Se c’è una squadra tra Serie A e B che è la definizione perfetta di “porte girevoli”, quella è il Genoa.

Il club ligure, che è da poco passato di mano, da Preziosi al fondo americano 777 Partners, ha una rosa in…continuo movimento, tra colpi indovinati dal Ceo Blazquez, grandi ritorni di vecchie conoscenze e calciatori che finiscono in prestito, ritornano e poi vanno di nuovo via. 

Il podio dei calciatori più pagati al Genoa

Gli stipendi sopra il milione al Signorini

I contratti dei difensori di Gilardino

La fascia di ingaggi più bassa

Le cifre di Matturro ed il contratto al minimo salariale di Criscito

Il che comunque non implica che i rossoblù, per essere tra le squadre più considerate dalle quote calcio nella lotta salvezza, non spendano parecchio per i loro ingaggi, anzi ed investendo in modo intelligente sul mercato, come per l'operazione Radu Dragusin, centrale venduto in Premier!

Il podio dei calciatori più pagati al Genoa

Chi sono dunque i Paperoni del Grifone? Come sempre, c’è stato grandissimo movimento nel calciomercato Genoa e l'ultima operazione straordinaria è quella del trasferimento di Dragusin al Genoa!

L’arrivo principale della sessione estiva, almeno per quanto riguarda il nome e lo stipendio, è naturalmente quello della punta italo-argentina che ha sottoscritto un accordo quadriennale fino al 2027 da 1,8 milioni di euro netti a stagione.

Mateo Retegui contro il San Paolo!

è decisamente quello di Kevin Strootman. L’olandese ex Roma è stato spedito in prestito al Grifone da parte del Marsiglia, che paga buona parte del suo ingaggio.

Il tulipano guida decisamente la classifica con i suoi 5 milioni a stagione, dei quali però il Genoa deve preoccuparsi relativamente, visto che i francesi contribuiscono eccome all’esborso... 

Guadagna invece 1,4 milioni uno dei senatori del gruppo, Milan Badelj. Il croato, sebbene arrivato solo nel 2020, è una delle pietre angolari della rosa e ha un contratto con il Grifone fino al 2023. 

Il rinnovo di Gudmundsson

Il principale elemento della rosa è, per distacco, il sensazionale attaccante islandese Albert Gudmundsson. L’esterno offensivo è arrivato nel gennaio 2022 per 1,2 milioni e guadagnava, fino al rinnovo quinquennale siglato il 17 novembre 2023, circa 750 k.

Oggi la fortissima punta ha strappato un aumento di oltre 500 mila euro, più premi adeguati al suo incredibile rendimento anche in serie A!

Gli stipendi sopra il milione al Signorini

A un milione di euro c’è Caleb Ekuban. L’attaccante ghanese cresciuto tra Mantova e Chievo è stato acquistato nel 2021 dal Trabzonspor e ha un contratto fino al 2024. 

Un altro che era in prestito è il romeno George Puscas, di proprietà del Reading. Il Genoa, prima della cessione al Bari, l'ha riscatto a 3 milioni, allungando il contratto, attualmente da circa 900mila euro all’anno, fino al 2026.  

Sulla fascia destra la sicurezza è il terzino svizzero Silvan Hefti, arrivato nel gennaio 2022 per 5 milioni dallo Young Boys e che ha sottoscritto col Genoa un accordo fino al 2025 che gli garantisce circa 800mila euro all’anno.

I contratti dei difensori di Gilardino

A guadagnare 700mila euro all’anno invece c’è un terzetto. Il primo è Mattia Bani, tornato dal prestito al Parma, che ha un contratto fino al 2025. 

Mattia Bani

Adrian Semper è invece uno dei calciatori che ha trovato una nuova collocazione dopo il fallimento del Chievo. Il portiere ha firmato un contratto col Genoa fino al 2025, prima della cessione al Como.

Un interessante nuovo arrivo del mercato estivo 2022 è il turco Güven Yalcin, preso gratis dal Besiktas, che ha firmato per 700mila euro a stagione. 

Il difensore romeno, di proprietà della Juventus, si sta facendo le ossa in rossoblu e potrebbe anche essere riscattato: la cifra prevista dall’obbligo condizionato è di 5,5 milioni di euro, più quasi altri due milioni in bonus. Il suo contratto, al momento fino al 2023, parla di 600mila euro a stagione. 

Guadagna 500mila euro l'affidabile portiere spagnolo Josep Martinez, prima in prestito dal Lipsia fino a giugno 2023 e poi riscattato a 3,5 milioni di euro..

Un altro dei nuovi arrivi del penultimo mercato estivo è il croato Marco Pajac. Lo sfortunato laterale mancino, fermato da un grave infortunio al ginocchio, è arrivato a parametro zero e ha firmato un contratto fino al 2025 da circa 500mila euro a stagione.

Sui 500mila euro circa anche il contratto del terzino tedesco Lennart Czyborra, che ha un contratto con il Genoa fino al 2024 ma che, considerato lo scarso utilizzato nella rosa rossoblu, è stato ceduto a titolo temporaneo agli olandesi del PEC Zwolle.

In mediana è anche rientrato dopo una stagione e mezza in prestito il polacco Filip Jagiello, che ha prorogato l'accordo con il club che in scadenza a giugno 2023, che gli permette di guadagnare circa 500mila euro all’anno.

Per il centrocampista danese Morten Frendrup il contratto firmato nel gennaio 2022 parla di 400mila euro a stagione fino al 2026, ma lo scandinavo è decisamente un punto fermo della squadra e sta già attirando interesse da molti club di Serie A…

La fascia di ingaggi più bassa

I calciatori che guadagnano di meno al Genoa sono quasi tutti nella fascia tra 200 e 100mila euro a stagione. A 200mila c’è Stefano Sabelli, acquistato gratuitamente dall’Empoli e che ha firmato con il Grifone fino al 2025.

Un prestito importante, inizialmente, è stato anche quello di Mattia Aramu, arrivato dal Venezia con obbligo di riscatto a 2,5 milioni di euro. Il contratto era da 200mila euro a stagione fino al 2023, ma con il riscatto dovrebbe allungarsi fino al 2025 e salire di livello economico.  

È rientrato dal prestito il difensore centrale Alessandro Vogliacco, che ha un contratto fino al 2026 che si aggira sui 100mila euro a stagione.

Le cifre di Matturro ed il contratto al minimo salariale di Criscito

Il colpo più importante del mercato invernale è stato l’arrivo di Alan Matturro, difensore centrale uruguaiano, classe 2004, di passaporto italiano acquistato dal Defensor per 3 milioni di euro più bonus.

Per lui contratto fino al 2027, senza però troppe indicazioni sullo stipendio percepito.

E poi sempre nella sessione invernale 2023 c’è stato il grande ritorno, seppur solo per 6 mesi, dell’ex capitano, Mimmo Criscito, che in fondo al Genoa è costato…davvero poco. Non solo il difensore si è liberato a zero dal Toronto, ma non ha voluto neanche portare con sé il pesante stipendio che guadagnava in MLS.

Anzi, Criscito ha fatto una scelta decisamente controcorrente, andando ad accettare un contratto al minimo salariale, ovvero i famosi 42.477 euro lordi previsti per i calciatori della massima serie a partire dal ventiquattresimo anno di età.

Insomma, un vero e proprio ritorno del cuore per festeggiare insieme la promozione, che ha fatto piacere ai tifosi…ma anche alle casse della società!

*L'immagine di apertura dell'articolo è distribuita da AP Photo. Prima pubblicazione 9 gennaio 2022.

February 28, 2024
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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Quando nel 2020 se n’è andato Paolo Rossi, il mondo del calcio italiano è stato concorde: bisogna onorare la memoria di Pablito, campione del mondo 1982, vincitore del Pallone d’Oro dello stesso anno e simbolo di quell’Italia arrivata in Spagna tra le polemiche e tornata da trionfatrice.

I favorevoli a dedicare a Pablito l'Olimpico

I casi del Meazza e del Piola

Gli stadi per Diego Armando Maradona

Tra naming rights e nomi di campioni

Una delle prime decisioni è stata quella di dedicare, giustamente, a Paolo Rossi il premio come capocannoniere della Serie A. La prima edizione con la nuova denominazione è stata quella della stagione 2020/21 e ad aggiudicarsela è stato, neanche a dirlo, un altro Pallone d’Oro come Cristiano Ronaldo. Tra le tante proposte, però, quella che sta facendo più rumore è quella che vorrebbe intitolato a Pablito lo Stadio Olimpico.

I favorevoli a dedicare a Pablito l'Olimpico

A favore dell’idea si è schierata la famiglia del campione e anche il Presidente della FIGC Gravina, che ha già provveduto a dedicare al bomber la sala del Consiglio Federale.

Un’approvazione convinta è arrivata anche da molti rappresentanti delle istituzioni calcistiche e non, come ha confermato un voto della Camera dei Deputati che ha impegnato il Governo a valutare la possibilità di intitolare l’Olimpico a Pablito. A dire di sì è arrivato anche il presidente della FIFA Gianni Infantino, che ha sottolineato l’impatto di Paolo Rossi nel 1982 non solo dal punto di vista calcistico, ma come vera e propria rivalsa di tutti gli italiani nel mondo, che avevano trovato qualcuno di cui essere fieri.

Paolo Rossi con il Trap!

Ma nonostante il desiderio di una rapida soluzione espresso dal numero uno del calcio mondiale, la questione non è semplice. L’Olimpico, infatti, è di proprietà del CONI e non della FIGC. E nel corso degli anni, fa notare più di qualcuno, ci sarebbe stata anche la possibilità di intitolare lo stadio anche ad altri atleti che magari hanno vinto le Olimpiadi, non ultimo il grande Paolo Mennea, anche lui scomparso non troppo tempo fa.

I casi del Meazza e del Piola

E l’idea di uno Stadio Paolo Rossi non piace molto neanche alle tifoserie delle due squadre di calcio che all’Olimpico ci giocano, che vedrebbero l’impianto “di casa” intitolato a un calciatore che non solo non ha mai giocato con nessuno dei due club, ma che anzi aveva nelle squadre capitoline due delle sue vittime preferite. 

Anche perché il più importante esempio di stadio dedicato a un campione del mondo in Italia è invece legato proprio a un calciatore che ha indossato le maglie di entrambi i club della città in cui ha sede l’impianto. Per quanto sia associato quasi universalmente all’Inter, di cui è stato simbolo e tuttora miglior marcatore di tutti i tempi, Giuseppe “Peppino” Meazza ha giocato due anni anche con il Milan.

Quando nel 1979 Peppin è venuto a mancare, ci è voluto meno di un anno affinché il comune meneghino, proprietario dell’impianto, decidesse di intitolarlo proprio al campione del mondo 1934 e 1938. E nonostante i milanisti tendano a chiamarlo ancora “San Siro”, anche proprio per il passato prevalentemente nerazzurro di Meazza, impossibile non sostenere che la memoria di Peppìn non sia condivisa.

Un altro campione del mondo tricolore che ha un impianto di una certa importanza a sé dedicato è Silvio Piola, che a ben vedere di stadi…ne ha due, a Vercelli e a Novara. Del resto il bomber, nonostante fosse un calciatore della Lazio quando ha vinto da protagonista i Mondiali del 1938, è cresciuto nella Pro Vercelli e ha chiuso la sua lunghissima carriera a oltre quarant’anni proprio nel Novara.

Lo stadio Silvio Piola!

E quindi entrambe le città piemontesi hanno deciso di onorarne la memoria. Per il resto, altri campioni del mondo hanno visto il loro nome associato ai centri sportivi o agli impianti di piccole società, spesso nel loro paese natale. È il caso di Gaetano Scirea, nato a Cernusco sul Naviglio e cresciuto calcisticamente a Cinisello Balsamo. E infatti entrambi gli stadi delle due cittadine sono intitolate allo sfortunato campione, prematuramente scomparso nel 1989.

Gli stadi per Diego Armando Maradona

Quella di intitolare a un Campione del mondo uno stadio, però, non è un’usanza solo italiana. Basterebbe pensare a quanti impianti, compreso quello di Napoli, portano il nome di Diego Armando Maradona, protagonista assoluto della Coppa del Mondo 1986. Al Diez è infatti dedicato anche lo stadio dell’Argentinos Juniors, la sua prima squadra, che glielo ha intitolato nel 2004, quando Diego era ancora in vita.

Una partita per Diego!

Tra gli altri argentini omaggiati c’è Mario Kempes, nativo della provincia di Cordoba, che si è visto dedicare nel 2010 l’impianto cittadino da 57mila posti. Restando in Sudamerica, anche in Uruguay ci sono molti stadi dedicati agli eroi della Celeste del 1930 e del 1950, mentre in Brasile quello con l’impianto…più grande è certamente Manè Garrincha, a cui è stato intitolato lo stadio nazionale a Brasilia.

Non è andata male neanche a Nilton Santos, che dà il nome all’impianto del Botafogo di Rio de Janeiro, appena tornato nella A brasiliana per le quote calcio. Ancora pochi onori al riguardo per Pelè, per cui però è facile prevedere almeno l’intitolazione dello stadio del Santos ma forse anche del Maracanà, che in teoria si chiama Estadio Jornalista Mario Filho, in onore del giornalista che più aveva contribuito allo sviluppo del calcio brasiliano. Un qualcosa che certamente anche O Rei può dire di avere fatto.

Tra naming rights e nomi di campioni

Tornando in Europa, non mancano altri esempi. Come lo stadio del Kaiserlautern, il Fritz-Walter-Stadion, intitolato al capitano della Germania Ovest campione del mondo del 1954 ma anche bandiera del club, a cui ha dedicato tutta la sua carriera. Al campione del mondo 1974 Gerd Müller, anche lui venuto a mancare di recente, ha dedicato lo stadio la sua città natale di Nördlingen, mentre si può immaginare che l’Allianz Arena di Monaco di Baviera, casa del Bayern sempre favorito per le quote Champions League, a parte la partnership legata ai c.d. naming rights, un giorno si possa chiamare Franz-Beckenbauer-Stadion.

Il saluto al Boleyn Ground!

In Inghilterra di solito ai grandi calciatori si intitolano…le tribune più che gli impianti (come ai vincitori del 1966, Bobby Moore al Boleyn Ground o a Bobby Charlton a Old Trafford), mentre i francesi campioni del mondo nel 1998 e nel 2018 e gli spagnoli del 2010 sono ancora…troppo giovani per vedersi intitolare grandi stadi. Ovviamente, se si escludono gli impianti dedicati loro nelle città natali, come l’Estadio Fernando Torres di Fuenlabrada e lo Stade Didier Deschamps di Bayonne, o dai club in cui sono cresciuti, come la Ciudad Deportiva Andrés Iniesta dell’Albacete.

Insomma, uno Stadio Paolo Rossi non sarebbe poi una novità, però, probabilmente, sarebbe più giusto scegliere una città diversa!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. 

January 8, 2022

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Serena Williams è la più forte tennista di tutti i tempi? Difficile a dirsi, perché i confronti con le campionesse del passato sono davvero complicati.

Tutti i record di Serena Williams

In Francia il primo torneo vinto da Serena

Il ritorno in campo di Serena la Queen

Il primato di Serena: 23 slam vinti

Ma considerando che una di quelle che solitamente guida la lista delle candidate come Chris Evert ritiene che la classe 1981 possa essere considerata la migliore, beh, qualcosa dovrà anche volerlo dire. Anche perché nel corso di una carriera da professionista cominciata a 16 anni e che ancora non accenna a terminare, Serena Williams ha infranto tantissimi primati ed è stata ai vertici delle classifiche con una costanza raramente riscontrata nella storia del tennis femminile.

Tutti i record di Serena Williams

Quando ha esordito nel circuito professionistico nel 1997, Serena era solamente…la sorellina di Venus, che invece aveva già cominciato a farsi notare un paio di anni prima. Ora che entrambe hanno superato i 40 anni, però, è evidente che la migliore delle due sia lei. A parlare, del resto sono i numeri e i record.

Serena Williams è la giocatrice ad aver vinto più tornei del Grande Slam (23) nell’Era Open. Per quanto riguarda le settimane da numero uno al mondo, è a 319, che la mettono al terzo posto della graduatoria all-time dietro a Steffi Graf e a Martina Navratilova. Quando si parla di settimane consecutive, però, la statunitense ha raggiunto il record della tedesca (186), che sembrava impossibile anche da avvicinare.

Serena trionfa in Australia nel 2017!

La sua carriera è talmente lunga e vincente che Serena può permettersi di essere l’unica tennista, uomini compresi, ad aver vinto almeno 10 tornei dello Slam in due decadi diverse. E in campo femminile, se si va a guardare la distanza tra il primo e l’ultimo titolo in un torneo dello Slam, tutti e quattro hanno proprio Serena Williams come primatista.

In Francia il primo torneo vinto da Serena

Il primo dei 73 tornei WTA vinti da Serena Williams arriva nel febbraio 1999, a Gaz, in Francia, mentre agli US Open dello stesso anno, batte nell’ordine Kim Clijsters, Conchita Martínez, Monica Seles e Lindsay Davenport, campionessa uscente, per giocarsi poi la finale contro la numero 1 del mondo, Martina Hingis, vincere e diventare la seconda tennista afroamericana ad aggiudicarsi un titolo del Grande Slam.

Da lì in poi, la carriera di Serena è piena di soddisfazioni, di primati, ma anche di controversie, di infortuni e di momenti complicati. I migliori, dal punto di vista sportivo, sono ovviamente i due Virtual Grand Slam della carriera, ottenuti nelle annate 2002/03 e 2014/15. Nel primo caso tra Roland Garros 2002 e Australian Open 2003 si impone ovunque, battendo in tutte e quattro le finali, con poca sorpresa per le scommesse live, sua sorella.

Serena festeggia la vittoria a Parigi!

Nel secondo comincia con le vittorie agli US Open 2014 e termina il ciclo trionfando a Wimbledon. Ai 23 Slam conquistati nel singolare, poi, vanno aggiunti anche i 14 vinti in doppio assieme alla sorella Venus. Il duo è talmente inarrestabile che il record delle finali disputate è immacolato: 14 partite, altrettante vittorie, a partire dal Roland Garros 1999 fino ad arrivare a Wimbledon 2016.

Il ritorno in campo di Serena la Queen

Certo, non sono mancati anni molto complicati. Dopo il primo Virtual Grand Slam, Serena Williams si ferma a fine 2003 per parecchi mesi, tornando in campo solo nel 2004, che le regala appena due tornei vinti e solo una finale negli slam, quella di Wimbledon persa contro Maria Sharapova.

Nel 2005 le cose sembrano cambiare, con la vittoria a inizio anno negli Australian Open, ma la gioia dura poco. Una serie di infortuni la costringe a saltare il Roland Garros e a non esprimersi al meglio negli altri Slam. L’anno termina con la minore delle sorelle Williams fuori dalla top 10 per la prima volta dal 1998.

Serena, la più grande tennista di tutti i tempi!

Può andare peggio? Decisamente sì, perché nel 2006 la statunitense riesce a giocare solo quattro tornei per un problema cronico al ginocchio e termina l’anno addirittura al numero 95, dopo essere uscita dalla top 100 per la prima volta dal 1997. I molti analisti che si aspettano una Serena Williams in declino, però, hanno capito male. Nel 2007 la classe 1981 vince il suo ottavo Slam, l’Australian Open, entrando in tabellone con il numero 81 e battendo in finale Maria Sharapova. Il buono stato di forma è confermato dai quarti di finale raggiunti negli altri tre Slam e dal ritorno in top 10 in classifica, chiudendo l’anno al numero 7.

È il ritorno della Queen, la Regina, come la chiamano i suoi tifosi. Tra 2008 e 2011 ricomincia a vincere con continuità, riprendendosi il suo posto da numero uno al mondo, prima di un altro stop per una serie di infortuni.

Nel 2012 però arriva il secondo grande momento di Serena Williams, che apre una stagione di trionfi, con l’aggiunta anche dell’oro olimpico nel singolare ai giochi di Londra, a pareggiare quello vinto da Venus ad Atlanta, e che si aggiunge ai tre in doppio, sempre da favorite per le scommesse tennis, conquistati nel 2000, nel 2008 e sempre nel 2012 in coppia con sua sorella.

Cosa può fermare Serena? Solamente una scelta di cuore: la maternità. Quando nel 2017 si aggiudica quello che finora è il suo ultimo titolo di uno Slam, l’Australian Open, la statunitense è già incinta di un paio di mesi e a settembre 2017 nasce la piccola Alexis Olympia Ohanian jr.

Il primato di Serena: 23 slam vinti

Il ritorno al tennis non è semplice, ma visto che si parla di una delle migliori di tutti i tempi, non c’è che da aspettarsi miracoli. E infatti, a neanche un anno dal parto, Serena Williams rischia di vincere sia Wimbledon che gli US Open, arrivando in finale, per poi ripetere gli stessi risultati nel 2019. Il primo torneo ufficiale vinto dopo la gravidanza arriva nel 2020, il che le porta l’ennesimo record: essere la prima donna nell’Era Open ad aver vinto almeno un torneo in quattro decadi diverse.

Serena festeggia a New York!

E pazienza se i risultati degli ultimi anni non sembrano all’altezza della gloria precedente, perché le primavere passano per tutti, persino per una campionessa senza tempo come Serena Williams. Che comunque dall’alto dei suoi sette Australian Open, tre Roland Garros, sette Wimbledon e sei US Open (giusto per rimanere alle vittorie in singolare) si è già presa un posto fondamentale nella storia del tennis.

E se persino colleghe come Martina Navratilova si spingono a spiegare che, indipendentemente dai tornei vinti, il gioco aggressivo di Serena e la sua forza mentale la elevano ai massimi livelli di tutti i tempi della disciplina, forse è il caso di crederci.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

January 7, 2022

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Se sua sorella Serena compete per il titolo di miglior tennista di tutti i tempi, Venus Williams può già vantare un qualcosa che non è da tutti: non essere stata totalmente spazzata via dall’altro talento di famiglia. Poteva accadere, perché quando nel circuito è arrivata la…piccola di casa, tutte le aspettative erano comunque su Venus, che già giocava a ottimi livelli da un paio d’anni.

Venus Williams ha vinto 5 volte Wimbledon

I successi in doppio di Venus e Serena

La longevità di Venus ed il record di presenze negli slam

Gli infortuni di Venus Williams

Le ultime finali di Venus

Le carriere delle due sorelle Williams poi hanno dato un giudizio abbastanza netto, confermato sia dagli scontri tra le due (19-12 per Serena), che dalle finali di tornei del Grande Slam in cui si sono affrontate (7-2) e dai tornei vinti (73 a 49). Eppure, pur paragonata a un colosso assoluto, Venus risulta…solo un po’ più piccola, perché i suoi, di risultati, la catapultano comunque davanti a tutte le altre che non abbiano il suo stesso cognome.

Venus Williams ha vinto 5 volte Wimbledon

Venus Williams, classe 1980, comincia a giocare tra i professionisti a 14 anni. O almeno ci prova, perché in molti tornei non può iscriversi in quanto troppo giovane. Nel 1995 arrivano i primi buoni risultati e nel 1997 la prima finale di uno Slam, gli U.S. Open. In singolare, Venus ne ha giocate 16, il che significa che più della metà sono state contro Serena.

Il numero di tornei del Grande Slam vinti è di sette, con due affermazioni agli US Open e soprattutto cinque a Wimbledon, che la catapultano (assieme a Serena, Martina Navrátilová e Steffi Graf) nel ristretto club delle tenniste capaci ad imporsi almeno cinque volte all’All England Lawn Tennis and Croquet Club nell’Era Open.

Venus vince a Wimbledon!

Tra i suoi primati, Venus è anche la tennista con il maggior numero di medaglie d’oro Olimpiche, quattro (una in singolare nel 2000 e tre in doppio), record che detiene in coabitazione con la sua compagna di doppio Serena, ma l’argento vinto nel doppio misto nel 2016 la fa diventare la tennista più vincente di tutti i tempi a livello olimpico.

I successi in doppio di Venus e Serena

A proposito di doppio, non ci si può dimenticare che nonostante la rivalità nei match singoli, Venus e sua sorella hanno dominato a lungo il panorama del doppio, arrivando a collezionare, oltre ai tre ori olimpici (2000, 2008 e 2012), ben 14 vittorie nei tornei del Grande Slam.

La prima vittoria delle sorelle Williams è arrivata addirittura nel 1999, con il trionfo, a sorpresa per i pronostici tennis al Roland Garros, mentre l’ultima è datata 2016 ed è il sesto Wimbledon vinto dalle due. Che quando si è trattato di giocare per il trofeo, non hanno mai deluso, potendo vantare un clamoroso 14-0 nelle finali dei tornei del Grande Slam disputate. E ovviamente non poteva mancare il numero uno nella graduatoria mondiale del doppio.

Venus Williams in doppio misto con l'australiano Nick Kyrgios!

Anche a livello di classifica in singolare, Venus Williams non ha poi troppo da invidiare a Serena. È anche lei stata numero uno, anche se solo per 11 settimane contro le 319 di sua sorella, ma essendo arrivata al top per prima in famiglia, il 25 febbraio 2002, può anche aggiungere alla lunga lista di riconoscimenti anche quello di essere la prima tennista afroamericana a raggiungere la vetta della classifica WTA nell’era Open.

La longevità di Venus ed il record di presenze negli slam

Da un punto di vista della longevità agonistica, nonostante alcuni infortuni che hanno messo addirittura a repentaglio la sua carriera, Venus Williams può vantare numeri importanti. Gli anni tra il primo Slam vinto (Wimbledon 2000) e l’ultimo, quello del 2008, non sono poi così tanti, ma considerando che dalla prima finale giocata (US Open 1997) a quella più recente (Wimbledon 2017) sono passati vent’anni tondi tondi, c’è poco da rimproverare alla più…anziana delle due sorelle Williams.

Che anche per guadagni ha decisamente detto la sua, visto che è la seconda di tutti i tempi con 42 milioni di dollari, cedendo il passo, neanche a dirlo, alla solita Serena.

Andando a contare le partecipazioni totali ai tornei degli Slam, ovvero le volte in cui una tennista ha effettivamente messo piede in campo anche solo per un turno, nessuno si avvicina anche minimamente a Venus, che ha al suo attivo 90 presenze dal 1997 al 2022.

Venus a Parigi nel 1997!

Le mancate partecipazioni si contano sulla punta delle dita, considerando che sono 5 in Australia, una a Parigi, due a Wimbledon (ma va contata l’edizione 2020, che non si è proprio giocata) e tre al torneo di casa a Flushing Meadows. E il fatto che la seconda in classifica sia proprio Serena, ferma a 79 partecipazioni, la dice lunga sulla costanza di Venus, che non sarà sempre stata premiata dai risultati, ma che non ha mai rinunciato a dire la sua in ogni edizione dei grandi tornei.

Gli infortuni di Venus Williams

Non che gli infortuni le abbiano reso la vita semplice da questo punto di vista. Venus Williams ha sempre cercato di onorare gli appuntamenti più importanti stagione contro stagione, ma ci sono stati periodi in cui la sua forma (e di conseguenza i suoi risultati) sono stati più che condizionati da problemi fisici, alcuni dei quali molto gravi.

I problemi hanno cominciato a colpire Venus già nel 2003 e nel 2004, non permettendole di giocare al massimo e facendo sospettare a qualcuno che l’era Venus fosse già terminata.

Venus infortunata!

Dopo un ritorno di forma tra 2007 e 2010, in cui sono arrivati gli ultimi Slam della carriera in singolare e in cui Venus è riuscita a riprendersi addirittura il numero 2 in classifica mondiale, nel 2011 è arrivata una notizia terribile: Venus soffre della Sindrome di Sjögren, una malattia autoimmune che le causava problemi alla schiena, alle articolazioni e fatica diffusa. Le ci sono voluti due anni per superare il problema e tornare a livelli accettabili, il che le è costato l’uscita dalla top 100 per la prima volta dal 1997.

Le ultime finali di Venus

Ma evidentemente la forza mentale a casa Williams è nel DNA, perché non solo Venus è tornata ma, nonostante qualche acciacco, ha anche rimesso piede in finale in un torneo del Grande Slam per ben due volte, perdendo agli Australian Open 2017 contro Serena e nella sua ultima finale a Wimbledon, raggiunta da outsider per le quote tennis, nello stesso anno, contro Garbine Muguruza.

Venus Williams

Poi gli anni hanno cominciato a farsi sentire e dal 2018 la carriera di Venus ha visto un lungo ma inesorabile declino, che l’ha portata di nuovo fuori dalla Top 100. Ma il fatto che a quasi 42 anni ancora si parli della sua partecipazione a questo o a quel torneo la dice lunga sulla voglia di lottare di Venus Williams. Una che in fondo spesso e volentieri in campo ha sempre avuto tutti contro, persino…sua sorella!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

January 7, 2022

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Quando il signor Richard Williams ha cominciato a fare allenare le sue figlie Venus e Serena nella nobile arte del tennis, forse neanche lui immaginava quale impatto le due ragazze avrebbero avuto nella storia della disciplina.

Gli allenamenti di papà Richard

Le sfide tra le sorelle Williams

La bacheca delle sorelle Williams

Il doppio delle sorelle Williams

A quasi trent’anni dall’esordio di Venus (1994) e a 25 da quello di Serena (1997), le sorelle Williams rappresentano una grandissima parte del tennis degli ultimi tre decenni. Un duo che ha riscritto le classifiche dei record di questo sport e che per lungo tempo ha dominato in lungo e in largo. Basterebbe pensare che le due si sono affrontate per ben nove volte nella finale di un torneo del Grande Slam e che hanno vinto più della metà dei Wimbledon che si sono disputati nel nuovo millennio.

Gli allenamenti di papà Richard

Un lavoro, quello di papà Richard, che ha cominciato a dare i suoi frutti molto presto. Alla fine del 1994 Venus, nata nel 1980, fa il suo debutto nel circuito e si fa subito notare. Nel 1997, poi, arriva anche Serena e il domino delle due sorelle terribili può cominciare. In un tennis in cui le nuove generazioni faticano ancora a tenere testa alle campionesse degli anni precedenti (come Steffi Graf e Monica Seles), la fisicità delle due statunitensi è determinante.

Papà Richard con le figlie!

Da quando nel 1999 Serena si aggiudica il primo dei suoi sei US Open, succede spesso di vedere una delle due Williams all’ultimo atto di un torneo dello Slam. Anzi, tra Roland Garros 2002 e Australian Open 2003 accade un evento più unico che raro: le due si affrontano in tutte le finali, con quattro vittorie di Serena, che porta a casa così il primo dei suoi due Grandi Slam virtuali (il secondo arriverà nel biennio 2014/15).

Le sfide tra le sorelle Williams

In totale, le due sorelle Williams si sono affrontate per 31 volte in carriera. Il parziale è di 19-12 per Serena, che pure ha perso tutti i primi tre incontri contro Venus. Il primo incrocio è datato 1998, ai trentaduesimi di finale degli Australian Open.

Le sorelle nel 1998!

La prima finale l’una contro l’altra le sorelle Williams l’hanno giocata nel 1999 al Miami Open, con Venus che si è importa in tre set (6-1, 4-6, 6-4). Anche la prima finale di uno Slam tra le due l’ha vinta Venus, quella degli US Open, in cui la maggiore si è imposta per 6-2. 6-4 sulla minore.

È una delle due finali Slam vinte da Venus contro sua sorella, assieme a quella a sorpresa per le quote Wimbledon del 2008. Negli altri sette casi (US Open 2002, Roland Garros 2003, Australian Open 2003 e 2017 e Wimbledon 2002, 2003 e 2009), a vincere è stata Serena.

Le altre due finali in famiglia, che completano il contro delle 12 disputate, sono quelle della Grand Slam Cup del 1999 e delle Tour Finale del 2009, entrambe vinte da Serena, che quindi nel conteggio totale conduce per 9-3. L’ultimo incontro tra le due resta quello agli ottavi di finale della Top Seed Cup 2020, che ha permesso a Serena di raggiungere 19 vittorie sulla sorella. L’ultimo trionfo di Venus è invece datato 2018, ai sedicesimi di Indian Wells. L’ultima volta in cui il confronto è stato in parità risale al 2009, sul 10-10.

Ci sono infine anche stati due casi in cui lo scontro tra le sorelle Williams non si è disputato nonostante fosse in tabellone: le semifinali di Indian Wells del 2002 e i sedicesimi al Foro Italico nel 2019. In entrambe le occasioni, a passare il turno per ritiro della sorella è stata Venus.

La bacheca delle sorelle Williams

Dal punto di vista delle statistiche generali in singolare, il confronto pende comunque parecchio dalla parte di Serena, che guida un po’ in tutte le classifiche.

Entrambe sono state numero 1 del mondo, ma mentre Venus lo è stata solo per 11 settimane (la prima delle quali nel 2002), Serena ha guardato tutte le colleghe dall’alto in basso per ben 319 volte, anche lei cominciando nel 2002. Serena è inoltre al terzo posto di tutti i tempi in quanto a settimane da numero 1, dietro a Steffi Graf e Martina Navratilova, ma è al pari della tedesca in quanto a settimane consecutive da migliore (186).

Serena guida anche per numero di tornei vinti (73 contro 49) e ovviamente anche per vittorie nei tornei del Grande Slam, considerando che ne ha vinti 23, il maggior numero per un tennista dell’Era Open, mentre Venus ha dalla sua sette titoli.

Il conto negli Slam vede Serena in testa in tutti i quattro tornei più importanti dell’anno: 7-0 agli Australian Open, 3-0 al Roland Garros, 7-5 a Wimbledon e 6-2 agli US Open. Per la gioia di papà Richard, le sue due figlie sono anche le prime due nella classifica di tutti i tempi dei guadagni nei tornei WTA: trionfa Serena con i suoi 94 milioni di dollari in premi, contro i 42 milioni della sorella.

Le sorelle Williams con la medaglia olimpica di Londra nel 1992!

Vince invece Venus quando si parla di medaglie olimpiche: in singolare è conto pari (oro per entrambe, Venus nel 2000 e Serena) nel 2012, nel doppio giocato assieme sempre da favorite per le scommesse sul tennis i trionfi per tutte e due sono tre (2000, 2008 e 2012), ma Venus ha dalla sua anche l’argento nel doppio misto nel 2016.

Il doppio delle sorelle Williams

Quando si parla di doppio, però, la rivalità lascia spazio a una coppia che ha scritto ulteriormente, stavolta assieme, la storia del tennis. I numeri dicono tutto: su quattordici finali degli Slam raggiunte, le sorelle Williams le hanno vinte tutte e quattordici. Nel loro palmares in doppio, oltre ai tre ori olimpici, fanno capolino quattro Australian Open, due Roland Garros, sei Wimbledon e due US Open.

Le sorelle in doppio!

E ovviamente sono state numero uno della classifica mondiale. In totale, in doppio Serena e Venus hanno vinto 22 titoli, dimostrando che nonostante in singolare la competizione sia sempre stata molto forte, il legame tra le due sorelle è stato altrettanto potente, non lasciando che le vittorie e le sconfitte lo intaccassero. E questa forse è la vera vittoria di papà Richard, che è riuscito a far sì che le sue due ragazze battessero tutte le altre e si sfidassero per una vita, diventando rivali, ma mai nemiche.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

January 7, 2022

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Torneo continentale importantissimo o…un problema per i calendari già congestionati? Negli ultimi anni le opinioni sulla Coppa d’Africa si sono parecchio polarizzate, ma non c’è dubbio che la competizione che fa affrontare le migliori squadre del continente più antico sia piena di fascino e di storie da raccontare.

La storia della Coppa d'Africa e le partecipanti all'edizione 2022

L'albo d'oro della Coppa d'Africa

Samuel Eto’o miglior marcatore di sempre

La leggenda di Claude Le Roy

Mahrez e l'Algeria campioni in carica

L’edizione 2022 (che si chiamerà comunque 2021 perché doveva tenersi lo scorso anno) è la numero 33 e si tiene in Camerun, con 24 delle 52 nazionali africane che hanno superato lo scoglio delle qualificazioni e si sfideranno per il predominio locale.

La storia della Coppa d'Africa e le partecipanti all'edizione 2022

Una storia cominciata nel 1957 con un torneo a inviti in Sudan con appena quattro squadre e che racconta anche parecchio sullo sviluppo del calcio africano, tra l’emergere di nuove nazionali e quell’elemento sorpresa che (un po’ come agli Europei) durante il torneo non manca mai.

L’edizione 2021 è la seconda che si disputa in Camerun, mentre il primato di tornei ospitati spetta all’Egitto con 5. Nella storia della Coppa d’Africa, sono 42 le nazioni che si sono qualificate alla fase finale, alcune delle quali anche con un nome diverso a seconda del periodo storico.

Con la qualificazione di Gambia e Isole Comore all’edizione 2021, restano dunque solo in 10 le nazionali africane a non essere ancora arrivate alla fase finale: Repubblica Centrafricana, Ciad, Gibuti, Eritrea, Eswatini, Lesotho, São Tomé e Príncipe, Seychelles, Somala e Sudan del Sud.

Il record di presenze è invece dell’Egitto, 25, mentre quello di qualificazioni consecutive è della Tunisia, sempre presente nelle ultime 15 edizioni, a partire da quella del 1994. 

L'albo d'oro della Coppa d'Africa

L’albo d’oro parla di 14 vincitrici, sette delle quali che sono state in grado di portare a casa il trofeo almeno due volte. Il record di vittorie spetta, anche qui, all’Egitto, che si è imposto nelle prime due edizioni, una volta negli anni Ottanta, un’altra nel decennio successivo e poi per tre volte consecutive (un altro primato) tra il 2006 e il 2010.

Segue a cinque trionfi il Camerun, che però rispetto all’Egitto ha cominciato più tardi a vincere (nel 1984) e che ha fatto registrare la sua ultima vittoria nel 2017. Sul podio c’è anche il Ghana, vincitore quattro volte tra il 1963 e il 1982, mentre con tre vittorie segue la Nigeria (ultima vittoria nel 2013).

Curioso che il Senegal favorito per le scommesse online per l'edizione 2022 non abbia ancora vinto il titolo...

Drogba

Le altre plurivincitrici sono tutte a quota due: la Costa d’Avorio, l’Algeria campione in carica e la Repubblica Democratica del Congo.

A una sola vittoria ci sono invece Zambia, Tunisia, Sudan, Etiopia, Marocco, Sudafrica e Repubblica del Congo. Da un punto di vista regionale, c’è una sfida in corso tra il Maghreb (11 vittorie), l’Africa Occidentale (9) e l’Africa Centrale (8), mentre l’Africa Orientale e l’Africa del Sud sono ferme a 2 vittorie.

Samuel Eto’o​​​​​​​ miglior marcatore di sempre

I record della Coppa d’Africa appartengono spesso e volentieri a calciatori che hanno scritto la leggenda del calcio continentale. Il miglior marcatore di sempre del torneo, con 18 reti, è Samuel Eto’o. Il camerunese, che può anche vantare due Triplete consecutivi con Barcellona e Inter, ha partecipato 6 volte con la maglia della sua nazionale, andando a segno in ogni edizione e diventando capocannoniere sia nel 2006 che nel 2008, anche se le sue due vittorie sono invece arrivate nel 2000 e nel 2002. 

L'esultanza di Samuel Eto’o e compagni!

Il primato per il maggior numero di partecipazioni è invece in coabitazione tra Rigobert Song e Ahmed Hassan. Sia il terzino del Camerun che il centrocampista egiziano hanno preso parte a ben 8 edizioni.

Un passo più giù ci sono altre leggende del calcio africano, come Geremi, Kolo Tourè, Asamoah Gyan e Seidou Keita. Il calciatore più vecchio ad essere sceso in campo nel torneo è il portiere egiziano Essam El Hadary , che ha giocato la finale dell’edizione 2017 a 44 anni e 21 giorni. Il più giovane di sempre è invece Shiva N’Zigou, schierato dal Gabon a 16 anni e 93 giorni nell’edizione 2000. 

C’è spazio anche per i record che riguardano gli allenatori. I più titolati sono Charles Gyamfi e Hassan Shehata, che alla guida rispettivamente di Ghana ed Egitto hanno vinto il trofeo tre volte, anche se l’egiziano è l’unico di sempre ad aver fatto tris consecutivo. C’è anche chi, come il francese Hervè Renard, è riuscito ad aggiudicarsi la Coppa d’Africa alla guida di due nazionali diverse (Zambia nel 2012 e Costa d’Avorio nel 2015).

La leggenda di Claude Le Roy

E a proposito di cambi di panchina, il record di nazionali diverse guidate nel torneo appartiene al francese Claude Le Roy, che in nove partecipazioni come allenatore (un primato anche questo) è stato il commissario tecnico di Camerun, Senegal, Ghana, Repubblica Democratica del Congo, Congo e Togo, sollevando però il trofeo soltanto in un caso, nel 1988 con il Camerun.

Claude Le Roy

Mahrez​​​​​​​ e l'Algeria campioni in carica

Tra le edizioni più importanti c’è certamente quella del 2019, con la presenza di stelle del calcio europeo come Mohamed Salah e Riyad Mahrez, vinta dall’Algeria di quest’ultimo, che ha eliminato prima la Costa d’Avorio ai quarti di finale, poi la Nigeria in semifinale e ha avuto la meglio sul Senegal all’ultimo atto: gli appassionati di scommesse live si ricorderanno il gol decisivo in avvio di gara...

L'esultanza dell'Algeria!

Spettacolare anche l’edizione 2017, in cui in finale si sono affrontate le due squadre più vincenti della competizione, il Camerun e l’Egitto, con la vittoria dei Leoni Indomabili nella finalissima in Gabon. Storica la finale del 2015, in cui la Costa d’Avorio di Gervinho, dei due Tourè e di Doumbia batte il Ghana ai calci di rigore dopo 120 minuti senza reti, in un torneo che ha causato molte polemiche per l’assenza del Marocco, che doveva ospitare la manifestazione ma che aveva chiesto un rinvio a causa di un’epidemia di Ebola in Africa Occidentale.

Una bella rivincita per una sconfitta inattesa come quella del 2012, quando in una Coppa d’Africa priva di Egitto, Camerun, Algeria e Nigeria, gli Elefanti di Drogba sembrano destinati a trionfare facilmente. E infatti la Costa d’Avorio arriva in finale senza concedere neanche un gol e termina il torneo con la porta imbattuta, ma da perdente: in finale arriva il miracolo dello Zambia, che porta a casa il torneo ai calci di rigore.

Tra le altre edizioni meno recenti vale la pena menzionare quella 2002, in cui battagliano il Camerun e il Senegal che tanto bene farà ai Mondiali, o quella del 1996, che si tiene in Sudafrica e che segna il primo trionfo dei Bafana Bafana, che fino al 1992 erano stati banditi dalla competizione a causa dell’Apartheid. Insomma, di storie interessanti la Coppa d’Africa ne ha a quintali. Alla faccia di chi la ritiene una competizione poco importante…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

January 7, 2022

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

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Retrocedere in Serie B è sempre un bel problema, tanto dal punto di vista sportivo che da quello economico. Se da una parte infatti chi si ritrova in cadetteria deve fare i conti con un campionato insidioso, molto più complicato della Serie A in certe cose, dall’altra ci sono anche i conti che piangono.

Meno introiti dai diritti televisivi, dal botteghino e, spesso, anche un monte ingaggi fuori categoria, visto che la maggior parte dei calciatori continua ad avere uno stipendio da A. Ed è esattamente il caso della Sampdoria, che è tornata nella seconda categoria del calcio italiano e, poco sorprendentemente, sta avendo difficoltà in campo e nei conti.

E dire che se la classifica la facesse il monte ingaggi, i blucerchiati sarebbero nettamente in vetta, perché con oltre 27 milioni di euro guidano la graduatoria della spesa per gli stipendi in B, nonostante alcuni addii eccellenti di calciatori dal contratto decisamente pesante.

Conti, Barreca e Borini i più pagati alla Samp

Ma chi sono i paperoni della squadra guidata da Andrea Pirlo? A guidare la lista c’è, abbastanza nettamente, Andrea Conti. Il terzino destro, con un passato all’Atalanta e al Milan, è uno di quelli con lo stipendio da Serie A, considerando che il suo contratto, che scade nel 2025, parla di oltre 2,5 milioni di euro a stagione.

A seguirlo c’è il collega dall’altra parte della difesa, ovvero Antonio Barreca. L’esterno ex Cagliari ha anche lui un accordo che scade a giugno 2025 e guadagna 1,7 milioni a stagione.

A chiudere il podio c’è la coppia formata da Fabio Borini e Nicola Murru. L’attaccante è arrivato in questa stagione dopo l’esperienza in Turchia e ha firmato un biennale da quasi 1,3 milioni di euro all’anno.

Una bella esultanza di Borini in Premier!

Stessa cifra, ma scadenza 2024, per il difensore, che è uno di quelli che è rimasto dalla retrocessione, prendendosi anche la fascia di capitano visto che è a Genova dal 2017.

Per Verre e La Gumina l'ingaggio è sopra il milione

Dopo l’ennesimo prestito è tornato alla base anche Valerio Verre. Il trequartista romano, acquistato anche lui nell’ormai lontano 2017, non è mai riuscito a ricavarsi davvero spazio in blucerchiato, ma nonostante questo ha un contratto che scade nel 2025 e che gli fa guadagnare circa 1,1 milioni a stagione.

Valerio Verre

Assieme a lui c’è Antonino La Gumina, centravanti classe 1996, anche lui reduce da una stagione in prestito a Benevento. L’attaccante è anche l’ultimo della rosa a guadagnare più di un milione di euro, perché anche lui ha uno stipendio da 1,1 milioni, con scadenza addirittura nel 2027.

A 900mila euro c’è Alex Ferrari, rientrato dal prestito alla Cremonese e vittima di un grave infortunio, che ha un accordo fino al 2025. A circa 800mila euro c’è Ronaldo Vieira, che nonostante qualche prestito è a Bogliasco dal 2018 e ha un contratto che scade nel giugno 2027.

Su cifre molto simili c’è Fabio Depaoli, che in estate dopo l’esperienza a Verona ha firmato un prolungamento che lo terrà alla Samp fino al 2028: gli appassionati di scommesse Serie B, ricorderanno a lungo un'inedita doppietta dell'esterno destro classe '97 nel derby ligure contro lo Spezia!

E poi ci sono alcuni calciatori che sono arrivati in prestito e che dunque, a meno che non vengano riscattati, hanno tutti l’accordo in scadenza nel giugno 2024. Si comincia con il difensore sloveno Petar Stojanović, arrivato dall’Empoli, con uno stipendio da 600mila euro.

Quanto guadagnano Stankovic ed Esposito a Genova

A 550mila invece ci sono il portiere serbo Filip Stanković, figlio del grande Dejan, che l’Inter ha spedito a Genova per giocare e crescere.

A proposito di Inter, tra i fratelli Esposito, anche Sebastiano è in prestito dai nerazzurri e guadagna quanto il suo compagno di squadra.

Stankovic in Olanda

Gli stipendi dei giovani doriani

La lista continua, con sui 300mila euro lo spagnolo Gerard Yepes (scadenza 2025), il terzino Simone Giordano (2025 anche lui) e il centrale uruguaiano Facundo González (2024, in prestito dalla Juventus).

Sui 200mila ci sono invece Daniele Ghilardi (2024, prestito dal Verona), il norvegese Kristoffer Askildsen (scadenza 2026), il portiere Nicola Ravaglia (2026), Simone Panada (2024, prestito dall’Atalanta) ed il fortissimo spagnolo Pedrola (2024, a titolo temporaneo dal Barcellona).

Sotto i 100mila euro infine ci sono parecchi calciatori, tra cui spuntano il centravanti Manuel De Luca, nel tabellino dei marcatori per le scommesse calcio nel successo di Reggio Emilia e il talento francese Noah Lemina, arrivato in prestito dal Paris Saint-Germain.

Insomma, la Samp ha un monte ingaggi che è tranquillamente da metà classifica in Serie A. Ma farà meglio a tornare tra i grandi se non vuole avere problemi di conti…

*Prima pubblicazione 7 dicembre 2021. L'immagine dell'articolo sono distribuite da Alamy. 

January 4, 2024
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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