Orsonaldo è diventato grande

Le ultime stagioni di Serie A hanno visto la crescita costante, anche a livello di leadership, di Riccardo Orsolini, attaccante del Bologna, oltre al numero gol Orsolini stesso: con oltre 40 reti nelle ultime 3 stagioni, nessun italiano ha fatto meglio!

L’esterno offensivo, nato ad Ascoli Piceno nel 1997, è diventato ormai un vero e proprio simbolo della squadra rossoblù, confermando quanto di buono si diceva di lui già ai tempi della primavera del club marchigiano.

E nonostante la strada per il successo sia stata meno rapida del previsto, “Orsonaldo”, soprannome che gli deriva dalla postura prima di calciare le punizioni, la stessa di CR7, è finalmente riuscito ad affermarsi come uno dei grandi protagonisti del calcio italiano.

Beppe Signori a -1

A proposito di big assoluti come il portoghese o il prossimo favorito per il Pallone d'Oro, Salah: come il fenomeno egiziano, Orso è l'unico attaccante esterno ad andare costantemente in doppia cifra e come evidenziato dall'attenta redazione di "Cronache di  Spogliatoio" è il primo giocatore ad aver messo a segno almeno 6 reti a stagione in A dal 2018!

Con la gemma nel recupero di Verona, Orsogol è il dodicesimo miglior cannoniere di sempre del Bologna e va a meno 1 dalla Leggenda Beppe Signori!

Numero gol Orsolini

I numeri della carriera di Orsolini parlano di un calciatore con una buona media realizzativa, considerando che comunque il marchigiano è un attaccante esterno e che spesso preferisce servire i compagni piuttosto che vedere la porta. Tra Serie A, B, Lega Pro, Coppa Italia, coppe europee e nazionale il classe 1997 ha disputato 330 partite, segnando 84 gol, a cui vanno aggiunti anche 42 assist.

Con i club “Orso” è a 321 match, 83 reti e 39 passaggi chiave, a partire dalle tre stagioni ad Ascoli, con 52 partite disputate, 8 gol e 7 assist. È andata peggio nella mezza annata in prestito all’Atalanta, terminata con appena 10 presenze e neanche una rete, più un solo assist.

Orsolini ha segnato 83 reti con il Bologna

Dopo la prodezza nel recupero di Verona, i numeri con il Bologna,, sono importantissimi. Orsolini è approdato sotto le due torri nel mercato di gennaio del 2018 e, dopo un inizio in sordina, si è preso di forza la squadra rossoblù.

Quando è arrivato, con in panchina Roberto Donadoni, ha giocato appena 8 partite, ma già nella stagione 2018/19, sotto la guida di Filippo Inzaghi e Sinisa Mihajlovic, l’attaccante è arrivato a 37 presenze e 10 reti. La leggenda serba è sempre stato un estimatore di Orsolini, che è sempre stato al centro del suo progetto tecnico.

Le annate successive sono state tutte molto positive (39 presenze e 9 gol nel 2019/20, 36 presenze e 9 gol nel 2020/21 e 30 presenze e 7 gol nel 2021/22), ma anche nelle stagioni successive la musica non è cambiata.

Anche Thiago Motta non ha mai fatto a meno di Orsolini, che quindi ha chiuso la stagione 2022/23 con 34 presenze e 11 reti, andando per la prima volta in doppia cifra in campionato, e quella successiva, culminata con la qualificazione alla Champions League, con 10 gol in 34 partite complessive.

Nel momento in cui l’italo-brasiliano ha salutato, sulla panchina dei felsinei è arrivato Vincenzo Italiano, che al momento è l’allenatore che ha saputo sfruttare meglio la vena realizzativa di Orsolini, prima ancora di finire la stagione, ha già superato la sua migliore prestazione con 18 gol, che portano il totale dei numeri in rossoblù a 83 marcature in 285 presenze.

Numero gol Orsolini

Insomma, un Dembele italiano...

Orsolini merita la Nazionale

Nonostante questa serie di stagioni importanti, Orsolini ha dovuto faticare parecchio per trovare posto in nazionale. La sua prima convocazione risale al 2019, quando il commissario tecnico era Roberto Mancini, che lo ha fatto esordire in un match contro l’Armenia.

L’attaccante è andato a segno alla prima in azzurro, ripetendosi poi nella partita successiva giocata, l’amichevole contro l’Estonia del 2020. Poi però un lungo periodo di tre anni senza convocazioni, interrotto nel momento in cui il CT diventa Luciano Spalletti.

Il tecnico di Certaldo lo ha schierato in diverse partite di qualificazione a Euro 2024, salvo però poi lasciare Orsolini fuori dalla lista per la manifestazione dopo averlo inserito tra i 30 preconvocati. Insomma, un rapporto complicato quello con la nazionale, con i numeri che comunque parlando di 2 gol in 9 presenze.

Le caratteristiche tecniche di Orsolini

Eppure per caratteristiche tecniche uno come “Orso” all’Italia farebbe comodo eccome. Attaccante esterno adatto sia al 4-2-3-1 che al 4-3-3, Orsolini si è ormai specializzato a giocare a destra, per sfruttare il suo sinistro per rientrare a calciare.

La sua capacità di tiro gli permette anche di essere il tiratore designato del Bologna per calci di punizione e calci di rigore, ma non è certo l’unica arma a disposizione dell’attaccante. Il classe 1997 è infatti molto abile anche nel dribbling e veloce palla al piede, diventando un’arma importantissima per le ripartenze fulminee della squadra rossoblù.

Il gol più bello e la finta Orso Ciop

Per il suo gol più bello si potrebbe rimanere sulla volée realizzata, da primo marcatore per le scommesse sportive, contro il Venezia il 29 marzo 2025 o la girata in pieno recupero all'Inter nella domenica pasquale, ma probabilmente è meglio scegliere quello alla Salernitana nella stagione 2023/24.

In quella rete, del resto, c’è tutto Orsolini, che riceve palla a destra al limite dell’area, supera un difensore allargandosi e poi calcia di sinistro dall’incrocio delle righe mettendola sotto il sette.

Un gol molto importante, perchè sblocca il risultato di un match che è tra quelli decisivi per il ritorno in Champions del Bologna dopo sessant’anni.

Il contratto di Orsolini con il Bologna

Alla luce di tutto questo, non sorprende che Orsolini sia il calciatore più pagato della rosa del Bologna. Il suo ultimo rinnovo, datato agosto 2023, gli ha permesso di mettere la firma su un contratto da 3,7 milioni di euro fino al 2027. 

Si tratta del terzo aumento dal 2018, considerando che all’arrivo al Dall’Ara l’attaccante guadagnava 1,1 milioni di euro e che in seguito alla prima delle ottime stagioni con Mihajlovic lo stipendio era salito a 2 milioni all’anno.

Quanto vale oggi Orsolini

Orsolini è anche nella top 5 degli acquisti più costosi di sempre del Bologna, visto che è costato 15 milioni di euro nel 2018, quando è stato prelevato dalla Juventus. I bianconeri lo avevano a loro volta acquistato per 6 milioni di euro dall’Ascoli, ma non gli hanno mai dato fiducia.

E ora probabilmente si mangiano le mani, visto che l’attaccante è valutato 20 milioni, con una valutazione massima in carriera di 25 milioni raggiunta a inizio 2020, dopo l’esordio in nazionale.

Il bravo Minieri è il procurato di Orsolini che indossa i Nike Mercurial

Essendo ormai diventato un senatore del Bologna, però, Orsolini non ha nulla da mostrare in bacheca, se non il premio di miglior marcatore dei mondiali under-20 del 2017, quando con 5 reti ha contribuito alla medaglia di bronzo vinta dall’Italia sotto la guida di Alberico Evani.

L’attaccante è uno dei nomi di punta della MM Management di Michelangelo Minieri, ex difensore della Primavera della Lazio Campione d'Italia nel 2001, che è il procuratore, attento e con una solida etica professionale, anche di altri compagni di Orsolini al Bologna come Giovanni Fabbian e Nicolò Cambiaghi, ma anche del difensore, rivelazione nel ruolo della stagione, della Fiorentina Pietro Comuzzo.

Per quanto riguarda gli scarpini indossati, a proteggere il suo sinistro incantato sono calzature Nike, con una preferenza per i Mercurial.

Orsolini mantiene un basso profilo sui social, con un profilo Instagram da 136mila follower in cui l’attaccante condivide immagini legate alle partite con il Bologna e con la nazionale, mettendo raramente in mostra la sua vita privata.

Tra le iniziative che lo riguardano fuori dal campo, c’è la partecipazione alla nascita di un negozio di ottica al centro di Bologna. Non esattamente il tipo di impresa commerciale che ci si aspetta da un calciatore famoso. Ma quando si parla di Orsolini, non c’è mai nulla di scontato…

*L'immagine di apertura dell'articolo è distribuita da Alamy.

January 16, 2026

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Raphinha ha segnato 126 gol in carriera

Ecco il contenuto Raphinha numero gol! Se nell’immaginario collettivo il prototipo del calciatore brasiliano è il ragazzino cresciuto nelle favelas che emerge grazie a talento e forza di volontà, nessuno al momento rappresenta questa immagine come Raphinha.

L’attaccante del Barcellona, nato a Porto Alegre nel 1996, ha avuto un’infanzia difficile, ma anche la capacità di emergere e di ritagliarsi un posto a suon di gol nel grande calcio mondiale.

Del resto, pur non essendo un centravanti, Raphinha ha numeri molto importanti. Basterebbe pensare che tra club e nazionale ha giocato 422 partite segnando 126 reti, una media decisamente alta, anche per gli esperti di scommesse calcio, per un calciatore che oltre a vedere la porta è importantissimo per la squadra con cui scende in campo.

Di queste reti, 36 sono state realizzate in Portogallo, 8 in Francia, 17 in Inghilterra, 54 in Spagna e 11 con la maglia della nazionale.

Il club con cui il brasiliano ha finora avuto il rendimento migliore è il Barcellona. Quando i blaugrana lo hanno acquistato nel 2022, pagandolo peraltro una cifra importante, quasi 60 milioni di euro, al Leeds United, molti hanno storto il naso. Ma evidentemente non conoscevano l’attaccante, che già a Elland Road aveva mostrato sia un’ottima propensione al gol che uno spirito indomito, che tanto piaceva ai tifosi inglesi.

Le due stagioni giocate al Camp Nou con in panchina Xavi hanno parzialmente confermato i dubbi, perchè nonostante un buon numero di presenze (rispettivamente 50 e 37) Raphinha ha segnato in entrambe le annate solamente due gol.

Per farlo esplodere è servito l’arrivo di Hansi Flick, che non solo l’ha reso fondamentale come attaccante sinistro, ma lo ha anche responsabilizzato, inserendolo nel gruppetto dei capitani della squadra catalana.

Raphinha numero gol

E i numeri hanno dato ragione al tedesco, considerando che la stagione 2024/25 parla finora di 57 presenze, 34 reti e 23 assist, che portano il totale delle marcature del verdeoro con la maglia blaugrana a 55 in 144 presenze.

Raphinha numero gol

Da notare come 13 dei 32 gol stagionali siano arrivati in Champions League, con una tripletta al Bayern Monaco e due doppiette al Benfica tra fase a gironi e ottavi di finale, oltre al passaggio gioiello per la rete di Yamal al Dortmund!

Con Dembele, Raphinha è sicuramente il miglior calciatore della Nuova Champions League!

Vista una traiettoria di carriera non totalmente fulminea, il rapporto tra Raphinha e la nazionale brasiliana è cominciato tardi. Anzi, ha rischiato di non iniziare per niente, considerando che visto il passaporto italiano di suo padre la FIGC aveva fatto qualche sondaggio per fargli vestire l’azzurro.

Nella Champions 2024/2025, ripetiamo, Raphinha ha segnato 13 gol in 14 partite, partecipando, tra reti ed assist, a ben 21 marcature: raggiunto, quindi, il record di Cristiano Ronaldo.

Altro primato, questa volta di club e non assoluto, centrato nella leggendaria partita di San Siro:  4 volte in gol in gare ad eliminazione diretta, come Messi!

Raphinha ha realizzato 11 reti con la Seleçao 

Ma la notorietà raggiunta ai tempi del Leeds gli ha permesso di farsi notare in patria e di ottenere la prima presenza con la Seleçao nel 2021, quando l’attaccante era in procinto di compiere 25 anni. Da quel momento il calciatore blaugrana è diventato sempre più importante, giocando sia i Mondiali del 2022 che la Copa America 2024, e segnando 11 reti in 34 presenze

Raphinha - Lewa - Yamal: il tridente da sogno

Dal punto di vista tecnico, Raphinha sembra nato per giocare nel calcio del Barcellona. Si è imposto come ala destra, per sfruttare il suo piede sinistro per accentrarsi e calciare in porta, ma in Catalogna è invece sfruttato da Flick come esterno sinistro d’attacco, in particolare per trarre il meglio possibile dalla sua capacità di inserirsi, formando con Robert Lewandowski, centravanti blaugrana, un asse potenzialmente letale.

La tecnica dell’attaccante brasiliano è buona, ma le sue doti migliori sono certamente la progressione palla al piede e il tiro, che gli permette di essere molto pericoloso anche dalla lunga distanza e sui calci piazzati con il suo sinistro.

Strano dunque che uno dei suoi gol più belli e significativi sia arrivato con il destro, quello del momentaneo 3-1 nel match contro il Bayern nella Champions 2024/25. Il brasiliano ha calciato quasi di punta dal limite, trafiggendo il portiere bavarese, dopo un azione iniziata a centrocampo e dopo aver puntato un paio di difensori.

Una rete d’autore in una serata incredibile, con tripletta realizzata con addosso la fascia da capitano. 

Raphinha ha un contratto di 12,5 milioni a stagione con il Barcellona

Quando nel 2022 è arrivato dal Leeds, Raphinha ha firmato un contratto molto importante, anche considerando le difficoltà recenti del Barcellona. Eppure i catalani hanno puntato forte su di lui, alla luce di un accordo fino al 2027 che garantisce all’attaccante 12,5 milioni a stagione (lo stesso ingaggio di Pedri).

E viste le prestazioni e una scadenza non lontanissima, probabile che i blaugrana debbano rivedere la cifra al rialzo per essere sicuri di tenere il talento di Porto Alegre al Camp Nou.

Le squadre dove ha militato Raphinha

Il Barça è il quinto club professionistico di Raphinha, che è stato portato in Europa dai portoghesi del Vitoria Guimaraes per 600mila euro.

Lo step successivo è stato il trasferimento allo Sporting per 6,5 milioni, seguito da quello al Rennes per 21,5 milioni. Dopo appena un anno in Francia il verdeoro è volato a Leeds per poco meno di 19 milioni, prima di diventare un calciatore del Barcellona per una cifra vicina ai 60 milioni.

Quanto vale Raphinha oggi

Attualmente il suo valore di mercato è di 80 milioni di euro, che rappresentano anche il massimo valore raggiunto in carriera.

Per quanto riguarda i trofei vinti, la bacheca di Raphinha è ancora relativamente vuota. Gli unici due club con cui è imposto sono lo Sporting e il Barça.

In Portogallo l’attaccante ha contribuito al double di coppe nazionali (Coppa di Lega e Coppa del Portogallo) fatto dai biancoverdi nella stagione 2018/19, mentre in Catalogna ha subito messo la sua firma sulla Liga vinta agli ordini di Xavi nella stagione 2022/23, la Copa del Rey 2025 e sulle edizioni 2023 e 2025 della Supercoppa di Spagna.

Il verdeoro è ancora a secco con il Brasile, pur essendo rientrato nella squadra ideale della Copa America 2024.

Raphinha tra Ronaldinho e Deco

Tra le particolarità che riguardano Raphinha c’è il suo procuratore. Ruolo che al momento…è vacante, considerando che il suo vecchio agente ora rischia il conflitto di interessi.

A rappresentare l’attaccante era infatti Deco, l’ex centrocampista di Barça e Chelsea, che ha lavorato per farlo approdare alla sua vecchia squadra. Peccato (o per lui per fortuna!) che i blaugrana abbiano deciso di affidargli il ruolo di direttore sportivo, il che lo ha costretto a lasciare la procura del calciatore!

Raphinha gioca con le Adidas Predator

L’azienda che fornisce gli scarpini a Raphinha è l’Adidas e l’attaccante utilizza i Predator, di cui è anche stato testimonial in una campagna promozionale nel 2024.

Il brasiliano è anche presente sui social, con il suo account ufficiale Instagram (@raphinha) che ha da poco superato i 12 milioni di follower.

L’attaccante condivide frequentemente immagini di campo, ma anche foto con vecchie glorie blaugrana e brasiliane, come per esempio Romario o anche scene di vita familiare con sua moglie ed il simpaticissimissimo figlio, nato nel 2023.

Tra i suoi amici più celebri, sia sui social che nella vita reale, ci sono Ronaldinho e Bruno Fernandes. Il rapporto con il Pallone d’Oro, visto che Dinho era amico di suo padre e di suo zio, risale a quando Raphinha era ancora un bambino e prendeva parte ai tornei di varzea, il multisfaccettato calcio di strada che si gioca in Brasile.

Con il portoghese del Manchester United invece il rapporto è nato addirittura prima che Raphinha si trasferisse allo Sporting, dove sono stati compagni di squadra.

Fernandes lo ha aiutato anche nel trasferimento in Inghilterra e il brasiliano lo considera un vero e proprio fratello maggiore. Insomma, nella vita dell’attaccante del Barcellona il talento è una costante, sia a livello personale che di amicizie!

*L'immagine di apertura dell'articolo è distribuita da Alamy.

June 11, 2025

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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La Norvegia avversaria degli Azzurri

Quando il sorteggio per le qualificazioni ai Mondiali 2026 ha inserito nel gruppo dell’Italia la Norvegia come avversario più quotato, molti, probabilmente in modo superficiale anche in considerazione degli stipendi Norvegia, hanno tirato un sospiro di sollievo.

Del resto, se gli Azzurri sono assenti da due edizioni consecutive, agli scandinavi non va certo meglio, considerando che non si qualificano alla manifestazione iridata dal 1998 quando sono stati eliminati agli ottavi di finale da un gol di Bobo Vieri e anche agli Europei mancano dal 2000 (quando si sono fermati al primo turno).

Ma bisogna fare attenzione, perché se il CT Stale Solbakken dovesse riuscire a trovare la formula giusta per far girare al meglio i tanti talenti che ha in rosa, i norvegesi possono essere avversari ostici a dire poco.

L'ex Napoli Ostigard tra i difensori norvegesi

Nella formazione base, che Solbakken schiera alternativamente con 4-4-2, 4-3-3 o 4-2-3-1, il primo elemento imprescindibile è il portiere, Orjan Nyland del Siviglia. Per lui, che è un senatore con i suoi 34 anni e le sue 60 presenze, in Andalusia c’è un contratto biennale fino al 2026 da 750mila euro a stagione.

Anche in difesa non mancano calciatori che giocano nei campionati più importanti d’Europa.

A partire da un campione d’Italia 2023, ovvero Leo Ostigard, di proprietà del Rennes ma attualmente in prestito con diritto di riscatto all’Hoffenheim. I tedeschi pagano i 2,3 milioni di euro dello stipendio del difensore centrale previsti dal contratto con i transalpini, che lo hanno pagato 7 milioni al Napoli nell’estate 2024 e lo hanno fatto firmare fino al 2027.

In Inghilterra c’è invece Kristoffer Ajer, in forza al Brentford ma con un passato nella Scottish Premier League al Celtic Glasgow. Le Bees lo hanno acquistato nel 2021 e l’ultimo rinnovo permette ad Ajer di guadagnare 2,3 milioni di euro fino al 2028.

Il difensore con il contratto più ricco però gioca in Bundesliga ed è Julian Ryerson del Borussia Dortmund. Il terzino destro è protagonista in Germania ormai dal 2018, avendo contribuito alle fortune dell’Union Berlino fino a quando è stato acquistato per 5 milioni dai gialloneri nel 2023.

Le ottime prestazioni (e l’interesse di molti club) hanno convinto il club a rinnovargli già il contratto, che è arrivato a 5 milioni fino al 2028. In Bundes c’è anche il collega di reparto Andreas Hanche-Olsen, al Mainz dal 2023 con un contratto da 1,2 milioni fino al 2026.

Stipendi Norvegia

Il centrocampo norvegese è puntellato da Sander Berge. Classe 1998, il mediano è in Inghilterra dal 2020 ed è passato per Sheffield United e Burnley prima di approdare al Fulham nell'estate del 2024 per circa 25 milioni di euro.

I Cottagers gli hanno fatto firmare un contratto abbastanza corposo, che gli fa guadagnare 3,1 milioni di euro a stagione fino al 2029. Tra i centrocampisti a disposizione di Solbakken ci sono anche un paio di calciatori che giocano in Serie a, ovvero Morten Thorsby (Genoa) e Marcus Pedersen (Torino).

Thorsby è rientrato al Grifone dopo la stagione in prestito all’Union Berlino e ha con i rossoblù un contratto fino al 2026 che gli fa guadagnare un milione di euro all’anno. Pedersen è invece al suo primo anno in granata, dopo che lo scorso anno era stato al Sassuolo, sempre in prestito dal Feyenoord.

L’esterno destro porta con sé il suo contratto da 1,3 milioni l’anno, con il Toro che ha l’obbligo condizionato di riscattarlo per 3,5 milioni, prolungando così l’accordo fino al 2028.

Odegaard ha un contratto da 17 milioni con l'Arsenal

La batteria dei centrocampisti offensivi e degli esterni d’attacco si apre con il capitano della squadra, Martin Odegaard. Il calciatore dell’Arsenal, che da giovanissimo era stato acquistato dal Real Madrid, ha finalmente tenuto fede all’etichetta di predestinato che gli avevano attaccato anni fa ed è diventato la stella dei Gunners.

Tra gol come primo marcatore per le scommesse calcio ed assist al bacio con il mancino chirurgico, il suo valore di mercato è schizzato a oltre 100 milioni e il suo contratto con il club londinese parla di 17 milioni di euro a stagione fino al 2028.

A proposito di talento, Antonio Musa è considerato uno dei migliori talenti della sua generazione ed è stato acquistato nel 2024 da uno dei club europei che sui giovani ci punta molto, l’RB Lipsia.

I sassoni lo hanno pagato 21 milioni di euro al Club Bruges, facendogli firmare un contratto da 1,5 milioni di euro a stagione fino al 2029.

Anche a trequarti Solbakken può convocare un calciatore che gioca in Italia, Kristian Thorstved del Sassuolo. Il classe 1999, arrivato in neroverde nel 2022 dal Genk per 10 milioni, è rimasto nonostante la retrocessione della primavera del 2024, giocando da protagonista in B prima di subire un infortunio abbastanza pesante al tallone.

Il suo contratto con il Sassuolo parla di circa 800mila euro fino al 2027. Le alternative da schierare dietro le punte comprendono anche Andreas Schjelderup del Benfica e Oscar Bobb del Manchester City. Schjelderup, classe 2004, si è messo in luce con il Nordsjaelland, che lo ha ceduto ai portoghesi nel gennaio 2023 per 9 milioni.

Con il club di Lisbona il trequartista ha firmato un contratto da appena 360mila euro fino al 2023. Bobb è di un anno più grande ed è un pupillo di Pep Guardiola, che lo ha visto crescere nelle giovanili del City e lo ha portato in prima squadra in barba a una concorrenza importante. Le prestazioni sono state positive, come dimostra il fatto che il calciatore ha appena rinnovato a 3 milioni di euro fino al 2029.

Passando all’attacco, si resta nella parte blu di Manchester per il calciatore più costoso e più pagato della nazionale norvegese, nonché anche il recordman di reti con la selezione scandinava.

Haaland guadagna 50 milioni l'anno

Neanche a dirlo si parla di Erling Haaland, valore di mercato 200 milioni e contratto faraonico con il club inglese. Il centravanti ha infatti appena messo la firma su un rinnovo lunghissimo, addirittura fino al 2034, che gli permette di guadagnare circa 50 milioni di euro a stagione, con un ingaggio base di 30 milioni e una serie di premi che possono raggiungere i 20 milioni.

Cifre pazzesche ma, visti i numeri tra club e nazionale (40 presenze un gol a partita), probabilmente meritate.

Assieme a Haaland, in Premier League a confermare l'ottimo momento degli attaccanti scandinavi c’è anche il compagno di reparto Jorgen Strand Larsen, in prestito dal Celta Vigo al Wolverhampton con diritto di riscatto.

I Wolves nel frattempo si sono fatti carico dell’ingaggio del trequartista, di poco meno di un milione di euro con il contratto con gli spagnoli che ha scadenza 2028.

Sorloth centravanti del Cholo

E poi c’è Alexander Sorloth, attualmente in forza all’Atletico Madrid.

Il centravanti è arrivato al Metropolitano nell'estate del 2024 dopo un’ottima annata al Villarreal, con i Colchoneros che l’hanno pagato oltre 30 milioni e gli hanno fatto firmare un contratto da circa 6,2 milioni di euro a stagione fino al 2028.

Insomma, la rosa a disposizione di Solbakken è di quelle importanti. E meglio non farsi ingannare dai risultati recenti: la Norvegia è un avversario che non va assolutamente sottovalutato.

*L'immagine di apertura dell'articolo è distribuita da Alamy.

April 1, 2025
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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In Italia oggi brasiliani di seconda fascia

Calciatori brasiliani Serie A: basta vedere una partita di Champions, del campionato inglese o della Liga spagnola per capire che oggi in Italia arrivano calciatori sudamericani di seconda fascia.

Fino a 10 anni fa non era esattamente così e, anzi, se si guarda alla storia del nostro campionato, il termine “straniero” è spesso sinonimo di “brasiliano” e non di calciatore tedesco!

E lo dicono i numeri, perché da quando nel 1929 è nato il campionato a girone unico sono, al 30 giugno 2025, ben 388 i calciatori verdeoro che hanno giocato nella massima serie tricolore, rappresentando ben l’11% degli stranieri transitati in A.

E questo senza contare gli oriundi che hanno vestito la maglia della nazionale, una lista di 13 calciatori che comprende tra gli altri Josè Altafini, Angelo Sormani, Thiago Motta, Eder e tre campioni d’Europa, a sorpresa per le quote calcio, nel 2021 come Jorginho, Emerson Palmieri e Rafael Toloi.

Insomma, quando per i club italiani è stato possibile tesserare stranieri, sono molti quelli che si sono affidati al Brasile. Spesso con ottimi risultati, ma qualche volta anche rimediando delusioni pazzesche.

Doppio record per Altafini, ma che numeri per Felipe ed Alda

Il calciatore brasiliano con più presenze in Serie A è proprio uno degli oriundi, Altafini, che ha giocato nel nostro paese per quasi vent’anni ed è sceso in campo nel massimo campionato per 459 volte con le maglie di Milan, Napoli e Juventus.

Alle sue spalle c’è un insospettabile, Felipe. Il difensore centrale ha giocato ben 376 match in A con sette squadre (Udinese, Fiorentina, Cesena, Siena, Parma, Inter e SPAL), mettendosi dietro altri habitué della A come Luis Vinicio (347 presenze), l’ex Parma e Udinese Danilo (344) e la leggenda del Cagliari Nenè (338).

Il primo brasiliano per presenze in A con una sola squadra è invece Aldair, 330 partite, tutte con addosso il giallorosso della Roma.

Altafini guida anche la classifica delle reti con i suoi 216 gol, che gli permettono di essere il quarto marcatore di sempre della Serie A in coabitazione con Giuseppe Meazza.

Lo segue Luis Vinicio, 155 gol tra Napoli, Bologna, Vicenza e Inter, mentre al terzo posto c’è un giramondo del pallone come Sergio Clerici, 103 reti nel massimo campionato con sette squadre diverse.

Adriano e Kakà hanno segnato più del Fenomeno

Tra i protagonisti di tempi più recenti impossibile non menzionare Kakà e Adriano, entrambi con 77 gol in A in carriera, ma soprattutto il Fenomeno Ronaldo, 58 reti con l’Inter, ma a fronte di appena 88 partite giocate…

E poi c’è Marcio Amoroso, con 51 gol e con l’ultimo titolo di capocannoniere firmato da un brasiliano, con le 22 reti segnate con l’Udinese nella stagione 1998/99. Gli altri due verdeoro che si sono laureati re dei bomber sono Dino Da Costa (nel 1956/57 con la Roma) e Luis Vinicius (nella stagione 1965/66 con il Vicenza).

Calciatori brasiliani Serie A

Attualmente i calciatori brasiliani che giocano in Serie A sono 14, sparsi in 12 club, che formano il quinto contingente straniero del campionato dopo Francia, Spagna, Argentina e Olanda.

I brasiliani nella stagione 2025/2026

Le tre squadre più verdeoro della stagione 2025-2026 sono Juventus (Bremer e Douglas Luiz), Napoli (David Neres e Juan Jesus), Inter (Carlos Augusto, Luis Henrique) con due brasiliani, mentre ne hanno uno solo Atalanta (Ederson), Inter (Carlos Augusto), Fiorentina (Dodo), Roma (Wesley), Udinese (Brenner), Como (Gabriel Strefezza), Parma (Hernani), Genoa (Junior Messias), Verona (Luan Patrick) e Lazio (Filipe Bordon con la Primavera).

calciatori brasiliani Serie A

Bremer ed Ederson su tutti

In attesa dell'esplosione di David Neres, dopo un primo anno caratterizzato da prestazioni discontinue, i più forti chiaramente sono Bremer ed Ederson, incredibilmente ancora non famosissimi tra San Paolo e Rio.

Tra questi il giocatore con più presenze nel massimo campionato è chiaramente Juan Jesus, in Italia ormai dal 2012, con oltre 260 partite disputate nella massima serie tra Inter, Roma e Napoli.

Per quello che riguarda i gol, il primatista attuale è Messias, che ha segnato 21 reti in A con le maglie di Crotone, Milan e Genoa.

La Roma punta fort su Wesley

Nell'estate 2025, dopo che gli appassionati di calcio hanno riscoperto il valore dei club brasiliani grazie alle ottime prestazioni nella prima edizione del Mondiale del Club, il DS Massara ha deciso di portare a Trigoria il fluidificante di fascia Wesley, investendo ben 25 milioni di euro per strapparlo al Flamengo.

Monitorato dallo staff tecnico di Gasperini da oltre 18 mesi, il classe 2003 agirà sull'out destro, garantendo inserimenti ed assist a ripetizione.

calciatori brasiliani Serie A

Alex Sandro e Julio Cesar i più vincenti in Serie A

I brasiliani più vincenti della storia della Serie A sono due, Alex Sandro e Julio Cesar. Il terzino è stato protagonista di cinque dei nove scudetti consecutivi della Juventus, mentre il portiere dell’Inter ha messo le mani (nel vero senso della parola) sui cinque titoli nazionali ed è stato uno degli alfieri dei nerazzurri nell’anno del leggendario Triplete.

A quota 4 ci sono Altafini (due con il Milan e due con la Juventus), Jair e Maicon (tutti con l’Inter) e l’insospettabile Rubinho, terzo portiere della Juventus nel periodo di dominio bianconero.

Tra i brasiliani con tre scudetti, infine, spuntano Douglas Costa (Juventus) e Maxwell (Inter), mentre hanno vinto un solo titolo ma ben due Champions League con squadre italiane sia Dida che Serginho, entrambi titolarissimi del Milan di Carlo Ancelotti.

Il Milan è il club più brasiliano in Italia

A proposito dei rossoneri, il titolo di squadra più brasiliana d’Italia se lo prende il Diavolo, non fosse altro per il livello dei verdeoro che hanno vestito la maglia del Milan.

Si parla di un Pallone d’Oro che giocava in rossonero nell’anno in cui lo ha vinto (Kakà), ma anche di altri vincitori del premio come Rivaldo, Ronaldo e Ronaldinho, che però sono arrivati a Milanello quasi al termine della carriera.

Tra grandi rimpianti come Pato, stelle come Thiago Silva, i già menzionati Dida e Serginho, una leggenda del calcio mondiale come Cafù, un simbolo della società come Leonardo e un campione di tutto come Roque Junior, si capisce come il sodalizio tra Milan e Brasile sia stato spesso molto proficuo.

Non che siano mancate le stelle verdeoro altrove in Serie A.

Basterebbe pensare che tra anni Ottanta e Novanta hanno giocato da queste parti campioni del livello di Paulo Roberto Falcao (Roma), Toninho Cerezo (Roma e Sampdoria), Zico (all’Udinese), Taffarel (Parma e Reggiana), Dunga (Pisa, Fiorentina e Pescara), Alemao (Napoli e Atalanta), Careca (Napoli), Junior (Torino e Pescara) o Socrates (Fiorentina) per sottolineare che buona parte dei migliori brasiliani degli ultimi decenni ha messo piede nel nostro campionato.

Quante delusioni da Da Luis Silvio in avanti

Certo, non sono comunque mancati i bidoni. Del resto, su quasi 400 calciatori, impossibile che tutti quanti fossero di alto livello. Il Milan ha fatto la sua parte, con Luiz Adriano, Ricardo Oliveira o Digao (fratello di Kakà). Ma un po’ tutti, chi più chi meno, hanno il loro scheletro nell’armadio.

A Roma sponda giallorossa si ricordano con poco piacere sia Renato che Andrade ma soprattutto Fabio Junior, l’Inter risponde presente con Vampeta e Gilberto, la Juventus in questa lista poco onorevole può tranquillamente schierare Diego, mentre alla Fiorentina l’incubo verdeoro si chiama Marcio Santos.

E persino le piccole hanno il loro brasiliano da dimenticare, come Jardel, due volte Scarpa d’Oro ma fantasma all’Ancona. Senza poi contare che il primo “bidone” al momento della riapertura delle frontiere del 1980 ha giocato con la Pistoiese: il brasiliano Luis Silvio, sei presenze e neanche un gol con i toscani.

A dimostrazione che non tutti i brasiliani riescono…col buco!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Alamy. Prima pubblicazione 11 marzo 2025.

August 6, 2025
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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