Quanto si sta americanizzando il calcio in Italia? E' una domanda che ormai, da anni, ha cominciato a riecheggiare nella grancassa di analisti finanziari e addetti ai lavori. Che, essenzialmente, identificano un intento principale da parte degli imprenditori d'oltreoceano: acquistare un brand per essere riconoscibili in tutto il mondo.

Questo, secondo loro, sarebbe il trampolino utile per costruire (sia in termini metaforici che, soprattutto, edili), puntare sul marketing, attrarre ulteriori investitori. Fare soldi, insomma. Ma, ormai appare acclarato, la mentalità imprenditoriale statunitense va a scontrarsi, muro contro muro, con quella italiana.

Se alcuni imprenditori del Nuovo Mondo (vedi Malcom Glazer col Manchester United) sono riusciti a sciogliere le briglie degli investimenti finanziari, scatenando tuttavia le ire dei tifosi britannici così - giustamente - tradizionalisti, nel Bel Paese è accaduto l'esatto opposto: nonostante forti investimenti iniziali, che li hanno portati ad essere acclamati (almeno in un primo momento) dai sostenitori di questa o quella squadra, eccoli scontrarsi contro la burocrazia, le beghe da carte bollate, l'impossibilità di realizzazione di nuovi, funzionali e ricchi impianti privati, bloccati da questa o quella amministrazione.

E' successo a James Pallotta a Roma e alla guida della Roma, sta accadendo ora per Rocco Commisso, inizialmente plaudito come salvatore della patria della Fiorentina e che oggi sta affrontando le prime, numerose critiche dopo una carenza di risultati e le difficoltà incontrate ogni qual volta si parli di "nuovo stadio", dimenticandosi del "Franchi". 

Pallotta, Commisso, Tacopina e l'"italian blood"

Facciamo ordine: Pallotta imprenditore gestore di fondi finanziari, papà teramano e mamma di Canosa di Puglia. Commisso nato direttamente in Calabria, a Marina di Gioiosa Ionica, prima di migrare negli States e diventare un magnate della televisione via cavo (Mediacom, oggi sponsor delle "Viola").

E se "Avvocato", nel calcio italiano del secolo scorso faceva rima con Gianni Agnelli, oggi è sinonimo di Joseph Tacopina, detto Joe, principe del foro di New York e, anch'egli, come tradisce il cognome, di diretta discendenza tricolore, nato a Brooklyn da papà Cosmo del quartiere capitolino di Monte Mario e mamma Josephine (nata Oliva), originaria invece di Montelepre, dalle parti di Palermo. 

Dal sogno americano all'incubo burocratico

Si esprimono tutti, chi più e chi meno, con un italiano incerto che li tratteggia in termini caricaturali come "zii d'America", nel loro sangue scorre ancora la passione per quello che - tra le stelle e tra le strisce - è stato ribattezzato "soccer". Ma, come detto, sono mossi dall'illusione che il sogno americano si possa traslare, oggi, nel paese abbandonato proprio per inseguirlo, il sogno americano.

Arrivati qui, ovviamente, scoprono che non è così. E se Commisso, nell'ultimo viaggio in Italia, si è fortemente amareggiato di un "sistema Italia" fatto di impedimenti e continue critiche, e Pallotta abbia passato la mano alla Roma, presente nelle quote vincente Europa League  al connazionale (meno vistoso e nemmeno di discendenze italiche) Dan Friedkin, il percorso di Joe Tacopina continua a incuriosire, apprestandosi a fare l'ingresso societario, in questi giorni, nella sua nuova squadra italiana, il Catania.

Il lungo viaggio dell'avvocato 

Un minimo di "recap" è d'uopo: l'avvocato Tacopina arriva in Italia all'epoca del passaggio della Roma nelle mani del trader bostoniano Thomas DiBenedetto (che in America ha perso lo spazio tra "Di" e "Benedetto", ma la cui famiglia arriva dalla provincia di Salerno), entrando nella dirigenza della squadra tifata dal padre Cosmo. Che però lascia ben presto, per mettersi in affari con l'imprenditore italo-canadese (e tutto torna)  del ramo caseario Joey Saputo per acquistare il Bologna.

I due, tuttavia, arrivano ai ferri corti e Tacopina riesce ad ottenere una buonuscita con la quale avvia - come si è spesso mormorato nel capoluogo emiliano -, nella costruzione di una cordata economica per resuscitare il Venezia (città dall'eco di pari lustro a Roma, in tutto il mondo, specialmente tra gli americani) portandolo dalla D alle soglie della Serie A. Prima con Giancarlo Favarin e poi con Filippo Inzaghi.

A fermare gli arancioneroverdi, a giugno 2018, la semifinale con il Palermo. Poco tempo fa, però, Tacopina lascia, non prima di affidare i lagunari nelle mani del connazionale Duncan Niederauer, altro uomo d'affari newyorchese.

Una bellissima foto di Mariano Izco, centrocampista e bandiera del Catania dal 2006 al 2014!

Ora il Catania e la Sicilia, che l'avvocato italo-americano aveva "sfiorato" presentando Frank Cascio (businessman di origini palermitane) a Maurizio Zamparini: la fumata, all'epoca, fu nera con il pasticcio-Baccaglini e Palermo, si chiuse con un nulla di fatto.

Ora, per Tacopina, ecco il Catania, altra piazza attualmente impantanata nelle "secche" della Serie C e vogliosa di una pronta risalita nel calcio che conta. Una tifoseria caldissima, una città suggestiva e conosciutissima, un centro di allenamento - il Torre del Grifo Village - super: il matrimonio funzionerà? E sarà davvero l'ultima e definitiva stazione del lungo viaggio in Italia dell'avvocato Tacopina?      

Segui il Campionato Europeo di calcio

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di  Luigi Costantini e Carmelo Imbesi.

December 15, 2020

Di Stefano Fonsato

Stefano Fonsato
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Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

Stefano Fonsato
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Nonostante i due mesi di stop della Bundesliga tra marzo e maggio e le ulteriori dieci settimana di pausa estiva, quello che è accadendo allo Schalke 04 ha veramente del clamoroso!

I Blu Reali non hanno vinto nel campionato tedesco dal successo per 2-0 alla VELTINS Arena sul Borussia Monchengladbach, firmato dalle reti, entrambe sotto la sotto la Nord Kurve, realizzate dal chirurgico destro di Serdar da fuori area e dal sinistro di Gregoritisch, già autore nel corso del primo tempo di una giocata decisa, salvando un colpo di testa di Plea proprio sulla linea di porta.

Pensate che i ragazzi di Gelsenkirchen siano in crisi nera? Che siano stati “protagonisti” di una striscia di risultati negativi? No, non vi siete fatti un’idea: la squadra di  Christian Gross, tra i quattro tecnici stagionali come Manuel Baum, non ha vinto dal 17 gennaio 2020 al 9 gennaio 2021...

La striscia di partite senza successi, a cavallo di due stagioni tedesche, è stata di 30 incontri: all'interno di questo minicampionato, lo Schalke è riuscito a perdere in casa 0-3 con Bayer Leverkusen ed Ausburg; 0-5 con il Lipsia, due volte 4-0 in trasferta sempre con la squadra targata Red Bull e con il Friburgo.

Per essere davvero cattivi non possiamo non citare i 13 gol subiti in due partite dal Bayern ed il gol subito a Berlino da Krzysztof Piatek nel primo incontro del 2021..

Omar Mascarell e compagni, prima della vittoria ad inizio 2021 contro Hoffenheim, sono stati vicinissimi al ritorno al leggendario successo nel posticipo dell'undicesima giornata di Bundes prima del pari dell'Ausburg di Marco Richter in pieno recupero, rischiano di battere il record negativo di 19 punti del Norimberga della stagione 2018/2019 che, bene o male, 3 vittorie, però, sul campo le aveva comunque festeggiate!

Una sequenza da far invidia al Brescia 1994/1995 che, con 12 punti conquistati in 34 partite (in Serie A in quel momento giocavano 18 squadre) detiene il primato di minor punti da quando la vittoria vale 3!

Andiamo ad analizzare gli ultimi campionati dei principali campionati europei, per scovare, o quantomeno provarci, casi simili. nel contempo, naturalmente continueremo a seguire le "prestazioni", chiamiamole così, dello Sheffield United 2020/2021...

Il record negativo della Premier

In Inghilterra, l'Huddersfield 2018/2019 con i suoi 16 punti batte anche l'Aston Villa 2016/2017 ed il Portsmouth 2009/2010: The Terriers, in 38 partite vincono solo 3 volte: il mese di fuoco per la squadra di Jan Siewert è quello di novembre 2018, addirittura 7 punti in 3 incontri tra Fulham e Wolverhampton,  intervallate dal buon pari con West Ham. Vi chiederete qual è stata la terza squadra ad essere battuta dalla squadra del congolese Elias Kachunga: sempre i Wolves, naturalmente, con la rete da terra Steve Mounié Mounié all'ultimo istante!

*Questo video è stato condiviso dal canale ufficiale di YouTube degli HTAFC 

 
Nel resto del campionato, solo una vittoria ed un pari, ovvio, per 0-0, nelle successive 23 giornate di Premier. L'Huddersfield saluta la Premier con due pareggi per 1-1 negli ultimi due turni contro Manchester United e Southampton.

Se andiamo ancora più indietro negli anni, come non citare il mitico Derby County di Billy Davies ed il suo ruolino di marcia nelle 38 giornate della Premier 2007/2008, anno di grazia del calcio inglese di club, con la finale di Champions tra Manchester United e Chelsea a Mosca, terminata per le scommesse calcio ai rigori. The Rams vinsero una sola partita, alla sesta giornata contro il Newcastle per 1-0 con gol dello scozzese Kenny Miller. Nei successivi 32 incontri, per quello che sinora costituisce il vero record negativo, solo 6 pareggi.

 

Non c’è nulla di poi così clamoroso da segnalare in Liga, con il punteggio minimo di 20 punti dal Malaga nel 2018, dal Granada nella stagione precedente e dal Cordoba e sono tutto sommato dignitosi anche i 18 punti del Troyes nel 2015/2016 in Francia

Serie A

Meriteranno un articolo a parte il racconto della stagione dell'Ancona 2003 – 2004, soli 5 punti nel girone di andata e primo successo alla... ventinovesima giornata ed, ancor di più la serie, impressionante, senza alcun tipo di logica rispetto al valore tecnico della rosa, delle diciotto partite senza vittorie della Fiorentina tra il 17 febbraio 2019 ed il 2-1 infrasettimanale in casa con la Samp!

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Martin Meissner (AP Photo). Prima pubblicazione 15 dicembre 2020

January 9, 2021

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Il calcio è un gioco semplice, spiega spesso Gary Lineker. Ventidue persone inseguono un pallone per novanta minuti e alla fine vincono sempre i tedeschi. Beh, sempre proprio no, ma guardando alla Champions League, in particolare a quella del 2020, il dubbio un po’ viene.

Seppure in un’edizione resa particolarmente complicata dalle tempistiche, la marcia trionfale del Bayern Monaco è stata clamorosa: un filotto di undici vittorie, dalla prima contro la Stella Rossa nel settembre 2019 a quella in finale contro il Paris Saint-Germain il 23 agosto 2020. In mezzo un 2-7 a Londra al Tottenham, un 7-1 complessivo al Chelsea negli ottavi di finale e un 8-2 al Barcellona ai quarti, addirittura in gara unica, che resterà negli annali e che ci hanno fatto considerare, su queste pagine web, il Bayern tra le squadre più forti della storia del calcio!

Anche a vedere la fase a eliminazione del 2020/2021, però, l’impressione è che Lineker rischi di avere di nuovo ragione. Oltre al Bayern, che stavolta si è concesso il lusso, seppur imbottito di seconde linee, di pareggiare una partita, in trasferta contro l’Atletico Madrid, anche le altre tre tedesche in corsa hanno sorpassato lo scoglio dei gironi.

Il Borussia Dortmund, nonostante alcune difficoltà che hanno portato al cambio del tecnico, ha vinto il suo gruppo davanti alla Lazio. Il Lipsia, che dopo la semifinale dello scorso anno sembrava destinato all’Europa League, ha invece fatto fuori il Manchester United e se n’è andato agli ottavi a braccetto con il Paris. E persino il Borussia Moenchengladbach, in quello che sembrava il girone più complicato della prima fase, ha accompagnato alla porta Shakhtar e Inter, passando il turno assieme al Real Madrid. 

Il sorteggio degli ottavi

Inutile, però, sottolineare come siano i campioni d’Europa in carica i grandi favoriti, soprattutto in una stagione in cui le altre big non offrono molte certezze. In Spagna Real e Barcellona balbettano, mentre l’Atletico, che sta facendo bene davvero bene in Liga, se l’è vista brutta in Champions, rischiando l’eliminazione.

Le italiane hanno perso per strada l’Inter, la Juventus di Pirlo, meravigliosa nella serata di Barcellona, è in rodaggio, e giocherà la prima ad Oporto; mentre Lazio e Atalanta, sorteggiata contro il Real, possono sorprendere, ma per valori globali non sembrano all’altezza delle altre big. Il Paris resta una mina vagante, capace di uscire agli ottavi come di vincere il trofeo.

E le inglesi? Il Chelsea di Lampard è solido, ricchissimissimo di opzioni offensive, ma forse ancora inesperto e se la vedrà contro un Atletico sempre insidioso agli ottavi. Il Manchester City di Guardiola sfiderà il Borussia Monchengladbach; i citiezens sono in una piccola crisi ed è, alla data di prima pubblicazione di questo articolo, solo nono in campionato.

L’avversaria più quotata per Lewandowski e compagni resta quindi il Liverpool, l’unica squadra campione in carica che è in vetta al proprio campionato, seppure in condominio con il Tottenham di Mourinho.

 

Gli uomini di Klopp, nonostante vagonate di infortuni più o meno gravi (e senza Van Dijk al centro della difesa), hanno retto l’urto di questa strana stagione a ritmi serrati e si presenteranno a febbraio 2021 contro il Lipsia con la volontà di riprendersi la coppa che non hanno saputo difendere nella scorsa edizione per i troppi errori sotto porta nei 180 minuti contro l'Atletico, con Marcos Llorente assoluto protagonista delle scommesse calcio live

La "bella"

E se i sorteggi e gli incroci dovessero regalare, tra quarti  e semi, alla Champions League quella che sembra la l'atto conclusivo annunciato ad Istanbul? Beh, intanto ci sarebbe da leccarsi i baffi, perché le sfide tra Klopp e il Bayern, in qualsiasi delle sue incarnazioni recenti, hanno sempre regalato spettacolo. Il tedesco, poi, potrebbe prendersi la rivincita contro il club che gli ha impedito di portare la Champions a Dortmund nel 2013. E soprattutto si assisterebbe a un caso quasi unico: una…”bella”!!!

Difficile, molto difficile che l’ultimo atto della massima competizione europea metta di fronte le vincitrici delle ultime due edizioni, in una sorta di spareggio per stabilire a chi spetti il dominio, almeno a breve termine, sul Vecchio Continente. Anzi, ad andare a vedere la storia del torneo, è successo una sola volta e anche parecchio lontana nel tempo.

Bisogna infatti tornare agli anni Sessanta, quando per la prima volta dalla sua creazione la Coppa dei Campioni assiste a una clamorosa eliminazione del Real Madrid. I Blancos, che hanno vinto tutte le cinque edizioni disputate dal 1955/56 al 1959/60, escono agli ottavi per mano degli acerrimi rivali del Barcellona. I blaugrana, però, hanno poco da esultare, perché all’atto finale si trovano di fronte i portoghesi del Benfica, che portano a casa la coppa vincendo a Berna per 3-2. 

Tempo un anno e la finalissima mette di nuovo di fronte i portoghesi e un club spagnolo, che stavolta però è il Real, tornato in finale dopo la pausa della stagione precedente. Non basta una tripletta di Puskas alla Casa Blanca, perché dall’altra parte c’è un certo Eusebio e la “bella” la portano a casa i lusitani, che si affermano come la nuova grande potenza europea, anche se da quel momento in poi… non vinceranno più, grazie alla “maledizione di Bela Guttmann” che conoscono anche i tifosi presenti sugli spalti allo Juventus Stadium per la finale di Europa League.

Da quel momento in poi, di scontri simili non se ne sono più visti. Al massimo c’è stata la doppia sfida tra Barcellona e Manchester United nelle stagioni 2008/2009 e 2010/11, che ha messo di fronte le vincitrici delle edizioni 2005/2006, 2007/08 (i Red Devils contro il Chelsea ai rigori a Mosca) e 2008/09 (i blaugrana, proprio contro i campioni in carica all'Olimpico di Roma). Peccato che di mezzo ci sia il Triplete dell’Inter, che rende la sfida tra Real e Benfica un caso unico.

A meno che Bayern e Liverpool non rispettino i pronostici delle scommesse calcio

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Matthias Schrader (AP Photo).

December 14, 2020

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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I ritorni a casa sono visti sempre come una delusione. La classica parabola del figliol prodigo che torna a casa a testa bassa dopo aver sperperato le sue ricchezze vale per quasi tutti. Non vale, però, per i giocatori tornati a giocare nel proprio paese dopo qualche anno in NBA. Anche dopo stagioni deludenti chi decide di tornare a casa ha sempre strappato sontuosi contratti, monetizzando alla grande l'esperienza americana. Andiamo a vedere qualche esempio.

Non solo Marco Belinelli alla Virtus nel 2020, quindi, ma tanti esempi, in precedenza, di giocatori italiani e spagnoli!

Stefano Rusconi

Il 12 novembre 1995 diventa il primo italiano in assoluto a giocare in NBA. Dopo i primi anni di Varese accetta un’offerta di trasferimento ai limiti della follia, parliamo di quasi venti miliardi di vecchie lire, e si sposta alla Benetton Treviso.

Visti gli anni d'oro di Treviso i Suns gli offrono un triennale da 400,000 dollari a stagione. Passa appena un anno però e Stefano, stanco della NBA, se ne torna a Treviso grazie alla clausola “Italy-escape” inserita nel suo contratto con i Suns. A Treviso ottiene un contrattone da più di 700 mila dollari l'anno.

Vincenzo Esposito

Nello stesso anno di Rusconi firma un contratto come undrafted player anche lui triennale da 800 mila dollari a Toronto. Anche lui stecca in America e non riesce a sfondare. Ma il suo valore non cede nulla, anzi. Tornato a casa strappa alla Scavolini Pesaro un super contratto da un miliardo di lire l'anno, oltre ai circa 700 milioni di lire che Pesaro paga alla Fortitudo Bologna per rilevare i diritti federativi sul tesseramento di cui gli emiliani erano ancora detentori.

Gigi Datome

Nel 2013 firma coi Detroit Pistons un biennale da undrafted dopo la magica cavalcata con la Virtus Roma terminata con la finale scudetto. Contratto da 1,750,000 dollari. Torna in Europa dopo una sfortunata parentesi ai Celtics e firma un contratto coi turchi del Fenerbache per la modica cifra di 1,750,000€ a stagione e col cambio euro/dollaro ci guadagna eccome.

Andrea Bargnani

Nel 2016, dopo aver rescisso il suo ultimo contratto NBA coi Brooklyn Nets, torna in Europa al Baskonia di Vitoria che allora stava cercando di allestire una corazzata per dare l'assalto all'Eurolega da favorita per le scommesse basket, sfumata in semifinale a Berlino l'anno prima. Firma un biennale milionario che però rescinde dopo appena 16 partite per chiudere la carriera e tornare a fare il ragazzo low profile a Roma.

Juan Carlos Navarro

Stessa storia vale anche per i cugini iberici. Navarro dopo anni passati a dominare al Barca prova nel 2007 l'avventura in NBA col suo fedele compagno di mille avventure in nazionale Pau Gasol. Va a Memphis a firmare uno dei peggiori contratti NBA di quegli anni.

Si accontenta di appena 540.000 dollari che in quegli anni, al cambio, sono circa 350.000€. L'anno dopo però concorda un ingaggio da favola perché se ne torna a casa al Barca a firmare il contratto di giocatore più pagato dalla lega spagnola a 3 milioni l'anno.

Rudy Fernandez

Cresce nella Joventut Badalona e nel 2007, a 22 anni viene scelto in NBA dove gioca per 4 stagioni. In America diventa un giocatore importante ma ritorna a casa per monetizzare. In patria lo firma il Real Madrid con un contratto che in NBA si sarebbe sognato: un bel triennale da 3 milioni a stagione! 

Jose Garbajosa

Anche lui dopo due stagioni ai Toronto Raptors nel 2008 se ne torna in Europa e firma un ricco biennale da 3 milioni a stagione con i russi del Khimki.

*Il testo dell'articolo è di Jacopo Manni; la foto di Ralph Freso (AP Photo).

December 13, 2020

Di 888sport

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La Champions League è la competizione a cui tutti vorrebbero prendere parte. Prestigio, gloria sportiva e… tanti soldi. Andare avanti nella coppa dalle grandi orecchie e magari vincerla significa entrare nella storia, ma anche garantirsi entrate economiche incredibili. Il che, a pioggia, conviene a tutti: ai club, ai calciatori e agli allenatori. Non stupisce dunque che sia chi la gioca che chi dirige le squadre dalla panchina sia sia pagato profumatamente per farlo.

E se la classifica dei calciatori più pagati al mondo è celebre, con Messi in prima posizione e Neymar e Cristiano Ronaldo a tallonare (seppure abbastanza a distanza) la Pulce, analizzando i tecnici che guadagnano di più qualche sorpresina c’è. Lo ha fatto France Football, descrivendo una top 5 che è abbastanza inaspettata.

I criteri della classifica

Intanto, va fatta una menzione speciale ad Antonio Conte. Il tecnico dell’Inter, eliminato all'ultimo posto nel suo girone dopo il clamoroso 0-0 per le scommesse calcio live a San Siro contro lo Shakhtar, secondo la rivista francese, è al secondo posto con un guadagno lordo di 30 milioni di euro.

Quello che va considerato, però, ai fini di questa lista, è che vengono conteggiati gli stipendi e i premi, ma anche eventuali altri introiti della scorsa stagione. Dunque, ecco che ai quasi 22 milioni di euro lordi che l’Inter versa all’allenatore salentino si aggiungono gli otto che il Chelsea ha dovuto pagare come compensazione per averlo esonerato per fare spazio a Maurizio Sarri nell’estate 2018. Dunque, con questa una tantum Conte balza al secondo posto, ma volendo analizzare chi è il più pagato… dal suo club in Champions, il tre volte campione d’Italia è "solo" quinto.

Al quarto posto ci sarebbe invece un clamoroso caso di coabitazione tra due vere e proprie istituzioni della panchina: Josè Mourinho e Zinedine Zidane, rispettivamente tecnici del Tottenham e del Real Madrid. Peccato però che lo Special One e i suoi non siano impegnati in Champions League, ma in Europa League come conseguenza di una stagione 2019/20 altalenante, iniziata con l’esonero di Pochettino e terminata fuori dai posti per l’Europa che conta.

Dunque, per quello che riguarda la massima competizione continentale, quarto è Zizou, che per tornare al Real dopo lo scontro con Florentino in seguito alla terza Champions vinta di fila, ha chiesto garanzie tecniche ma anche… economiche. Con un contratto da 23 milioni lordi a stagione fino a giugno 2022, Florentino Perez farà meglio a evitare colpi di scena e a tenersi il francese sulla panchina. A meno che non sia il campione del mondo 1998 a decidere di andarsene.

Il podio

In terza posizione spunta invece Jürgen Klopp, che batte Zidane (e Mou) di circa un milione di euro. Per il tedesco arrivano 24 milioni di euro lordi, ma il suo contratto con il Liverpool è stato rinnovato da poco ed è assai più lungo di quello del francese. A meno di clamorosi sconvolgimenti, il tecnico Campione d’Europa 2019 e Campione d’Inghilterra in carica rimarrà ad Anfield fino al 2024, per poi decidere il da farsi.

Considerando però che il teutonico ha sempre detto che dopo la fine dell’accordo con i Reds dovrebbe prendersi un anno sabbatico (con la leggenda del Liverpool Hamann che ha detto di aspettarsi un Klopp… sdraiato in spiaggia nel 2025), a meno di una chiamata da parte della nazionale tedesca difficile immaginare Herr Jürgen altrove.

Secondo per guadagni è invece Pep Guardiola, che dal suo accordo con il Manchester City guadagna ben 27 milioni di euro lordi a stagione. Una gran bella cifra, appena rinnovata sino a giugno 2023, nonostante ormai Guardiola non vinca una Champions League dal 2011, quando era ancora al Barça con Messi. Ma chissà che al City non lo convincano a restare… proprio portando la Pulce.

Diego di platino

Vince, parecchio a sorpresa, il Cholo Simeone. Signore e padrone della panchina dell’Atletico Madrid da ormai un decennio, l’argentino ha rinnovato lo scorso anno il contratto e ha ottenuto un compenso clamoroso: 40 milioni di euro lordi, che lo rendono il secondo stipendiato più pagato della Liga dietro soltanto a Sua Maestà Leo Messi.

Insomma, il tecnico dei Colchoneros guadagna… molto più del suo ex calciatore Griezmann, che è passato al Barcellona ma che non raggiunge gli introiti del Cholo. Anche se al Wanda Metropolitano hanno faticato e non poco a passare il girone, conquistando solo un punto contro il Bayern ed ottenendo il pass alla sesta a Salisbugo!

Già, il Bayern. Questa lista sorprende anche perché, conti alla mano, nella top 5 non c’è nessuno dei due tecnici che sono arrivati con le loro squadre all’ultimo atto della scorsa Champions League. Hansi Flick sempre favorito per le scommesse calcio paga l’aver rinnovato… prima del Triplete, considerando che fino al 2023 guadagnerà “appena” 8 milioni di euro lordi, bonus inclusi.

In pratica, quanto il difensore Sule. Non va meglio al connazionale Tuchel, che lo ha sfidato nella finalissima e che è a 7,5 milioni l’anno lordi, senza considerare i bonus. Insomma, per quello che riguarda gli stipendi degli allenatori, in Champions… l’importante è partecipare. Vincerla, in fondo, non cambia poi la vita.

*L'immagine di apertura è di Yuri Kochetkov (AP Photo).

December 13, 2020

Di 888sport

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Sono due le grandi metropoli che dominano per quantità di squadre nel mondo dello sport professionistico made in USA. Da una parte New York, la città maggiormente rappresentata tra NBA, NHL, NFL ed MLB. Ci sono ben nove squadre che giocano nell’area metropolitana di New York, compresi i Brooklyn Nets (NBA) e i New Jersey Devils (NHL). Le franchigie della grande mela stanno vivendo un momento molto difficile, a cominciare dalle due squadre della NFL. Giants e Jets sono nei bassifondi della classifica e vivono una fase di rebuilding, così come i Knicks in NBA.

Dall’altra parte invece ci sono i Brooklyn Nets che aspettano nel 2021 il rientro di Kevin Durant dall’infortunio al fianco di Kyrie Irving per puntare a conquistare la Eastern Conference. A New York si aspetta un titolo da otto anni, l’ultima franchigia a vincere sono stati i New York Giants nel 46esimo Superbowl. Eli Manning e compagni hanno sconfitto a sorpresa Tom Brady e i New England Patriots 21 a 17 ad Indianapolis.

Los Angeles

Se New York sta vivendo un momento di difficoltà dal punto di vista sportivo, discorso diverso invece per Los Angeles. La grande metropolitana della California ha 7 franchigie nei quattro principali campionati professionistici americani, e diverse hanno ambizioni di titolo. Come i Los Angeles Lakers, freschi campioni della NBA dopo il successo nelle Finals contro i Miami Heat, sono ancora i favoriti per le scommesse NBA . L’altra franchigia NBA, i Clippers, a loro volta hanno ambizioni da titolo guidati dal duo Leonard-George e con Ty Lue come nuovo allenatore dopo l’addio di Doc Rivers.

In MLB i Dodgers sono arrivati alle World Series, per la terza volta negli ultimi quattro anni, anche se il titolo manca a LA dal 1988. Prima dei Lakers, l’ultimo titolo della città californiana era stato conquistato dai Los Angeles Kings nella NHL nel 2014.

Non solo Bulls a Chicago

Ci sono altre dieci città americane con almeno una squadra in ogni campionato professionistico. L’unica ad avere più di una squadra per campionato è Chicago, che ha i Cubs e i White Sox nella MLB, oltre ai Bulls nella NBA, i Blackhawks nella NHL e i Bears nella NFL. La città dell’Illinois da sempre è stata protagonista nella MLB, negli anni Novanta è stata il centro dello sport americano grazie ai Bulls di Michael Jordan.

Un’altra città che è stata il fulcro dello sport made in USA negli anni Novanta è Dallas, grazie ai Cowboys e ai loro successi nella NFL. La franchigia del football americano ha portato a Dallas cinque dei sette titoli conquistati dalla città texana, mentre Chicago è la quarta città americana per titoli vinti con 19 successi.

In testa alla classifica dei titoli conquistati, naturalmente, c’è New York con ben 44 successi, 27 dei quali conquistati dagli Yankees in MLB.

I New York Rangers festeggiano una segnatura!

La vincente Boston!

Los Angeles è al terzo posto, mentre al secondo posto c’è Boston, che nonostante abbia solamente quattro franchigie ha conquistato addirittura 38 titoli, 17 dei quali vinti dai Celtics in NBA.

Subito dietro a Chicago, che ha conquistato 19 titoli, c’è Detroit con 18 successi, undici dei quali vinti dai Red Wings in NHL. Oltre a Chicago, Boston, New York e Los Angeles, ci sono altre due città che possono dire di aver vinto almeno un titolo in ogni campionato professionistico. Sono Philadelphia e Washington, la prima ha conquistato otto titoli, l’ultimo dei quali arrivato nel 2018 grazie agli Eagles, al loro primo successo in NFL. Anche la Capitale americana ha recentemente festeggiato un titolo, quello dei Nationals nelle World Series della MLB, il loro primo successo nella storia.

Sette titoli li ha vinti Miami, che attende ancora il primo successo dei Florida Panthers in NFL. LeBron James ha permesso ai Cleveland Cavaliers di vincere il primo titolo nella loro storia, riportando la città dell’Ohio sul tetto dello sport americano nel 2016 dopo l’ultimo titolo dei romantici Cleveland Indians in MLB nel lontano 1948.

Le altre due città ad avere quattro franchigie nei quattro principali sport professionistici sono Atlanta e Minneapolis, entrambe hanno portato a casa tre titoli. Per la città della Georgia i tre successi sono arrivati grazie ai Braves in MLB, l’ultimo dei quali arrivato nel lontano 1995. Anche a Minneapolis i titoli sono stati vinti solamente nella MLB, con i Twins che però non vincono dal 1991. 

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Marcio Jose Sanchez e Mary Altaffer.

December 13, 2020

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Vent’anni nel calcio sono una vita. E se li si passa tutti assieme, beh, è amore vero, anche se ogni tanto persino le coppie perfette litigano.

Messi: la firma il giorno dei diciotto anni

Nel 2007, contratto di 5 milioni a stagione

L'aumento di stipendio a 12 milioni

Il contratto attuale di Messi

Gli accordi pubblicitari di Messi

Leo Messi è arrivato a Barcellona nel 2000, quando era appena un ragazzino di tredici anni. Il club blaugrana lo seguiva da parecchio ed era riuscito a convincerlo a salutare l’Argentina, ottenendo la sua firma su… un tovagliolo che oggi è in un museo!

 
All'anno €121,212,121 £103,766,302
Al mese €10,101,010 £8,647,191
Per ciascuna settimana €2,331,002 £1,995,505
Al giorno €332,088 £284,291
All'ora €13,837 £11,845
Al minuto €230 £196
Dal momento in cui hai iniziato a leggere questo contenuto, Messi ha incassato
 

 

Il primo di tanti contratti stipulati tra la Pulce e i catalani. Accordi che, nel corso degli anni, hanno visto aumentare a dismisura le cifre in essi contenute, ma anche le polemiche che circondano la figura del numero 10, costantemente sotto i riflettori.

Normale, quando in carriera si vincono sei Palloni d’Oro, quattro Champions League e una serie pressoché infinita di altri trofei. Vincerà ancora a Parigi?!

La firma il giorno dei diciotto anni

Il primo contratto, quello scritto su un tovagliolo, prevede che il Barcellona pagherà le cure dell’ormone della crescita necessarie al ragazzino, un qualcosa che il River Plate rifiuta di fare, perdendo l’occasione di mettere le mani sul talento di Rosario. Messi può firmare il suo primo contratto da professionista nel febbraio 2004, nonostante il suo esordio con la maglia blaugrana sia datato novembre 2003, in un’amichevole contro il Porto di Mourinho. Quell’accordo ha una scadenza lontana, il 2012, e una clausola rescissoria di 30 milioni.

Messi nel 2005

Ma nel giro di una manciata di anni verrà rinnovato parecchio al rialzo, sia per quello che riguarda l’ingaggio che, soprattutto, per la cifra necessaria a portarlo via da Barcellona. Il primo aumento della clausola, fino a 80 milioni, arriva con l’esordio ufficiale con il Barcellona B. Nell’ottobre 2004 arriva anche la prima tra i grandi e il giorno dei suoi 18 anni, il 24 giugno 2005, la Pulce può mettere la firma sul primo contratto da calciatore della prima squadra. Durata ridotta, fino al 2010, ma in compenso la clausola schizza a 150 milioni di euro.

Nel 2007, 5 milioni a stagione

Il primo rinnovo dura molto poco, perché Messi fa faville al mondiale Under-20 2005 e già a settembre arriva un’altra firma. Stavolta il contratto è fino al 2014, ma in compenso in Catalogna si parla di un raddoppio dello stipendio per l’argentino. Le prime cifre spuntano fuori quando si parla del rinnovo successivo, quello del marzo 2007. La Pulce ormai è una stella della squadra, anche se nella finale di Champions dell’anno precedente non ha giocato a causa di un infortunio.

In quel mese di marzo, però, la sua clamorosa tripletta per le scommesse calcio nel Clasico che permette al Barça di pareggiare 3-3 contro il Real Madrid val bene l’ennesimo aggiustamento dell’ingaggio. La scadenza resta sempre quella, 2014, ma lo stipendio prende il volo: per l’argentino arrivano circa cinque milioni di euro a stagione. 

Dopo la Champions, stipendio a 12 milioni

Ma si può fare molto meglio. Nel luglio 2008 a Barcellona c’è fermento. Rijkaard non è più l’allenatore, sostituito da un giovanissimo Pep Guardiola. E anche Ronaldinho sta per salutare per accasarsi al Milan.

Le conseguenze non possono che riguardare anche Messi, che firma l’ennesimo nuovo contratto con i blagurana. Lo stipendio passa a 7,8 milioni di euro a stagione, che lo rendono il calciatore più pagato della rosa. Ma soprattutto, gli viene affidata la maglia numero 10, quella che fino a quel momento era di Ronaldinho.

I risultati non tardano ad arrivare, perché nella stagione 2008/09 il Barça di Guardiola… vince tutto il possibile, con Messi schierato per la prima volta come falso nueve. E ovviamente, viste le prestazioni, non può mancare l’ennesimo rinnovo: nel settembre 2009 lo stipendio schizza a 12 milioni a stagione fino al 2016, mentre la clausola raggiunge l’astronomica cifra di 250 milioni di euro. Il tutto festeggiato con il primo dei suoi Palloni d’Oro.

 


Dopo questa serie di contratti…a breve termine, arriva una sosta, almeno per le negoziazioni che riguardano la Pulce.

Il tridente che fu del Barcellona!

Messi però in campo non si ferma mica, perché continua a vincere con il Barça, portando a casa la sua terza Champions League (la seconda da protagonista) nel 2011, che gli vale anche il terzo Pallone d’Oro consecutivo. Il contratto successivo viene invece firmato nel febbraio 2013, con un prolungamento della durata fino al 2018. L’addio di Guardiola e la morte di Tito Vilanova, però, portano una rivoluzione al Barcellona. L’annata con Tata Martino in panchina è disastrosa e l’argentino immagina di lasciare il club. 

La cifra attuale: 50 + bonus...

Nel maggio 2014, prima del Mondiale e con i pronostici scommesse calcio che lo davano tra i favoriti, arriva una conciliazione… a suon di milioni: 20 a stagione, a salire fino ai 40 percepiti all’inizio della stagione 2017/18. Il 25 novembre 2017, a pochi mesi dalla scadenza, arriva quello che finora è l’ultimo rinnovo per Messi: scadenza giugno 2021, stipendio di base sui 50 milioni, che con diversi bonus può arrivare quasi a 70 milioni.

Secondo El Mundo, Messi ed il Barcellona, prima della rottura definitiva, avrebbero concordato un bonus alla firma di 115 milioni di euro ed un altro, fedeltà, da 80!

Gli scatenati tifosi di Maradona e Messi!

Ma soprattutto con le due celebre clausole: quella rescissoria, fissata a 700 milioni, e quella di fuga, che l’argentino ha tentato di utilizzare nell’estate 2020 per lasciare la Catalogna con un anno di anticipo.

Adesso a Parigi inizia una nuova e forse non necessaria era per il mancino argentino!

Gli accordi pubblicitari di Messi

Nel frattempo però la Pulce di contratti ne ha firmati molti altri, come spiega Forbes. È lui il calciatore più pagato del mondo, sommando gli introiti dello stipendio a quelli degli accordi pubblicitari: 126 milioni di dollari. L’argentino è da sempre testimonial dell’Adidas, con cui ha un contratto stile… Cristiano Ronaldo, che gli garantisce una percentuale su tutto quello che viene venduto con il suo nome (e con il suo numero).

Gli altri sponsor storici del blaugrana sono la Gatorade e la Pepsi, oltre a una lunghissima serie di marchi che hanno deciso di affidare al volto dei sei volte Pallone d’Oro la loro pubblicità.

Il tutto, calcola Forbes, per un totale di 34 milioni di sponsorizzazioni, anche se Messi…è in ribasso, considerando che ha guadagnato cinque milioni in meno rispetto al 2019. Ma considerando che tra nel 2021 potrebbe andarsene a parametro zero, non è assolutamente da escludere che il suo prossimo contratto possa essere altrove e ancora più ricco. Del resto, sarebbe quasi logico: sarà l’accordo numero 10…del Numero 10!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 13 dicembre 2020.

October 2, 2021

Di 888sport

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The 888sport blog, based at 888 Towers in the heart of London, employs an army of betting and tipping experts for your daily punting pleasure, as well as an irreverent, and occasionally opinionated, look at the absolute madness that is the world of sport.

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La Champions 2025 rivaluta il ruolo dei portieri

Portiere più pagato del Mondo: con il trasferimento al City, Donanrumma stacca tutti!

Uno dei ruoli più delicati nel calcio è senza dubbio quello del portiere.

L’estremo difensore difficilmente può permettersi un errore, e per questo quelli bravi sono sempre più desiderati sul mercato.

Le dinamiche relative all'edizione 2024/2025 della Champions ci portano a rivalutare l'importanza del portiere: altroché costruzione bassa e giocatore aggiunto per iniziare l'azione offensiva, Donnarumma e Yann Sommer, straordinario anche in termini di clean sheet per le scommesse Serie A, sono stati i calciatori più decisivi nel raggiungimento di PSG ed Inter della finale di Monaco!

Il colpo Onana dell'Inter

A proposito di nerazzurri: Onana è stato sicuramente il portiere più in ascesa negli ultimi anni, soprattutto nella concezione del football attuale che lo esalta al ruolo di undicesimo calciatore, ancor prima di estremo difensore.

Nell'Inter, è stato clamorosamente decisivo nella cavalcata europea 2023. Sensazionale anche la plusvalenza nerazzurra, conseguita in soli 12 mesi: lo United ha pagato 52 milioni di euro + 4 di bonus, dopo che l'Inter lo aveva ingaggiato nell'estate 2022 a parametro zero!

Il portiere, e non solo, camerunense guadagna in Inghilterra 7 milioni di euro netti all'anno!

Donnarumma 80 milioni in 5 anni al City

Con il passaggio dal Paris al City, finalizzato il 1 settembre 2025, il capitano della Nazionale italiana guadagnerà, in media, 16 milioni + bonus per ogni stagione di Premier a difesa della porta dei Citazens!

Bono guadagna 10 milioni a stagione all'Al-Hilal

Altra considerazione da condividere, prima di annunciare qual è il portiere più pagato del Mondo: negli ultimi anni, il calcio è cambiato ed esistono realtà come quella della Saudi Pro League in grado di spendere  per i giocatori cifre impensabili per l'Europa.

Così, solo per citare un esempio, il fortissimo Bono, per preparare i Mondiali 2026 con il suo Marocco, ha preferito le lusinghe dell'all’Al-Hilal alle certezze del Siviglia!

Courtois, a 13 milioni l'anno

13 Milioni per Thibaut Courtois, in uno strano scherzo del destino che vede Madrid e il Real protagonisti. Il belga è diventato il numero uno dei Blancos nel 2018, ma da sempre Florentino Perez aveva sognato di portare al Bernabeu De Gea, attualmente alla Fiorentina.

Avere un numero uno spagnolo e per giunta madrileno è stato uno degli obiettivi del Presidente del Real, nonostante il passato all’Atletico di De Gea.

portiere più pagato del Mondo

Lo United però non ha mai voluto cedere in quel momento il suo portiere, così Florentino Perez nel 2018 ha virato su Courtois, appena entrato nell'ultimo anno di contratto con il Chelsea.

Per convincerlo a tornare a Madrid, questa volta al Real dopo che il belga aveva vestito la maglia dell’Atletico come De Gea, il Presidente dei Blancos ha dovuto mettere sul piatto un contratto da circa 13 milioni di euro netti a stagione.

L'ingaggio top di Oblak

Ai piedi del podio un altro numero uno legato alla capitale iberica. Stiamo parlando naturalmente di Jan Oblak, ritenuto in questo momento da molti il portiere più forte al mondo.

Lo sloveno difende i pali dell’Atletico Madrid e nelle ultime due estati è stato al centro di tante chiacchiere di mercato. Lo ha cercato con interesse il Chelsea, ma l’Atletico lo ha blindato con un rinnovo di contratto da dieci milioni di euro netti a stagione.

portiere più pagato del Mondo

Ancora Liga al quinto posto, con il numero uno del Barcellona Marc André Ter Stegen. Il tedesco, portiere titolare dei blaugrana da oltre otto anni, ha un contratto con i catalani da circa 8.5 milioni di euro netti a stagione.

 

Portiere più pagato del Mondo

Per il nostro Donanrumma, il contratto confezionato con i buoni uffici degli eredi del leggendario Mino Raiola ed il Paris recitava, di media, 10 milioni più due, di bonus, a stagione! Cifre decisamente migliorate con il passaggio alla corte di Guardiola!

portiere più pagato del Mondo

 

Il miglior portiere

Discorso a parte lo merita Manuel Neuer, portiere del Bayern Monaco che ha vissuto una seconda giovinezza la scorsa stagione.

Sembrava essere in discussione il portiere tedesco, con qualcuno che spingeva per l’ingresso di Ter Stegen al suo posto in Nazionale. Neuer invece si è reso protagonista di una stagione straordinaria, che lo ha portato anche a meritarsi il rinnovo di contratto con il Bayern fino al 2026.

portiere più pagato del Mondo

La firma è arrivata lo scorso maggio, per Neuer un aumento di ingaggio che lo porta a guadagnare circa 14 milioni di euro netti a stagione. 

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. Prima pubblicazione 13 dicembre 2020.

September 1, 2025
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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Sopravvalutato o offuscato dalla presenza di Cristiano Ronaldo e Messi? Tuffatore o martoriato dai difensori avversari? Spocchioso e infantile o vittima di un personaggio che gli è stato creato attorno.

Di Neymar da Silva Santos Júnior si potrebbe dire tutto ed il suo contrario, rischiando anche di non sbagliarsi in nessun caso. Il brasiliano classe 1992 ha sempre avuto le stigmate del predestinato, ma non è ancora riuscito ad affermarsi in maniera definitiva e a convincere tutti che l’eredità dei due alieni spetta a lui di diritto.

Colpa di alcune situazioni, in campo e fuori, che spesso e volentieri trasformano in caso tutto quello che tocca O Ney. Il che comunque non gli ha certamente impedito di diventare il calciatore più costoso di tutti i tempi e di firmare contratti da favola con le sue squadre e con diverse aziende.

La storia calcistica di Neymar comincia al Santos. In bianconero, vista la classe e la squadra, è complicato non paragonarlo subito a Pelè e da lì nasce il soprannome, O Ney, che lo accompagna ancora oggi. Dopo aver fatto faville nelle giovanili e nelle nazionali under brasiliane, il Peixe lo lancia in prima squadra.

Un ingaggio... segreto

In quattro anni arrivano tre campionati paulisti, una coppa del Brasile, ma soprattutto una Copa Libertadores e una Recopa Sudamericana. Il volo in Europa non può più essere rimandato, ma è complicato. Lo vuole il Barcellona, che per acquistarlo mette su un’operazione piena di bonus, accordi più o meno segreti e commissioni. Ufficialmente il costo del suo cartellino non viene mai rivelato.

All’inizio si parla di circa 60 milioni di euro, ma alcune inchieste e i documenti di Football Leaks vedono la cifra salire fino a novanta milioni. Quel che è certo invece è il suo contratto con i blaugrana: quinquennale da 7 milioni di euro a stagione, uno stipendio che lo mette dietro solo a Messi, Xavi e Iniesta nella lista dei più pagati al Camp Nou.

L’investimento, per quanto pesante, rende eccome. Neymar si adatta alla perfezione a Barcellona, un ambiente che sembra fatto apposta per farlo rendere al meglio. La coppia con Messi regala grande calcio e quando ai due si aggiunge anche Luis Suarez, il gioco è fatto: nasce un trio capace di segnare 122 reti in una sola stagione e in grado di trascinare il club a qualsiasi trionfo.

Basterebbe chiedere alla Juventus, che nella finale di Champions 2014/15 incontra proprio i catalani, guidati da Luis Enrique. A Berlino, nonostante il finale dica “solo” 3-1 per il Barça, non c’è storia e nel tabellino del match che vale il Triplete c’è anche il nome di O Ney, che chiude qualsiasi discorso durante il recupero, stoppando anche le scommesse live.

La situazione a Barcellona sembra davvero perfetta, al punto che nel 2016 arriva anche il rinnovo di contratto per Neymar: altro quinquennale, scadenza 2021 e stipendio più che raddoppiato, 16 milioni di euro fissi più altri bonus non troppo complicati da raggiungere.

La clausola da 222 milioni

Ma anche, questione da non sottovalutare, una clausola rescissoria, come vogliono le leggi spagnole. La cifra è astronomica, 222 milioni di euro, e dovrebbe tenere al riparo da qualsiasi sorpresa.

Appunto, dovrebbe, perché nell’estate 2017 accade l’imponderabile. Il Paris Saint-Germain paga la clausola e si porta O Ney sotto la Tour Eiffel. Il Barcellona non può farci nulla, perché l’offerta dei transalpini è faraonica. Ruolo da stella (e la possibilità di uscire dal cono d’ombra di Messi) e stipendio pazzesco, il secondo più alto al mondo attualmente attuale. Con circa 36 milioni di euro a stagione fino al 2022, il brasiliano guadagna più di Cristiano Ronaldo alla Juventus (31 milioni), sempre favorito per le scommesse Serie A e meno soltanto di Messi a Barcellona, che riceve una cifra variabile tra 50 e 60 milioni all’anno a seconda dei risultati.

Per Neymar, come ha spiegato Football Leaks, c’è anche la possibilità di aumentare le entrate seguendo un codice di comportamento regolamentato da un rigido tariffario,  che gli permette di guadagnare altri soldi persino... salutando i tifosi sotto la curva. Ma non è tutto oro…quel che finisce nel conto in banca. La vita a Parigi per O Ney non è semplice come il verdeoro poteva pensare.

Il club porta al Parco dei Principi anche Mbappè, che finisce per fargli un po’ ombra. E il palmares, almeno a livello continentale, è scarno rispetto a quanto conquistato con la maglia del Barcellona. Abbastanza per pensare a un clamoroso addio? Chissà, ma certamente quando ha lasciato la Catalogna Neymar si aspettava di più.

Il nuovo contratto con la Puma

Magari non a livello economico, anche perché non di solo stipendio si arricchisce il brasiliano, che per anni è stato uomo simbolo della Nike. L’azienda americana lo ha messo sotto contratto quando aveva solo 13 anni, ma è l’accordo del 2011 quello che ha fruttato di più a Neymar: 105 milioni di euro spalmati, in teoria, in 11 anni, più una ricca serie di bonus legati alle prestazioni personali (Pallone d’Oro, Scarpa d’Oro, etc), di squadra, con la nazionale e persino valutati per categoria a seconda del club con cui è sotto contratto.

La storia d’amore con Nike, però, è terminata con due anni di anticipo: nell’estate 2020, complici anche un po’ troppi casi al di fuori dal terreno di gioco, gli americani hanno deciso di sciogliere il contratto. Ne ha approfittato la Puma per proporre a O Ney di firmare un accordo, la cui durata non è stata resa pubblica, ma che secondo Forbes garantirà al brasiliano 25 milioni l’anno, più di quanto percepiscano Messi e Ronaldo con Adidas e Nike. Per lui, inoltre, circa una trentina di sponsorizzazioni minori, si fa per dire, dai settori più disparati. 

Ecco perché, tra stipendio e altre entrate, Neymar è terzo nella classifica di Forbes dei calciatori più pagati con circa 96 milioni di dollari di ingressi. E se tutti lo vogliono e lo pagano anche bene, beh, qualcosa di buono sul terreno di gioco, rispetto alle feste organizzate in momenti complicati, l’avrà anche fatta…

*L'immagine dell'articolo è di Matthias Schrader (AP Photo).  Prima pubblicazione 12 dicembre 2020.

July 27, 2021

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Talento indiscusso o calciatore problematico? Beh, forse…entrambe le cose. Adrien Rabiot è così, prendere o lasciare. Il centrocampista francese della Juventus, ad appena 25 anni, è un nome celebre del calcio mondiale da ormai quasi un decennio.

Il primo rinnovo a 3 milioni

L'extra... convocato

La sospirata firma con la Juventus

Gli scarpini Nike di Rabiot

Certo, non è sempre finito sotto i riflettori per ragioni strettamente legate al suo rendimento in campo ma si sa, se non si è perlomeno promettenti non si diventa argomento di conversazione anche per quello che si combina fuori dal campo.

E il piccolo Adrien promettente lo è di sicuro. Il talento c’è e si vede, al punto che Rabiot ad appena tredici anni attraversa la Manica per andare a giocare nell’Academy del Manchester City. L’ambientamento però è abbastanza complicato, al punto che dopo sei mesi il centrocampista torna in Francia, prima al Pau e poi nel 2010 al Paris Saint-Germain. Tra i tanti ragazzi delle giovanili, Rabiot si fa immediatamente notare e Carlo Ancelotti gli regala le prime presenze tra i professionisti nella stagione 2012/13, per poi prestarlo per sei mesi al Tolosa.

Il primo rinnovo a 3 milioni

L’anno successivo, con in panchina Laurent Blanc, arriva l’esplosione. Appena diciannovenne, il ragazzo colleziona 34 presenze in una squadra piena zeppa di campioni come il PSG degli sceicchi. Ma poi arriva il primo grande scontro con il club.

Il motivo, neanche a dirlo, è il contratto. All’epoca Rabiot ha un contratto da giovane promessa e guadagna appena 300mila euro a stagione pur essendo un importante elemento della prima squadra. Quindi sua madre, nonché suo agente, sfruttando l’interesse dei grandi club europei (tra cui il Chelsea, la Juventus s la Roma) chiede molto di più al club, che però non vuole farsi ricattare. E così per la prima volta il francese finisce fuori rosa, almeno finché non accetta il rinnovo a ottobre 2014, con un contratto fino al 2019 a circa 3 milioni di euro a stagione.

Le problematiche si appianano, anche perché Rabiot gioca e gioca anche bene, rimanendo un punto fisso del PSG anche nelle due stagioni in cui al Parco dei Principi in panchina c’è Unai Emery. Anzi, la stagione 2017/18 è la migliore, numericamente parlando, della sua carriera: 50 partite, 5 gol e la quasi certezza di essere convocato da Deschamps per Russia 2018.

Il convocato n. 24

Ma proprio da quella lista, cambia tutto. Rabiot è il numero… 24, il primo delle riserve. Un ruolo che né il calciatore né sua madre sono pronti ad accettare. Scatta quindi una lunga guerra mediatica tra il transalpino e Deschamps, che però alla fine, conti alla mano, ha ragione da vendere: anche senza Rabiot, la Francia vince il mondiale.

E il classe 1995 ha un altro problema all’orizzonte, il solito rinnovo con il Paris Saint-Germain. A inizio stagione 2018/19, Tuchel lo impiega con una certa regolarità, ma i continui rifiuti di firmare il nuovo contratto portano all’ennesimo braccio di ferro con la società, che finisce con il calciatore fuori rosa.

La firma con la Juve

La signora Veronique accusa Al-Khelaifi di tenere suo figlio… prigioniero, ma nel frattempo discute con chi vuole accaparrarsi Adrien a parametro zero. Sembra tutto fatto per il trasferimento al Barcellona, con i giornali catalani che lo trattano già da nuovo acquisto, ma l’intoppo è all’orizzonte.

Il primo gol di Rabiot con la Juve!

Anzi, da quello che lasciano trapelare dalla Spagna ce ne sono due e non da poco. Le pretese contrattuali del ragazzo e la volontà di dettare legge sulla posizione in campo: 12 milioni l’anno per cinque stagioni e la promessa di non venire mai schierato da vertice basso del centrocampo. E quindi i blaugrana si tirano indietro. In compenso, però, spunta la Juventus, che corteggia sia il calciatore che sua madre e alla fine la spunta. A partire da luglio 2019, Adrien Rabiot è un nuovo giocatore bianconero, con uno stipendio annuale di 7 milioni di euro fino al 2023

 

La sua prima stagione a Torino, complice la poca tendenza di Sarri al turnover, comincia in panchina, ma poi l’ex PSG si ritaglia uno spazio importante, così come con Pirlo con la Juve sempre favorita per le quote Serie A. E le sue prestazioni, assieme a un chiarimento con Deschamps, gli permettono anche di riprendersi la nazionale.

Gli scarpini Nike

Il buon momento alla Juventus, tra l’altro, sembra anche essere valso a Rabiot una nuova partnership. Fino a qualche mese fa, il francese indossava scarpini Adidas, ma da qualche tempo a questa parte ai suoi piedi sono spuntate calzature griffate Nike.

Non ci sono stati annunci ufficiali al riguardo, né è noto quanto ricevesse il transalpino per la sponsorizzazione da parte della casa tedesca, ma evidentemente Adrien e mamma Veronique hanno applicato alla perfezione il…metodo Rabiot non solo ai contratti con le squadra, ma anche a quelli con lo sponsor tecnico. Si va a scadenza e poi… si cambia aria. Sempre con milioni di ottimi motivi per farlo!

*L'immagine di apertura è di Armando Franca (AP Photo); la seconda di Antonio Calanni (AP Photo). Prima pubblicazione 12 dicembre 2020.

April 5, 2021

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

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