Lo abbiamo già evidenziato raccontando l'intuito del DS Walter Sabatini, la dote migliore di un buon direttore sportivo è quella di riuscire a intravedere i buoni giocatori prima degli altri. In un mondo competitivo come quello del calcio, la lotta per assicurarsi subito dei potenziali campioncini è ormai senza quartiere, con cifre incredibili pagate per ragazzi che non possono neanche guidare la macchina.

Ecco perchè chi è in grado di anticipare tutti, magari lavorando in mercati non troppo battuti e considerati, è un’arma in più per i club e per gli allenatori che ci lavorano assieme. E tra i migliori in questo senso, come dimostra ampiamente la sua carriera, c’è certamente Pantaleo Corvino. L’attuale DS del Lecce, classe 1949, ha una storia che parla per lui e che lo iscrive di diritto tra i grandi direttori sportivi del calcio italiano.

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La lunga gavetta del Direttore Corvino

E dire che al top Corvino ci è arrivato dopo tanto lavoro, perchè la sua gavetta è cominciata nelle serie più basse del calcio tricolore, raggiungendo il professionismo solamente nel 1987, alla guida del mercato del Casarano, all’epoca in Serie C1.

Il club pugliese alla fine fallisce, ma nei suoi dieci anni dietro la scrivania Corvino fa già capire di che pasta è fatta, portando in rossoazzurro un calciatore del calibro di Fabrizio Miccoli, inserito nelle giovanili del Casarano (vincendo un titolo italiano categoria Berretti) e che ha fatto il suo esordio nel calcio professionistico proprio da quelle parti.

Il primo passaggio di Corvino a Lecce

Nel 1998 Corvino si trasferisce al Lecce e grazie alle sue capacità nello scouting il club giallorosso vive un vero e proprio rinascimento a livello giovanile. La Primavera del Lecce, guidata in panchina da Roberto Rizzo, si aggiudica per due volte lo scudetto di categoria, schierando calciatori che poi faranno il grande salto in prima squadra, diventando pedine fondamentali negli anni in cui i pugliesi sono una presenza fissa in Serie A.

Tra i tanti talenti scoperti da Corvino in giro per il mondo e portati al Via del Mare ci sono Valeri Bojinov, Ernesto Chevantón, Mirko Vučinić, Cristian Ledesma e Axel Konan, a cui si aggiungono altri elementi come Cesare Bovo, Graziano Pellè e Mariano Stendardo.

Ernesto Chevanton, qui con la maglia del Monaco

Si parla di giovanissimi poi destinati a carriere importanti (in particolare Vučinić), che devono proprio al dirigente pugliese il proprio approdo in Italia e il lancio nel calcio che conta.

Corvino scopre Ljajic e Jovetic per la Fiorentina

Gli ottimi risultati al Lecce portano la Fiorentina ad affidare a Corvino la direzione sportiva del club viola. Il DS rimane in viola dal 2005 al 2012 e durante quel periodo la squadra toscana raggiunge più volte buoni piazzamenti in Serie A, oltre a una semifinale in Coppa UEFA e un ottavo di finale di Champions League.

Anche al Franchi non mancano acquisti destinati a un futuro importante. Quello più celebre è certamente Stevan Jovetic, che fa per cinque anni la fortuna dei viola per poi essere ceduto a peso d’oro al Manchester City, ma impossibile non citare anche altri due talenti balcanici come Adem Ljajic e Matija Nastasić, un futuro capitano della Fiorentina (e del Milan) come Riccardo Montolivo, strappato all’Atalanta dopo la retrocessione dei bergamaschi, Felipe Melo, scovato in Spagna e Daniel Pablo Osvaldo.

Il clamoroso colpo Vlahovic di Corvino

Al termine del contratto con la Fiorentina, Corvino si prende una pausa, per poi tornare in sella a fine 2014 con il Bologna appena acquistato da Saputo, che riporta in Serie A dopo appena una stagione.

Ma il rapporto con i felsinei dura appena un anno e mezzo, perchè nel maggio 2016 il DS torna a Firenze. Tra gli acquisti più importanti della seconda esperienza toscana ci sono certamente Dusan Vlahovic e Nikola Milenkovic, entrambi arrivati dal Partizan Belgrado rispettivamente nel 2018 e nel 2017, ma anche Gaetano Castrovilli, pescato al Bari.

Nikola Milenkovic

Nel 2019 si interrompe la collaborazione con la Fiorentina e nel 2020 Corvino fa di nuovo ritorno a Lecce.

Tutti gli affari da record di Pantaleo Corvino

Con lui tornano anche i grandi fasti per la primavera giallorossa, che infatti nella stagione 2022/23 vince il suo terzo scudetto, mentre la squadra dei grandi festeggia la salvezza dopo essere tornata in Serie A nell’annata precedente grazie a calciatori scovati dal DS come Federico Baschirotto, Morten Hjulmand e Gabriel Strefezza.

Visto il talento di Corvino, non stupirà più di tanto sapere che sia a Lecce che a Firenze la classifica delle migliori cessioni è guidata da calciatori portati da lui in forza ai due club.

In particolare il DS monopolizza o quasi la top 5 dei giallorossi, che è guidata da Vucinic (19 milioni dalla Roma), con a seguire Hjulmand (ceduto nell'estate 2023 a 18 milioni allo Sporting Lisbona), Bojinov (14 milioni, alla Fiorentina) e Chevanton (che il Monaco ha pagato 10 milioni), con altre sue intuizioni come Ledesma, Pellè e Rosati nella top 10.

Anche a Firenze le casse del club viola hanno ringraziato parecchio Corvino, visti i quasi 82 milioni incassati dalla Juventus per Vlahovic, ma anche i 25 spesi sempre dai bianconeri per Felipe Melo e i 26 arrivati dal Manchester City, sempre favorita per le scommesse sportive, per Jovetic.

Insomma, la capacità del dirigente pugliese di scovare giovani talenti e lanciarli nel calcio che conta è tanto importante per le squadre quando si parla di risultati in campo, tanto per le società se si ragiona dal punto di vista economico. 

Le squadre più forti costruite da Corvino

Volendo decidere qual è la miglior squadra mai allestita da Corvino, si potrebbe scegliere tra le Fiorentine guidate da Cesare Prandelli, capaci di arrivare più volte in Champions League e di avvicinarsi alla vittoria nelle coppe nazionali e internazionali.

Felipe Melo, un'altra scoperta di Corvino

Ma per il mix di possibilità economiche e capacità di creazione della squadra, impossibile non menzionare il Lecce targato Delio Rossi, quello che nel 2003 ottiene la promozione in Serie A e poi arriva decimo nella massima serie, spinto dal talento di Vucinic, Bojinov, Chevanton e dalla costanza di calciatori come Bovo, Max Tonetto e Marco Cassetti.

E tutti questi capolavori Corvino li ha fatti…decisamente low-cost, se si ragione sul suo stipendio.

Considerando che quando era alla Fiorentina percepiva appena 400mila euro l’anno, è lecito immaginare che anche a Lecce il contratto del DS non rappresenti un onore troppo alto per il club.

E a questo punto, visti gli introiti che fa arrivare alle sue squadre, chissà che al buon Pantaleo non convenga…farsi pagare in provvigioni!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

August 22, 2023
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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I fondamentali del tennis? Semplice, dritto, rovescio e servizio. Ma se per i due colpi classici ci sono parecchie variabili da considerare, tra cui la velocità e l’angolazione del colpo dell’avversario, quando si parla del servizio il giocatore ha tutta la libertà di prepararsi al meglio e di giocare il colpo come preferisce.

Ecco perchè il proprio turno di servizio è quello che un giocatore dovrebbe (nella norma) riuscire a mantenere nello sviluppo di un set. E questo spiega anche perchè i tennisti che hanno un servizio importante spesso sono favoriti per le scommesse sportive, specialmente sulle superfici veloci (erba e cemento), in cui una battuta a oltre 200 km/h fa la differenza eccome.

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Le regole del servizio nel tennis

Ma quali sono le regole del servizio nel tennis? Il regolamento prevede che il giocatore che serve sia con i piedi al di fuori della linea di fondo ed entro una delle due metà del campo, con l’obiettivo di battere in diagonale nel campo di battuta opposto.

Il movimento di battuta deve far sì che il giocatore non tocchi mai con i piedi le linee del campo, altrimenti si commette fallo di piede. Una battuta sbagliata (cioè che non finisce nel campo di battuta opposta) è un fallo, se ne si commettono due consecutivi viene assegnato un punto all’avversario.

Se invece la palla tocca il nastro e termina nel campo di battuta, il servizio va ripetuto ma non è considerato fallo.

Quando un giocatore batte e l’avversario non riesce a colpire la palla si parla di “ace”, mentre il servizio vincente è quello in cui l’avversario riesce a rispondere alla battuta, ma non rimandandola in campo.

Il record di ace nel tennis è di John Isner

Logico dunque che nel corso dei decenni si siano sviluppati dei veri e propri specialisti del servizio, quei giocatori che grazie a una battuta potentissima riescono a fare parecchi ace e, di conseguenza, a tenere con frequenza il proprio turno di battuta.

Attualmente il record di ace nel circuito ATP lo detiene lo statunitense John Isner. Forte dei suoi quasi 2,10 metri di altezza, lo statunitense ha una facilità di servizio impressionante, che si traduce in oltre 14500 ace messi a segno in carriera. E considerando che è ancora in attività, è solo logico pensare che il primato possa raggiungere cifre superiori.

Dietro Isner sul podio dei maghi del servizio ci sono due giocatori che hanno appeso la racchetta al chiodo, ovvero il croato Ivo Karlovic e sua maestà Roger Federer. Il balcanico ha chiuso la sua carriera con 13762 ace, mentre il campionissimo svizzero (l’unico dei Big Three che sia nella top 10) si è fermato a 11452. A superare il muro dei 10mila ace sono solo altri due tennisti, lo spagnolo Feliciano Lopez, anche lui ancora in attività e attualmente oltre quota 10300, e un’altra leggenda come il croato Goran Ivanisevic, che ha chiuso la carriera a 10131.

E Djokovic e Nadal, dove sono? Per nessuno dei due il servizio è mai stato l’arma fondamentale, il che è dimostrato dall’attuale sedicesima posizione del serbo, che non raggiunge neanche quota 7mila, e addirittura la cinquantaseiesima del mancino di Manacor, a un passo dai 4000.

Il servizio di Nole

Di Verdasco il primato per i doppi falli

Ma il servizio è, ovviamente, un’arma a doppio taglio, perchè battere forte, angolato e a filo rete significa rischiare costantemente il fallo e, di conseguenza, il doppio fallo. Vero anche che una volta sbagliata la prima la maggior parte dei tennisti si rifugia in secondi servizi più a effetto e meno potenti, ma comunque di tanto in tanto qualche doppio fallo sfugge anche ai migliori.

A guidare questa poco lusinghiera classifica è lo spagnolo Fernando Verdasco, ancora in attività, che si avvia a essere il primo giocatore a superare quota 4000. Dietro di lui ci sono due dei giocatori che invece hanno a referto più di 10mila ace, ovvero Ivanisevic e Lopez, con il croato a 3546 e lo spagnolo che si è da poco preso il podio superando quota 3422. Giusto per dimostrare come la ricerca dell’ace a volte porti effetti negativi.

E i Big Three, come si piazzano in questa classifica? Nonostante l’altissimo numero di ace, Federer (2756 doppi falli) non è il primo dei tre, perchè è da poco stato superato di Djokovic, con i due che attualmente sono quindicesimo e sedicesimo. Per trovare Nadal bisogna invece scendere addirittura alla posizione numero 41, con poco più di 2000 doppi falli.

Isner ha servito al primato di velocità di 253 km/h

Dunque, logico che tra chi serve più forte al giorno d’oggi ci siano alcuni dei maghi degli ace. Il servizio più veloce mai registrato e riconosciuto dall’ATP appartiene, neanche a dirlo, a John Isner, che ha servito a 253 km/h durante la Coppa Davis del 2016.

 John Isner ha servito a 253 km/h

Tra i giocatori ancora in attività un altro bombardiere è il canadese Milos Raonic, con un servizio a 249,9 km/h nel 2012.

Non può ovviamente mancare l’onnipresente Feliciano Lopez, che nel 2014 ha servito a 244,6 km/h, ma spuntano anche nuove leve, come il francese Giovanni Mpetshi Perricard, un classe 2003 che nel corso dell’ultimo Roland Garros ha raggiunto la ragguardevole velocità di servizio di 244,5 km/h. C

ome sempre molto attiva la scuola americana, con Taylor Dent che ha superato in carriera i 241 km/h e con il duo composto da Taylor Fritz e Ben Shelton che al momento è fermo ai 236,6 km/h. L’italiano con il miglior servizio è certamente Matteo Berrettini, con una velocità di punta di 235 km/h, oltre 2250 ace e 453 doppi falli.

Il servizio del tennista mancino

Infine, un’interessante analisi: perchè si dice che i tennisti mancini siano favoriti nel servizio? In primis perchè il mancino si trova a servire sul rovescio del tennista destro nei momenti clou della partita.

Ivanisevic al servizio a Wimbledon

Considerando che il giro del servizio inizia a destra, che per il mancino è il lato debole, in situazioni di 40-0, 40-30 e su tutti i secondi punti dei vantaggi il mancino serve dal suo lato preferito, mentre si trova a servire a destra solo in eventuale situazione di 40-15.

Inoltre la curva dei servizi a effetto a uscire dei mancini è più pericolosa, perchè un giocatore destro dovrà rispondere di rovescio, dovendo quindi coprire più distanza. E il fatto che uno dei migliori servitori di sempre, Ivanisevic, fosse un mancino naturale, non fa altro che confermare questa analisi.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

August 21, 2023
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

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