Quando nel 2004 Aurelio De Laurentiis è diventato presidente del Napoli, il club partenopeo era appena fallito e doveva ricominciare dalla Serie C. Venti anni dopo i campani hanno aggiunto alla loro bacheca uno scudetto travolgente (stagione 2022/23), tre Coppe Italia (2011/12, 2013/14, 2019/20) e una Supercoppa Italiana (2014).

Ma soprattutto il Napoli è tornato grandissimo protagonista del calcio italiano ed europeo, portando allo stadio San Paolo (che poi è diventato Diego Armando Maradona dopo la morte del Pibe de Oro) campioni che non si vedevano proprio dai tempi del Diez.

Logico dunque che in questo ventennio i partenopei abbiano lavorato parecchio sul mercato, tra acquisti di grido, con intuizioni geniali e qualche flop, ma anche cessioni a cifre pazzesche. Ecco dunque i 10 giocatori più costosi della storia del Napoli e i 10 che hanno portato più soldi nelle casse del club.

E, in attesa di riscrivere l'ultimo paragrafo dell'articolo quando sarà ceduto a titolo definitivo Osimhen, poco sorprendentemente, alcuni nomi spuntano in entrambe le liste…

La Top 10 degli acquisti del Napoli

Per entrare nella top 10 degli acquisti più importanti dei campani bisogna essere stati pagati almeno 30 milioni. E infatti le posizioni tra la 8 e la 10 sono tutte appannaggio di calciatori che sono costati esattamente quella cifra. Si parla di Romelu Lukaku, Jesper Lindstrom e Fabian Ruiz, giocatori con destini molto diversi con la maglia azzurra addosso.

Il centravanti belga è arrivato nel 2024 dal Chelsea, su specifica richiesta di Antonio Conte, e sta scrivendo la sua storia al Maradona a suon di gol. Il danese è stato acquistato nel 2023 dall’Eintracht Francoforte ma non ha convinto ed è attualmente il prestito.

Lo spagnolo infine è arrivato dal Betis Siviglia nel 2018 ed è stato grande protagonista del centrocampo napoletano per quattro anni, prima di volare al Paris Saint-Germain e perdersi lo scudetto.

Che colpo l'ingaggio di McT

Al settimo posto c’è un altro degli acquisti dell’estate 2024, ovvero Scott McTominay. Lo scozzese, primo marcatore seriale per le scommesse calcio, è stato pagato al Manchester United 30,5 milioni di euro e ha subito dimostrato perché dalle parti di Carrington era considerato un pupillo di Sir Alex Ferguson sin da quando era un bambino: la sua forza fisica e le sue capacità di inserimento in Serie A fanno la differenza…

Al sesto posto c’è invece Arkadiusz Milik. Il centravanti polacco (attualmente alla Juventus) è arrivato al Napoli nel 2016 dall’Ajax per 32 milioni per sostituire Gonzalo Higuain, ma tra alcuni gravi infortuni e l’esplosione di altre stelle (come Dries Mertens) non ha mai recitato il ruolo da protagonista che forse si aspettava di avere.

La Top 5 si apre con un altro acquisto molto recente, quello di Alessandro Buongiorno. Il difensore scuola Torino (ed ex capitano granata) è costato 35 milioni di euro nell'estate del 2024, ma sembra destinato a diventare il perno della retroguardia partenopea per gli anni a venire.

Al quarto posto un altro difensore centrale, Kostas Manolas. Il greco è stato acquistato nel 2019 dalla Roma per 36 milioni di euro, ma al Napoli non ha quasi mai ripetuto le ottime prestazioni degli anni in giallorosso e ha lasciato il club dopo appena due anni e mezzo non esattamente memorabili.

Higuain e Lozano sul podio

Sul gradino più basso del podio c’è Higuain, pagato 39 milioni al Real Madrid nell’estate del 2013. Sul Pipita, quinto marcatore argentino di sempre in A, c’è poco da dire, l’argentino ha scritto la storia recente del Napoli, anche se non è riuscito a trascinare la squadra al titolo nonostante valanghe di gol. Ma il suo addio, di cui si dirà più sotto, ha rovinato per sempre una storia d’amore che sembrava quasi ripercorrere quella con Diego.

Il secondo calciatore più costoso della storia del Napoli è Hirving Lozano. L’attaccante messicano è stato prelevato dal PSV per 45 milioni nel 2019, ma non è mai riuscito a giustificare del tutto il prezzo del suo cartellino, segnando appena una trentina di gol in quattro anni.

Osimhen l'acquisto più caro della storia del Napoli

Discorso che invece non vale per l’uomo d’oro dei partenopei, Victor Osimhen. Quando nel 2020 il centravanti nigeriano è stato pagato 77,5 milioni al Lille molti gridavano al bidone. Ma dopo due stagioni di ambientamento, il bomber è stato fondamentale nella vittoria dello Scudetto 2022/23, laureandosi capocannoniere del campionato.

Peccato però che, come Higuain, il suo rapporto con il club e i tifosi si sia deteriorato in maniera forse ormai irreversibile.

Le cessioni migliori e il filo diretto con Parigi

Si passa alle cessioni, che dimostrano quanto bene abbia lavorato sul mercato il Napoli. La top 10 si apre con Fabian Ruiz, che nel 2022 si trasferisce al PSG per 22,5 milioni. Meno di quanto è stato pagato, vero, ma lo spagnolo era a un anno dalla scadenza e il club ha dovuto accontentarsi per non perderlo a zero.

In nona posizione c’è Eljif Elmas. Il trequartista macedone, pagato 17 milioni nel 2019, è stato ceduto all’RB Lipsia per 24 milioni nel gennaio 2024, dopo essere stato molto importante, nelle rotazioni di Spalletti, per la conquista del titolo.

All’ottavo posto la cessione di Allan all’Everton per 24,6 milioni nel 2020. Il centrocampista brasiliano, arrivato dall’Udinese per meno della metà, ha retto la mediana partenopea negli anni di Sarri, arrivando anche a guadagnarsi la nazionale verdeoro.

Rimanendo in Sudamerica, il settimo giocatore da cui il Napoli ha incassato di più è Ezequiel Lavezzi. Il Pocho è stata una grandissima intuizione del club, che lo ha riportato in Europa dal San Lorenzo dopo una breve esperienza al Genoa. Il primo grande Napoli di De Laurentiis, quello dell’era Mazzarri, si basava anche sull’inventiva dell’argentino, che poi è volato al PSG per 30 milioni nel luglio 2012.

Al sesto posto c’è invece Kalidou Koulibaly. Il difensore centrale senegalese è stato acquistato dal Genk per 7 milioni e ne ha portati nelle casse del club 42 quando è stato acquistato dal Chelsea nel 2022 dopo anni di prestazioni incredibili con la maglia del Napoli.

Kim va al Bayern con una clausola da 50

La top 5 si apre con un altro centrale, Kim Min-Jae. Il coreano è stato a Napoli appena una stagione, giusto il tempo di vincere lo scudetto da grande protagonista e di far spiccare il volo al suo cartellino. Acquistato per 19 milioni, il difensore è stato ceduto per 50 milioni al Bayern Monaco nell’estate 2023.

Al quarto posto, con i 57 milioni incassati per lui dal Chelsea nel 2018, c’è Jorginho. Il centrocampista italo-brasiliano ha dettato i tempi al Napoli per oltre quattro anni, prima di volare in Premier e vincere tutto il possibile con i Blues.

Sul gradino più basso del podio, con i 64,5 milioni spesi dal PSG nel 2013, c’è Edinson Cavani.

L’uruguaiano è stato la bocca di fuoco dei partenopei per tre stagioni, segnando a raffica e giustificando eccome i 17 milioni spesi per prelevarlo dal Palermo. E a differenza dei suoi successori, il Matador è anche rimasto nel cuore della tifoseria azzurra.

A gennaio 2025 Kvara passa al PSG per 75 milioni

La seconda cessione più remunerativa della storia del Napoli è anche la più recente, quella di Kvicha Kvaratskhelia. L’attaccante georgiano è stato acquistato nel 2022 per 13 milioni e ha rappresentato la grandissima sorpresa della stagione dello scudetto, in cui è stato premiato come MVP della Serie A.

Nel gennaio 2025, però, il classe 2001 si è fatto affascinare dalle promesse del PSG, che per averlo ha versato nelle casse del Napoli 75 milioni di euro.

La Juva paga la clausola di Higuain da 90

Ma qual è la cessione più pesante dei partenopei? Forse quella anche più devastante, perché non voluta: l’addio di Higuain. Nell’estate 2016 la Juventus paga per intero la clausola rescissoria del Pipita, versando 90 milioni al club e portando l’argentino a Torino.

Uno smacco che i napoletani non hanno mai dimenticato, neanche quando con quei soldi sono arrivati calciatori che hanno scritto pagine forse anche più importanti di quelle del loro ex centravanti…

*L'immagine di apertura dell'articolo è distribuita da Alamy.

February 5, 2025
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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Attaccanti argentini Serie A

Attaccanti argentini Serie A, nel corso della storia della A a girone unico, hanno lasciato il segno nel massimo campionato tricolore.

Basterebbe pensare che nella lista dei migliori marcatori di sempre della Serie A dal 1929 a oggi ci sono ben 9 calciatori albicelesti. E che alcuni di loro detengono anche record importanti nella storia del torneo.

Diego ha segnato 81 gol con il Napoli

Nota di colore: alla lista, strano quasi a dirsi, manca Diego Armando Maradona. Il Diez di gol in Serie A, in un periodo storico nel quale si segnava sicuramente di meno, con il Napoli ne ha segnati 81 in 188 partite, non entrando dunque nei 100 migliori marcatori della storia del torneo.

In compenso però si è laureato capocannoniere nella stagione 1987/88 con 15 reti. In Europa per il Pibe de Oro 5 marcature, tre nella travolgente Coppa UEFA vinta, la Coppa UEFA più bella di sempre e due in Coppa dei Campioni.

1. Gabriel Omar Batistuta (183 gol)

Il calciatore argentino con più reti in Serie A è Gabriel Omar Batistuta, che è tredicesimo nella classifica generale con 183 gol in 318 partite giocate.

Il centravanti nato a Reconquista è arrivato in Italia nel 1991 con la Fiorentina e ha giocato il massimo campionato tricolore fino al 2003, con la maglia dei viola (151 gol), della Roma (30 marcature) e dell’Inter (2 reti), vincendo lo scudetto a Roma nella stagione 2000/01 e la classifica marcatori in quella 1994/95 a Firenze.

2. Hernan Crespo (153 gol)

Al secondo posto c’è Hernan Crespo, che si piazza in ventisettesima posizione con 153 reti in 340 match disputati. “Valdanito” è stato portato in Italia dal Parma e dal 1996 al 2012 ha giocato quasi ininterrottamente in A, tranne due brevi parentesi al Chelsea.

Per lui 72 reti con i ducali, ma anche 39 con la Lazio, 27 con l’Inter, 10 con il Milan e 5 con il Genoa. Crespo ha vinto tre scudetti con l’Inter ed è stato capocannoniere, da favorito per le quote Serie A, del campionato nella stagione 2000/01 con la maglia della Lazio.

3. Omar Sivori (147 gol)

Terzo in questa graduatoria e trentesimo in generale è Omar Sivori. “Cabezon” è l’unico argentino ad aver vinto il Pallone d’Oro giocando in Italia (sfruttando il passaporto italiano) e ha totalizzato 147 reti in 278 partite giocate in A tra 1957 e 1969.

A fare la parte del leone sono i 135 gol con la Juventus, a cui vanno aggiunti i 12 con il Napoli. Per lui tre scudetti in bianconero e anche il primato di gol in una sola partita, 6, condiviso con Silvio Piola.

4. Lautaro Martinez (132 gol)

Ha segnato sei gol in più di Dybala, Lautaro Martinez. El Toro, specialista in triplette è attualmente, compresa la reta alla Lazio, a 132 gol, tutti segnati con la maglia dell’Inter, che veste ormai dal 2018.

 

Attaccanti argentini Serie A, Lautaro

5. Paulo Dybala (131 gol)

Il secondo calciatore in attività è Paulo Dybala, che attualmente è al quinto posto tra gli argentini (e al quarantacinquesimo in generale) con 131 gol in 351 partite.

La Joya è arrivata in Italia nel 2012 al Palermo e nel massimo campionato ha realizzato 16 reti in rosanero, 82 con la maglia della Juventus e 31 con quella della Roma.

Per lui in bacheca ci sono cinque campionati, tutti vinti naturalmente in bianconero.

6. Gonzalo Higuain (125 gol)

Sesto argentino di sempre per gol in A è Gonzalo Higuaín, che è anche alla quarantottesima posizione in classifica generale in virtù di 125 reti in 224 partite. Il Pipita è approdato in Italia nel 2013 e ha scritto pagine importanti con Napoli (71 gol) e Juventus (48 marcature), oltre ad aver vestito la maglia del Milan (6 reti).

Per lui tre scudetti, tutti con la Signora, un titolo di capocannoniere a Napoli (stagione 2015/16) e un record importante di cui si parlerà più avanti.

7. Mauro Icardi (121 gol)

Con 121 gol in 219 presenze, Mauro Icardi è al settimo posto tra gli argentini in Serie A e al cinquantacinquesimo nella graduatoria generale. Maurito ha cominciato a segnare nel 2012 con la Sampdoria (10 reti), ma la maggior parte del suo bottino è legato agli anni all’Inter, con 111 marcature.

Nella sua bacheca personale ci sono due titoli di capocannoniere, entrambi in coabitazione: nel 2015 con Luca Toni e nel 2018 con Ciro Immobile.

8. Abel Balbo (117 gol)

In settima posizione (e cinquantanovesima generale) c’è Abel Balbo, con 117 reti in sole 253 partite. Il centravanti argentino è arrivato in Italia nel 1989 con l’Udinese (32 reti), per poi giocare con Roma (78 gol), Parma (4 marcature) e Fiorentina (3 reti). Per lui nessun titolo da capocannoniere di A, ma uno scudetto, quello 2000/01 con la Roma.

9. Antonio Angelillo (98 gol)

L’ultimo argentino nella lista dei primi 100 marcatori di sempre della Serie A è Antonio Angelillo, alla posizione numero 94 con 98 reti in 253 partite. Per lui 68 gol con l’Inter, 27 con la Roma, 2 con il Milan e uno con il Lecco tra 1957 e 1968.

Record di 36 gol in una stagione per Higuain

Per quanto riguarda i gol in una singola stagione, il primato se lo prende Higuain, che nell’annata di grazie 2015/16 va a segno, sotto la gestione del Maestro Sarri, per 36 volte con la maglia del Napoli, andando a infrangere un primato di lungo corso.

Che tra l’altro era di un altro argentino, Angelillo, che aveva chiuso la stagione 1958/59 con 33 gol segnati per l’Inter. Ha sfiorato quota 30 Icardi, che nella stagione 2017/18 ha chiuso con 29 reti, ma anche Sivori, che nell’annata 1959/60 si è fermato a 28.

Le migliori stagioni di Batistuta e Crespo si sono concluse con 26 gol in campionato (rispettivamente 1994/95 e 2000/01), mentre Lautaro ha come personal best le 24 reti realizzate nel campionato della seconda stella!

Batigol 151 reti con la maglia della Fiorentina

Se si passa a vedere qual è l’argentino che ha segnato di più con una sola maglia si torna a Batistuta, con i suoi 151 gol con la Fiorentina.

Lo segue Sivori, forte delle 135 marcature con la maglia della Juventus, mentre gli altri due ad aver superato almeno quota 100 con una sola squadra sono entrambi interisti. A 112 c’è infatti Lautaro Martinez, che ha appena superato i 111 gol in maglia nerazzurra realizzati da Mauro Icardi.

Crespo Re delle coppe con 34 gol

Ultima analisi, quella che riguarda le coppe europee, prendendo ovviamente in esame solo i gol realizzati giocando con squadre italiane.

In questo caso il primato va a Crespo, che ha segnato 34 reti, compresa un'inedita doppietta per le quote finali Champions League, continentali tra Parma, Lazio, Inter, Milan e Genoa, che diventano 37 se si considerano anche i turni preliminari.

Il secondo posto in questa particolare lista va a Higuain, che tra Napoli e Juventus e Milan è a quota 27, insidiato da Dybala, che tra Juventus e Roma è arrivato a 26.

Quarto posto per Lautaro, che ha segnato 20 reti europee in nerazzurro e che con i 17 gol in Champions è anche il miglior marcatore interista nella massima competizione assieme a un’icona come Sandro Mazzola.

*L'immagine di apertura dell'articolo è distribuita da Alamy.

May 9, 2026

Di Ermanno Pansa

Ermanno Pansa
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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

Ermanno Pansa
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Dopo una carriera durata 25 anni, costellata di vittorie e gol, ci si poteva aspettare che Romario de Souza Faria, per tutti semplicemente Romario, si godesse il ritiro dai campi di gioco e si dedicasse ad altro. E in effetti per un certo periodo è anche andata così, perchè O Baixinho (il Piccoletto) prima ha provato a fare l’allenatore, ma con scarso successo, per poi dedicarsi alla politica.

A quel livello gli è decisamente andata meglio, considerando che è attualmente senatore per la “sua” Rio de Janeiro ed è anche stato rappresentante alla camera sempre per la metropoli carioca. Ma evidentemente questo non è bastato al classe 1966, che nel 2023 è diventato proprietario dell’America-RJ, il club con cui aveva appeso gli scarpini al chiodo, e che ora è anche tornato a essere un calciatore.

Cosa spinge uno come Romario, che ha vinto tutto o quasi, a rimettere piede in campo a quasi sessanta primavere? Certamente l’amore per il calcio, ma soprattutto la voglia di fare gol. Un qualcosa che gli è sempre riuscito molto bene, considerando che si tratta del quarto calciatore di sempre per reti ufficiali con 765 marcature in 983 partite, di cui 691 nei club, 55 con la nazionale maggiore e 19 con quelle giovanili e con l’Olimpica.

Romario idolo di Rio

Il suo esordio a livello professionistico arriva nel 1985, con la maglia del Vasco da Gama, il club in cui è cresciuto.

Romario idolo del Vasco

Il giovane Romario mostra subito che il gol è la sua arte, considerando che in capo a tre anni e mezzo con la squadra carioca segna 80 gol, portando a casa due volte il campionato carioca e laureandosi in due occasioni anche capocannoniere del torneo. A giugno 1988 dice arrivederci al Vasco, dove tornerà in più occasioni, per tentare l’approdo in Europa.

Il PSV presenta Romario all'Europa

A portarlo nel Vecchio Continente è il PSV Eindhoven che ha appena fatto il triplete. L’esperienza in Eredivisie di Rmario, dove giocherà anche Ronaldo il Fenomeno, dura cinque stagioni (e sarà quella più lunga della sua carriera), fatte di reti e di vittorie.

Romario in rete con la maglia del PSV

In quel momento l'Olanda è la favorita anche nelle scommesse europei: nei Paesi Bassi gioca 148 partite e segna 128 gol, vincendo tre volte il campionato, due volte la coppa nazionale, una volta la Supercoppa, trofei a cui aggiunge anche tre titoli di capocannoniere dell’Eredivisie e due della Coppa dei Campioni.

I 18 mesi di Romario al Barcellona

Nel 1993 lo acquista il Barcellona di Johan Cruijff e la prima stagione al Camp Nou è di quelle da incorniciare. Da finalizzatore del Dream Team del tecnico olandese, Romario si laurea Pichichi della Liga con 30 reti e trascina il Barcellona alla vittoria del campionato, nonchè a quella della Supercoppa all’inizio della stagione successiva.

Romario in rete in Champions

Ma l’idillio con i blaugrana si interrompe dopo appena un anno. Preda della saudade (e con in mezzo il complicato rapimento del padre), o Baixinho torna a Barcellona con 18 giorni di ritardo dopo il Mondiale negli USA vinto da strafavoriti per le scommesse calcio e per questo Cruijff gli commina una multa altissima.

È l’inizio della fine, perchè partono degli screzi con il club che portano alla decisione di separarsi nel gennaio 1995, dopo 39 reti in 65 presenze.

Romario dunque decide di tornare in Brasile, ma tradendo il Vasco per il Flamengo. Gioca con i rossoneri fino a fine 1999, con due intermezzi nella Liga, con la maglia del Valencia.

L’esperienza con il Mengao è assai positiva, sia per titoli che per numeri. L’attaccante si aggiudica altre due volte il campionato Carioca e vince in quattro stagioni su cinque anche il titolo di capocannoniere del torneo.

Romario ha segnato anche con la maglia del Valencia

Nel mezzo c’è l’esperienza al Valencia, iniziata nell’estate 1996, con 14 reti all'attivo, spesso da primo marcatore per le scommesse sportive!

Dopo pochi mesi le discussioni con il tecnico Luis Aragones lo riportano al Flamengo in prestito per sei mesi e a metà della stagione 1997/98 a titolo definitivo, dopo che il nuovo tecnico degli spagnoli Claudio Ranieri spiega che non vuole trattenerlo contro la sua volontà. Con i rossoneri di Rio segna 186 gol in 214 partite.

Romario contro il Cruzeiro al Maracana

Poi nel novembre 1999 Romario decide di tornare al Vasco, dove rimane per due stagioni e mezzo, ottenendo il tanto agognato titolo nazionale nella stagione 2000, oltre che la Coppa Mercosur nello stesso anno. Nel 2002, a 36 anni, O Baixinho non ha ancora voglia di smettere e decide per l’ennesimo “tradimento”, andando a indossare la maglia del Fluminense.

Romario tra Qatar, Miami e Australia

Rimane al Tricolor Carioca fino al 2004, con un brevissimo intermezzo in Qatar nel 2003, quando gioca tre partite per l’Al-Sadd, non segnando neanche un gol.

Le reti realizzate con il Flu, invece, sono 47 in 75 match. Nel 2005 arriva un’altra giravolta, perchè Romario torna, di nuovo, al Vasco. Ci rimarrà fino al 2007, inframezzando le stagioni in bianconero con due avventure a Miami (19 gol in 26 partite) e in Australia, all’Adelaide United (4 match, 1 gol).

Quando lascia definitivamente il Gigante da Colina, lo fa con un totale di 265 gol in 348 partite. Nell’aprile 2008 annuncia il ritiro, ma Romario non sa stare lontano dal pallone.

E quindi a oltre 43 primavere decide di diventare dirigente e giocatore dell’America-RJ, di cui poi sarà anche brevemente tecnico assieme all’amico Bebeto. Esattamente il club con cui a 58 anni ha deciso che in fondo la sua carriera da calciatore non era finita, ma solamente in pausa.

Romario Campione del Mondo nel 1994

Ma non si può parlare di Romario senza menzionare la nazionale brasiliana. Con la maglia della Seleção O Baixinho segna 55 reti in 70 presenze, contribuendo alla vittoria del Mondiale 1994, di cui si laurea anche miglior giocatore, a quelle nella Copa America del 1989 e del 1997 e in Confederations Cup nello stesso anno.

Romario ad un centimetro dal gol nella finale con l'Italia

A questi numeri vanno aggiunti anche quelli con l’Under-20 verdeoro (11 gol) e quelli con la nazionale Olimpica (8 reti), che gli valgono il titolo di capocannoniere a Seul 1988, dove il Brasile conquista l’argento. Insomma, quando di menziona Romario si descrive uno dei bomber più letali della storia del calcio. E chissà che a quasi sessant’anni il Piccoletto non sappia ancora bene come si fa…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Alamy.

June 30, 2024

Di Ermanno Pansa

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Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

 

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La decisione da parte dei Los Angeles Lakers di scegliere con la loro seconda pick del Draft LeBron James junior, per tutti semplicemente “Bronny”, ha fatto discutere.

Il classe 2004 di Cleveland, Ohio, entra a far parte di una delle franchigie più iconiche dell’NBA per merito o semplicemente per essere figlio di LeBron, il miglior marcatore di sempre della lega nordamericana?

Qualsiasi siano state le motivazioni del team californiano, in NBA ci si prepara a una prima assoluta: vedere padre e figlio giocare assieme.

Una situazione che poteva accadere solo con un campione anche di longevità come LeBron, favorito con l'edizione 2024 del Dream Team secondo le quote delle scommesse  Olimpiadi per il torneo di basket, ma che si è già verificata in altri sport.

Gli altri casi di padre e figlio in campo

A partire da due delle altre leghe nordamericane, ovvero la MLB e la NHL. Nel baseball i casi di coppie padre-figlio in campo assieme sono addirittura due.

La prima è quella composta da Ken Griffey Sr. and Ken Griffey Jr. Il padre era verso il termine di una buona carriera quasi ventennale, quando suo figlio è stato scelto come prima pick assoluta nel Draft 1987 dai Seattle Mariners.

Ken Griffey Jr festeggia con il papà il fuoricampo numero 500!

E proprio a Seattle i due si ritrovano nel 1990 per l’ultima stagione di Griffey senior. Assieme giocano 51 partite, con un memorabile doppio fuoricampo consecutivo contro i California Angels.

E se Griffey senior è stato sicuramente un buon giocatore, Griffey jr è nella Hall of Fame del baseball mondiale ed è al settimo posto nella classifica di sempre, anche per le relative quote baseball delle scommesse sportive, per home run fatti.

Altro Hall of Famer è Tim Raines Sr., che nel 2001, anche lui al termine di una carriera lunghissima, riesce a scendere in campo assieme a suo figlio Tim Raines Jr. con la maglia dei Baltimore Orioles.

Raines junior però non riuscirà a ripetere la carriera di suo padre, lasciando la MLB nel 2004. E poi c’è chi non ha giocato assieme a un solo figlio, ma addirittura a due. 

La dinastia Howe nell'hockey

Si parla di hockey e di Gordie Howe. un vero mito del ghiaccio, con una carriera lunga 35 anni e quattro Stanley Cup negli anni Cinquanta con i Detroit Red Wings.

Il canadese, che era soprannominato “Mr Hockey” e che nel 1972 era già stato inserito nella Hall of Fame, a cinquant’anni giocava ancora con gli Hartford Whalers, franchigia della WHA, la lega concorrente della NHL.

Gordie Howe, meglio noto come Mr Hockey!

Assieme a lui in squadra c’erano i suoi figli, Mark e Marty. Quando nel 1979 la WHA ha chiuso i battenti, i Whalers sono entrati a far parte della NHL e quindi la famiglia Howe è diventata la prima a vedere assieme un padre e (almeno) un figlio nello sport professionistico americano.

Nella stagione 1979/80 Gordie, a 52 anni, è stato il migliore della squadra, seguito da Mark, destinato anche lui a entrare a far parte della Hall of Fame dell'hockey. Meno fortunata la carriera di Mark, che ha abbandonato la lega nel 1984.

Romario pronto a giocare con Romarinho

E il calcio? Oltre ai casi dei figli d'arte, anche il pallone ha parecchie storie al riguardo, alcune avvenute in squadre non celeberrime, ma altre anche a livello internazionale. Meglio partire da quest’ultima, quella che riguarda la famiglia Gudjohnsen.

Papà Arnor e suo figlio Eidur non hanno mai condiviso lo spogliatoio in un club, ma il futuro attaccante di Chelsea e Barcellona ha esordito nella nazionale islandese nel 1996 sostituendo proprio suo padre, entrando nella storia del calcio perchè nessuna coppia padre-figlio aveva mai giocato nella stessa partita a livello internazionale.

E peccato che la carriera con la nazionale di Eidur sia terminata nel 2016 agli Europei contro la Francia, con l'Islanda che aveva appena eliminato, a sorpresa per le scommesse live l'Inghilterra agli ottavi, altrimenti avrebbe potuto passare a sua volta il testimone a suo figlio, Sveinn Aron, visto anche in Italia con le maglie di Spezia e Ravenna, che ha debuttato con la selezione nel 2021.

Gudjohnsen contro i padroni di casa della Francia a Euro 2016

A proposito di ex calciatori del Barcellona, ce ne sono un altro paio che hanno storie simili. Il primo è Rivaldo, Pallone d’Oro 1999 e campione del mondo con il Brasile nel 2002.

Romario, più... Senatore che Bomber!

Il fantasista verdeoro ha avuto una carriera durata oltre 25 anni terminata al Mogi Mirim Esporte Clube, club con cui aveva giocato da giovanissimo e di cui era diventato proprietario nel 2008.

E proprio in maglia biancorossa nel 2015 Rivaldo ha avuto la possibilità di giocare assieme a suo figlio Rivaldinho, finendo addirittura entrambi nel tabellino di un match nel giugno dello stesso anno.

Alla data di prima pubblicazione di questo contenuto, si aspetta "il primo gol" di Romario nel suo America che vede in rosa anche suo figlio Romarinho, nato nel 1993, naturalmente in... Catalogna!

Altro ex blaugrana, davvero clamorosa questa coincidenza, è Henrik Larsson, lo svedese che ha terminato la sua carriera dove l’ha iniziata, all’Högaborgs BK.

L’ex attaccante, che era inserito nella squadra senior, è entrato in campo in un match del 2013 a causa di una serie di infortuni nella rosa, giocando così assieme a suo figlio Jordan, all’epoca quindicenne, che poi avrebbe ritrovato come allenatore qualche anno dopo all’Helsingborg.

Un’altra coppia padre-figlio è quella degli Eastham, con George junior che non solo ha vinto i mondiali nel 1966 con l’Inghilterra, ma che un decennio prima aveva condiviso il campo con George senior nel club nordirlandese dell’Ards.

Rimanendo nelle isole britanniche, si devono menzionare gli Herd, con papà Alex che ha vinto titoli con il Manchester City e David, che ha invece vinto con lo United, ma che hanno condiviso l’esperienza allo Stockport.

Per non parlare di Ian Bowyer, due volte vincitore della Coppa dei Campioni del Nottingham Forest, che a inizio anni 90 era allenatore-giocatore dell’Hereford ed è sceso in campo con suo figlio Gary, futuro allenatore in Premier League.

In Finlandia, infine, ci sono gli Eremenko, con Aleksej senior che fa in tempo prima a giocare con Alexei junior all’HJK Helsinki e poi con il più famoso Roman all’FF Jaro. E tutti e due i figli, paradossalmente, giocavano nello stesso ruolo del padre!

Quando papà è l'allenatore

Di coppie padre-figlio nel calcio ce ne sono molte, soprattutto quando uno è in panchina e uno in campo. In Italia abbiamo avuto ovviamente i Maldini, con papà Cesare che ha guidato suo figlio Paolo sia in nazionale che per un breve periodo anche al Milan, in entrambi i casi con il difensore con la fascia da capitano al braccio.

I Maldini, straordinari anche in Nazionale

Negli Stati Uniti ci sono stati i Bradley, con Bob allenatore e l’ex romanista Michael in campo sia con la nazionale che con il Toronto, mentre in Premier League per anni Nigel Clough è stato calciatore del Nottingham Forest con in panchina suo padre, il leggendario Brian.

Più difficile che padre e figlio siano in panchina assieme, ma anche qui l’Italia regala l’esempio supremo: gli Ancelotti, Carlo V e Davide, che lavorano (e vincono) assieme dal 2016.

Mamma e figlia insieme: il sogno di Aurora e Denise Bisogno

Per quanto riguarda le donne, il calcio femminile italiano regala un caso nelle serie minori. Aurora e Denise Bisogno sono madre e figlia, ma giocano nella stessa squadra, la Sant’Antonio Abate Woman, nell'Eccellenza campana, con cui hanno segnato anche nello stesso match a inizio 2024. 

Un qualcosa di naturale, visto che come ha raccontato mamma Aurora, calciatrice da sempre, la piccola Denise veniva allattata negli spogliatoi ed è stata portata in panchina sin da quando era bambina!

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da Almay.

July 1, 2024
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Francesco vive di sport, di storia e di storie di sport. Dai Giochi Olimpici antichi a quelli moderni, dalle corse dei carri a Bisanzio all'Olanda di Cruijff, se c'è competizione o si tiene un punteggio, lui si appassiona sempre e spesso e volentieri ne scrive.

Francesco Cavallini
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