può esultare, anzi, scoppia in lacrime mentre i compagni lo sommergono per festeggiare una rete importantissima. Il centravanti di Reconquista non può certo cancellare l’amore della gente viola. E se non chiede scusa, poco ci manca…

DIEGO PABLO SIMEONE

Ancora più clamoroso, se non altro per il contesto e per il valore del match in questione, un altro gol dell’ex storico del calcio italiano, quello di Diego Pablo Simeone alla “sua” Inter. È la stagione 2001/02 e il Cholo è alla Lazio da qualche anno, ma non ha dimenticato il periodo in nerazzurro. Il 5 maggio, l’Inter si presenta all’Olimpico sapendo che battendo la Lazio avrebbe vinto lo scudetto.

Ma il finale di quella storia lo conoscono un po’ tutti: la squadra di Cuper passa in vantaggio non una ma ben due volte, ma si fa riprendere in entrambi i casi da Poborsky. L’assassino del sogno interista, come se fossimo in un giallo, non può però che essere proprio Simeone.

Con il parziale sul 2-2, al decimo della ripresa l’argentino fa quello che gli riesce meglio: si inserisce su una punizione dal lato dell’area, stacca di testa e segna. Impossibile esultare e anche il cuore duro dell’argentino si scioglie in qualche lacrima. Quelle di chi sa di aver distrutto il sogno di una tifoseria che lo ha amato…

FABIO QUAGLIARELLA

Qualcuno, poi, con il gol dell’ex e con la mancata esultanza ha un rapporto davvero…stretto. Si parla di Fabio Quagliarella, che di squadre ne ha girate parecchie e che ha sempre mostrato profondo rispetto per i club di cui ha vestito la maglia.

E quindi gli capitano cose particolari, come quella stagione in cui, tra una cosa e un’altra, l’attaccante campano non riesce a festeggiare addirittura 8 gol, straordinario primato per le scommesse sportive: nel 2014/15 Quagliarella è un calciatore del Torino, ma segna contro Napoli, Juventus, Fiorentina, Udinese (due volte) e Sampdoria (addirittura tre).

Fabio Quagliarella, qui in gol contro la Samp!

A inizio 2016, però, una mancata esultanza gli costa la maglia granata. Ponendo fine a un digiuno di quattro mesi, l’attaccante segna un calcio di rigore contro il Napoli e poi si rivolge alla tifoseria azzurra unendo le mani e chinando il capo. Sono scuse? Per la tifoseria del Toro non ci sono dubbi. Nascono polemiche furibonde e alla fine il calciatore al termine del mercato invernale finisce (di nuovo) alla Sampdoria.

GONZALO HIGUAIN

E infine c’è chi parte con le migliori intenzioni, ma dopo qualche problema cambia decisamente idea.

Nell’estate 2016 Gonzalo Higuain compie quello che per i tifosi del Napoli è il tradimento supremo: se ne va alla Juventus, che paga la sua clausola rescissoria da 94 milioni di euro. Le reazioni del pubblico partenopeo sono decisamente negative, ma non per questo il Pipita non comprende. Il punto è che però Higuain è una macchina da gol e il 29 ottobre 2016 Juventus e Napoli si trovano di fronte.

Higuain con la maglia bianconera!

Chi è che segna la rete del definitivo 2-1? Ma ovviamente il Pipita, che però in segno di rispetto per il suo vecchio club e per i suoi vecchi tifosi non esulta. Poi però le cose cambiano, perchè tra gli attacchi che gli arrivano da De Laurentiis ed i cori di scherno dalla tifoseria del Napoli, quando Higuain torna a segnare contro gli azzurri (e gli succede spesso nel periodo in bianconero) si guarda bene dal non esultare.

Anzi, in più di un’occasione va a cercare in tribuna lo sguardo del suo ex presidente!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

December 11, 2022
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini