Quando si parla degli allenatori che hanno lasciato un segno indelebile sul mondo del calcio, difficile che non spunti in qualche maniera il nome di Arrigo Sacchi.

Il tecnico di Fusignano è addirittura finito al terzo posto nella lista che France Football ha pubblicato qualche anno fa, vedendosi arrivare davanti altre due icone del pallone come Rinus Michels, l’inventore del Calcio Totale, e Sir Alex Ferguson, ovvero l’allenatore più vincente di tutti i tempi.

Insomma, si può tranquillamente dire che Sacchi faccia parte a pieno titolo della storia del calcio, avendo sia cambiato il modo in cui si gioca che sollevato parecchi trofei.

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Per essere un buon fantino...

E dire che quando era dall’altra parte della barricata, Sacchi è stato un calciatore mediocre. Per lui, che faceva il difensore, c’è una carriera passata a livello semi-professionistico, trascorsa nelle squadre della Romagna.

Al momento di appendere gli scarpini al chiodo, Sacchi comincia ad allenare il Fusignano, la squadra della sua città, ma per tutti gli anni Settanta il ruolo di allenatore lo alterna con il lavoro nell’azienda paterna.

Il salto di qualità alla guida del Parma

È solo all’inizio del decennio successivo, quando con il Cesena vince lo scudetto Primavera, che capisce che forse il suo futuro è nel calcio.

Dopo il corso da tecnico a Coverciano, Sacchi si prende la panchina del Rimini, in Serie C1, per poi allenare la Primavera della Fiorentina. Italo Allodi, dirigente viola, lo spedisce poi a Parma (sempre in C1) a farsi le ossa, prevedendo di affidargli in futuro la panchina dei toscani.

Ma i risultati ottenuti al Tardini in due anni, ovvero la promozione in B e un campionato cadetto di vertice, portano a Sacchi un fan molto importante: Silvio Berlusconi, che si innamora del tecnico quando il Parma va a vincere a San Siro in Coppa Italia.

E infatti nell’estate del 1987 arriva il matrimonio calcistico tra il tecnico di Fusignano e il Diavolo, con il celebre contratto firmato “in bianco” da parte dell’allenatore.

Sacchi al Milan: la pazza idea di Silvio

Ad affascinare Berlusconi (e non solo) è il modo di giocare di Sacchi, fatto di difesa zona e di pressing asfissiante, un qualcosa che non si era mai visto e che a Parma aveva portato parecchi risultati. Gli inizi, però, non sono molto soddisfacenti. Il Milan parte male, sia in campionato che nelle coppe, al punto che dopo neanche metà stagione la tifoseria rossonera chiede la testa dell’allenatore.

Anche con alcuni dei giocatori ci sono delle frizioni (e in futuro saranno celebri quelle con Van Basten), Berlusconi però spiega alla squadra che il tecnico sarebbe rimasto almeno fino al termine della stagione, come da contratto. Il discorso del presidente convince, così come i risultati successivi della squadra, che parte all’inseguimento del Napoli di Maradona e non si ferma più.

Con la vittoria nello scontro diretto contro i partenopei al San Paolo, il Milan vola verso lo scudetto, che è il primo titolo dell’era Berlusconi. 

Sacchi ed il Milan degli Immortali

Sarà anche l’unico della carriera di Sacchi, che però è sulla strada dell’immortalità calcistica, assieme ai suoi calciatori. Nella stagione 1988/89 il Milan non riesce a difendere il tricolore, chiudendo al terzo posto dopo Inter e Napoli, ma in compenso il Diavolo torna grande in Europa, conquistando la sua terza Coppa dei Campioni.

Il momento clou del cammino rossonero non è tanto la finale, stravinta con un 4-0 alla Steaua Bucarest, quanto la semifinale contro il Real Madrid, annichilito a San Siro con un clamoroso 5-0. A rendere più dolce la stagione c’è anche la vittoria della Supercoppa Italiana.

Sacchi con Van Basten, il miglior giocatore della storia del Milan!

Neanche il tempo di ripartire, che l’annata successiva porta in bacheca a Milanello la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale, ma di nuovo non il campionato. Il testa a testa tra il Milan e il Napoli termina con Maradona e compagni campioni d’Italia. Poco male, perchè a Vienna Sacchi ottiene la sua seconda Coppa dei Campioni, stavolta battendo il Benfica per 1-0. La stagione 1990/91 è l’ultima alla guida del Milan.

Nonostante altre vittorie (la Supercoppa Europea e la seconda Intercontinentale), Sacchi spiega a Berlusconi di volersi prendere un anno di stop per l’incapacità di gestire lo stress della panchina. Alla fine il tecnico non rinnova con i rossoneri, che chiudono un ciclo fatto di trionfi con il romagnolo in panchina.

Sacchi CT azzurro ed il contratto da record

L’anno sabbatico però non si materializzerà mai, perchè nell’ottobre del 1991 Sacchi succede ad Azeglio Vicini come CT della nazionale italiana.

Da subito, Sacchi fa capire di non accettare a Coverciano calciatori che non vogliano mettersi a disposizione della squadra e dei suoi schemi e nel corso degli anni ci saranno esclusioni importanti, come quelle di Walter Zenga, di Roberto Mancini o di Giuseppe Giannini.

A dividere ulteriormente l’opinione pubblica c’è anche il contratto monstre del commissario tecnico: la FIGC corrisponde a Sacchi ben un miliardo e 700 milioni di lire all’anno, causando più di qualche mugugno per la scelta. Che però, almeno all’inizio, viene silenziato dai risultati. Senza gli Europei 1992, l’Italia punta parecchio su USA ’94, a cui la nazionale si qualifica facilmente.

Il cammino mondiale parte con qualche intoppo (la sconfitta con l’Irlanda e il passaggio del girone come terza), ma arriva fino alla finalissima di Pasadena.

In California però gli Azzurri, sfavoriti per le quote calcio, escono dal campo sconfitti dal Brasile solo ai calci di rigore.

Sacchi ai Mondiali americani

Sacchi lancia un nuovo ciclo in vista di Euro ’96, ma in Inghilterra l’Italia fallisce, uscendo ai gironi dietro alle due future finaliste, la Germania e la Repubblica Ceca. Tempo qualche mese e una sconfitta contro la Bosnia segna la fine dell’avventura azzurra di Sacchi, che si dimette.

Lo stress è stato il più grande avversario di Arrigo

Da quel momento, Sacchi non riesce più a recuperare la magia di un tempo, complice anche una difficoltosa gestione dello stress che lo porta a valutare l’idea di abbandonare del tutto la panchina.

A fine 1996, poco dopo aver lasciato la nazionale, torna al Milan sostituendo Capello, ma i risultati non sono positivi e arriva la separazione al termine della stagione.

Nell’estate 1998 il romagnolo diventa il nuovo allenatore dell’Atletico Madrid, ma l’esperienza in Spagna dura appena pochi mesi, con l’esonero a febbraio 1999 che a Jesus Gil pare sia costata 17 miliardi (i 7 di stipendio per le due stagioni dell’accordo, più 10 di buonuscita e che convince Sacchi a ritirarsi).

Non è davvero la fine, perchè c’è un’ultima, brevissima esperienza di nuovo al Parma nel 2001, ma bastano tre match a Sacchi per capire che la battaglia contro lo stress è complicata da vincere.

Dunque, la sua carriera da allenatore termina nel 2001, con una coda da dirigente prima al Parma, poi al Real Madrid e infine da coordinatore delle nazionali giovanili.

Sacchi al Real Madrid!

In pratica, quella del tecnico di Fusignano è una storia che ad alti livelli è durata meno di vent’anni.

Ma aver creato il Milan degli Immortali e aver lasciato un’impronta indelebile sul calcio del suo presente e del futuro gli valgono certamente un posto nella storia del pallone tricolore e non solo. 

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

June 13, 2023

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Per farvi capire il personaggio, condividiamo un dato incredibile: nel GP di Singapore del 17 settembre 2023 ha toccato i 100.000 km percorsi in gara...

Se si parla dei migliori piloti automobilistici della storia, impossibile non inserire nel novero Fernando Alonso. Lo spagnolo, che a 42 anni compiuti è ancora protagonista in Formula 1, ha vinto in carriera due titoli mondiali, il che già dovrebbe spedirlo nel gotha del Circus.

Se poi ci si aggiunge che nel periodo di pausa dalla Formula 1 ha anche vinto, a sorpresa per le scommesse, due volte a Le Mans e una Daytona, allora si capisce come l’asturiano sia decisamente un fenomeno della disciplina a tutto tondo.

E qualora servissero i numeri a dimostrarlo, quelli della sua lunga e vincente esperienza nel Mondiale di Formula 1 parlano parecchio chiaro.

Tutte le scuderie di Alonso in carriera

Meglio partire dal numero di scuderie rappresentate, che sono 5. In realtà gli stint della sua carriera sono otto, ma ci sono anche tre ritorni.

L’inizio è del 2001 con la Minardi, per poi diventare prima collaudatore e poi pilota titolare della Renault, con cui vince due mondiali tra il 2003 e il 2006. Nel 2007 arriva la prima esperienza alla McLaren, terminata però dopo una sola stagione, per tornare altri due anni alla Renault.

Nel 2010 Alonso diventa un pilota Ferrari e resta a Maranello fino al 2014, per poi tornare alla McLaren tra 2015 e 2018. Dopo uno stop di tre stagioni, lo spagnolo torna in sella per due anni con la Alpine (ovvero la nuova incarnazione della Renault) e poi nel 2023 con la Aston Martin.

Alonso bicampione del Mondo

Per quanto riguarda i titoli mondiali, Alonso è stato iridato in Formula 1 per due volte, nel 2005 e nel 2006. L’iberico è stato il pilota che ha interrotto la striscia di 5 mondiali consecutivi di Michael Schumacher.

Nella stagione 2005 ha conquistato il titolo in Brasile, diventando all’epoca il campione del mondo più giovane di sempre, vincendo sette Gran Premi.

Alonso nel 2005

L’anno dopo la difesa del titolo è più complicata e Alonso si gioca tutto all’ultima gara contro la Ferrari di Schumacher, riuscendo però a mantenere il vantaggio in classifica sul Kaiser grazie alle sette vittorie ottenute in quella stagione.

Fernando Alonso ha vinto 32 GP

A proposito di vittorie, lo spagnolo è attualmente alla settima posizione per quanto riguarda la classifica di tutti i tempi per Gran Premi vinti.

Alonso ha superato per primo la bandiera a scacchi in 32 occasioni, superando leggende come Nigel Mansell, Jackie Stewart, Niki Lauda, Juan Manuel Fangio e Nelson Piquet.

Le 32 vittorie di Alonso sono così suddivise: una nel 2003, 7 nel 2005, 7 nel 2006, 4 nel 2007, 2 nel 2008, 5 nel 2010, una nel 2011, 3 nel 2012 e 2 nel 2013, l'ultima a Barcellona.

Alonso festeggia il GP vinto a Barcellona nel 2013!

Per quanto riguarda le vittorie per scuderia, lo spagnolo si è imposto 17 volte alla guida di una Renault, 4 su McLaren e in 11 occasioni al volante di una Ferrari.

Alonso è partito 22 volte dalla pole

Si si guarda alle qualifiche, si nota come l’iberico non sia mai stato un mago delle pole position.

Per lui in carriera sono arrivate “appena” 22 partenze al palo, una cifra che non gli permette neanche di arrivare nella top 10 di tutti i tempi.

Discorso abbastanza simile anche per i giri veloci e le relative scommesse live, perchè Alonso ne ha raccolti 23, dovendosi attualmente accontentare dell'undicesimo o posto in graduatoria.

Per Alonso i podi in carriera sono 106

Tra gli obiettivi a breve termine di Alonso c’è invece certamente entrare nella top 5 di sempre per quanto riguarda i podi.

La gioia di Alonso per un podio nel 2023!

Non che gli manchi molto, perchè con 106 gare terminate tra i primi tre è quinto, e a Monte Carlo ha raggiunto Kimi Raikkonen e ha portato a 1 le lunghezze di svantaggio da Alain Prost, rischiando così di trovarsi davanti solamente Sebastian Vettel (122), Michael Schumacher (155) e Lewis Hamilton (192).

Il britannico, per il momento, è anche l’unico in grado di collezionare più gare a punti di Alonso.

L’asturiano, inclusa tutta la stagione 2024, è a quota 262, avendo superato Schumacher, Raikkonen e Vettel, ma è comunque distaccato di 20 lunghezze da Sir Lewis.

Alonso detiene il record assoluto di corse

Nessuno però può battere Alonso per quanto riguarda le gare disputate.

Lo spagnolo è infatti, per le scommesse F1, in cima alla classifica di sempre, compresa le corse finali del 2024, con 399 partenze (più 3 GP in cui ha preso parte alle prove ma non alla gara), sopravanzando un altro highlander come Raikkonen e anche il precedente primato, detenuto per parecchio tempo da Rubens Barrichello con 322 partenze.

Tutti gli altri primati della leggenda spagnola

Vista la sua carriera lunghissima, Alonso ha anche altri primati. Per esempio è il pilota con più stagioni disputate, 21, ma anche con più stagioni a punti, 19, a pari merito con Schumacher e Raikkonen.

L’asturiano è anche primo per giri e chilometri percorsi, così come per Gran Premi conclusi, oltre trecento.

Alonso vanta anche diversi primati che valutano il maggior intervallo di tempo: quello tra primo e ultimo GP disputato, quello tra due GP con almeno un giro in testa, quello tra primo e ultimo GP con almeno un giro in testa e quello tra la prima e l’ultima prima fila ottenuta.

Le cifre di contratto di Alonso all'Aston Martin

Logico che un pilota di così enorme successo e con una longevità sportiva eccezionale sia apprezzatissimo dagli sponsor.

Una delle partnership di più lunga durata di Alonso è stata quella con il Banco Santander, una sponsorizzazione che il pilota si è portato dietro per gran parte della sua carriera, con la banca spagnola che lo ha seguito dai tempi della prima esperienza in Renault, per poi approdare come main sponsor anche in McLaren e in Ferrari.

Oltre a questo, nel corso della sua carriera Alonso ha avuto parecchi sponsor personali e quelli che pubblicizza al momento gli hanno garantito una decina di milioni di euro di incassi solo nelle ultime due stagioni, a cui vanno aggiunti, nella graduatoria degli stipendi piloti F1, i 5 milioni a stagione del contratto fino al 2024 che ha firmato con la Aston Martin.

Gli sponsor personali di Alonso

La lista degli sponsor attuali dello spagnolo comprende Kimoa, Bang & Olufsen, Bell Sports, RAW Superdrink, Finetwork, Aramco, e Crypto.com, ma in passato Alonso ha legato il suo nome anche ad altre aziende di livello mondiale, come l’Adidas oppure la Vodafone.

Insomma, una serie di partnership che quasi fa a gara con quella delle gare a cui lo spagnolo ha partecipato.

E che gli permettono di avere un valore netto personale di oltre 200 milioni di euro. Quasi il minimo, per una vera e propria leggenda dei motori.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. 

December 10, 2024
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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Il Muso un altro grande italiano

Tornei vinti Musetti, prima della finale di Monte Carlo del 12 aprile 2025 persa, anche per problemi fisici contro Alcaraz.

Facciamo un emozionante salto indietro: il 3 agosto 2024 a Parigi, Musetti, nell'incontro più importante della sua carriera, regala il bronzo olimpico agli sportivi italiani, superando in tre set il canadese Felix Auger Aliassime!

Lorenzo Musetti, nato a Carrara il 3 marzo 2002 è il più giovane tra Sinner, Berrettini e Sonego di un gruppo che forma i quattro, straordinari, moschettieri del tennis maschile italiano!

Tornei vinti Musetti

Il toscano ha esordito tra i professionisti dopo un ottimo percorso a livello juniores e a 21 anni ha già parecchio da raccontare riguardo la sua carriera, nonché molti record di precocità.

Del resto, Musetti ha cominciato a giocare a tennis quando aveva appena 4 anni e già a 14 era uno dei nomi più quotati al mondo a livello giovanile.

3 finali nel 2024 e 3 sconfitte, l'ultima contro il giovane cinese Shang che vince il suo primo torneo in carriera proprio sul... cemento di casa il 24 settembre 2024!

Lo slam Juniores vinto da Musetti

In bacheca da Juniores ha una finale agli US Open nel 2018, ma soprattutto la vittoria agli Australian Open nel 2019, che lo fa diventare il più giovane tennista italiano ad aver conquistato un torneo dello Slam a livello giovanile.

Nel frattempo, a luglio 2017, era già arrivato l’esordio tra i pro. Per vincere un incontro bisogna aspettare il 2019, ma anche in questo caso è record: battendo l’egiziano Maamoun al torneo di Sophia-Antipolis, Musetti diventa il primo tennista nato nel 2002 in grado di vincere un match tra i professionisti.

Musetti diventa grande al Foro nel 2020

Da quei primi cinque punti in classifica ATP, il toscano di strada ne ha fatta eccome. A partire dall’exploit agli Internazionali d’Italia 2020, quando supera le qualificazioni al Foro Italico ed entra nel tabellone principale.

Al primo turno Musetti batte Wawrinka, numero 17 del mondo, e al secondo si ripete, avendo la meglio su Nishikori. La sconfitta agli ottavi contro Koepfer non gli impedisce comunque di farsi conoscere dal pubblico italiano, ma non solo.

Nello stesso anno diventa anche il primo classe 2002 al mondo a raggiungere una semifinale ATP al Sardegna Open, da cui però deve ritirarsi durante il match per un infortunio.

L'impresa di Parigi e un 2021 da incorniciare per Lollo

Nessun problema, perché anche nel 2021 le soddisfazioni non mancano. All’ATP 500 di Acapulco, Musetti entra dalle qualificazioni per eliminare subito il numero 9 al mondo Schwartzman, vincendo al primo tentativo in carriera contro un top 10.

In Messico batte anche Tiafoe e Dimitrov e diventa il più giovane italiano a raggiungere le semifinali di un ATP 500, per poi perdere contro Tsitsipas.

Dopo la terza semifinale in carriera a Lione, Musetti scrive la storia anche al Roland Garros. Al primo turno batte Goffin, poi vince contro Nishioka e si aggiudica il derby tricolore contro Cecchinato.

Al suo esordio in un torneo del Grande Slam, il toscano si ferma agli ottavi contro Novak Djokovic, contro cui era in vantaggio, a sorpresa per le scommesse, per due set a zero, prima di cedere a causa di un infortunio.

Continua però la sua ascesa nella classifica mondiale, aiutata anche dalla prima vittoria agli US Open, che lo vede terminare l’anno alla posizione numero 59. 

Ad Amburgo nel 2022 Musetti vince il primo titolo

Il primo titolo ATP conquistato da Musetti arriva quindi nel 2022, che è l’anno della sua consacrazione a livello internazionale.

Dopo ottime prestazioni in parecchi Masters 500 e 1000, il toscano comincia a fare capolino nelle zone alte del ranking e sulla terra rossa di Amburgo fa un vero e proprio capolavoro.

Musetti, che è reduce da cinque sconfitte al primo turno nel circuito, comincia subito col brivido, dovendo annullare ben due match point al serbo Lajovic, prima di batterlo per 6-7, 7-6, 6-3.

Va meglio al secondo turno, dove si ritrova davanti il finlandese Ruusuvuori, regolato con un buon 6-4, 7-5.

Ai quarti lo attende un altro esperto del rosso, lo spagnolo Davidovich Fokina. Il match termina con Musetti che si impone per 6-4, 6-3 e si qualifica alla semifinale, dove si trova di fronte l’argentino Cerundolo, battuto per 6-3, 7-6.

All’ultimo atto il muro sembra insormontabile, perchè si chiama Carlos Alcaraz, all’epoca già numero 6 del mondo.

Eppure Musetti si prende il primo set per 6-4, non riesce a strappare il tie-break del secondo e lo perde, ma poi vince il terzo e decisivo parziale per un altro 6-4, che gli vale, contro il favorito per le quote Wimbledon, il primo titolo ATP della carriera.

Tornei vinti Musetti

E non solo, perchè con la vittoria in Germania diventa il più giovane tennista italiano a vincere un torneo ATP battendo in finale un top 10 ed entra per la prima volta nella top 30.

Musetti vince anche l'ATP 250 di Napoli

La seconda vittoria in carriera Musetti la ottiene invece nell’ATP 250 di Napoli, giocato sul cemento. Quello del toscano è un torneo trionfale, giocato da testa di serie numero 4 e vinto senza concedere neanche un set.

Il primo a scontrarsi con lui è il serbo Dere, sconfitto con un 7-5, 6-3. Poi tocca al colombiano Galan, regolato per 6-3, 6-0, e a un altro serbo, Kecmanovic, battuto in semifinale per 6-3, 6-4.

Nel match decisivo, Musetti si ritrova di fronte un connazionale, ovvero Matteo Berrettini. Per il finalista di Wimbledon 2021 però non c’è scampo, perchè il toscano conquista il suo secondo titolo nel circuito maggiore vincendo 7-6, 6-2.

Tornei vinti Musetti

C’è ancora tempo per rendere migliore il 2022, perchè a Parigi-Bercy arriva anche la prima qualificazione ai quarti di finale a un torneo Masters 1000, ottenuta battendo Cilic, Basilashvili e soprattutto il norvegese Ruud, testa di serie numero 3 e soprattutto quarto nel ranking ATP, per quella che è la prima vittoria di Musetti contro un top 5.

La stagione 2023 per Musetti

E anche nel 2023 sono già altre soddisfazioni importanti. Grazie all’ottima prestazione al Masters 1000 di Montecarlo, il toscano ha infatti raggiunto la diciottesima posizione nella classifica mondiale, entrando per la prima volta nella top 20.

Ma cosa ha combinato nel Principato per volare così in alto? Beh, sì è giusto tolto la soddisfazione di battere, a sorpresa per le relative quote delle scommesse tennis, il numero uno del mondo, Novak Djokovic, peraltro in rimonta.

Il match, agli ottavi di finale, vede Musetti imporsi per 4-6, 7-5, 6-4 e diventare così uno degli otto italiani in grado di battere il numero uno del ranking, in quel momento, per distacco, appunto, Djokovic, prima di arrendersi ai quarti al compagno di Coppa Davis, Sinner.

Anche grazie a questa impresa, a cui si aggiungono la semifinale a Barcellona, gli ottavi a Roma e a Parigi, ai quarti a Stoccarda e al Queens, Musetti raggiunge quello che finora è il suo best ranking, la quindicesima posizione.

L’annata è stata molto positiva anche dal punto di vista economico, con l’azzurro che ha incassato oltre 2 milioni di dollari in prize money, con i premi in carriera che ora sfiorano i 5 milioni.

Il ruolo di Musetti nel trionfo in Coppa Davis 2023

Ma di certo il 2023 del toscano è diventato da incorniciare grazie alla Coppa Davis vinta con l’Italia. Musetti fa parte del gruppo di capitan Volandri dal 2021, edizione in cui ha giocato (perdendo) solo il doppio ininfluente contro gli Stati Uniti in coppia con Fabio Fognini.

In quella successiva ha giocato tre volte in singolare, battendo Borna Gojo contro la Croazia e arrendendosi a Taylor Fritz e Felix Auger-Aliassime nelle sfide contro USA e Canada.

Nella trionfale cavalcata 2023 Musetti è stato protagonista sin dalla prima fase, con la sconfitta con Gabriel Diallo con il Canada, la vittoria in doppio (con Sonego) con il Cile e la sconfitta ininfluente sempre in doppio (stavolta con Simone Bolelli) con la Svezia.

Nella fase finale l’unica partita giocata è stata la sconfitta contro Miomir Kecmanovic nella semifinale con la Serbia, un match che Musetti stava vincendo ma che poi ha perso malamente a causa di un infortunio patito nel secondo set che lo ha condizionato.

Ma che non gli ha impedito comunque di gioire con la squadra per la vittoria contro l’Australia!

Musetti atleta Nike

Per quanto riguarda le sponsorizzazioni, Musetti è un atleta Nike, il che la dice decisamente lunga sulle sue potenzialità, perché l’azienda di Atlanta difficilmente si muove senza pensare che qualcuno diventerà grande o, pensando a Jannik e Carlos... travolgente!

La racchetta invece è di un altro grande brand, la Head, che fornisce all’azzurro la Extreme Tour che è ormai il suo marchio di fabbrica. E che lo accompagnerà verso un futuro che sembra decisamente roseo. Anzi…azzurro!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Alamy. Prima pubblicazione 17 maggio 2023.

April 13, 2025
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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