Sono davvero poche al mondo le discipline sportive che possono vantare una crescita esponenziale come quella avuta dal padel negli ultimi tempi.

Nato ad Acapulco nel 1962 dalla mente del messicano Enrique Corcuera come modifica al pop tennis (a sua volta variante del tennis, che si gioca con racchette piatte senza corde e con un campo più piccolo), il padel è ora come ora uno sport che viene praticato da milioni di persone in giro per il mondo.

I paesi che hanno apprezzato subito la disciplina sono quelli dell’America Latina (in particolare l’Argentina) e quelli della penisola iberica. E non sorprende dunque che l’albo d’oro dei mondiali di doppio maschile sia composto solo da due nazionali, ovvero Argentina e Spagna.

E allo stesso modo è quasi logico che il miglior giocatore al mondo per tempo trascorso in cima al ranking del World Padel Tour sia un argentino, Fernando Belasteguín, sempre favorito per le scommesse sportive!

L'argentino Fernando Belasteguín in azione

Quando nasce il padel in Europa

Ma anche in Italia il padel ha sempre avuto una buona tradizione, prima di essere protagonista di un vero e proprio boom negli ultimi anni, in cui, di fatto, ha sostituito il calcetto come passatempo sportivo degli italiani.

La storia tricolore della disciplina parte dall’Emilia Romagna, da Bologna e dintorni, quando nel 1991 alcune associazioni sportive hanno dato vita alla FIGP, ovvero la Federazione Italiana Gioco Padel, inserita nell’alveo delle attività del CONI.

Nello stesso anno è nato anche il primo centro per il padel, costruito a Costabissara, in provincia di Vicenza. Negli anni Novanta, vista la diffusione in zona, ne sono venuti fuori altri in Emilia Romagna, mentre è successivo l’esordio a Roma.

Il padel è diventato uno degli sport più in della Capitale a partire dal 2015, anche grazie alla “pubblicità” veicolata da diversi sportivi (in particolare Francesco Totti, ma anche Vincent Candela, Andrea Pirlo, oltre a giocatori tuttora in attività come Ciro Immobile o Francesco Acerbi), che spesso e volentieri si ritraggono sui social network durante le loro partite.

In quanti giocano a padel in Italia

Attualmente i praticanti in Italia sono stimati sui 500mila e dal 2020 in poi c’è stato un vero e proprio fiorire di centri per giocare a padel, con il numero di campi che ora supera ampiamente i 5000.

Un quarto di questi si trova nel Lazio, ma anche le altre grandi città tricolori stanno pian piano cedendo al fascino di questa disciplina. E tanto per dimostrare quanto spazio si sia preso il padel dalle nostre parti, basti pensare che la Federazione Italiana Tennis, la FIT, è diventata nel 2022 FITP, proprio a causa dell’esponenziale aumento di popolarità di questo sport e delle relative entusiasmanti scommesse live!

La spagnola Marina Guinart al Foro Italico


Le dimensioni di un campo di padel

Ma quanto costa costruire un campo da padel? Per dare una risposta a questa domanda, bisogna intanto partire dalle particolarità del terreno di gioco. Che sono rigidamente stabilite dalla FIP, la Federazione Internazionale Padel. Il campo è lungo 20 metri e largo 10, con le pareti (che, giova ricordarlo, sono parte integrante del campo e servono per effettuare colpi) che sono alte 3 metri e la recinzione che arriva a 4 metri.

La rete è lunga 10 metri e deve essere alta 92 centimetri ai lati e 88 al centro. A proposito delle pareti, all’inizio si giocava con pareti in muratura, ma al momento attuale possono essere costruite con qualsiasi materiale, sia trasparente che opaco, a patto che garantisca un rimbalzo regolare e uniforme alla palla.

Una rete da Padel

Le superfici del padel

Per quanto riguarda le superfici, le possibilità sono parecchie: si parte dal conglomerato poroso o dal cemento, per passare attraverso il materiale sintetico e arrivare all’erba artificiale. La questione fondamentale è che il materiale che viene scelto deve anch’esso consentire il rimbalzo regolare della palla ed evitare che si accumuli acqua.

Già, perchè i campi da padel possono essere sia indoor che outdoor.

I campi indoor sono la maggioranza, sia perchè permettono di giocare con qualsiasi condizione climatica che di essere costruiti anche in posti particolari (alzi la mano chi ne ha visto almeno uno in un centro commerciale), ma per gli appassionati di sport all’aria aperta ci sono anche quelli scoperti, da cui la necessità che l’acqua piovana non si accumuli, creando disagi in partita.

Quanto costa costruire un campo di padel

Dunque, stabilite le sue caratteristiche, si arriva al costo del campo. Che al momento attuale varia tra i 25 e i 35mila euro di media, a seconda dei materiali utilizzati e della decisione di costruirlo indoor all’aperto. Può sembrare una cifra particolarmente alta, ma ci sono da considerare un paio di elementi.

Il primo è che i campi da padel non necessitano di una particolare manutenzione, anzi, ne serve davvero poca. E poi va sottolineata la durabilità dei campi, che se ben trattati possono arrivare a durare anche parecchi anni. Molto dipende dalla tipologia di superficie, ma in media un campo può funzionare senza problemi tra i 5 e i 7 anni e, con adeguata manutenzione, può anche sforare il decennio di vita.

Dunque, ponendo un ciclo di 5000 ore di gioco e moltiplicandolo per le tariffe (medie) che vengono applicate nei circoli tricolori, a fronte dei 30mila euro di media spesi per costruirlo, un campo da padel può rendere il triplo, oltre 100mila euro. Ed ecco che quella che all’inizio sembrava una cifra molto alta diventa quasi…economica.

Quanto tempo ci vuole per realizzare un padel

E infine, c’è l’ultima domanda: in quanto si costruisce un campo da padel? Partendo dal presupposto che il terreno dove costruire sia già pronto (ovvero nessuna necessità di livellarlo o di pulirlo) e che si abbiano già a disposizione i materiali necessari, si può arrivare a costruire un campo in un paio di settimane.

La parte più lunga è quella che prevede la creazione della fondazione, con tanto di predisposizione per l’impianto elettrico (perchè a padel, indoor e outdoor, si gioca sia di giorno che di sera!), mentre la posa della superficie è molto più rapida.

Un’ultima nota: ovviamente nella maggior parte dei casi la costruzione non si limita a un solo campo, ma si creano del club con più campi a disposizione. Ma in fase di progettazione, va ricordata una cosa fondamentale: a differenza dei campi di calcetto, non si possono creare due campi uniti, ovvero che condividano le stesse pareti.

E se poi servono le aree tecniche (che sono previste ma non obbligatorie) si arriva a utilizzare un minimo di 21 metri per 14. Uno spazio non eccessivo, ma che può essere molto redditizio… 

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Alamy.

December 30, 2023
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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Numero vittorie Paris: non è mai facile rimanere al top della propria disciplina sportiva per un decennio, figurarsi se si parla di uno sport come lo sci alpino, in cui il fisico viene sollecitato tantissimo e in cui gli infortuni sono all’ordine del giorno.

Ecco perchè la carriera di Dominik Paris, classe 1989 nato a Merano, è di quelle che vanno viste con enorme ammirazione. L’altoatesino, specialista delle gare di velocità, ha esordito in Coppa del Mondo nel lontano 2008, ha conquistato i suoi primi punti iridati l’anno successivo e anche ora che la carta di identità segna quasi 35 primavere sembra non avere alcuna intenzione di smettere di dire la sua.

Il 7 febbraio 2026, in una giornata storica per lo sci italiano con 2 medaglie nella stessa gara, Paris conquista, alla quinta partecipazione olimpica, un bronzo meraviglioso nella discesa libera

Numero vittorie Paris

Se al tempo che passa si aggiungono poi anche gli infortuni, non ultimo quello che un paio di anni fa sembrava aver messo un punto alla sua carriera, si capisce come Paris sia il vero e proprio highlander dello sci alpino italiano.

Che il classe 1989 aveva la stoffa lo si è capito subito, sia per gli esordi precoci in Coppa Europa e in Coppa del Mondo che per le ottime prestazioni ai Mondiali Juniores del 2009.

Dominik Paris il predestinato

Sulle piste tedesche di Garmisch-Partenkirchen, Paris ha vinto ben tre medaglie. In discesa libera è arrivato un argento, ad appena dodici centesimi dal connazionale Andy Plank, in supergigante l’altoatesino è ha messo al collo il bronzo (mentre secondo arrivava un certo Marcel Hirscher) e anche nella combinata l’azzurro ha ottenuto il secondo posto, dietro solamente allo svizzero Sepp Gerber.

Insomma, inizi quasi da predestinato, come confermato anche dall’ottima prestazione in combinata ai Giochi Olimpici del 2010 a Vancouver. In Canada Paris arriva tredicesimo, ma con una discesa libera eccezionale, terminata al secondo posto.

Il coraggio di Paris!

Sullo Stelvio la prima vittoria di Paris

Per la prima vittoria in Coppa del Mondo bisogna aspettare il 2012, quando Paris si impone (a pari merito con Hannes Reichelt) a Bormio, sullo Stelvio, una delle piste iconiche della discesa libera. La seconda vittoria in carriera, sempre nella stessa stagione, è se possibile ancora più straordinaria, perchè arriva a Kitzbuhel, da outsider per le scommesse sportive, sulla leggendaria Streif.

L’azzurro diventa così il secondo italiano capace di vincere sulla pista austriaca, raggiungendo così un mito dello sci italiano come Kristian Ghedina. Alla fine l’altoatesino si classifica quattordicesimo nella graduatoria generale e terzo in quella di specialità.

La stagione 2012/13 si chiude con un altro risultato molto importante, ovvero l’argento mondiale. Sulle piste austriache di Schladming, Paris si classifica secondo, arrendendosi solamente al norvegese Aksel Lund Svindal.

A Kitzbuhel il primo successo di Paris in supergigante

Dopo la vittoria a Lake Louise nel novembre 2013, per Paris comincia un periodo poco proficuo in quanto a risultati. Ai Giochi Olimpici 2014 di Sochi, l’azzurro delude, arrivando appena undicesimo in discesa libera e fuori dai primi quindici sia nel supergigante che nella supercombinata.

La stagione successiva vede però la prima vittoria in supergigante, a Kitzbuhel, mentre quella 2015/16 si chiude in crescendo, con la doppietta in discesa libera raccolta tra Chamonix e Lillehammer.

Sono due anche le vittorie nell’annata 2016/17, con un altro trionfo sulla Streif a Kitzbuhel e quello sulle nevi di Aspen, negli Stati Uniti. L’unica gara vinta nella stagione 2017/18 è invece la discesa a Bormio di fine 2017. 

Ma proprio sulle nevi italiane comincia quella che è tuttora la miglior annata di Paris, la stagione 2018/19. A fine dicembre 2018 l’azzurro fa una clamorosa doppietta a Bormio, vincendo discesa libera e supergigante in due giorni. Le vittorie stagionali saranno addirittura 7, perchè si aggiungono quella in discesa libera a Kitzbuhel e altre due doppiette discesa/supergigante, ottenute prima a Lillehammer e poi a Soldeu.

Al termine della stagione Paris arriva quarto nella classifica generale di Coppa del Mondo, ma conquista la sua prima e finora unica coppa di specialità, quella di supergigante, con quasi 100 punti di vantaggio sul secondo, sfiorando anche ad appena venti punti da quella di discesa, vinta però dallo svizzero Beat Feuz.

Nel mezzo di questo momento eccezionale in Coppa del Mondo, si tengono i mondiali ad Are, in Norvegia. E la forma splendida di Paris paga, perchè l’azzurro si laurea campione del mondo in supergigante, con, per le scommesse live, nove centesimi di vantaggio rispetto al francese Johan Clarey e all’austriaco Vincent Kirechmayr.

Paris in carriera ha vinto 24 gare

Un 2019 eccezionale si chiude con le due vittorie della stagione 2019/20, neanche a dirlo a Bormio ed entrambe in discesa libera. A gennaio 2020 però Paris si infortuna gravemente, rompendosi il legamento crociato del ginocchio, un infortunio che a 31 anni rischia di compromettere seriamente il resto della sua carriera.

Una spettacolare immagine di Dominik Paris

Ma l’altoatesino non si arrende, tornando alle gare nella stagione successiva in cui vince a Garmisch in discesa libera e sfiora il podio mondiale a Cortina d’Ampezzo sia in discesa che in supergigante. Nella stagione 2021/22 l’azzurro vince due volte in discesa, a Bormio e a Lillehammer, e a 34 anni compiuti si è tolto anche la soddisfazione di portare a casa la vittoria nel dicembre 2023 in Val Gardena.

In un weekend travolgente, tra il 7 ed il 9 marzo 2025 (quinto e sesto podio stagionale), vince 2 gare, dominando la fortissima squadra svizzera, con 24 trionfi in gare di Coppa del Mondo, Paris si piazza al terzo posto della classifica degli sciatori italiani di sempre, dietro a due mostri sacri come Alberto Tomba e Gustavo Thoeni.

I primati di Dominik Paris a Bormio

Con le sei vittorie ottenute a Bormio, è anche il discesista più vincente di sempre sullo stesso tracciato, battendo lo svizzero Didier Cuche, cinque volte vincitore sulla Streif.

A conti fatti, l’unico cruccio per l’azzurro è il non aver mai detto la sua a livello olimpico ed è anche difficile immaginare che possa allungare la sua carriera fino a Milano-Cortina 2026. Ma con Paris, mai dire mai!

I premi conquistati da Dominik Paris

In questa stagione l’azzurro è a circa 50mila dollari di prize money grazie alla vittoria in Val Gardena e con i suoi 22 trionfi, 11 secondi posti e altrettante terze posizioni nel corso degli anni ha guadagnato in premi più di 1,5 milioni di dollari.

Paris in volo

E anche gli sponsor apprezzano lo sciatore italiano, considerando che il suo main partner è addirittura Red Bull, mentre tra le altre collaborazioni ci sono Finstral, Dolomiti Sport Clinic, Ultner Brot, Jung&C, Pentaphoto e Ultental.

Per quanto riguarda il materiale da competizione, Paris si affida a Nordica, Uvei e Leki. E visti i risultati, fa loro una gran bella pubblicità!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Alamy.

March 9, 2025

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Come giocano le squadre di Conceicao

Tra le squadre europee di alto livello, il Porto è una di quelle che ha avuto lo stesso allenatore da più tempo. E questo la dice abbastanza lunga sul lavoro di Sérgio Paulo Marceneiro da Conceição, che tutti conoscono decisamente meglio come Sérgio Conceição.

Per lui, che da calciatore ha girato per l’Europa e ha anche fatto un’esperienza in Medio Oriente, la carriera da allenatore si è invece quasi tutta svolta in Portogallo.

E una volta arrivato sulla panchina all’Estádio do Dragão, già frequentato a lungo ai tempi in cui era un centrocampista molto apprezzato, il portoghese sembrava aver trovato la sua dimensione. Dal 30 dicembre 2024, subentrando al connazionale Fonseca, Sergio diventa il nuovo allenatore del Milan!

Con la Lazio, le stagioni migliori

Si parla di uno che da calciatore è stato protagonista del calcio europeo tra la fine degli anni Novanta e il primo decennio del nuovo millennio. Conceição, classe 1974, si è messo in mostra nella seconda divisione portoghese, con le maglie di Penafiel, Leca e Felgueiras e le sue buone prestazioni gli hanno permesso di approdare al Porto nel 1996.

Con i Dragoni ha vinto due volte il titolo, una coppa del Portogallo e una supercoppa nazionale e nel 1998 è stato acquistato dalla Lazio, con cui in appena due stagione ha vinto tantissimo: uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea: di quella squadra stellare, Conceicao fa parte, a pieno titolo, dei giocatori diventati allenatori!

Il portoghese, idolo della Curva Nord!

Poi in Italia ha indossato anche le maglia di Parma e Inter, prima di tornare alla Lazio per mezza stagione e di nuovo al Porto, per vincere il suo terzo titolo portoghese. Dopo tre stagioni in Belgio allo Standard Liegi, mezza in Kuwait all’Al-Qadisiya e due in Grecia al PAOK, Conceição ha appeso gli scarpini al chiodo a inizio 2010, aggiungendo al suo palmares anche 56 presenze e 12 reti con la nazionale.

Quanta gavetta da tecnico

A quel punto l’ex centrocampista ha cominciato a studiare per diventare allenatore e non ci è voluto tantissimo prima che qualcuno decidesse di puntare su di lui. La prima esperienza arriva direttamente in Primeira Liga, quando nel gennaio 2012 ha sostituito Daúto Faquirá alla guida dell’Olhanense, portando la squadra alla salvezza.

A metà della stagione successiva si è dimesso e nell’aprile 2013 è…tornato a casa, nel senso che è diventato allenatore dell’Academica, la squadra della sua città, Coimbra, guidata per una manciata di partite nella stagione 2012/13 e per l’intera annata successiva, con un buon nono posto in campionato.

Nel 2014 lo ha scelto il Braga, dove è rimasto un solo anno ottenendo un quarto posto e portando i biancorossi alla finale della coppa di Portogallo, persa ai calci di rigore. Viene comunque esonerato e dopo un pezzo di stagione alla guida del Vitoria Guimaraes tenta quella che finora è la sua unica esperienza all’estero, la mezza stagione in Francia al Nantes.

Conceição prende i gialloverdi al penultimo posto e termina il campionato settimo, con il club che gli rinnova immediatamente il contratto per tre anni.

Dal 2017 al Porto

Ma il richiamo della patria è troppo forte e quindi nell’estate 2017 il portoghese rescinde con i transalpini e accetta l’offerta del Porto. E le cose funzionano subito, visto che già nella prima stagione Conceição porta, da outsider per le scommesse calcio, la sua squadra al titolo portoghese.

È l’inizio di un’alternanza che vedrà i Dragoni ottenere primi e secondi posti sotto la guida del tecnico di Coimbra.

E, considerando che quella del 2023/2024 è stata la settima stagione dell’ex laziale alla guida del club, nelle precedenti sei il Porto non è mai rimasto a mani vuote, perchè quando non ha vinto il campionato ha comunque sempre portato a casa un trofeo.

Il palmares da allenatore di Conceição parla dunque di tre campionati portoghesi, tre Coppe del Portogallo, una Coppa di Lega portoghese e tre Supercoppe di Portogallo. In più la sua squadra ha sempre fatto abbastanza bene nelle coppe europee, arrivando anche ai quarti di finale in Champions League (come nella stagione 2018/19 e in quella 2020/21.)

Il Porto... migliore!

E dire che, rose alla mano, non è che il Porto abbia mai avuto una squadra di livello troppo superiore rispetto alla concorrenza in patria e alle avversarie in Europa.

La rosa migliore allenata da Conceição è probabilmente quella della stagione 2018/19, che paradossalmente non è terminata con la vittoria del titolo, ma che ha visto i Dragoni ben figurare in Champions League, dove hanno battuto la Roma agli ottavi e si sono arresi solo al Liverpool futuro vincitore della competizione ai quarti.

Il Porto festeggia la qualificazione ai danni della Roma

Tra i calciatori a disposizione in quella stagione c’erano Pepe, ancora oggi colonna assoluta della squadra, l’allora capitano Hector Herrera, Iker Casillas, Eder Militao, Sergio Oliveira, Danilo Pereira e Diogo Costa, per un mix di giovani e senatori che sembra la formula preferita del tecnico.

Nel corso degli anni sono passati al Porto anche altri talenti come Luis Diaz e si sono imposti calciatori come Francisco Conceição, il figlio del tecnico che ama giocare con il piede sinistro, o l’iraniano Mehdi Taremi, sempre un'ottima opzione come primo marcatore per le scommesse sportive!

Il 4-4-2 come biglietto da visita

Per quanto riguarda il metodo di gioco, difficilmente Conceição rinuncia a quello che ormai è il suo marchio di fabbrica, il 4-4-2.

Nella sua esperienza al Porto è il modulo nettamente più utilizzato, a parte qualche sporadico passaggio a varianti come il 4-2-3-1 o alcune partite affrontate con un 4-3-3. Vediamo a San Siro come schiererà Leao e Pulisic!

Conceicao prima di una rifinitura

A rimanere fissi sono comunque i principi di gioco, che sono decisamente riconoscibili. Come la velocità nelle ripartenze, perchè il Porto è una squadra capace di andare in porta con pochi passaggi, sfruttando anche la fisicità di Taremi, in grado di tenere il pallone e premiare gli inserimenti dei centrocampisti. 

Questo però non significa che i biancoblù siano una squadra attendista, perchè un’altra caratteristica e il gioco sulle fasce, con la collaborazione tra i terzini e gli esterni di centrocampo volta a scardinare le difese avversarie.

La prossima squadra di Sergio è il Milan

Interrotto il periodo d’oro del Porto con in panchina Conceição.

I risultati ottenuti finora fanno sì che le pretendenti non manchino di certo. E se fino alla estate 2023 a spaventare c’era la clausola da 10 milioni da versare al Porto, oggi il tecnico è stato libero di firmare con chiunque…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Alamy. Prima pubblicazione 22 dicembre 2023.

December 30, 2024

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Numero vittorie Goggia: negli ultimi 6 anni, la regina della velocità nel mondo dello sci alpino è italiana e si chiama Sofia Goggia. La bergamasca classe 1992 è nettamente l’atleta più forte del circus nelle discipline veloci (discesa libera e supergigante), ma dice la sua anche in gigante e in combinata.

Numero vittorie Sofia Goggia

Grazie ai successi ottenuti in carriera e a una presenza mediatica che l’ha portata anche in TV, l’azzurra è una dei personaggi dello sport italiano più in vista.

Snoccioliamo subito i numeri: 29 vittorie  (19 in discesa e 10 in superG) e 69 podi totali, compreso il travolgente successo in Val d'Isere del 21 dicembre 2025 ed il superG a Kvitfjell con il quale, con ben 549 punti, stravince il Mondiale della disciplina!

L'inizio della carriera della Goggia

La sua carriera è cominciata nel circuito FIS nel 2007 mentre l’esordio in Coppa Europa è datato 2008. Sin dai primi anni, Goggia ha dovuto affrontare una serie di gravi infortuni che l’hanno certamente portata a vincere meno di quanto avrebbe potuto.

Già nel 2014, dopo essere entrata stabilmente nella squadra di Coppa del Mondo, ha subito la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, che le ha fatto terminare la stagione e saltare parte di quella successiva. Questo però non le ha impedito di cominciare una crescita importante, che l’ha pian piano portata a diventare una delle atlete di punta dello sci italiano.

Il record di punti in Coppa del Mondo di Sofia Goggia

La stagione dell’affermazione di Goggia è decisamente quella 2016/17, in cui le sue doti di sciatrice polivalente si mostrano maggiormente. Oltre all’ottimo terzo posto nello slalom gigante ai Mondiali di Sankt Moritz, l’annata termina con un terzo posto nella classifica generale di Coppa del Mondo, alle spalle della statunitense Mikaela Shiffrin e della slovena Ilka Stuhec.

I 1197 punti raccolti dall’azzurra sono all’epoca record nazionale (che sarà poi superato da Federica Brignone nella stagione in cui ha vinto la Coppa), mentre è tuttora primato italiano il numero di podi raccolti dalla bergamasca, ben 13, tra cui spiccano le prime due vittorie in Coppa del Mondo, tra l’altro consecutive, ottenute a Jeongseon in Corea del Sud prima in discesa libera e poi in supergigante.

Nonostante gli ottimi risultati, all’azzurra sfuggono però anche le coppe di specialità, con il secondo posto in quella di discesa libera e il terzo in quella di slalom gigante.

L'oro olimpico di Sofia

Ma c’è tempo per vincere anche quelle, perchè la stagione 2017/18 è altrettanto positiva per Goggia. In Coppa del Mondo arrivano tre vittorie, le discese libere di Bad Kleinkircheim e di Cortina d’Ampezzo e il supergigante di Are, che permettono all’azzurra di aggiudicarsi la sua prima coppa di specialità proprio in discesa libera.

Ma ovviamente il momento clou è la vittoria in discesa ai Giochi Olimpici di Pyeongchang, in Corea del Sud, dove la bergamasca si impone, a sorpresa per le scommesse live, davanti alla norvegese Ragnhild Mowinckel e alla statunitense Lindsey Vonn. Si tratta del primo oro italiano in discesa dai tempi di Zeno Colò, vincitore nella specialità a Oslo nel lontano 1952.

Numero vittorie Goggia

Le due annate successive però sono entrambe segnate dagli infortuni, ormai una vera e propria costante nella carriera di Goggia. Nell’ottobre 2018 arriva la frattura del malleolo, che però non le impedisce di tornare a sciare verso il termine della stagione e di ottenere una vittoria in discesa a Crans-Montana e l’argento mondiale in supergigante ad Are.

L’infortunio successivo, la frattura del radio nel febbraio 2020, le fa terminare in anticipo una stagione iniziata con la vittorie in supergigante a Sankt Moritz.

L'8 febbraio 2026, nella Olimpiade di casa, Sofia conquista il bronzo in una difficilissimissima gara di discesa libera!

Sofia Goggia ha vinto 29 gare in carriera ed è arrivata sul podio 69 volte

I risultati però dimostrano ampiamente che quando non è fermata dalla sfortuna l’azzurra è davvero la regina della velocità. Nell’annata 2020/21 le vittorie sono ben 4, tutte in discesa libera (due a Crans-Montana, una in Val-d’Isere e una a Sankt Anton) e le permettono di ottenere la sua seconda coppa di specialità, mai in discussione nelle quote antepost delle relative scommesse sportive!

Il trend continua anche nella stagione 2021/22, in cui Goggia ottiene il suo record personale di vittorie, addirittura 6. Dopo il leggendario tris a Lake Louise (due discese e un supergigante in tre giorni), ci sono anche due trionfi in Val-d’Isere (discesa e supergigante) e quello in discesa a Cortina d’Ampezzo, per la terza coppa di discesa.

Numero vittorie Goggia

Nel frattempo, la bergamasca non riesce a difendere il titolo olimpico in discesa libera, ma il secondo posto conquistato a Pechino (dietro alla svizzera Corinne Suter e davanti all’altra azzurra Nadia Delago) conferma il suo ottimo stato di forma.

E siccome non c’è…due senza tre, anche la stagione 2022/23 è foriera di successi, ben 5, tutti in discesa libera e sulle sue piste preferite (due a Lake Louise, una a Sankt Moritz, Cortina d’Ampezzo e Crans-Montana), che gli permettono di centrare quella che è la sua quarta coppa di specialità.

La stagione in corso fa registrare finora la vittoria in supergigante a Sankt Moritz ed in discesa ad Altenmarkt, che ha portato l’azzurra ad avvicinare la Brignone come sciatrice italiana con più vittorie in Coppa del Mondo.

Al rientro dall'infortunio, il 14 dicembre 2024 nella libera di Beaver Creek, l'azzurra centra subito un magnifico secondo posto! Il giorno dopo, sempre in Colorado, Sofia vince il SuperG e balla la samba davanti al pubblico americano in delirio!

Il 18 gennaio 2025, la Goggia trionfa anche nella discesa libera di Cortina!

La Goggia con due medaglie olimpiche (tra cui un oro), due mondiali e quattro coppe di specialità, la bergamasca fa certamente parte dell’elite azzurra quando si parla di sci.

In Norvegia, nel superG di Kvitfjell il 3 marzo 2025, Sofia arriva terza e conquista il podio numero 60 in carriera! Il successo n. 27 arriva in superG il 21 dicembre in Val d'isere!

Goggia straordinaria testimonial del Made in Italy

Non stupisce dunque che Goggia sia decisamente richiesta dagli sponsor, che fanno a gara per assicurarsela come testimonial. Tra le ultime campagne quella con maggior risalto è certamente quella, assolutamente riuscita, con la TIM, ma sono parecchi i marchi che hanno deciso di scegliere la bergamasca.

Goggia con il tricolore!

E alcune aziende sono di livello internazionale come Deloitte e Emporio Armani. Per quanto riguarda le forniture sportive la campionessa azzurra veste Falconeri e Dainese e utilizza sci Atomic.

Le vittorie stanno facendo aumentare esponenzialmente il valore del “brand” della bergamasca, che già nel 2018 valeva circa un milione di dollari, cifra che al momento attuale è perlomeno raddoppiata. E poi ci sono i guadagni attraverso i risultati, con il solo oro in discesa libera ai Giochi Olimpici del 2018 che vale 150mila euro.

Le vittorie e i podi in Coppa del Mondo, poi, contribuiscono non poco, con l’azzurra che in questa stagione ha già accumulato 104mila dollari in prize money, che vanno ad aggiungersi ai circa 2 milioni ottenuti in carriera tra gare del circuito e manifestazioni internazionali.

Insomma, Sofia Goggia non è solo una campionessa famosa in tutto il mondo, ma anche…una vera e propria azienda di successo, l’ennesimo esempio della bontà del made in Italy nello sport!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Alamy. Prima pubblicazione 2 gennaio 2024.

March 23, 2026

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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Se l’Italia del tennis sta vivendo un rinascimento sportivo che l’ha portata a vincere dopo 47 anni la Coppa Davis, il merito non è solamente del numero 4 al mondo Jannik Sinner o di Matteo Berrettini, ultimo azzurro in grado di raggiungere la finale di uno Slam.

Nel momento d’oro della racchetta tricolore c’è anche lo zampino di Lorenzo Sonego, che ha partecipato da protagonista alla vittoria della celeberrima insalatiera e che negli ultimi anni è diventato anche lui una realtà del circuito ATP.

Sonego agonista della racchetta

Nato a Torino nel maggio 1995  e da sempre cuore granata, Sonego ha mosso i suoi primi passi tra i tornei Futures e quelli Challenger, con l’esordio nel circuito che è arrivato nel 2016. Dotato di un ottimo servizio e di un buon dritto, il piemontese si è fatto notare per un gioco abbastanza completo, con preferenza per gli scambi da fondo campo ma anche capacità di venire a rete.

I miglioramenti nel rovescio, giocato a due mani, gli hanno permesso di eliminare quello che fino a qualche stagione fa era considerato il suo punto debole, costruendo così un gioco regolare e adattabile a qualsiasi avversario e a qualsiasi superficie.

A dimostrare questa versatilità c’è il palmares di Sonego, che finora si è imposto in tre tornei ATP, tutti 250 ma soprattutto tutti su superfici diverse.

Il primo titolo vinto da Sonego

La prima vittoria in carriera è datata 2019 e arriva sull’erba dell’Antalya Open di Adalia, in Turchia. L’azzurro, che nei turni precedenti aveva battuto, a sorpresa per le quote tennis, il portoghese Joao Sousa, l’indiano Prajnesh Gunneswaran, il francese Adrian Mannarino e lo spagnolo Pablo Carreno Busta, rispettivamente teste di serie numero 2 e 4 del torneo, ha vinto la finale in tre set contro il serbo Miomir Kecmanovic.

Sonego si aggiudica il Sardegna Open 2021 e Metz

Il secondo trionfo è in patria, sulla terra rossa del Sardegna Open 2021 di Cagliari. Anche in questo caso la finale lo ha visto battere un serbo, Laslo Djere, dopo aver sconfitto in semifinale un avversario ostico come lo statunitense Taylor Fritz.

La vittoria più recente è del 2022 al Moselle Open di Metz, dove Sonego chiude il tris di superfici imponendosi sul cemento. La finale lo vede imporsi sul kazako Aleksandr Bublik, dopo aver avuto la meglio nei turni precedenti su avversari del livello di Aslan Karatsev e Hubert Hurkacz.

Le finali di Sonego nel circuito ATP

A queste tre finali vinte vanno anche aggiunte le due in cui Sonego non è riuscito ad avere la meglio, quella al Vienna Open 2020, la prima finale ATP 500 della sua carriera, persa contro Andrej Rublev e quella all’Eastbourne International 2021, in cui è stato sconfitto solo al tie-break del terzo set da Alex de Minaur.

Proprio a Vienna, Sonego ha sconfitto al secondo turno Novak Djokovic per 6-2, 6-1, diventando il primo italiano di sempre a battere il numero 1 al mondo in un torneo ATP 500 e soprattutto infliggendo al serbo la sconfitta più pesante della sua carriera nelle partite al meglio di tre set.

Tra le altre prestazioni più importanti per “Sonny” ci sono anche la cavalcata agli Internazionali d’Italia 2021, dove si ferma in semifinale dopo aver sconfitto due top 10 come Dominic Thiem e Rublev, i quarti di finale a Monte Carlo nel 2019, nonché gli ottavi di finale raggiunti sia al Roland Garros (2020 e 2023) che a Wimbledon (2021), con quella che, anche per le scommesse sportive, verrà ricordata come l'ultima partita di Federer vinta sull'erba londinese.

Sonego con Federer

Il ranking ed il money prize di Sonego

Per quanto riguarda la classifica ATP, il ranking massimo raggiunto dal torinese è il ventunesimo posto, occupato nell’ottobre 2021.

Nel 2023 Sonego ha vinto 29 partite e ne ha perse altrettante, raccogliendo oltre un milione di euro di prize money e portando il guadagno complessivo in carriera a 5,6 milioni di euro.

Sonego decisivo nel trionfo in Davis

Ma non si può raccontare Lorenzo Sonego senza parlare della Coppa Davis. Il classe 1995 è uno dei fedelissimi di capitan Filippo Volandri ed è stato sempre presente nella squadra da quando il livornese ne ha preso la guida.

Nell’edizione 2021 il piemontese vince entrambi i suoi singolari nella fase di qualificazione, perdendo però contro Borna Gojo nei quarti di finale contro la Croazia. Nel 2022 non prende parte alle partite di qualificazione, ma ai quarti batte Francis Tiafoe nel match contro gli Stati Uniti, perdendo poi contro Denis Shapovalov nella semifinale con il Canada. 

E poi si arriva al 2023, l’anno di gloria della Davis italiana. E Sonego è fondamentale per il successo azzurro, soprattutto perché in assenza di Sinner è lui a trascinare l’Italia alla qualificazione alla fase finale.

Dopo la sconfitta contro Alexis Galarneau nel match con il Canada, Sonny affonda il Cile vincendo sia il singolare contro Nicola Jarry (annullando ben quattro match point) che il doppio, in coppia con Lorenzo Musetti. Nella partita con la Svezia che vale la qualificazione, il torinese ottiene il secondo e decisivo punto battendo Elias Ymer.

Sonego doppista affidabile

Nella fase finale, complice il ritorno in squadra di Sinner, Sonego non gioca match in singolare, ma si impone come compagno di doppio perfetto per il talento di San Candido.

La gioia sfrenata di Sonego in doppio

La coppia Sinner/Sonego ottiene il punto decisivo nei quarti di finale contro i Paesi Bassi e quello ancora più importante nella semifinale contro la Serbia di Djokovic.

All’ultimo atto non c’è neanche bisogno di scendere in campo, perché i punti conquistati da Matteo Arnaldi e da Sinner bastano e avanzano per battere l’Australia e riportare la Coppa Davis in Italia dopo 47 anni. In totale lo score di Sonego nella competizione parla di 8 vittorie e 3 sconfitte tra singolari e doppi. 

Sonego testimonial di Emporio Armani

Insomma, Lorenzo Sonego è una realtà del tennis italiano e come tale è molto richiesto dagli sponsor. E proprio nel 2023 il torinese ha abbandonato il suo partner storico per il materiale tecnico, ovvero la Mizuno, per legarsi a un brand tricolore di altissimo livello, Emporio Armani.

Per quanto riguarda la racchetta, Sonny è invece rimasto fedele alla Wilson, utilizzando il modello Wilson Blade 98.

Tra gli altri marchi che lo hanno scelto come testimonial ci sono un’istituzione torinese come la Reale Mutua, la buonissima Acqua Valmora e un’azienda al passo coi tempi come la Lynx Group. E di certo, con l’ulteriore fama raggiunta dopo la vittoria della Davis, non ci vorrà molto prima che tanti altri decidano che vale la pena affidarsi a Sonego per la propria immagine!

*Le foto dell'articolo sono distribuite da Alamy.

December 20, 2023
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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